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ISBN: 88-420-7478-0
Текст
Savittari Laterza
148
Titolo dell’edizione originale
Antworten in Nürnberg
pubblicaco in prima edizione da
Duncker & Humblot
© 2000, Duncker & Humblor GmbH,
Berlin
Traduzione di Furio Ferraresi
Prima edizione 2006
Carl Schmitt
Risposte
a Norimberga
a cura di Helmut Quaritsch
1Editori Laterza
Propriecà letteraria riservata
Gius. Laterza & Figli Spa, Roma-Bari
Finito di stampare nel gennaio 2006
Poligrafico Dehoniano -
Stabilimento di Bari
per conto della
Gius. Laterza & Figli Spa
CL 20-7478-8
ISBN 88-420-7478-0
È vietata la riproduzione, anche
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chi comunque favorisce questa pratica
commette un furto e opera
ai danni della cultura.
a Joseph H. Kaiser
In memoriam
Prefazione
I testi qui presentati erano già pronti nel 1995. La pubblicazione fu
però rinviata finché nel 1998 non fu possibile accedere al Nachlass
di Robert Kempner. Una minima parte del Nachlass si trova anco-
ra negli Stati Uniti, ma non si sa quando l’Archivio Federale di Co-
blenza potrà vedere accolta la propria richiesta di acquisire il ma¬
teriale mancante. Non sembra tuttavia ragionevole attendere an-
cora, perché non c’è da sperare in ulteriori spiegazioni da parte del-
le autorità americane, per motivi che esporrò alia fine di questo vo¬
lume e che riguardano la trasmissione dei testi.
Devo qui rinnovare il mio ringraziamento al direttore della ca-
sa editrice Duncker & Humblot, professore Norbert Simon, per
l’amichevole interesse e per la pazienza con cui ha seguito le com-
plesse vicende di quest’opera.
Joseph H. Kaiser, responsabile del Nachlass di Carl Schmitt, e
collega per molti anni, ha caldeggiato la pubblicazione di questo
lavoro senza poterla però vedere ultimata a causa della sua morte
awenuta il 19 novembre 1998. Dedico questo libro alia sua me¬
moria.
Helmut Quaritsch
Speyer, luglio 1999
Risposte a Norimberga
1.
Carl Schmitt nel penitenziario
di Norimberga
1. La ricostruzione della permanenza a Norimberga
NelTestate del 1945 Carl Schmitt scrisse un lungo parere legale
dal titolo Das internationalrechtliche Verbrechen des Angriffskrie¬
ges und der Grundsatz «Nullum crimen, nulla poena sine lege», che
doveva essere presentato al tribunale americano di Norimberga in
un processo contro l’industriale Friedrich Flick e i suoi collabo¬
rated. Ho spiegato in altro luogo per quale ragione Flick non fu
accusato di guerra di aggressione1. Schmitt trattò di nuovo il te-
ma della «guerra di aggressione» a Norimberga, ma in modo di¬
ve rso da come lo aveva affrontato nell’estate del 1945. Il 19 mar-
zo 1947, infatti, fu arrestato nella sua abitazione di Berlino, inter¬
rogate, e condotto il 29 marzo nel penitenziario di Norimberga,
famoso in tutto il mondo per il processo del Tribunale Militare In-
ternazionale contro i «principali criminali di guerra»2.
1 Cfr. H. Quaritsch, in C. Schmitt, Das internationalrechtliche Verbrechen
des Angriffskrieges und der Grundsatz «Nullum crimen, nulla poena sine lege», a
cura di H. Quaritsch, Berlin 1994, pp. 137 sgg.
2 Lettera di Duska Schmitt al professore Jahrreiss, Norimberga, Palazzo di
Giustizia, 1° aprile 1947: «...il 19 marzo mio marito, prof. Carl Schmitt, è stato
arrestato su ordine del maggiore statunitense Bond. Sono riuscita a sapere che
sarebbe stato subito condotto a Norimberga, ma non era chiaro se come testi-
mone o come imputato. Nel frattempo, il 29 marzo, è stato portato a Norim¬
berga [...]. Mi ha incaricato di chiederle se, nel caso di un’accusa, lei sarebbe
disposto ad assumere la sua difesa» (RW 265-469 [Nachlass di Schmitt custodi-
to presso THauptstaatsarchiv di Düsseldorf e catalogato RW 265]).
Hermann Jahrreiss (1894-1992), professore di diritto pubblico e diritto in-
ternazionale a Lipsia nel 1927, a Greifswald nel 1932, a Colonia nel 1937; nel
processo del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga difese il colon-
4
Risposte a Norimberga
Era la seconda esperienza di questo genere ehe Schmitt face-
va con la potenza d’occupazione americana. II26 settembre 1945
era stato infatti arrestato una prima volta e condotto nel centro
interrogatori di Wannsee, «dove era stato trattato particolarmen-
te bene»3. Per dodici mesi, fino al 10 ottobre 1946, rimase pri-
gioniero degli americani; il 31 ottobre 1945 fu internato nel cam-
po di Lichterfelde-Süd (Wismarer Strasse, sul canale Teltow),
che Duska Schmitt ha descritto come «un campo di massa con
trattamenti brutali»4, quindi dall’inizio del 1946 nel campo («Ci¬
vilian Detention Camp») di Berlino-Wannsee, sulla Königstrasse
all’angolo con la Endestrasse. Schmitt non si trovava - come i suoi
compagni di detenzione - «automaticamente in arresto»: profes-
sori e docenti delle università e degli istituti universitari tedeschi
non appartenevano ai ruoli professionali per i cui detentori era
previsto «automaticamente» l’internamento, vale a dire solo in
virtù della funzione svolta o del rango occupato nelle gerarchie
dello Stato, del partito e della Wehrmacht5. Egli fu arrestato sulla
base di un atto delle truppe d’occupazione indirizzato a lui in par-
ticolare. L’arresto del 1945 era stato suggerito da Karl Loewen-
stein, un ex collega tedesco di Schmitt emigrato nel 1933 e all’epo-
ca consulente legale del governo militare e della delegazione ame-
nello generale Jodi, ehe figurava come imputato, e il 4 luglio 1946 parlò in fa-
vore della difesa congiunta sulla questione della punibilità della guerra di ag-
gressione. Presidente della Conferenza dei Rettori della Germania occidentale
dal 1958 al 1960. Bibliografia in Festschrift fiirH. Jahrreiss, a cura di K. Carstens
e H. Peters, Köln 1964, pp. 503-508.
’ Lettera della signora Duska Schmitt del 18.11.1945 a Werner Weber (RW
265-469).
Werner Weber (1904-1976) si era laureato con Schmitt a Bonn. Professore
nel 1935 all’Istituto Superiore di Commercio di Berlino, nel 1942 a Lipsia e nel
1949 a Gottinga. Fu tra i curatori delle Festschriften per Carl Schmitt in occasio-
ne del suo settantesimo e ottantesimo compleanno. Bibliografia in Festschrift für
Werner Weber, a cura di H. Schneider e V. Götz, Berlin 1974, pp. 1005-1033.
4 Nella lettera citata a Werner Weber del 18.11.1945.
5 L’internamento nella forma dell’«arresto automatico» risaliva alia nota di-
rettiva JCS 1067 dell’aprile 1945 del capo di stato maggiore angloamericano,
contenente «una lista dei gruppi di criminali nazisti e di altre persone da arre-
stare» (18), ehe però in questa forma non fu pubblicata nemmeno nel 1948; cfr.
Wilhelm Cornides e Hermann Volle, Um den Frieden mit Deutschland: Doku¬
mente und Berichte des Europa-Archivs, vol. VI, Oberursel (Taunus) 1948, pp.
58 sgg. e 63. Nel dettaglio si veda Burkhard Schöbener, Die amerikanische Be¬
satzungspolitik und das Völkerrecht, Frankfurt a.M. 1991, pp. 434 sgg.
1. Carl Schmitt nel penitemiario di Norimberga
5
ricana nel Consiglio Alleato di Controllo di Berlino. Nel novem-
bre del 1945 Loewenstein scrisse un parere per ottenere la con-
danna di Schmitt come criminale di guerra6. Ma questo parere non
sortì alcun effetto. II 27 giugno 1946 il «caso Schmitt» venne af-
frontato dalla Commissione tedesca per la sicurezza e il controllo
e il 2 agosto 1946 fu disposto il suo rilascio dal comitato america-
no, perché Schmitt non rappresentava una minaccia per la sicurez¬
za e per gli obiettivi delle forze armate americane - beni difesi con
l’«arresto automatico» - e in ogni caso non vi erano motivi validi
per prolungarne la detenzione. Fu rilasciato solo il 10 ottobre
1946. La burocrazia americana del campo era incaricata non solo
delTinternamento, ma anche delle procedure di rilascio. Essere li¬
berate da un campo di internamento significava che il rilasciato
non era sospettato di crimini di guerra o di crimini contro l’uma-
nità - altrimenti sarebbe stato condotto in un campo speciale o
estradato in uno Stato straniero - e che anche da futuri procedi-
menti di denazificazione non vi erano da aspettarsi pene detentive.
Le ragioni del secondo arresto sono difficili da ricostruire, al
pari di ciò che accadde in quelle cinque settimane. Le uniche cose
certe sono i tre interrogatori e i quattro pareri che Carl Schmitt
scrisse in quel periodo. Attraverso brevi comunicazioni della mo-
glie e lettere di Schmitt a quest’ultima, documenti ufficiali e testi-
monianze indirette, si possono ricostruire alcune circostanze este-
riori. I dettagli ci sono invece noti solo tramite i resoconti pubbli-
cati da Robert Kempner, che condusse gli interrogatori. Ma i suoi
ricordi non sono privi di contraddizioni né in sé definitivi, anche
6 «Observations on Personality and Works of Professor Carl Schmitt»; cfr.
E.C. Stiefel e F. Mecklenburg, Deutsche Juristen im amerikanischen Exil 1933-
1950, Tübingen 1991, pp. 198-199, con riferimento al Nachlass di Loewenstein.
Sembra che lo stesso Loewenstein abbia interrogate Schmitt: cfr. l’annotazione
di Schmitt in Glossarium. Aufzeichnungen der Jahre 1947-1951, a cura di E. von
Medern, Berlin 1991, p. 264 (17.8.1949) (trad. it. Glossario. Annotazioni degli
anni 1947-1951, a cura di P. Dal Santo, Milano 2001, p. 367). È interessante,
però, che Loewenstein non citi mai il nome di Schmitt nel corrispondente capi-
tolo dei suoi (non pubblicati) ricordi (Als Besatzungsoffizier in Deutschland).
Karl Loewenstein (1891-1973), libero docente di diritto pubblico a Monaco
nel 1931, emigrò nel 1933; dal 1936 fu professore ordinario presso l’Amherst
College (Usa); bibliografia in Festschrift für K. Loewenstein, Tübingen 1971, pp.
509-516. Ulteriori notizie in Stiefel e Mecklenburg, Juristen im Exil, cit., pp. 101
sgg-
6
Risposte a Norimberga
se da trent’anni rappresentano la versione ufficiale sul comporta-
mento di Schmitt a Norimberga. Questi non si espresse mai né sui
resoconti di Kempner né in generale sulla sua detenzione a No¬
rimberga. Ma gli attacchi stizziti, spesso eccessivi, del suo Glossa¬
ries sono probabilmente il risultato degli anni 1945-1947, che egli
visse come una persecuzione ingiusta e un’umiliazione personale
- ogni soldato americano di cattivo umore poteva impunemente
trasformarsi in una croce per l’autore della Dottrina della costitu-
zione1. Ma anche nel Glossario sono rari gli accenni al periodo del¬
la detenzione e sono in ogni caso privi di riferimenti a circostan-
ze concrete7 8. Schmitt abbandonò quindi il periodo dell’interna-
mento e quello trascorso nel penitenziario di Norimberga alia «si-
curezza del silenzio»? Non ne avrebbe avuto bisogno, come ve-
dremo anche in seguito. Forse voleva lasciare dietro di sé il pe¬
riodo della detenzione; forse Kempner non era più considerato da
lui un possibile interlocutore e non era nemmeno preso in consi-
derazione come destinatario di un’eventuale protesta. Kempner
potrebbe avere interpretato in questo senso il silenzio di Schmitt;
le sue continue e alia fine bizzarre esternazioni sul «tema Schmitt»
si potrebbero forse spiegare così. Probabilmente all’origine del
suo silenzio vi furono anche circostanze ehe hanno a ehe fare con
il suo rapporto con la scrittura e ehe non e’entrano nulla con «No¬
rimberga».
Carl Schmitt non ha lasciato «ricordi». Non gli mancarono né
la penna, cui era abituato, né il tempo - trentacinque anni di «pen-
sione» sono un privilegio di pochi. Se le memorie lo avessero co-
stretto a giustificarsi ed egli non avesse voluto giustificare ciò che
non richiedeva giustificazioni o anche solo spiegazioni plausibili,
avrebbe comunque potuto riferire su singole fasi della sua lunga
vita, non coincidenti con gli anni del regime nazionalsocialista.
Ma dopo la rigida educazione ricevuta nel seminario di Attendorn
la riproduzione letteraria dell’io e della propria vita doveva appa-
7 Schmitt, Glossarium, cit., p. 261 (Glossario, p. 364 - 4.8.1949); si veda an¬
che Id., Gesang des Sechzigjährigen, in Id., Ex captivitate salus, Köln 1950 (trad,
it. Canto del sessantenne, in Id., Ex captivitate salus. Esperienze degli anni 1945-
47, Milano 1987, pp. 96 sgg.).
8 Schmitt, Glossarium, cit., pp. 8, 81,205, 307,312, 314, 319 (Glossario, pp.
110, 183,308,413,415,417,422).
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
1
rirgli un atto di superbia. Nel settembre del 1947 citò il voto del
cardinale Passionei del 1753 in merito alia causa di beatificazione
del cardinale Roberto Bellarmino, il quale a 71 anni su richiesta di
un amico aveva scritto la sua autobiografia: descrivere la propria
vita è «per lo meno una occasio proxima del peccato più pericolo-
so - l’egoismo e l’alterigia - che in quanto peccato spirituale è più
pericoloso della concupiscenza»9. Ma questa annotazione non è
Tunica a rispecchiare le sue convinzioni personali: già trent’anni
prima aveva pubblicato una brillante satira maligna sullo scrittore
di diari10. Schmitt fu ancora più esplicito in un saggio scritto nel-
Testate del 1946, quando si trovava nel campo di internamento:
Un giurista che ha educato se stesso, e molti altri, all’oggettivita,
evita gli egotismi psicologici. La propensione alle confessioni e alle
professioni di fede letterarie mi è un po’ interdetta dai brutti esempi
quali Jean-Jeacques Rousseau e il povero August Strindberg. [...] Chi
vuol confessarsi, esca e vada dal parroco11.
Certo non ogni resoconto della propria vita è una «confessio-
ne». Anche se Schmitt pensava di aver «parlato qui di me stesso, in-
vero per la prima volta nella mia vita»12, la sua ammissione non si
riferiva alTautobiografia in senso tradizionale. Nel suo saggio egli
aveva semplicemente illustrato13 perché si sentisse particolarmen-
te vicino a Jean Bodin (1530-1596) e a Thomas Hobbes (1588-
1679) con un’immagine di corrispondenza temporale e spaziale:
di questo novero fanno parte Francisco de Vitoria, Alberico Gentili e
Ugo Grozio. [...] Li amo. Se appartengono, com’è certo, al mio cam¬
po, non fanno però parte della mia intimità. Prossimi, intrinsecamen-
te prossimi, di una prossimita quotidiana, sono per me due altri, ehe
9 Ivi, p. 13 (10.9.1947) (trad, it., p. 19).
10 C. Schmitt, Die Buribunken, in «Summa», I (1917-18), n. 4, pp. 89-106
(trad. it. I Buribunki. Un saggio difilosofia della storia, in «Informazione biblio-
grafica», XII, 1996, 3, pp. 371-377 [I parte], 4, pp. 555-563 [II parte]). Che in
questa forma estraniata Schmitt si confronti anche con lo storicismo è sottoli-
neato da Reinhart Koselleck in Die Verzeitlichung der Utopie, in Utopieforschung
3, a cura di W. Vosskamp, Stuttgart 1982, pp. 1 e 8-14.
11 Schmitt, Excaptivitatesalus, cit., pp. 76-77 (Excaptivitatesalus, pp. 78-79).
12 Ivi, p. 76 (trad, it., p. 78).
n Ivi, pp. 63-75 (trad, it., pp. 65-78).
8
Risposte a Norimberga
muovendo dal diritto pubblico hanno posto i fondamenti del diritto
internazionale: Jean Bodin e Thomas Hobbes14.
II brano trattava essenzialmente della posizione e deü’impor-
tanza di questi due grandi autori. I riferimenti al proprio destino
personale appaiono letterariamente allusivi, riconoscibili solo per
chi conosce la sua vita.
Una ragione del mancato riferimento in Schmitt a singoli ca-
pitoli o anche solo a esperienze della sua vita potrà forse essere
rintracciata nella sua peculiare incapacità di conservare nel tem¬
po la rappresentazione di persone e situazioni, di descrivere mi-
nutamente l’immagine conservata nel ricordo o per lo meno di
fame uno schizzo completo. Solo una volta ha ricordato il suo pri-
mo anno di università a Berlino15.1 ritratti di Josef Kohler e Ulrich
Wilamowitz-Moellendorff, due professori di cui Schmitt aveva se-
guito le lezioni, nonché due personalità di statura internazionale,
sono radiosi, dai vividi contorni, non privi di vivacità e umorismo,
e tuttavia collocati in una luce più tenue da successive valutazio-
ni; un saggio scritto nel gelido inverno di stenti del 1947, che la-
scia intravedere il talento di Schmitt anche per questo genere di
testi. Considerate le molte persone importanti che Schmitt ebbe
occasione di incontrare, ci si può solo rammaricare del fatto che
si sia fermato a «Berlino, 1907». Ogni nome, ogni even to era per
Schmitt un’occasione per riflettere, per astrarre e per stabilire as-
sociazioni. Anche la piacevole rappresentazione del tanto geniale
quanto vanitoso Josef Kohler e del suo romanzo Eine Faust-Natur
sfocia subito in una trattazione del tipo e del suo tempo. Schmitt
non conosceva freni nella riflessione e in ogni caso non li aveva
quando scriveva. Sullo studente Schmitt egli racconta nel 1947:
«Ero un oscuro giovane di umili origini. Non appartenevo né al¬
io strato dominante né a una corrente di opposizione. Non avevo
alcun legame, alcun partito e alcun gruppo e non ero nemmeno
corteggiato da nessuno. Non ero infatti sufficientemente interes¬
sante né per me stesso né per altri. Povertà e modestia erano gli
angeli custodi che mi facevano rimanere nelTombra. Per il nostro
14 Ivi, p. 63 (trad, it., pp. 65-66).
15 Carl Schmitt, 1907 Berlin, pubblicato tre anni dopo la sua morte da Piet
Tommissen in Schmittiana, vol. I, Bruxelles 1988, pp. li-21.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
9
quadro ciò significa che stando completamente nell’ombra guar-
davo dall’ombra in uno spazio chiaramente illuminato. Per spet-
tatori e osservatori è la posizione migliore». Si tratta di una stiliz-
zazione che però coglie ciò che per lui era l’essenziale, ed è tutto
quello che Schmitt riferisce sui suoi studi. II grande talento e la
versatilità dello studente Schmitt dovettero rivelarsi molto presto,
altrimenti il suo relatore di tesi Fritz van Calker non gli avrebbe
affidato un tema così ambizioso dal punto di vista scientifico co¬
me il seguente: «Sulla colpa e i tipi di colpa», con cui nel 1910 il
ventiduenne Schmitt si laureò a Strasburgo summa cum laude.
Schmitt non lasciò nulla che potesse valere come descrizione
delTambiente, della vita nel campo e in prigione, degli interroga¬
ted e delle persone che lo interrogavano, nemmeno sui tredici me-
si trascorsi nel 1945-1946 nel campo di internamento della po-
tenza d’occupazione americana a Berlino né sulle cinque settima-
ne nel penitenziario di Norimberga. Pochi particolari si trovano
solo nelle lettere alia moglie Duska, ma si limitano a dettagli che
avevano lo scopo di tranquillizzarla circa la propria condizione16.
Il libretto Ex captivitate salus, pubblicato nel 1950, affronta diret-
tamente il tema solo in un breve capitolo di natura teorica sullo
stato psicologico di chi si trova in condizioni di detenzione e d’iso-
lamento17. Solo nella prefazione all’edizione spagnola del 1960
egli menziona le «condizioni straordinariamente dure nell’autun-
no e inverno del 1945-46» e il «rigido divieto di scrivere» (eccetto
lettere mensili ai familiari più stretti) nel campo d’internamento18.
16 Cfr. Paul Noack, Carl Schmitt. Eine Biographie, Berlin 1993, pp. 238 sg.
17 Schmitt, Weisheit der Zelle in Ex captivitate salus, cit., pp. 79-91 (La sa-
pienza della cella, aprile 1947, in Ex captivitate salus, pp. 81-94). Queste quat-
tordici paginette sono le uniche scritte da Schmitt sulla sua detenzione a No¬
rimberga. Ernst Niekisch ha diffuso la leggenda secondo cui Schmitt, «nono-
stante la mite detenzione subita dagli americani, si sarebbe compianto in Ex cap¬
tivitate salus come un Giobbe meritevole di compassione» (Gewagtes Leben,
Köln 1958, pp. 244-245). Da allora continua a essere accreditata la tesi insensa-
ta deH’«autocompassione» di Schmitt (da ultimo Mark Lilla, in «The New York
Review of Books», XLIV, 1997, n. 8, p. 39). Riportare opinioni inesatte senza
leggere direttamente i testi è da sempre una cattiva abitudine della letteratura
critica di serie B. Ciò fu notato già molto tempo fa da R. Mohl, Die Geschichte
und Literatur der Staatswissenschaften, vol. III, Erlangen 1958, pp. 544 sgg.
18 La premessa all’edizione spagnola di Ex captivitate salus è stata pubblica-
ta in tedesco nella traduzione di Günter Maschke in Schmittiana, vol. II, Bruxel¬
les, 1989, pp. 140 sg.
10
Risposte a Norimberga
Ma queste concise quanto precise indicazioni avevano esclusiva-
mente lo scopo di introdurre al testo che seguiva. Schmitt, infat-
ti, rivolgeva un ringraziamento personale a un «medico america-
no molto umano, che per compassione ci diede la possibilità di
raccogliere informazioni e addirittura ci aiutò a far uscire dal cam-
po informazioni e lettere, sottraendole ai controlli delle autorità.
E suo il merito principale della realizzazione di questo libro e per
questo motivo deve essere qui ricordato. II suo nome era Charles,
ed era originario di Boston; la sua cultura e la sua umanità salvaro-
no ai nostri occhi l’onore del Nordamerica. La sua mente e il suo
cuore erano liberi dalla psicosi alimentata dalla spaventosa pro¬
paganda di guerra. Si capisce perché le autorità americane lo ab-
biano destinato ad altro incarico; e tuttavia egli aveva adempiuto
il suo compito prowidenziale. Non so che fine abbia fatto. Che
Dio lo protegga e lo benedica, ovunque egli si trovi»19. Queste
informazioni rivelano indirettamente il mistero di un manoscritto
atipico compreso nel suo Nachlass. Le Osservazioni in risposta a
un discorso radiofonico di Karl Mannheim furono scritte nell’«in-
verno 1945-46», il saggio su Alexis de Tocqueville nell’«estate
1946» e il testo su «due tombe», Heinrich von Kleist e Theodor
Däubler, «per mia figlia Anima Louise il 25 agosto 1946»20: tutto
ciò è stato scritto nel campo d’internamento americano di Berli-
no Ovest sui moduli per le ricette dei «Medical Corps». Ciascun
foglio è scritto fittamente su entrambi i lati a matita con una ste-
nografia pulita ma minuta21. Evidentemente era stato il medico
americano a lasciargli il ricettario: il possesso di carta per scrivere
era vietato nel campo d’internamento.
Quarant’anni dopo Kempner e Flechtheim, ossia coloro che lo
avevano interrogate, stabilirono una relazione tra l’internamento
di Schmitt e la sua detenzione a Norimberga. Una simile connes-
sione non esiste, come avremo modo di dimostrare anche in se-
guito, ma la fine delTinternamento può chiarire le ragioni del suo
nuovo arresto e dei pareri espressi a Norimberga.
19 Ibidem.
20 Schmitt, Excaptivitatesalus, cit., pp. 25-53 {Excaptivitatesalus, pp. 26-55).
21 RW 265-131, n. 1/1.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
11
2. Le motivazioni dell’arresto:
preparazione intellettuale della guerra di aggressione
Non si sa con certezza chi promosse l’iniziativa del nuovo arresto
di Schmitt, forse lo stesso Robert W. Kempner, che era allora uno
dei quattro rappresentanti di Telford Taylor, il capo della pub-
blica accusa americana nei vari processi di Norimberga22. Si deve
ritornare su questo tema anche per un’altra questione. Vi era im-
plicato Ossip K. Flechtheim, emigrato dalla Germania nel 1935,
anche lui al servizio della pubblica accusa americana e impegnato
a Berlino a raccogliere e a preparare il materiale per il «processo
ai giuristi» e per il «processo Wilhelmstrasse» di Norimberga23.
Perché Schmitt fu arrestato? Nel suo primo interrogatorio il 3
aprile 1947 Kempner nominò senza tanti giri di parole gli indizi
di reato:
Io le dico molto chiaramente che cosa a me interessa: la sua parte-
cipazione diretta o indiretta alia pianificazione di guerre di aggressio¬
ne, crimini di guerra e crimini contro l’umanità24.
22 Su Robert M.W. Kempner (1899-1993) si vedano ora, con ulteriore do-
cumentazione, Stiefel e Mecklenburg, Juristen im Exil, cit., pp. 182 sgg.
2i Riferito nel 1986 da Flechtheim a un simposio organizzato in occasione dei
quarant’anni dal processo di Norimberga: cfr. J. Wollenberg (a cura di), Von der
Hoffnung aller Deut sehen, Köln 1991. Flechtheim interrogò Schmitt il 27 marzo.
Ciò che a questo proposito riferi trentasei anni dopo in una lettera a Claus-Die¬
trich Wieland del 24.2.1983 (C.-D. Wieland, Carl Schmitt in Nürnberg (1947), in
«‘1999’. Zeitschrift für Sozialgeschichte des 20. und 21. Jahrhunderts», II, 1987,
pp. 108-109) è analizzato criticamente in Schmittiana, vol. II, cit., pp. 142-148.
Ossip K. Flechtheim (1909-1998) studio giurisprudenza dal 1927 al 1931,
fu membro della Kpd dal 1928 al 1932 e nel 1933 fu licenziato come uditore giu-
diziario; conseguì la laurea a Colonia nel 1935 (Hegels Strafrechtstheorie, Leip¬
zig 1936) ed emigrò in Belgio; cfr. International Biographical Dictionary of Cen¬
tral European Emigres 1933-1945, München-New York 1983, vol. II, p. 303. Nel
1951 divenne professore alia Freie Universität di Berlino (Scienze politiche); per
le sue pubblicazioni si veda Kürschners Deutscher Gelehrtenkalender, Berlin
1992, vol. I, pp. 844-845.
24 I tre interrogator! di Schmitt condotti da Kempner sono stati trasmessi
stenografati e dattiloscritti alia presenza di testimoni. Sono archiviati negli U.S.
Nat. Archives, Washington (D.C.): Interrogation Reports of Carl Schmitt, Nu¬
remberg, Office of Chief Counsel for War Crimes, Evidence Division, No. 1842
(April 3, 1947), No. 1992 (April 21, 1947), No. 2161 (April 29, 1947), Modern
Military Branch, Military Archives Division, Record Group 238. Per le fotocopie
12
Risposte a Norimberga
A prima vista addebiti di questo tipo nei confronti di un pro-
fessore dell’Università Friedrich-Wilhelm di Berlino sembrano
assurdi. Ma dal punto di vista normativo le cose stavano diversa-
mente. Se prendiamo come modello la Carta di Londra dell’8
agosto 1945 per la punizione dei «principali criminali di guerra»
da parte del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, la
legge del Consiglio Alleato di Controllo n. 10 del 20 dicembre
1945 aveva notevolmente ampliato la cerchia degli autori e dei
collaboratori. Vi rientrava chiunque «ha partecipato dando il suo
consenso [...] alia guerra di aggressione, ai crimini di guerra o ai
crimini contro l’umanità, o chi è coinvolto nella sua pianificazio-
ne o nella sua esecuzione, o chi ha aderito a un’organizzazione o
un’associazione collegata alia sua realizzazione o [per il reato di
guerra di aggressione] chi in Germania [...] ha occupato un’alta
posizione politica, statale o militare [...] o ha occupato una tale
posizione nella vita finanziaria, industriale o economica» (art. II,
2, legge del Consiglio Alleato di Controllo n. 10). Stando alia let-
tera della legge si sarebbero potuti condannare per il reato di
guerra di aggressione centinaia di migliaia di tedeschi. Per Taylor
e Kempner non sarebbe certo stato difficile dimostrare che
Schmitt occupava «un’alta posizione statale» - in base all’art. II,
2, legge del Consiglio Alleato di Controllo n. 10 sarebbe bastato
questo per una pena! -, o interpretare i suoi saggi sui «grandi spa-
zi» a partire dal 1939 come «consenso» e quindi come partecipa-
zione alia guerra di aggressione. E tuttavia, il Tribunale Militare
Internazionale di Norimberga nella sua sentenza del 30.9-
1.10.1946 aveva precisato e limitato l’ambito degli autori di «cri¬
mini contro la pace». Questo addebito non poteva più essere ra-
gionevolmente rivolto nei confronti di un professore universita-
rio di cui si poteva facilmente dimostrare che dalla fine del 1936
non aveva rivestito alcuna carica extra-accademica25. Nell’aprile
dei protocolli ringrazio i colleghi Joseph W. Bendersky, Richmond (Virginia) e
Piet Tommissen, Bruxelles.
25 Non è quindi ammissibile trarre dalla presunta «preparazione di un’ac-
cusa contro Schmitt nell’ambito dei processi di Norimberga» e dagli addebiti di
Kempner nei primo interrogatorio la conclusione che gli Alleati avrebbero «vi-
sto nella teoria dei grandi spazi il fondamento della guerra» (M. Schmoeckel,
Die Grossraumtheorie. Ein Beitrag zur Geschichte der Völkerrechtswissenschaft
im Dritten Reich, insbesondere der Kriegszeit, Berlin 1994, p. 264).
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
13
del 1947, però, non erano state ancora emesse le sentenze che nei
successivi processi contro i dirigenti della IG-Farben e del grup-
po Krupp, e addirittura contro l’Alto Comando della Wehr¬
macht, avrebbero respinto questo tipo di accuse con la motiva-
zione che non vi erano prove sufficienti della partecipazione de-
gli imputati26. Schmitt ebbe in ogni caso gioco facile nello smon-
tare quest’accusa, come dimostra il suo secondo parere. «Crimi-
ni di guerra» e «crimini contro l’umanità», infatti, presuppongo-
no atti concreti: con queste fattispecie di reato Schmitt poteva es-
sere messo ancor meno in relazione.
Kempner lo sapeva meglio di chiunque altro già prima dell’in-
terrogatorio, perché Flechtheim, che su richiesta di Kempner27
aveva tradotto Schmitt a Norimberga, lo aveva interrogato il 27
marzo 1947 e quindi conosceva già la sua posizione e le sue attivi-
tà nel Terzo Reich28. A Kempner dovevano essere altrettanto no-
26 Sentenza-IG-Farben del 30.7.1948, Trials VIII, pp. 1124-1128; Senten-
za-Krupp del 31.7.1948, IX, pp. 390-466; Sentenza-OKW (Alto Comando del¬
la Wehrmacht) del 27.10.1948, XI, pp. 485-491. Nel processo contro l’indu-
striale della Saar Hermann Röchling il tribunale militare francese aveva con-
dannato l’imputato anche per il reato di «crimini contro la pace», ma il giudi-
ce d’appello annullò la sentenza il 30 giugno 1948, perché la partecipazione di
Röchling alia guerra di aggressione non era stata dimostrata; cfr. Trials XIV,
pp. 1061-1096, 1107-1110. Kempner considerö successivamente le «norme
estremamente ristrette della Carta di Londra e della legge del Consiglio di
Controllo» responsabili del fatto che Schmitt non potesse essere condannato
per il reato di «preparazione intellettuale del nazionalsocialismo», «nonostan-
te una linea retta conducesse da quest’attività ‘intellettuale’ a Auschwitz e alle
guerre di aggressione» (in «Der Aufbau», New York, N.Y., del 24.8.1973, an¬
che in «Die Mahnung» dell’ 1.10.1973, a cura dell’Associazione dei Persegui-
tati del regime nazista). Non furono le «norme estremamente limitate», ma la
giurisprudenza del Tribunale Militare Internazionale e dei tribunali militari
americani nei processi successivi a limitare le fattispecie legali di reato, che era¬
no state interpretate in senso molto ampio. Su questo punto gli esperti sono
concordi.
27 «Il collega Flechtheim fu a suo tempo così gentile da mandarmi Carl
Schmitt a Norimberga» (dichiarazione di Kempner riportata in Wollenberg, a
cura di, Von der Hoffnung, cit., p. 106).
28 Nel rapporto di Flechtheim del 1989 si dice: «Era allora in un campo di
Berlino. Potevo farmelo portare e mi sono intrattenuto molto cordialmente con
lui» (in Wollenberg, a cura di, Von der Hoffnung, cit., pp. 105-106). Le notizie
fornite da Kempner e da Flechtheim non concordano e per questo bisogna te-
nere conto dei quarant’anni di distanza e dell’età avanzata nel 1986 di questi te-
stimoni (direttamente coinvolti). Queste parole non sono prive di interesse dal
14
Risposte a Norimberga
ti i vani tentativi di Karl Loewenstein di presentare Schmitt come
un criminale di guerra, e parimenti noto doveva essergli il risulta-
to cui era giunta il 27 giugno e il 2 agosto 1946 la Commissione
per la sicurezza e il controllo di Berlino.
Perché dunque Kempner trattò Schmitt come «possibile im-
putato» nelle cattive condizioni detentive del penitenziario di No-
rimberga? Ciò ehe a tal proposito egli avrebbe successivamente ri-
ferito è improbabile o falso.
Nell’intestazione dell’interrogatorio di Schmitt pubblicato nel
1969 nel volume Das dritte Reich im Kreuzverhör, Kempner co-
munica di avere «interrogato Schmitt nel ‘processo Wilhelm¬
strasse’ a Norimberga in merito alia questione se la sua attività di
insegnamento e di conferenziere avesse indotto la gioventù stu-
dentesca o altri a commettere crimini contro la pace e contro
l’umanità». E impossibile che questa motivazione sia stata redat-
ta da Kempner stesso: evidentemente questa intestazione si rivol-
geva a un lettore privo di qualsiasi competenza giuridica. Com’è
noto, infatti, Schmitt non fu «interrogato [...] nel ‘processo Wil¬
helmstrasse’», perché questo processo cominciò solo il 6 gennaio
1948. Il «crimine contro la pace» era disciplinato dalla Carta di
Londra del Tribunale Militare Internazionale e nella legge n. 10
del Consiglio Alleato di Controllo. A Norimberga questa fatti-
specie fu applicata ai «principali criminali di guerra» solo nel pri-
mo processo (1945-1946) davanti al Tribunale Militare Interna¬
zionale e in un corrispondente processo svoltosi a Tokyo contro
22 alte personalità politiche e militari giapponesi29. Oltre a questi
due casi, il tribunale comunista della corte popolare di giustizia
polacca e un analogo tribunale in Cina dichiararono colpevoli di
crimini contro la pace, rispettivamente, il Gauleiter Greiser e un
generale giapponese. Sulla base della legge n. 10 del Consiglio Al¬
leato di Controllo nessuno è stato condannato in giudizio per que¬
sto reato. Kempner indicava in ogni caso le motivazioni dell’arre-
sto e anche coloro che avrebbero potuto essere accusati:
punto di vista storico-scientifico: Flechtheim può farsi «portare» un personag-
gio come Carl Schmitt e poi lo può «mandare» a Norimberga da Kempner.
29 Sul processo di Tokyo svoltosi dal 1946 al 1948 si veda la nota di Quaritsch
in Schmitt, Das internationalrechtliche Verbrechen des Angriffskrieges, cit., pp.
171 sgg.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
15
L’ufficio legale del governatore militare - allora il generale Lucius
D. Clay - era particolarmente interessato al caso del professor Schmitt,
a causa della sua fama internazionale e delle sue numerose pubblica-
zioni. Da più parti si andava sostenendo che le autorita incaricate
delTinchiesta si dovessero occupare non solo degli autori materiali dei
crimini contro la pace e contro Tumanita ma anche dei loro promoto-
ri intellettuali30.
Queste parole danno l’impressione che a quel tempo - nella
primavera del 1947 - la questione della punizione dei «promotori
intellettuali» a Norimberga non fosse stata ancora risolta in modo
definitivo. Ma il Tribunale Militare Internazionale aveva affronta-
to proprio questa questione. Nella sentenza del 30.9-1.10.1946,
Baldur von Schirach, colui che un tempo era stato la «guida del¬
la gioventù del Reich» e le cui poesie e canzoni - La bandiera è più
della morte - avevano raggiunto e influenzato milioni di giovani
tedeschi, fu prosciolto dall’accusa di crimini contro la pace e con-
dannato invece a vent’anni di carcere per il reato di crimini con¬
tro l’umanità (deportazione di ebrei), commesso in qualità di
Gauleiter di Vienna, quindi come «autore materiale» nel senso di
Kempner31. La «paternità intellettuale», comunque la si volesse
intendere, non era dunque considerata dal tribunale un motivo
sufficiente di condanna per il reato di partecipazione a crimini
contro la pace. Lo stesso Julius Streicher non fu condannato per
crimini contro la pace, ma per crimini contro l’umanità, perché
nei suoi articoli pubblicati su «Der Stürmer» aveva chiaramente
auspicato l’annientamento degli ebrei in Polonia e in Russia ed egli
sapeva del fatto ehe i suoi desideri si stavano realizzando; secon-
do la valutazione del tribunale egli quindi conosceva e approvava
l’assassinio degli ebrei ehe si stava compiendo32. L’ufficio legale
del governatore militare doveva essere a conoscenza di questa sen¬
tenza del Tribunale Militare Internazionale. Non può aver seria-
mente pensato ehe sulla scorta del «caso Carl Schmitt» i tribunali
americani avrebbero potuto derogare nei successivi processi dalla
linea adottata nella sentenza sui principali criminali di guerra.
,0 R.M.W. Kempner, Das Dritte Reich im Kreuzverhör. Aus den unveröffen-
tlichen Vernehmungsprotokollen des Anklägers, München 1969, p. 293.
IMT (Tribunale Militare Internazionale), vol. XII, pp. 641-644.
}2 IMT, vol. XII, pp. 623-625.
16
Risposte a Norimberga
Nel 1973, reagendo ad alcuni riconoscimenti tributati a Schmitt
in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, Kempner
scrisse:
Io stesso nella mia attività di rappresentante dei principali accusa-
tori americani a Norimberga ho interrogato a lungo Carl Schmitt. Fu-
rono questi alcuni dei miei più interessanti interrogatori, ai quali tal-
volta partecipava anche un delegato del generale Lucius D. Clay affe¬
rente al suo ufficio legale. Avevamo il compito di valutare, sulla base
degli interrogatori, se Schmitt appartenesse alia categoria dei princi¬
pali criminali di guerra. Le sue teorie e la sua attività di insegnamento
avevano contribuito alia preparazione della Seconda guerra mondia¬
le? Oppure egli aveva «solamente» traviato la gioventù?33
La Carta di Londra aveva limitato la definizione di «principa¬
li criminali di guerra» a coloro che furono accusati davanti al Tri¬
bunale Militare Internazionale di Norimberga e condannati il
30.9-1.10.1946. La legge n. 10 del Consiglio Alleato di Controllo,
sulla cui base si svolsero i successivi procedimenti dei tribunali
militari americani, non contemplava il concetto di «principali cri¬
minali di guerra». L’applicazione di questo concetto era anche su-
perflua, perché secondo la legge del Consiglio di Controllo l’auto-
re del crimine non doveva necessariamente essere un «principale
criminale di guerra» per poter essere impiccato o rinchiuso per
tutta la vita (art. lì, 3, legge del Consiglio Alleato di Controllo
n. 10). Infine, l’idea che r«interrogatorio» di un autore di libri e
di saggi possa fornire una risposta alia domanda se egli apparten-
ga o meno ai «principali criminali di guerra» è un’idea bizzarra dal
punto di vista della procedura penale: il pubblico ministero do-
vrebbe per lo meno avere prima letto i libri e i saggi in questione.
Qui, invece, la procedura fu esattamente opposta: prima l’arresto,
poi l’accertamento delle prove. Ciò che Kempner, con queste pre¬
sume comunicazioni dell’ufficio legale del governo militare e sue
proprie, imputa a ignoranza o a pratiche inammissibili il giurista
può definirla soltanto una pretesa esorbitante. E che gli scritti di
In «Die Mahnung» dell’1.10.1973, p. 4, sotto il titolo Ein intellektueller
Abenteurer, pubblicato nella stessa versione in «Der Aufbau», New York, N.Y.,
del 24.8.1973, p. 9.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
17
Schmitt abbiano raggiunto «la gioventù» potrebbe anche essere
assai improbabile.
Dieci anni dopo non si parlava più dell’addebito di fare parte
dei «principali criminali di guerra», ma soltanto di una possibile
messa in stato d’accusa:
Ho interrogato il professor Carl Schmitt a Norimberga perché da
Berlino, dal Quartier generale di Clay, proveniva la domanda: perché
non avete messo sotto accusa Carl Schmitt? Egli si trova qui a Berlino
in arresto automatico, e ora lo mandiamo a Norimberga34.
In un’intervista del 12 maggio 1983, quindi quasi nello stesso
momento, Kempner si espresse in modo più preciso:
Schmitt era in arresto automatico a Berlino. Arrivò da noi a No¬
rimberga su iniziativa dell’ufficio legale (Legal Division) del governa-
tore militare americano, generale Lucius D. Clay, e questo awenne do¬
po una telefonata dell’awocato William Dickmann che lavorava a Ber¬
lino, il quale era stato incaricato da parte dei tedeschi di indagare sul
ruolo di Schmitt. Fu uno dei pochi casi in cui il governo militare fu
delTopinione che lo si dovesse eventualmente mettere sotto accusa.
Esisteva apparentemente anche in Germania una forte corrente che
voleva andare fino in fondo nel caso di Carl Schmitt, con la motiva-
zione che altrimenti il ceto dei professori nazionalsocialisti se la sareb-
be cavata senza alcuna conseguenza, visto che come «autori in senso
intellettuale» i professori erano troppo distanti dai veri e propri cri¬
minali, come per esempio gli uomini delle SS35.
Schmitt non fu mai «automaticamente in arresto» - questo è
stato già spiegato - e dal 10 ottobre 1946 non si trovava più in un
campo di internamento; dal suo rilascio abitava in una casa (in
affitto) a Berlino-Schlachtensee (Schönerer Zeile/Kaiserstuhl-
strasse, 19) dove sei mesi dopo venne nuovamente arrestato. Ap-
pare poco probabile, ma non è da escludere a priori viste le ten-
ì4 R.M.W. Kempner, Ankläger einer Epoche, Frankfurt a.M. 1983, p. 129.
35 Intervista con Claus-Dietrich Wieland in Id., Carl Schmitt in Nürnberg,
cit., p. 102. Il citato Dickmann era Wilhelm Dickmann (1909-1988), l’awocato
emigrato da Berlino nel 1933; si vedano Stiefel e Mecklenburg, Juristen im Exil,
cit., pp. 137 sg.
18
Risposte a Norimberga
denze contrastanti alTinterno del governo militare americano, che
l’ufficio legale sia tuttavia giunto, in seguito alle pressioni tede-
sche, alia convinzione che Schmitt dovesse «eventualmente» es-
sere messo «sotto accusa». Nel 1945-1946 il governo militare non
aveva reagito al parere scritto da Loewenstein circa la necessità di
condannare Schmitt come criminale di guerra, ma le richieste da
«parte dei tedeschi» gli fecero immediatamente cambiare idea.
Questo è già in sé un risultato straordinario, vista la posizione in-
fluente e la grande considerazione di cui Loewenstein godeva
presso il governo militare. Ma nell’agosto del 1946 Loewenstein
era ritornato negli Stati Uniti36. Resta comunque sorprendente
che nel marzo del 1947 il governo militare, a cui era già stato pre-
sentato nel novembre del 1945 il parere citato del consulente le¬
gale Karl Loewenstein, improwisamente e in seguito a un’inizia-
tiva tedesca abbia ritenuto che Schmitt dovesse «eventualmente»
essere messo «sotto accusa».
E in ogni caso significativa Tindicazione di Kempner secondo
cui senza una condanna di Schmitt «il ceto dei professori nazio-
nalsocialisti se la sarebbe cavata senza alcuna conseguenza». L’i-
dea di un «ceto dei professori nazionalsocialisti» come di un’en-
tità collettiva rappresentata da Schmitt è storicamente e giuridi-
camente errata, e circolante soltanto nella propaganda antifasci-
sta del Partito di unità socialista (Sed) e dei suoi satelliti tedesco-
occidentali. E tuttavia l’affermazione di Kempner conferma i so-
spetti di accuse e di condanne «esemplari» già emersi durante e
dopo i processi di Norimberga. Infatti nei tre processi contro
Krupp, IG-Farben e Flick, nel processo contro i giuristi, nei tre
processi contro i generali (il feldmaresciallo Milch, l’Alto Co-
mando della Wehrmacht e i «Generali del Sudest»), nel «proces¬
so Wilhelmstrasse» contro i dirigenti del ministero degli Affari
Esteri e delle banche, gli imputati si trovavano sotto giudizio an-
che quali rappresentanti delle loro rispettive istituzioni. Insieme
con essi la grande industria tedesca, il corpo dei generali, i giuri¬
sti della burocrazia ministeriale, i diplomatici e i banchieri sareb-
36 Stiefel e Mecklenburg, Juristen im Exil, cit., pp. 101 sgg. e 196 sgg. E no-
ta, attraverso Reinhold Maier (Ende und Wende. Das swäbiscbe Schicksal 1944-
1946, Stuttgart 1948, p. 377), la definizione di Loewenstein come di un «Papa
del diritto» circolante nel Consiglio Alleato di Controllo di Berlino.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
19
bero stati moralmente liquidati come ceto dirigente della società
e dello Stato e rimossi per sempre dalle loro cariche in seguito al¬
le prove giudiziali e alia loro condanna penale per avere realizza-
to e partecipato alia guerra di conquista e ai crimini nazisti37. Dal
punto di vista del diritto penale non è possibile condannare una
persona in rappresentanza del suo ceto, di un intero gruppo so¬
ciale, adattando in tal modo a un procedimento penale del XX se-
colo concezioni arcaiche di capri espiatori. Ma i processi di No¬
rimberga non avevano soltanto la funzione di punire le colpe in-
dividuali, bensi anche quella di servire a scopi politici. Queste
funzioni complementari erano talmente owie per Kempner che
questi, come «accusatore di un’epoca» - tale si sentiva -, non eb¬
be esitazioni a chiedere quasi quarant’anni dopo condanne esem-
plari, ribadendo senza commenti questa sciocchezza giuridica.
Tre anni dopo la pubblicazione delle sue memorie, Kempner
si espresse in questi termini in occasione delle già ricordate mani-
festazioni del 1986 a Norimberga:
II collega Flechtheim fu a suo tempo così gentile da mandarmi Carl
Schmitt a Norimberga. Ho avuto lunghi colloqui con lui. La questio-
ne era la seguente: doveva o non doveva essere accusato di crimini di
guerra? Una questione dawero difficile [...] siamo infine giunti alia
singolare conclusione che nel suo caso non vi erano elementi suffi-
cienti per un’accusa38.
A fronte delle sentenze del Tribunale Militare Internazionale
di Norimberga e dei tribunali militari americani nei processi suc-
cessivi riguardo ai presupposti per la condanna per guerra di ag-
gressione e per crimini di guerra; a fronte del fallito tentativo di
Karl Loewenstein di accusare Schmitt di crimini di guerra e alle
,7 Questo aspetto è stato soprattutto sottolineato da Otto Kranzbühler, che
conosceva per esperienza diretta l’aria che si respirava nei processi quale difen-
sore nel processo del Tribunale Militare Internazionale e nei processi di Norim¬
berga contro Krupp e Flick, così come davanti a un tribunale militare francese
contro 1’industrial della Saar Hermann Röchling (Rückblick auf Nürnberg, Ham¬
burg 1949, pp. 22 sg.). I passi delle requisitorie dell’accusa nei processi di No¬
rimberga contro gli industriali coinvolti sono presentati da August von Knieriem,
Nürnberg: rechtliche und menschliche Probleme, Stuttgart 1953, pp. 536 sgg.
}8 Wollenberg (a cura di), Von der Hoffnung, cit., p. 106.
20
Risposte a Norimberga
procedure di rilascio nelPestate del 1946 a Berlino, anche guar-
dando indietro dopo quarant’anni non appare né una «questione
dawero difficile» né una «singolare» decisione che nel caso di
Schmitt non siano stati riscontrati «elementi sufficienti per un’ac-
cusa» - nulla era più evidente di questo.
Ciò che Kempner aveva in mente nel 1969, e anche dopo, co¬
me fattispecie di reato e come punizione per gli atti e per gli atto-
ri - la «preparazione intellettuale del nazionalsocialismo» da cui
«una linea retta [...] ha condotto a Auschwitz e alle guerre di ag-
gressione» - era regolato dalla direttiva n. 38 del Consiglio di Con-
trollo e dalle leggi sulla denazificazione. Diversamente da quanto
emerge dalla legge n. 10 del Consiglio di Controllo, secondo le
leggi sulla denazificazione per la punizione non era necessario un
atto criminale, un crimine determinato; nelle zone occidentali di
occupazione era infatti sufficiente la posizione di «colpevole prin¬
cipal» (categoria I) e di «incriminato» (categoria II) per essere
condannato ai campi di lavoro fino a dieci anni, alia confisca dei
beni, all’interdizione professional e alia perdita dell’elettorato at-
tivo e passivo59. II professore di diritto pubblico Otto Koellreut-
ter, per esempio, è stato condannato il 18 giugno 1947 da un tri-
bunale per la denazificazione di Monaco come «colpevole princi¬
pal» della categoria I40. La categorizzazione e in generale l’inte-
ro apparato della denazificazione sono stati elaborati soprattutto
dalle autorità americane di occupazione, al pari della direttiva
v> La direttiva n. 38 del 12 ottobre 1946 del Consiglio Alleato di Controllo
prevedeva la pena di morte, la reclusione o il carcere da cinque a quindici anni,
la confisca dei beni e l’interdizione professionale per i gruppi dei «colpevoli
principali»; ma solo nella zona di occupazione sovietica la direttiva fu applicata
direttamente: cfr. Wolfgang Schuller, Geschichte und Struktur des politischen
Strafrechts der DDR bis 1968, Ebelsbach 1980, pp. 25 sgg., 107 sgg., 239 sgg. e
263 sg. Nelle zone occidentali di occupazione ci si comportò in generale secon¬
do il modello della legge del governo militare n. 104 del 5 marzo 1946 sulla li-
berazione dal nazionalsocialismo e dal militarismo per i seguenti Länder. Assia,
Baviera, Württenberg-Baden nella zona di occupazione americana. Si vedano sul
punto Justus Fürstenau, Entnazifizierung, Neuwied 1969, pp. 57 sgg. e Lutz
Niethammer, Entnazifizierung in Bayern, Frankfurt a.M. 1972, pp. 260 sgg. Si
veda anche Pintervento di H. Quaritsch in «Der Staat», XXXI, pp. 540 sgg.
40 Su questo punto cfr. Quaritsch, in «Der Staat», cit., pp. 543 sgg., nota 84.
Otto Koellreutter (1883-1972), libero docente nel 1912 a Friburgo, profes¬
sore ordinario a Halle nel 1920, a Jena nel 1921, a Monaco nel 1933. Molti libri
sul diritto pubblico nazionalsociaìista 1933-1938.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
21
n. 38 del Consiglio di Controllo. Suona perciò poco verosimile
che esperti di diritto del governo militare americano abbiano po¬
tato affermare di dover giudicare Schmitt non secondo le leggi
sulla denazificazione ma in base alia legge n. 10 del Consiglio di
Controllo; legge che secondo le sentenze del Tribunale Militare
Internazionale e dei tribunali militari di Norimberga era sempre
stata inidonea al caso di Schmitt. II rilascio dal campo di inter-
namento - disposto il 2 agosto 1946 e attuato il 10 ottobre dello
stesso anno - era stato preceduto da una discussione davanti alia
Commissione tedesca per la sicurezza e il controllo e davanti alia
competente commissione americana. Ma con ciò Schmitt non era
stato «denazificato»: era stato semplicemente posto termine al suo
internamento. E vero che questi rilasci erano disposti soltanto
quando da un futuro procedimento di denazificazione non c’era-
no da attendersi pene detentive, ma il rilascio non pregiudicava lo
specifico procedimento di denazificazione. Le autorità americane
avrebbero potuto benissimo internare Schmitt mantenendolo agli
arresti fino a che non fosse stato sottoposto al procedimento di de¬
nazificazione. E comunque in questo caso sarebbero state le au¬
torità tedesche preposte alia denazificazione a dover decidere su
Schmitt. Se lo si voleva punire, il procedimento di denazificazione
era l’unica strada, certamente la più semplice.
Se il problema delTaccusa penale contro Schmitt fosse stata
una «questione dawero difficile», Kempner, che pure era un abi-
le giurista famoso per «non usare clemenza» nemmeno «nei con-
fronti di ex colleghi»41, avrebbe condotto rinterrogatorio in mo¬
do più professional e non «collegialmente»42. Si sarebbe soprat-
tutto preparato meglio: conosceva il «questionario» di Schmitt, in
cui erano anche riportati i viaggi all’estero durante la guerra;
avrebbe potuto procurarsi il protocollo degli interrogatori del set-
tembre-ottobre del 1945 nel centro interrogatori di Berlino, il ri-
sultato dei procedimenti awiati dalla Commissione per la sicurez¬
za e per il controllo di Berlino del 27 giugno e del 2 agosto 1946 e
il parere non ancora ingiallito di Karl Loewenstein sulla necessità
di condannare Schmitt. Nelle biblioteche universitarie le potenze
■*' Hans-Peter Schwarz, Adenauer, vol. I, Stuttgart 1986, p. 659.
42 Kempner, Ankläger einer Epoche, cit., p. 129: «discutevamo collegial¬
mente».
22
Risposte a Norimberga
d occupazione avevano requisito la letteratura giuridica dal 1933
e anche la biblioteca privata di Schmitt era stata posta sotto se-
questro; l’accusatore era quindi in grado di conoscere che cosa
Schmitt aveva pubblicato in quel periodo. Kempner rivelò la sua
scandalosa ignoranza su Schmitt ancora nel terzo interrogatorio
del 29 aprile, quando gli chiese se fosse stato membro delle SS, in
che misura avesse contribuito alia «preparazione dell’ideologia
delle SS» e se conoscesse Gottlob Berger, il generale delle SS ar-
mate43 - con queste domande insensate diede semplicemente a
Schmitt l’opportunità, rispondendo in modo veritiero, di annove-
rarsi indignato tra gli innocenti perseguitati. Gli addebiti di Kemp¬
ner riguardavano la morale e non le fattispecie contemplate nella
legge n. 10 del Consiglio di Controllo. In merito al testo sui «gran-
di spazi» gli rimproverò unicamente il passo riguardante la pre-
sunta mancanza di relazioni con il territorio e con lo spazio degli
Studiosi ebrei di diritto internazionale. Il che certo testimonia il
personale coinvolgimento di Schmitt nelTimpiego di espressioni
antisemitiche, ma queste invettive non potevano essere sussunte
sotto i «crimini contro l’umanita» nel senso della legge n. 10 del
Consiglio di Controllo. Dal punto di vista della guerra di aggres-
sione e di conquista sarebbero state sicuramente più pertinenti le
idee di Schmitt sulla posizione egemonica del Reich in Europa44.
Ma su questo Kempner non spese nemmeno una parola. Invece di
parlare di ciò, egli voleva spaventare Schmitt con il «centro di
spionaggio» di Parigi. Ma dai viaggi alTestero per tenere delle con-
ferenze tra il 1941 e il 1944 solo gli accusatori sovietici avrebbero
tratto elementi per definire una fattispecie di reato45. Per prepa-
rare un’accusa l’interrogatorio di Kempner era assolutamente mal
43 Gottlob Berger (1896-1975). stretto collaboratore di Himmler, condan-
nato nel «processo Wilhelmstrasse» a venticinque anni di carcere, graziato e ri-
lasciato nel 1951.
44 Cfr. C. Schmitt, Völkerrechtliche Grossraumordnung mit Intervention¬
sverbot für raumfremde Mächte. Ein Beitrag zum Reichsbegriff im Völkerrecht, 4a
ed., Berlin 1941, pp. 49 sgg. (trad. it. lì concetto d'lmpero nel diritto internazio¬
nale■, 1939, introduzione di Piet Tommissen, Roma 1996, pp. 45 sgg.).
45 In questi anni Schmitt tenne le seguenti conferenze: a Parigi nel 1941, per
la precisione il 16.10.1941, su La mer contre la terre - la contradiction fonda-
mentale dans le droit international (cfr. Eckard Michels, Das Deutsche Institut in
Paris 1940-1944. Ein Beitrag zu den deutsch-französischen Kulturbeziehungen
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
23
congegnato; qualsiasi praticante avrebbe fatto meglio. Se ne può
trarre soltanto una conclusione: Kempner era da sempre convin-
to delTimpossibilita di un’accusa contro Schmitt e con il suo arre-
sto cercò di perseguire un altro scopo.
Quest’altro scopo era probabilmente il «processo Wilhelm¬
strasse»46. Kempner cercava un testimone esperto che potesse
confermare le sue idee sulTimportanza dei ranghi superiori della
burocrazia ministeriale per il sistema politico durante la Repub-
blica di Weimar. L’interrogatorio di Schmitt, come risulta anche
dai «summaries» redatti per ciascuno dei tre interrogatori, era fin
dalTinizio associato alTambito accusatorio riguardante i «mini-
steries», che fu proprio quello da cui la pubblica accusa fece sca-
turire il «processo Wilhelmstrasse»47. Kempner esplicitò questa
intenzione solo alia fine del secondo interrogatorio, il 21 aprile
1947; prima aveva tentato (non molto seriamente) di interpretare
i saggi sulTordinamento del grande spazio come contributo alia
guerra di aggressione. Ora arriva al dunque:
und zur auswärtigen Kulturpolitik des Dritten Reiches, Stuttgart 1993, p. 249); a
Budapest nel maggio del 1942 su un tema di diritto amministrativo; su Die La¬
ge der europäischen Rechtswissenschaft su invito delle facoltà di Giurisprudenza
nelle Università di Bucarest (16.2.1943), Budapest (11.11.1943), Madrid
(11.5.1944) e Coimbra (16.5.1944); su Cambio de Estructura del Derecbo Inter-
nacional all’Istituto di Scienze politiche dell’Universita di Madrid (1.6.1943) e a
Salamanca (giugno 1943); a Madrid su Donoso Cortés (giugno 1944); su Vito¬
ria a Salamanca (8.6.1943), a Madrid (maggio 1944) e nel giugno del 1944 a Gra¬
nada e a Lisbona (comunicazioni del prof. Piet Tommissen). Con ogni proba-
bilità il testo di queste ultime conferenze è successivamente confluito nel capi-
tolo su Vitoria del Nomos der Erde im Völkerrecht des Jus Publicum Europaeum,
Köln 1950, pp. 69-96 (trad. it. lì nomos della terra nel diritto internazionale del-
lo «Jus publicum europaeum», a cura di F. Volpi, Milano 1991, pp. 104-140).
46 L’atto d’accusa fu presentato il 15 novembre 1947, il procedimento di
fronte al IV Tribunale militare si apri il 20 dicembre 1947 con la cosiddetta «ri-
chiesta di colpevolezza»; Pacquisizione delle prove cominciò il 7 gennaio 1948,
le conclusioni dei rappresentanti dell’accusa e della difesa terminarono il 18 no¬
vembre 1948. La sentenza fu emessa IT 1 aprile 1949, Pordinanza dello stesso
tribunale che rivedeva (parzialmente) il verdetto di colpevolezza e Pentità della
pena il 12 dicembre 1949.
47 Interrogation Summary No. 1842. Interrogation of Carl Schmitt, Professor.
Interrogated by: Dr. Kempner, 3 April 1947, Nuremberg. Division & Att’y: Mini¬
stries - Dr. Kempner. Compiled by: D. Purcell. Analogamente nei Summaries No.
1992 (21.4.1947) e No. 2161 (29.4.1947).
24
Risposte a Norimberga
Le vorrei chiedere qualcosa senza toccare direttamente le sue fac-
cende. Prendiamo un caso da un altro ambito. Lei conosce il signor
Lammers e, quale professore di diritto pubblico, la sua posizione. Lei
sa che cos e un ministro del Reich? [...] Ora le faccio una domanda
non su Lammers come persona, ma sulla posizione del capo della Can-
celleria del Reich in uno Stato totalitario. La interrogo nella sua qua-
lità di professore di diritto pubblico e non quale accusato o imputato
o testimone. Le chiedo semplicemente come esperto: perché questa
posizione è più importante di quella di altri ministri del Reich?48
Dopo che Kempner per il suo addebito relativo ai «grandi spa-
zi» era già stato accontentato il 3 aprile con una presa di posizione
scritta da parte di Schmitt, questi si offri di rispondere per iscrit-
to anche al quesito relativo alia posizione di Lammers. Kempner
accettò: «lo scriva in un breve saggio»49. Schmitt sfruttò quest’op-
portunità e neirinterrogatorio del 29 aprile portò con sé due testi
scritti: «Osservazioni di diritto pubblico sulla domanda ehe mi è
stata posta: La posizione del Ministro del Reich e Capo della Can-
celleria del Reich» insieme con la «Risposta all’addebito: Lei ha
collaborato in posizione decisiva alia preparazione della guerra di
aggressione e ai reati a essa connessi».
La possibilità di esprimersi per iscritto fu evidentemente ac-
colta di buon grado da Schmitt. Nelle particolari condizioni di de-
tenzione nel penitenziario di Norimberga era già un’impresa ave-
re ultimato entro il termine di sei giorni due testi, ciascuno dei
quali superava nella versione dattiloscritta le otto pagine scritte
fitte.
Quando il 29 aprile 1947 Schmitt trasmise le sue prese di po¬
sizione era evidentemente tutt’altro ehe demoralizzato. Kempner
ricambiò l’invio del testo con Tosservazione cortese, ma ehe pote-
va anche suonare come minaccia: «Lo guarderò con molta atten-
zione». Schmitt reagi con spirito e ironia: «Sono contento di ave-
re di nuovo trovato un lettore. In generale i miei scritti sono stati
letti molto male. Temo i lettori superficiali». Kempner a sua vol-
ta si mise nei panni del collega di materia: «Lo leggo non solo dal
punto di vista del diritto penale ma anche da quello del diritto co-
48 Pagina 3 del protocollo del 21.4.1947 (infra, pp. 72-73).
49 Ibidem (infra, p. 73).
1. Carl Schmitt nel penitemiario di Norimberga
25
stituzionale», affermazione che l’autore della Dottrina della costi-
tuzione per prudenza non commentò.
La parte successiva e conclusiva dell’interrogators del 29 apri-
le sarebbe stata ascoltata con molto maggior profitto da una com-
missione per la denazificazione; con la possibile accusa di guerra di
aggressione, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, infatti, le
domande e le accuse di Kempner non avevano nulla a che fare. Egli
si rivelò anche sorprendentemente ignorante riguardo sia agli de¬
menti a carico sia a quelli a discolpa nella biografia di Schmitt dal
1933 al 1945.1 suoi addebiti avevano già superato il limite del ridi-
colo quando nelTinterrogatorio del 3 aprile chiese a Schmitt se uno
dei suoi saggi sull ordinamento dei grandi spazi fosse apparso in
una rivista che recava «una croce uncinata nella sua sigla editoria-
le» - come se questo potesse costituire un elemento d’incrimina-
zione. Come poteva un fatto simile rappresentare un elemento del¬
la figura legale dei reati di guerra di aggressione, crimini di guerra
o crimini contro l’umanità? Schmitt poté perciò rispondere affer-
mativamente e a cuor leggero, anche se la memoria lo tradi50. D’al-
tra parte lo stesso Kempner non seppe sfruttare l’occasione quan¬
do Schmitt palesemente e senza alcuna vergogna menti: «La Lega
dei giuristi nazionalsocialisti in un certo senso me la estorse». II ri-
ferimento era alia tesi di promuovere pubblicamente una «giuri-
sprudenza nazionalsocialista»; tesi che Schmitt in realtà non so-
stenne affatto dal 1933 al 1936. In quel periodo egli poneva anco-
ra tutt’altre questioni51 - ma Kempner tacque.
Più importante risulta la seguente circostanza: Kempner con-
cluse l’interrogatorio del 29 aprile 1947 impegnandosi a rilascia-
50 La casa editrice Deutscher Rechtsverlag, presso la quale apparve nel 1939
come testo autonomo la prima edizione della Völkerrechtliche Grossraumord¬
nung (notizie bibliografiche sulle diverse edizioni dell’opera si trovano in P.
Tommissen, Festschrift für Carl Schmitt, Berlin 1959, p. 280), ebbe solo a parti-
re dal 1940 una sigla editoriale - senza croce uncinata o simili riferimenti a sim-
boli nazionalsocialisti; si veda in particolare P. Tommissen, Schmittiana, vol. V,
Berlin 1996, p. 164. Il saggio Der neue Raumbegriff in der Rechtswissenschaft,
che Schmitt incluse successivamente nella Völkerrechtliche Grossraumordnung,
era originariamente apparso nella rivista «Raumforschung und Raumplanung»
(IV, 1940, pp. 440-443), che come prodotto dell’editore Kurt Vowinckel (Hei¬
delberg-Berlin) usciva senza croce uncinata e in generale senza sigle editoriali.
51 Cfr. Pampia raccolta di citazioni in Bernd Rüthers, Carl Schmitt im Drit¬
ten Reich, 2a ed., München 1990.
26
Risposte a Norimberga
re Schmitt e ad adoperarsi affinché, secondo i suoi desideri, fosse
condotto non a Berlino ma in Vestfalia. Schmitt fu di fatto rila-
sciato il 6 maggio, ma all’inizio era ancora sottoposto all’obbligo
di rimanere a disposizione della pubblica accusa nella «casa dei
testimoni volontari» (Müggenhofer Strasse, 2a). Ottenne addirit-
tura l’indennità prevista per i testimoni e poteva muoversi libera-
mente in città52 53. Kempner, pertanto, promise il rilascio prima di
avere letto la difesa scritta contro l’addebito di preparazione della
guerra di aggressione; fino a quel momento, infatti, egli conosce-
va soltanto il parere schmittiano sulTordinamento dei grandi spa-
zi. Poiché gli interrogatori avevano affrontato in modo non siste-
matico e solo superficiale - per non dire «puerile», che sarebbe il
termine più appropriate - la questione della responsabilità pena-
le di Schmitt, se ne può dedurre ehe Kempner sapesse fin dall’ini-
zio ehe un’accusa contro Schmitt motivata sulla base delPart. lì
della legge n. 10 del Consiglio di Controllo era senza speranze.
Egli era anche troppo intelligente, e nell’aprile del 1947 troppo
esperto nelle vicende accusatorie di Norimberga.
3. L’accusatore si ricorda
Dopo molti anni Kempner dichiarò ehe a Norimberga aveva invi-
tato Schmitt una volta ad accusarsi e una volta a difendersi; un’af-
fermazione di cui tra il 1973 e il 1991 egli ha fornito cinque ver-
sioni diverse:
Feci scrivere Schmitt su alcuni temi. Egli doveva anche prendere po-
sizione su due tesi contrapposte. La prima era: perché sono un crimi-
nale di guerra?; la seconda: perché non sono un criminale di guerra?55
Scriva un testo sulle ragioni per cui lei deve essere accusato e ne
scriva un altro sul perché non può essere accusato come criminale di
52 Lettera di Schmitt alia moglie Duska del 6 maggio 1947.
53 «Die Mahnung» dell’1.10.1973, p. 4, anche in «Der Aufbau» del
24.8.1973, p. 9. Di solito il rappresentante della pubblica accusa non era auto-
rizzato ad affidare compiti scritti a un detenuto in custodia cautelare. Ma Kemp¬
ner, evidentemente, aveva a tal punto introiettato le stranezze di Norimberga
ehe non trovò nulla di strano nel fatto di raccontare venticinque anni dopo il suo
modo di procedere.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
27
guerra. Egli arrivò da me dopo cinque, sei giomi con i due testi. La mia
assistente e io li leggemmo in sua presenza. Arrivai subito al risultato:
«II saggio in cui lei sostiene di non poter essere accusato è migliore, e
questo perché il suo caso non rientra in quelli previsti dalla Carta di
Londra, la nostra legge sull’ordinamento giudiziario [...]». II secondo
saggio era molto debole. In esso si diceva tra l’altro: «Oltre a ciò, che
cosa pensa di ricavare dalle mie opinioni sulle guerre di aggressione?
Su questo altri hanno scritto cose del tutto diverse, ossia che la guerra
è il mezzo ultimo nel diritto intemazionale. E queste persone non ven-
gono punite». Io mi sono awicinato e gli ho detto: Professor Schmitt,
vada a casa!54
Lo invitai a scrivere due testi: nel primo doveva esporregli argomenti
da cui derivare la sua colpevolezza come criminale di guerra, poiché egli
aveva sostenuto che le guerre di aggressione erano legittime. Nel secon¬
do doveva esporre la tesi opposta e spiegare perché questo non fosse il
caso e perché secondo lui non ricorressero gli estremi per un’accusa co¬
me criminale di guerra. Detto in breve, il problema era il seguente: Carl
Schmitt ha awelenato la gioventù? Egli diede una risposta generale, af-
fermando che si sentiva spiritualmente superiore a Hitler55.
Scriva due testi sul perché lei deve essere accusato (traviamento
della gioventù, concorso nella guerra, ecc.), e sul perché non deve es-
serlo56.
Per vagliare le sue affermazioni, gli feci redigere in prigione due
manoscritti: nel primo doveva esporre le ragioni a favore della punibi-
lità della sua attività, nel secondo le ragioni della sua presunta innocen-
za. Dopo quattro settimane di prigionia ricevetti il risultato: «io sono
un awenturiero intellettuale». Gli risposi brevemente: vada a casa!57 54 55 56 5754 Kempner, Ankläger einer Epoche, cit., pp. 129-130. Appare incomprensi-
bile il riferimento alia «Carta di Londra, la nostra legge sull’ordinamento giudi¬
ziario». La Carta di Londra dell’8 agosto 1945 valeva solo per il processo del Tri¬
bunale Militare Internazionale di Norimberga contro i «principali criminali di
guerra». I dodici processi successivi si svolsero, dal punto di vista del diritto so-
stanziale, sulla base della legge n. 10 del 20.12.1945 del Consiglio di Controllo.
La legge sull’ordinamento giudiziario si fondava sull’ordinanza n. 7 del
18.10.1946 del governo militare, integrata dall’ordinanza n. 11 del 17.2.1947.
55 R.M.W. Kempner, «Nachruf», in «Die Mahnung», XXXII, n. 5, del-
1T.5.1985, p. 4.
56 Wollenberg (a cura di), Von der Hoffnung, cit., p. 106.
57 R.M.W. Kempner, «Preussens Ende», lettera alia «Frankfurter Allgemei¬
ne Zeitung» del 29.4.1991.
28
Risposte a Norimberga
I protocolli dei tre interrogatori di Schmitt sono univoci: Kemp-
ner non ha espresso la richiesta di un’autoaccusa, anche in base al
senso di ciò che ha detto; nemmeno nel Nachlass di Kempner sono
contenuti simili testi58. Sarebbe stata anche una pretesa contraria
all’etica giuridica, ehe avrebbe alquanto danneggiato l’immagine
di Kempner, per lo meno agli occhi dei colleghi. II procedimento
penale è cosa troppo seria per simili giochetti. La ragione per cui
Kempner ventisei anni dopo ha incluso questa storia nel suo re-
pertorio su Schmitt è awolta nel mistero - voleva forse sottolinea-
re la presunta natura proteiforme di Schmitt?
Stando alia lettera dei protocolli nella loro versione integrale si
deve partire dal seguente fatto certo: alia fine del primo interro-
gatorio del 3 aprile 1947 Kempner concede a Schmitt la possibi-
lità di difendersi per iscritto dall’accusa di aver fornito la base
scientifica dei crimini di guerra, dei crimini contro l’umanità e
«dell’ampliamento e dell’estensione del ‘grande spazio’» («vuole
eventualmente mettere per iscritto quello che ha da dire? In ehe
misura lei ha offerto la base teorica della politica hitleriana del
grande spazio?»). Schmitt trasmise la prima presa di posizione
(«grande spazio») il 21 aprile («posso consegnarle il testo?»).
Kempner non avrebbe potuto leggere subito il lungo testo né da
solo né insieme con la sua assistente e, infatti, secondo quanto ri-
portato dal protocollo, rispose: «owiamente dovrò leggermelo
con calma».
Nello stesso tempo Kempner precisò e ampliò «la tesi del pub-
blico ministero», spostando sempre più il centro dell’attenzione
dall’«adesione» alia guerra di aggressione attraverso la dottrina
schmittiana dei «grandi spazi» all’«alta posizione, politica, stata-
le» nel senso inteso dall’art. II, 2 della legge n. 10 del Consiglio di
Controllo:
Lei ha collaborate in posizione decisiva alia preparazione di guer¬
re di aggressione e di altri atti criminali a esse connessi? [...] La nostra
idea riguardo al termine «posizione decisiva»: uno dei più importanti
professori universitari in questo ambito non occupa una posizione al-
58 Non a caso Kempner nell’intervista concessa a Wieland nel 1983 non fe-
ce riferimento a questo aspetto: Wieland era andato da Kempner con i testi dei
tre protocolli di Norimberga.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
29
meno altrettanto decisiva di quella occupata da altri alti funzionari del-
lo Stato o del partito?
II secondo interrogatorio del 21 aprile si concluse con la ri-
chiesta di scrivere un parere sulla posizione del Segretario di Sta¬
to Lammers.
Nel terzo e ultimo interrogatorio del 29 aprile Schmitt pre-
sentò due testi scritti: il secondo parere che rispondeva all’adde-
bito «lei ha collaborato in posizione decisiva alia preparazione
della guerra di aggressione e ai reati a essa connessi» e il terzo pa¬
rere «osservazioni di diritto pubblico sulla domanda che mi è sta-
ta posta: la posizione del Ministro del Reich e Capo della Cancel-
leria del Reich».
Le memorie di Kempner contraddicono la lettera dei tre pro-
tocolli anche su un altro punto. Egli infatti non dichiarò:
Lei ha impartito cattivi insegnamenti alia gioventù; ha licenziato i
collaborator! ebrei59.
Nella seconda versione Kempner non afferma questo, ma so-
stiene soltanto di avere saputo
che egli per esempio nell’Universita di Colonia si era adoperato affin-
ché un assistente ebreo fosse licenziato - in seguito ho rappresentato
questa persona in una causa di riparazione (il suo nome in questo mo-
mento mi sfugge)60.
Nel suo «necrologio» Kempner si spinge ancora oltre, affer-
mando che Schmitt aveva collaborato in prima persona all’allon-
tanamento dall’università di docenti ebrei:
59 Kempner, Ankläger einer Epoche, cit., p. 129.
60 Wieland, Carl Schmitt in Nürnberg, cit., p. 102. L’accusa secondo cui
Schmitt si sarebbe attivato per far licenziare un assistente ebreo della facoltà di
Giurisprudenza di Colonia è una Variante della leggenda-Schmitt diffusa a Co¬
lonia; negli atti dell’universita non si trova alcun riscontro in tal senso, così co¬
me non ve ne sono in merito alia presunta responsabilità di Schmitt per l’allon-
tanamento di Hans Kelsen: si veda Frank Golczewski, Kölner Universitätslehrer
und der Nationalsozialismus, Köln 1988, p. 302.
30
Risposte a Norimberga
Dopo la presa del potere da parte di Hitler nel 1933, Schmitt ha
collaborate» all’allontanamento di docenti ebrei dalle loro cattedre e li
ha condannati all’oblio non citandoli più nelle sue pubblicazioni scien-
tifiche. Questo lo ha ammesso lui stesso davanti a me quando nel 1947
[...] lo interrogai a Norimberga61.
Infine: la citazione da Kaufmann era stata fatta da Schmitt già
nel primo interrogatorio del 3 aprile e non nel momento della con-
segna dell’(inesistente) secondo testo, come Kempner pensava di
ricordare così bene:
In esso egli diceva tra l’altro: «[...] oltre a ciò, che cosa pensa di ri-
cavare dalle mie opinioni sulle guerre di aggressione? Su questo altri
hanno scritto cose del tutto diverse, ossia che la guerra è il mezzo ulti¬
mo nel diritto internazionale. E queste persone non vengono punite».
10 mi sono awicinato e gli ho detto: Professor Schmitt, vada a casa!62
L’ipotesi più probabile che a questo punto può essere formu-
lata è che Kempner volesse fare di Schmitt un testimone per il
«processo Wilhelmstrasse» che fosse nello stesso tempo un esper-
to e un accusato. Da questo punto di vista Kempner ha condotto
11 suo interrogatorio non senza una certa abilità, introducendo il
«grave indizio di reato» della partecipazione ai tre grandi crimini
di Norimberga - guerra di aggressione, crimini di guerra e crimi¬
ni contro Pumanita - per il sostegno offerto da Schmitt alia poli-
tica hitleriana del grande spazio. Kempner in questo modo ha in-
nanzitutto sventolato il cappio, ma ha fatto anche in modo che il
«possibile imputato» si rendesse conto che non si trattava di una
minaccia credibile. Di fatto Kempner mosse soltanto accuse di ca-
rattere morale («Stile hitleriano», «Stile Goebbels»); anche i con-
tatti con il presunto centro di spionaggio di Parigi suonavano so¬
lo come rischiosi63. Kempner mantenne lo stato di minaccia fino
61 Kempner, «Nachruf», cit., p. 4.
62 Kempner, Ankläger einer Epoche, cit., pp. 129-130.
63 Sul Deutsches Institut si veda la fondamentale monografia di Michels, Das
Deutsche Institut in Paris 1940-1944, cit. Il 16.10.1941 Schmitt vi aveva tenuto
la conferenza su La mer contre la terre (cfr. supra, nota 45). Nella prima annata
della rivista «Deutschland - Frankreich», diretta da Karl Epting, direttore
dell’Istituto, Schmitt pubblicò il saggio Die Formung des französischen Geistes
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
31
alTultimo interrogatorio - Schmitt non doveva sentirsi sicuro -,
ma nel secondo intervenne la svolta:
La interrogo nella sua qualità di professore di diritto pubblico e
non quale accusato o imputato o testimone. Le chiedo semplicemente
come esperto...
Se il secondo interrogatorio si conclude con una richiesta al-
l’esperto, nel terzo Schmitt appare nuovamente nelle vesti del-
l’«imputato» che deve vergognarsi. Kempner aveva sl visto Schmitt
alTinfemo («quando ha rinnegato il diavolo?»), ma non senza la
prospettiva di un ritorno; egli voleva ottenere da Schmitt una col-
laborazione volontaria. Uno Schmitt ostinato non gli sarebbe ser-
vito a nulla. Schmitt si era difeso con abilità64, se si prescinde dalla
citazione di Kaufmann su cui dovremo ritornare. Non difese posi-
zioni indifendibili. Quando Kempner diceva cose giuridicamente
inesatte evitava di intervenire con correzioni professorali, sebbene
anche le sue competenze specialistiche rivendicassero dei diritti; la
pedanteria accademica avrebbe soltanto eccitato ancora di più il
suo già appassionato accusatore65.
A domande concrete egli rispose, quand’era possibile, con inat-
tese digressioni, ehe tornavano ad attirare Kempner nell’aria ra-
refatta delle vette della sua riflessione, confondendolo più di quan¬
to potessero chiarirgli le idee. Proprio a questa confusione si de-
durch den Legisten (1942/2), ripubblicato in C. Schmitt, Staat, Grossraum, No¬
mos. Arbeiten aus den Jahren 1916-1969, a cura di G. Maschke, Berlin 1995, pp.
184-210 e 210-217 (nota del curatore); cfr. anche Michels, Das Deutsche Insti¬
tut in Paris 1940-1944, cit., pp. 243 sgg.
M Questo aspetto viene sottolineato anche dal suo biografo Paul Noack in
Carl Schmitt, cit., p. 242.
65 Kempner introdusse il primo interrogatorio (3 aprile 1947) con la se-
guente domanda intimidatoria: «Credo che lei, quale professore di diritto pub¬
blico, sappia esattamente che cos’è una guerra di aggressione. Concorda con me
che Polonia, Norvegia, Francia, Russia, Danimarca e Olanda sono state aggre-
dite? Si o no?». La Francia non doveva far parte di questo elenco. Il governo
francese aveva infatti dichiarato guerra il 3 settembre 1939. L’invasione tedesca
del 10 maggio 1940 era un’azione di guerra che il diritto internazionale non con-
templava come «guerra di aggressione». Il Tribunale Militare Internazionale di
Norimberga nel processo sui principali criminali di guerra aveva quindi valuta-
to come guerra di aggressione e come violazione del patto Briand-Kellogg solo
«l’invasione di Belgio, Olanda e Lussemburgo» (IMT, XII, pp. 511 sgg.).
32
Risposte a Norimberga
ve il fatto che Kempner abbia in seguito definito quello di Schmitt
uno dei suoi «più interessanti interrogatori»66, nonostante ne
avesse tratto di fatto ben poco. Schmitt espresse vergogna per i
suoi scritti nazionalsocialisti, ma con l’ammissione generale «cer-
to, è orrendo. Non c’è nulla da aggiungere» sottrasse a Kempner
ogni argomentazione per continuare su questo tema. Egli addirit-
tura protestò:
Non trovo giusto rimestare ancora nella vergogna che abbiamo al-
lora sofferto.
Il che voleva dire: dopo la nostra sconfitta e dopo aver ammes-
so di esserci compromessi con tesi «orrende», continuare con le
accuse e con le contestazioni è inutile e sleale. Kempner certo si
schermi («io non voglio rimestare»), ma accolse questo awerti-
mento e pose termine all’interrogatorio. Sconfortato ma ricono-
sciuto come professore di diritto pubblico e accettato come esper-
to che da pareri, Schmitt fu rilasciato sette giorni dopo, ma non
venne rimesso in libertà: doveva infatti lavorare per Kempner nel¬
la casa dei testimoni e rispondere privatissime et gratis alia do-
manda sul perché i Segretari di Stato avessero seguito Hitler.
4. Vesper to in cella d’isolamento
Se i pareri su Lammers e sui Segretari di Stato sono stati il vero
motivo della presenza di Schmitt a Norimberga, perché la pub-
blica accusa lo ha tenuto recluso per cinque settimane in cella
d’isolamento?
Questa domanda (mai posta o discussa) può apparire oziosa o
inopportuna ad alcuni contemporanei o posted, dal momento che
Schmitt, a parer loro, «non avrebbe meritato niente di meglio» co¬
me ex rappresentante e voce autorevole dello Stato nazionalso-
cialista, e dal momento che lo stesso regime era stato molto più se-
vero con i propri nemici. Chi abbia «meritato» qualcosa, però, do-
vrebbe essere deciso anche in tempi inquieti, soprattutto sotto oc-
cupazione, non dai sentimenti confusi dei profani ma dalle rego-
le del diritto. Sotto il regime nazionalsocialista furono compiuti
66 «Die Mahnung», 1973, p. 4.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
33
arresti, persecuzioni e omicidi al di fuori delle regole del diritto.
Questo fatto, però, non garantisce agli oppositori del regime car¬
ta bianca per arbitrarie privazioni della libertà. Paragoni di que¬
sto tipo finiscono anche col portare le potenze occidentali d’oc-
cupazione sul piano del regime nazionalsocialista. A prescindere
dal noto problema della «compensazione» storica, qui manca la
comparabilità stessa, ossia la reciprocita come presupposto di
ogni resa dei conti. Per loro stessa ammissione, le potenze occi¬
dentali avevano condotto la Seconda guerra mondiale per ristabi-
lire la civiltà europea, quindi anche diritto e giustizia. Devono per-
ciò farsi giudicare in base agli stessi principi da esse sostenuti. II
che corrispondeva anche all’idea che avevano di sé i giudici ame-
ricani che a Norimberga emisero le sentenze67:
Le corti militari di giustizia non sono state istituite e attivate per
esercitare vendetta contro un nemico sconfitto. Se questo fosse stato lo
scopo lo si sarebbe potuto conseguire attraverso squadre della morte,
patiboli o campi di prigionia, risparmiando tempo e lavoro che sono
stati in così ampia misura impiegati in questi procedimenti. Ma in que¬
sto caso le potenze alleate si sarebbero servite degli stessi metodi anche
troppo spesso utilizzati durante il Terzo Reich. Sarebbe ingiusto se non
riconoscessimo agli accusati, solo perché tedeschi, gli stessi criteri
dell’adempimento del dovere e della responsabilità che valgono per i
funzionari delle potenze alleate e per tutti gli altri popoli. Anche i te¬
deschi non devono essere condannati per un’azione o un comporta-
mento che presso americani, inglesi, francesi o russi non condurreb-
bero a un procedimento penale o a una sentenza68. Con cura e atten-
zione dobbiamo evitare di giudicare gli accusati con criteri che non pos-
sono e non devono essere utilizzati anche per altri, indipendentemente
dal fatto che appartengano al popolo dei vincitori o a quello dei vinti.
Il pubblico ministero non può incarcerare i testimoni, di qual-
siasi specie essi siano. L’«arresto coercitivo» può essere decretato
solo nel caso di rifiuto di deporre e solo dal giudice (§70 del Co-
dice di procedura penale). In quei giorni, però, la pubblica accusa
67 Sentenza del IV Tribunale militare americano dell'11.4.1949 nel «pro-
cesso Wilhelmstrasse», in Das Urteil im Wilhelmstrassen-Prozess, a cura di R.
Kempner e C. Haensel, Schwäbisch-Gmünd 1950, p. 4.
68 Ai giudici la prassi derogante non era forse nota o non l’avevano presente.
34
Risposte a Norimberga
americana poteva decidere liberamente sul trattamento di un te-
stimone: quale «possibile imputato» potevano metterlo in isola-
mento o detenerlo nella cosiddetta ala libera dei testimoni («wit-
ness-wing»)69.
La terza possibilità, riservata agli «amici», i testimoni dell’ac-
cusa, era la «casa dei testimoni volontari» in Müggenhoferstrasse
2a. Qui i testimoni dovevano stare a disposizione della pubblica
accusa - potendo godere delTallora paradisiaco, per i tedeschi, te-
nore di vita dell’esercito americano e della possibilità di libera
uscita in città. I testimoni reclusi (come Schmitt), invece, erano
trattati in questo modo:
una [...] perquisizione personale che volgeva in ridicolo ogni senti-
mento dell’onore segno l’inizio della mia vita come testimone. Con
scarpe sformate e senza lacci, tenendomi i pantaloni con le mani per-
ché ero stato privato di cintura e bretelle, senza cravatta, con una pic-
cola scatola di cartone sotto il braccio, abbandonavo la cella delle ispe-
zioni per scomparire in una cella d’isolamento, che non avrei mai più
abbandonato per le sei settimane successive, fatta eccezione per le pas-
seggiate quotidiane che eravamo costretti a compiere nel cortile del
carcere. [...] L’arredamento della cella era spartano [...] mancavano ta-
voli, sedie o sgabelli, così come ogni possibilità di appendere la casac-
ca, il berretto o l’asciugamano. L’abitante della cella poteva solo stare
in piedi [...] fare (in qualsiasi direzione) soltanto un paio di passi o sta¬
re seduto sulla branda70.
Che questa descrizione fosse grosso modo appropriata anche
alia cella di Schmitt può chiarire la sua osservazione del 21 apri-
le, al cospetto di Kempner, in occasione della consegna del pare-
re sul tema del «grande spazio»:
69 In questo settore del penitenziario le condizioni di detenzione per i testi¬
moni erano più leggere. Essi vivevano in celle aperte e potevano incontrarsi; po¬
tevano anche radersi da soli e a tal fine ricevevano una volta la settimana una la¬
metta da barba. Ricevevano anche una razione di tabacco; cfr. l’interrogatorio
del dentista Blaschke in Kempner, Das Dritte Reich im Kreuzverhör, cit., p. 59,
ma si veda soprattutto Friedrich Grimm, Mit offenem Visier. Aus den Lebense¬
rinnerungen eines deutschen Rechtsanwalts, Leoni 1961, pp. 265 sgg.
70 W. Maser, Nürnberg. Tribunal der Sieger, Düsseldorf 1977, pp. 110-111;
resoconto del generale von Korman, testimone della difesa, arrestato come
«possibile imputato» (p. 629).
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
35
Ci è voluto molto tempo, perché mi hanno portato così in ritardo
il tavolo.
Kempner gli aveva comunque procurato carta e penna, per
Schmitt owiamente un elisir, che gli resero più sopportabile l’am-
biente, descritto per il resto in questi termini:
Le celle non venivano evidentemente riassettate da anni, erano mal
messe e fredde. I due o tre colpi di riscaldamento al giomo, ciascuno
dei quali durava solo pochi minuti, erano così deboli che il più delle
volte non arrivavano nemmeno nei tubi delle celle. Le finestre non si
chiudevano: molti vetri erano rotti. Per le riparazioni mancavano sia
gli addetti sia il materiale. Non c’era neppure la colla a disposizione.
Col freddo arrivavano correnti d’aria. Le pared avevano l’intonaco che
si sbriciolava, erano imbrattate e sporche. Nelle larghe crepe i topi ave¬
vano fatto la loro tana. I gabinetti erano malandati e con il loro fetore
appestavano tutto l’ambiente. Nella maggior parte delle celle l’illumi-
nazione consisteva di lampade così deboli che i detenuti potevano leg-
gere e scrivere solo nelle brevi ore del mezzogiorno71.
Schmitt accennò indirettamente alle condizioni infelici della
sua cella quando il 29 aprile, in risposta all’intenzione di Kempner
di continuare «fuori» la conversazione con lui, disse:
Per motivi di salute questo mi sarebbe molto gradito.
Schmitt non utilizzò il tavolo e Poccorrente per scrivere messo-
gli a disposizione da Kempner solo per scrivere i pareri che gli era¬
no stati richiesti. Il suo testo La sapienza della cella, aprile 1947 non
conteneva però riferimenti alle condizioni concrete della sua de-
tenzione a Norimberga, ma descriveva in termini generali la con-
dizione del detenuto in isolamento72. La miseria esteriore del pe-
71 Maser, Nürnberg, cit., pp. 111-112.
12 Schmitt, Excaptivitatesalus, cit., pp. 79-91 (Excaptivitatesalus, pp. 81-94).
Nella prefazione, tradotta da Günter Maschke, all’edizione spagnola Schmitt
scriveva nel 1960: «Quando la vittima di un simile meccanismo ne parla in un li-
bro, non è tanto importante che essa dica ciò che sente, quanto piuttosto che di-
ca ciò chepensa sotto la coercizione di questa situazione. Tutta la dignità dell’uo-
mo si concentra nel suo pensiero» (Tommissen, a cura åi, Schmittiana, vol. II, cit.,
p. 141). Con l’ultima fräse Schmitt citava una famosa massima di Blaise Pascal.
36
Risposte a Norimberga
riodo trascorso a Norimberga traspare indirettamente soltanto
dalle lettere alia moglie; indirettamente perché egli cercava sempre
di tranquillizzarla circa la propria condizione. Come detenuto
«esperto» degli americani aveva proweduto e si era conveniente-
mente attrezzato per affrontare la detenzione:
Ogni tanto nella mia cella è un po’ freddo, ma non lo sento grazie
alle buone coperte di lana. II cuscino e le belle coperte pesanti sono ot-
time, anche le lenzuola di flanella della buona zia...[illeggibile] e la ber-
retta. Ho potuto portare in cella anche il Nescafè e il lardo dalle sca-
tolette, anche lo zucchero. Se manda qualcosa in scatola, può essere
solo travasato. Lo scorso mercoledi mi hanno anche rasato73.
Tre giorni dopo egli parla di nuovo di «caffé, zucchero e un
pezzetto di speck» e aggiunge che «ieri sono stato di nuovo rasa¬
to». Il che vuol dire che i detenuti che non avevano il permesso di
usare il proprio rasoio venivano condotti ogni sei giorni dal bar¬
biere; una mansione espletata da prigionieri di guerra tedeschi
sotto il controllo di sorveglianti americani74. Che fosse intenzio-
nale o meno, sta di fatto che i prigionieri tra i cinquanta e i set-
tant’anni privati dell’abituale rasatura quotidiana si sentivano de-
gradati allo stato di vagabondi. Schmitt descrive come uno spe-
ciale privilegio «il permesso di tenere in cella durante il giorno le
mie due paia di occhiali, mentre di notte devo consegnarle en-
trambe»75.
In condizioni normali, la pubblica accusa non può trattenere
a lungo in stato di custodia cautelare nemmeno un possibile impu-
tato («possible defendant»). La detenzione è consentita solo sul-
la base di un mandato di cattura da parte del giudice, nel caso in
cui sull’imputato gravino forti sospetti e (in aggiunta) sussista un
motivo di arresto, come per esempio il pericolo di fuga (§ 112 del
Codice di procedura penale). Dopo l’arresto l’imputato deve es- 77’ Lettera alia moglie Duska del 6 aprile 1947.1 coniugi Schmitt avevano l’abi-
tudine, diffusa a quel tempo presso l’alta borghesia francese, di darsi il lei; ciò
creava spesso un certo disorientamento fra i mold ospiti tedeschi di casa Schmitt,
per il divertimento della figlia Anima.
1A II regolamento interno per i detenuti di Norimberga è disponibile in Ma¬
ser, Nürnberg, cit., pp. 105 sgg.
7’ Continuazione il 9 aprile della lettera alia moglie cominciata il 6 aprile.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
37
sere immediatamente accompagnato, al più tardi entro 24 ore, da-
vanti a un giudice, il quale stabilisce l’urgenza degli indizi di rea-
to e i motivi dell’arresto e quindi dispone o la prosecuzione della
custodia cautelare, o il rilascio o la sospensione della detenzione
(§§ 114 sgg. del Codice di procedura penale). Nei suoi principi
fondamentali questa normativa valeva dal XIX secolo in tutta Eu¬
ropa; negli Stati Uniti è una «jury» a decidere sulla prosecuzione
della custodia cautelare. A «Norimberga», così come altrove nel-
la Germania sotto occupazione alleata, questi principi non vale-
vano più. La pubblica accusa decideva da sola sull’arresto; il man-
dato di cattura veniva eseguito dalle autorità militari. Anche la
prosecuzione della custodia cautelare o la scarcerazione erano di-
sposte dalla pubblica accusa prima dell’istruzione di un procedi-
mento giudiziario. Si trattava di una situazione di inciviltà, se con-
siderata dal punto di vista del processo penale, che però in Ger¬
mania si spiegava con lo stato di occupazione. Anche le potenze
di occupazione occidentali internarono tutti coloro che erano
considerati un potenziale pericolo per le loro truppe e per i loro
obiettivi. Tra il 1945 e il 1948 nei campi di internamento delle zo¬
ne di occupazione occidentali si trovavano almeno 200.000 per-
sone, più verosimilmente intorno alle 290.00076 77. Un controllo giu¬
diziario era escluso; sul rilascio decidevano infatti le autorità mi¬
litari, con o senza commissioni tedesche di controllo. Anche nel-
le zone di occupazione angloamericane degli Stati dell*Habeas cor¬
pus non era questo un diritto speciale per i tedeschi. La stessa co-
sa, infatti, era awenuta negli Stati Uniti, dove tra il 1942 e il 1944
circa 112.000 giapponesi, di cui 70.000 di cittadinanza americana,
furono internati nei campi del Midwest. Congresso e Corte Su¬
prema giustificarono questi prowedimenti come misure di sicu-
rezza in uno stato di necessità nazionale (state of emergency)11.
La pubblica accusa di Norimberga non vedeva nell’arresto di
«possibili imputati» alcun motivo per applicare il principio del-
1’Habeas corpus; se infatti era già prevista la possibilità di interna-
re per molti anni tutti i capì dei gruppi locali del partito nazional-
76 Park di questo tema, fornendo i dati, H. Quaritsch, in «Der Staat»,
XXXI, pp. 533 sgg. Si veda in particolare B. Schöbener, Die amerikanische Be¬
satzungspolitik und das Völkerrecht, Frankfurt a.M. 1991, pp. 434 sgg.
77 Dati forniti da Quaritsch, in «Der Staat», cit., p. 534.
38
Risposte a Norimberga
socialista, la pubblica accusa poteva a maggior ragione rinchiude-
re presunti criminali di guerra sia a Norimberga sia nei campi spe-
ciali come quello di Ludwigsburg nella zona americana o di Bad
Nenndorf nella zona britannica. II ragionamento fondato sul cri-
terio della «maggior ragione» era però giuridicamente insensato,
perché il mancato controllo giudiziario sull’internamento si giu-
stificava esclusivamente sulla base del carattere di sicurezza di
queste misure, e non poteva pertanto essere esteso a «possibili im-
putati» o addirittura a testimoni. Secondo la legge n. 10 del Con-
siglio di Controllo poteva essere arrestato soltanto chi «è sospet-
tato di avere commesso un crimine» (art. III). Una clausola mol¬
to estensiva della stessa legge autorizzava le autorita di occupa-
zione ad adottare «misure appropriate [...] affinché testimoni e
mezzi di prova possano essere messi a disposizione in caso di ne-
cessità» (art. Ill, I c). La pubblica accusa interpretò la reclusione
nel penitenziario di Norimberga come «misura appropriata» in
questo senso. Ma anche in considerazione della distruzione cui
era stata sottoposta la città di Norimberga e della penuria di spa-
zio abitativo - la maggior parte delle case ancora abitabili era sta¬
ta occupata dagli americani, in particolare dalla pubblica accusa
e dalle autorita giudiziarie - la rigida detenzione in isolamento sa-
rebbe stata in ogni caso un’interpretazione sproporzionata e quin-
di inammissibile della legge. Qui non si sta discutendo della que-
stione di diritto, ma solo del fatto ehe la pubblica accusa decise
del destino di testimoni e «possibili imputati» senza controllo giu¬
diziario78. Gli stessi testimoni volontari, ehe erano stati soltanto
invitati a presentarsi un certo giorno al Palazzo di Giustizia, po-
tevano essere tenuti per settimane e per mesi in cella d’isolamen-
to come se fossero dei criminali già condannati, per poi essere ri-
lasciati senza magari essere stati nemmeno interrogati79. Di fron¬
te alle critiche rivolte pubblicamente a questo modo di procede-
78 Nel suo saggio Amerikanische Militärgerichte in Deutschland, Kempner
non ha affrontato questo tema; gli era però noto perché in esso osserva ehe il
principio deli'Habeas corpus era stato rispettato dalle autorita americane e dai
tribunali americani. Il ehe però è vero solo per i crimini commessi sotto l’auto-
rità di occupazione americana e quindi solo a partire dal 1945 (cfr. Festschrift
für Martin Hirsch, Baden-Baden 1981, pp. 145 e 148 sgg.).
79 Maser, Nürnberg, cit., pp. 120 sg., in riferimento al rapporto del genera¬
le von Korman.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
39
re il governo militare rispose sostenendo che questi testimoni e-
rano tutti criminali80. Date queste condizioni, si può dire che
Schmitt è stato fortunato, perché ha trascorso solo cinque setti-
mane nel carcere di Norimberga, è stato interrogato tre volte in
modo civile - cosa che per Kempner non doveva essere così scon-
tata81 - e ha addirittura potuto scrivere tre pareri. Questo tratta-
mento fu dovuto al personale interesse di Kempner per il famoso
studioso; interesse di cui Schmitt avrebbe in seguito avuto modo
di ringraziarlo con il complimento «...ma mentre con Kempner ho
avuto una discussione...»82.
Gli ampi e incontrollabili poteri permisero alia pubblica accu-
sa di esercitare una certa pressione sui testimoni. Le condizioni
nel penitenziario e nella casa dei testimoni erano molto differen-
ziate, in primo luogo per i testimoni e i «possibili imputati» che
avevano almeno cinquant’anni, ma il più delle volte sessanta o set-
tanta83. E evidente che il rilascio dal carcere e il trasferimento nel¬
la casa dei testimoni devono essere interpretati come premio per
la buona condotta; quale pubblica accusa si sarebbe fatta sfuggi-
re una simile occasione per far parlare i testimoni (nel senso del-
l’accusa)? Tutte le circostanze autorizzano in ogni caso la seguen-
te supposizione: Kempner pensava che la minaccia dell'accusa e
la solitudine della cella inospitale di Norimberga avrebbero in-
dotto Schmitt a scrivere un parere che egli avrebbe potuto utiliz-
zare nel «processo Wilhelmstrasse» contro i Segretari di Stato. A
una tale tecnica Kempner è ricorso anche in altri casi.
80 E questa l’argomentazione utilizzata da George S. Martin (in «Die Zeit»
del 12.2.1948, p. 3) in risposta alia critica di Richard Tüngel, Nürnberger Recht
(in «Die Zeit» del 22.1.1948). Se questo «Deputy Public Relations Officer» fos¬
se stato meno presuntuoso o più intelligente avrebbe dichiarato a rischio di si-
curezza tutti i testimoni che di solito erano comunque «automaticamente in ar-
resto».
81 Cfr. i resoconti di Friedrich Grimm sui suoi interrogatori a Norimberga
da parte di Kempner il 18 e 24.11.1947 in Grimm, Mit offenem Visier, cit., pp.
263 sg. e 271 sg.
82 Schmitt, Glossarium, cit., p. 205 (27 ottobre 1948) (Glossario, pp. 288-289).
83 Nelle lettere alia moglie del 6.5.1947 e dell’8.5.1947 Schmitt racconta del¬
la casa dei testimoni: «Abito in una stanza in condizioni normali, ho un letto e
lenzuola pulite [...] mi trovo in una situazione comoda quale libero testimone,
abito in una bella casa, sono del tutto libero, ricevo addirittura l’indennita per i
testimoni e a pranzo mangio cibo americano nella cosiddetta mensa. Altrimen-
ti devo prowedere da solo ai pasti».
40
Risposte a Norimberga
Così per esempio nel caso del dottor Hans Globke (1898-
1973), collega di Kempner al ministero degli Interni fino alia sua
emigrazione, dal 1950 direttore generale di ministero, dal 1953 al
1963 Segretario di Stato presso la Cancelleria di Adenauer, che
egli trasformò in un eminente strumento di governo. Con il suo
nuovo superiore nel ministero degli Interni, il Segretario di Stato
Wilhelm Stuckart, Globke aveva commentato le leggi razziali
emanate nel 1935 («Legge civile del Reich del 15 settembre 1935,
e altre», Monaco 1936). Nel «processo Wilhelmstrasse» era un
«testimone a favore» dell’accusa contro, tra gli altri, il suo ex su¬
periore e co-autore Stuckart84. Stralci della lettera di Kempner a
Globke del 13 maggio 1950, un cosiddetto «Persilschein»*, sono
stati pubblicati sullo «Spiegel» del 4 aprile 1954, p. 21. La rivista
commentava: «Il capo dei socialisti Kurt Schumacher, che rifiutò
deliberatamente di ricevere Hans Globke, ha chiesto una volta a
Robert Kempner quale fosse il vero motivo di tanta cortesia. L’ac-
cusatore gli rispose dicendo che gli americani si erano seriamen-
te ripromessi di proteggere i loro più preziosi testimoni di No-
rimberga da tutti gli attacchi provenienti da ambienti politici in¬
terni. Hans Globke era stato uno dei più preziosi sostenitori
dell’accusa; la sua attività non aveva avuto conseguenze soltanto
nelle aule giudiziarie» {ibidem). Kempner si comportò nello stes-
so modo con Friedrich Wilhelm Gaus, direttore generale nel mi¬
nistero degli Affari Esteri, del quale Wilhelm Grewe85 decenni
dopo avrebbe detto che come direttore dell’Ufficio legale del mi¬
nistero degli Esteri era stato già all’epoca di Weimar al servizio
8-4 Wilhelm Stuckart (nato nel 1902) fu condannato nel «processo Wilhelm-
strasse» a tre anni, dieci mesi e venti giorni di carcere per crimini contro l’uma-
nitä; tenuto conto dell’altrettanto lungo periodo di custodia cautelare, fu rila-
sciato dopo la sentenza a causa di una grave malattia cardiaca di cui soffriva (Das
Urteil im Wilhelmstrassen-Prozess, cit., pp. 162-169 e 278). Mori nel 1954 in un
incidente d’auto.
* Il termine deriva dal nome di uno dei primi detersivi (Persil) e si è affer-
mato in Germania durante la fase della denazificazione per indicare il certifica¬
te di riacquistata rispettabilitä sociale e di «immacolatezza» fornito agli impu-
tati di crimini nazisti, che venivano scagionati dalle testimonianze delle vittime
del nazismo o di qualche ex oppositore del regime [N.</.T.].
85 W. Grewe, Ein Leben mit Staats- und Völkerrecht im 20. Jahrhundert, in
«Freiburger Universitätsblätter», CXVIIK1992), p. 35.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
41
del ministro degli Esteri Stresemann «...come anche di Hitler, e
aveva elaborato il patto Ribbentrop/Molotov del 1939. Dopo il
1943 gli americani lo condussero come testimone dell’accusa a
Norimberga e anche lì li ha serviti con zelo pari a quello che aveva
dimostrato nei confronti dei suoi precedenti padroni». Richard
Tüngel trattò del caso Gaus in un articolo apparso su «Die Zeit»
il 17 giugno 1948 con una critica acuminata a Kempner (L’accu-
satore sotto accusa), che indusse quest’ultimo a scrivere soltanto
una non ben specificata lettera aperta contro la «società degli
amici dei criminali di guerra di Norimberga» e contro il «circolo
degli amici dei criminali di guerra» («Die Zeit», 14 ottobre 1948,
p. 2). I suoi precisi ricordi di Gaus non contraddicono quelle cri-
tiche (cfr. Kempner, Ankläger einer Epoche, cit., pp. 316-317).
Sul caso Gaus e su analoghi casi si veda H. Quaritsch, Nürnber¬
ger Zeugen, in «Rechtshistorisches Journal», XIVÜ995), pp. 569
e 580 sgg.
Il giurista Schmitt non si fece intimidire dalla prospettiva di
un’accusa per guerra di aggressione, crimini di guerra e crimini
contro l’umanità; utilizzò anzi l’addebito per un’abile autorap-
presentazione. Dal secondo interrogator^ egli deve avere colto la
connessione tra minaccia e aspettativa dell’accusatore. Dopo il
primo interrogatorio era ancora concentrato sulla propria autodi-
fesa, infatti il 12 aprile 1947 scrisse alia moglie:
Vengo intanto interrogato; potrebbe, per favore, con il permesso
di chi mi interroga, spedirmi i seguenti miei scritti: 1 ) Legalität und Le¬
gitimität, 2) Diskriminierender Kriegsbegriff-, 3) il saggio della «Europ.
Revue» del 1933 (febbraio), su «Evoluzione dello Stato totale», in-
viandoli al seguente indirizzo: Amerikanische Anklagebehörde, Nürn¬
bergjustizpalast, all’attenzione del Prof. Carl Schmitt. Decida Lei co¬
me spedirli, se tutti insieme come «stampa» o separati, oppure come
pacco. La Völkerrechtliche Grossraumordnung l’ho avuta qui dalla
pubblica accusa. Si tratta di capire (io non sono ancora accusato) in
che misura io abbia fornito la base teorica della politica hitleriana del
grande spazio e abbia in questo modo commesso crimini contro la pa¬
ce (guerra di aggressione), contro l’umanità e crimini di guerra. Le sa-
rei grato se potesse inviarmi subito i libri, nel caso in cui li abbia in ca-
sa. Di particolare importanza è il saggio sulla «Europ. Revue» del
1933. Se potesse sacrificare il suo esemplare personale, sarebbe molto
gentile. So che non ci si può più procurare i libri.
42
Risposte a Norimberga
A causa del cattivo funzionamento delle poste in quel periodo
Schmitt non avrebbe ricevuto i libri o li avrebbe ricevuti troppo
tardi. Non ricevette nemmeno la Völkerrechtliche Grossraumord¬
nung che la pubblica accusa gli aveva promesso e da cui Kempner
il 3 aprile (interrogatorio del 21 aprile) aveva citato un passo.
Se Kempner sia rimasto soddisfatto o deluso dalla lettura del
parere su Lammers non lo sappiamo. Schmitt evidentemente pen-
sò che l’incarico di scrivere il parere fosse una favorevole oppor-
tunità di rispondere a una domanda interessante con un dignito-
so saggio scientifico, una propensione che non lo aveva abbando-
nato nemmeno a Norimberga. Ha così sfruttato al meglio le setti-
mane trascorse nel carcere di Norimberga: ex captivitate opus. An-
che in seguito non si sarebbe vergognato del suo scritto su Lam¬
mers. Quella che segue è una citazione tratta dalla postfazione del
1958 alia prima edizione dello scritto:
Le osservazioni qui pubblicate sono una ripetizione testuale di una
risposta scritta da me resa il 29 aprile 1947 nel carcere di Norimberga
al dottore Robert Kempner86.
Anche il quarto e ultimo compito che l’accusatore gli assegnò,
dopo il suo trasferimento nella casa dei testimoni, si riferiva al
«processo Wilhelmstrasse». Anche in questo caso Schmitt sotto-
pose il suo parere al giudizio della comunità scientifica e quando
venne pubblicato nel 1958 ricordò l’occasione da cui era scaturito:
Il saggio è in sostanza la ripetizione testuale di una risposta scritta
da me resa il 13 maggio 1947, nella casa dei testimoni di Norimberga,
al dottor Robert W. Kempner. La domanda che mi era stata posta era:
perché i Segretari di Stato hanno seguito Hitler?87
Il testo sviluppa le analisi apparse nella monografia schmittia-
na del 1932 Legalität und Legitimität. Non si discute in questa se-
de la correttezza del suo risultato, ma ci si chiede se Schmitt ab¬
86 C. Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufsätze aus den Jahren 1924-1954. Ma¬
terialien zu einer Verfassungslehre (1958), Berlin 19853.
87 Ivi, p. 448; con il titolo Das Problem der Legalität è originariamente appar-
so nella rivista «Die neue Ordnung», 1950, pp. 270-275 (trad. it. in C. Schmitt,
Le categorie del «politico», a cura di G. Miglio e P. Schiera, Bologna 1972, pp. 279-
292).
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
43
bia corrisposto alle presume aspettative del suo committente.
Schmitt, per venire al punto, considera il «positivismo giuridico»
e il «concetto funzionalistico di legalità» responsabili del fatto che
«alti funzionari che non erano fanatici sostenitori di Hitler abbia-
no partecipato ad atti chiaramente inumani, senza che per questo
li si debba considerare malati di mente incapaci di intendere e di
volere, idioti morali o criminali per natura». Questa interpreta-
zione che Schmitt stesso definì «psicologica e sociologica» dove-
va fornire una spiegazione a ciò che risultava inspiegabile ricor-
rendo a giudizi di valore sul carattere dei singoli individui. Le con-
siderazioni schmittiane non potevano valere come addebiti pena-
li; secondo Schmitt, infatti, non solo la maggior parte dei funzio¬
nari ma anche la maggioranza dei tedeschi condivideva, in forza
di una lunga tradizione culturale e religiosa, questa mentalità le-
galistica. Forse il parere schmittiano incontrò l’interesse dell’ex
giurista tedesco Kempner, o per lo meno gli forni un’utile base
informativa. Nella sua qualità di accusatore, però, non poteva si-
curamente ricavarne nulla e da questo punto di vista con Schmitt
non conseguì il suo presunto obiettivo. E tuttavia Kempner avreb-
be in seguito affermato il contrario:
Per le accuse nel «processo Wilhelmstrasse», in cui ero tra i prin-
cipali accusatori [sic] di parte americana, le ampie spiegazioni da lui
formte furono molto utili. Egli sottolineò infatti con argomentazioni
interessanti la forte valenza politica e la responsabilità dei Segretari di
Stato di Hitler. Io ero allora impegnato a sostenere l’accusa contro ot¬
to Segretari di Stato di Hitler88.
E ha scritto anche altre cose: perché i Segretari di Stato dovessero
essere accusati, ecc.89.
Se le spiegazioni schmittiane fossero state dawero «molto uti¬
li», Kempner avrebbe inserito il professore di diritto pubblico Carl
Schmitt nel gruppo dei testimoni a favore dell’accusa del «proces¬
so Wilhelmstrasse», o avrebbe per lo meno utilizzato in qualche
modo nel corso del processo il suo parere su Lammers e sulla que-
stione del perché i Segretari di Stato avessero seguito Hitler. Ma né
88 Kempner, «Nachruf», cit., p. 4.
89 Wollenberg (a cura di), Von der Hoffnung, cit., p. 106.
44
Risposte a Norimberga
l’una né l’altra cosa awennero. Schmitt non fu un «testimone a fa-
vore dell’accusa». Globke, Gaus e gli altri che si erano guadagnati
questo titolo non furono mai attaccati in articoli di giornale né in
lettere ai giornali: questa cortesia fu riservata soltanto a Schmitt.
5. II rilascio
La fine della detenzione e il trasferimento nella casa dei testimo-
ni documentano la scarcerazione formale, con il compito di met-
tersi a disposizione della pubblica accusa come «testimone vo-
lontario»90. Robert Kempner ricordò questo fatto in modi diver-
si nel 1973, nel 1983 e nel 1991, con quattro diverse varianti. In
un primo momento il suo ricordo fu il seguente:
Quando, dopo la conclusione degli interrogatori, spiegai a Carl
Schmitt che poteva andare a casa egli rimase incredulo e mi chiese se
era stato quindi rilasciato. Gli dovetti spiegare che il rilascio poteva av-
venire senza ulteriori procedure, ma che esso non escludeva che egli
sarebbe stato chiamato a rispondere di fronte ad autorita tedesche.
«Allora, che cosa devo fare, adesso?» chiese al momento di uscire.
«Forse la cosa migliore è che mi rifugi nella sicurezza del silenzio».
L’ultima cosa che gli dissi fu: «questo avrebbe dovuto farlo già molto
tempo fa, ma certo anche adesso è la cosa migliore che lei possa fare»91.
Dieci anni dopo, l’awertimento giuridico circa la propria re-
sponsabilità davanti alle autorita tedesche viene scambiato con un
elemento che richiama l’atmosfera di Norimberga:
Gli ho detto: vada a casa!
Lui risponde: si, ma come faccio ad andarmene? Sono ancora in ar-
resto.
Vada a casa, signor Schmitt! Per quanto mi riguarda lei è libero!
Questo non riusciva proprio a capirlo!
90 RW 265-290, n. 5. Schmitt era registrato con la matricola ISM 31 G 7 250
112. Il 6 maggio 1947 («martedi pomeriggio, ore 15») scriveva alia moglie: «So¬
no stato rilasciato dal carcere e ora sto nella casa dei voluntary witnesses, i testi-
moni volontari, dove devo stare a disposizione come testimone, ma per il resto
sono libero, posso andare in città, ecc. Quanto durerà non lo so ancora...».
91 «Der Aufbau» del 24.8.1973, p. 9.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
45
Lui: il mio mandato di cattura è stato quindi revocato?
Ora lei vada con questo signore! Era un sorvegliante, non un MP,
incaricato di fare qualcosa - erano per lo più displaced persons, ingag-
giate dall’esercito.
E molto simile a quanto accadeva con i suoi nazisti: loro arrestava-
no le persone senza mandato di cattura, noi spesso le rilasciamo e ba¬
sta; ora vada!
Lui: come mi devo comportare?
Rispondo: che cosa intende fare adesso?
Lui: andrò nella sicurezza del silenzio92.
Due anni dopo, nel suo «necrologio» per la morte di Schmitt,
quindi in forma scritta e meditata, Kempner descriveva in questi
termini il rilascio:
Dopo aver esaminato i suoi scritti, gli dissi che le analisi che ri-
spondevano alia domanda sul perché egli non fosse un criminale di
guerra erano più convincenti di quelle che rispondevano alia doman¬
da sul perché lo fosse. Gli dissi: lei è libero, per quanto ci riguarda.
Schmitt non riusciva proprio a crederci e chiese: come mi devo com¬
portare adesso? Gli consigliai di rifugiarsi nel silenzio. Egli promise di
farlo e per alcuni anni mantenne la promessa93.
In questa versione la «sicurezza del silenzio» diventa un’espres-
sione dello stesso Kempner.
Infine, sei anni dopo, il ricordo è il seguente:
Per vagliare le sue affermazioni, gli feci redigere in prigione due
manoscritti: nel primo doveva esporre le ragioni a favore della punibi-
lità della sua attività, nel secondo le ragioni della sua presunta inno-
cenza. Dopo quattro settimane di prigionia ricevetti il risultato: «Io so-
no un awenturiero intellettuale». Gli risposi brevemente: vada a casa!
La sua risposta fu: mi può dunque rilasciare così, semplicemente? Gli
risposi: questo è affar mio, io sono solo un awenturiero giurista. Con
92 Wieland, Carl Schmitt in Nürnberg, cit., p. 105, qui con l’annotazione ag-
giuntiva che la collaboratrice di Kempner, signorina Jane Lester, avrebbe par-
tecipato a due dei tre interrogatori di Schmitt e avrebbe confermato queste di-
chiarazioni di fronte a chi scrive.
93 Kempner, «Nachruf», cit., p. 4.
46
Risposte a Norimberga
me accade qualcosa di simile a quello che accadeva con i nazisti. Sch¬
mitt mi ringraziò e si congedò dicendo: se mai avesse bisogno di infor-
mazioni su ex colleghi giuristi, sono volentieri a sua disposizione. Per
il resto la mia attività sarà quella di tacere9"4.
Le evidenti contraddizioni potrebbero essere semplicemente
spiegate con i vuoti di memoria di una persona anziana: nel 1973
Kempner aveva già 74 anni. Ma il punto è che anche in pubblica-
zioni scientifiche il presunto ultimo dialogo tra Schmitt e Kempner
viene definito il «dialogo divenuto famoso»94 95 e 1’ultima fräse di
Schmitt sulla «sicurezza del silenzio», riferita soltanto da Kemp¬
ner, compare nel titolo di una nota opera della letteratura critica
su Schmitt96. Vale pertanto la pena di chiarire il contenuto di ve-
rità di tali notizie.
Quanto poco Kempner potesse confidare nella memoria
nell’affare Schmitt è già stato mostrato con gli esempi della difesa
e presunta accusa in causa propria. A quali criteri possiamo quin-
di affidarci? Secondo il terzo protocollo dell’interrogatorio del 29
aprile Kempner promise di occuparsi del rilascio di Schmitt
(«farò in modo di farla tornare a casa»). Una connessione tra i pa¬
red scritti di Schmitt, la fräse «io sono un awenturiero intellet-
tuale» e il rilascio («vada a casa») non sussiste. La professione di
awenturiero intellettuale è stata fatta da Schmitt nel corso del se¬
condo interrogatorio, quello del 21 aprile.
Anche le versioni del 1983 e del 1985 non possono essere sen-
za errori. Il rilascio dalla prigione e il «vada a casa» non coincido-
no, perché Schmitt poté lasciare il penitenziario di Norimberga
solo il 6 maggio, ma dovette rimanere a disposizione in qualità di
testimone, o più precisamente: a Norimberga doveva scrivere il
suo quarto parere per Kempner («Segretari di Stato»). Lo stesso
Schmitt riferisce a tal proposito di «avere trasmesso» quest’ultimo
parere a Kempner il 13 maggio 1947 «nella casa dei testimoni»97.
In occasione della consegna dev’esserci stato un colloquio, più o
94 Kempner, «Preussens Ende», cit.
95 Noack, Carl Schmitt, cit., p. 246, citando la versione del 1983.
96 Dirk van Laak, Gespräche in der Sicherheit des Schweigens. Carl Schmitt
in der politischen Geistesgeschichte der frühen Bundesrepublik, Berlin 1993.
9/ Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufsätze, cit., p. 448. Questa data compa¬
re anche nell’intestazione della quarta presa di posizione.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
47
meno lungo, di cui però non esiste alcun protocollo. Ma quest’ul-
timo colloquio non può aver avuto come contenuto quello ehe
Kempner cita rispettivamente nelle versioni del 1983, del 1985 e
del 1991, perché il 6 maggio Schmitt era già stato ufficialmente ri-
lasciato dal carcere. Non e’era quindi bisogno né di grandi gesti
da parte di Kempner né di un paragone con le pratiche di inter-
namento naziste. A prescindere dal fatto ehe questo paragone non
regge: le potenze occidentali di occupazione arrestavano e impri-
gionavano sulla base di liste di nominativi, senza mandato indivi¬
duale (giudiziario) di arresto.
Come testimonia il documento di scarcerazione del 6 maggio
1947, a Norimberga non si veniva scarcerati sulla base di istru-
zioni date a voce. Tra la dichiarazione del 29 aprile e l’effettivo ri-
lascio del 6 maggio passarono comunque sette giorni. La descri-
zione così realistica (il sorvegliante proveniente dalle «displaced
persons») non si poteva riferire al colloquio del 13 maggio, anche
solo perché a quella data Schmitt non era più incarcerato: il man¬
dato di cattura era stato sospeso sette giorni prima. D’altra parte
Schmitt trascorse ancora sei giorni nella casa dei testimoni: arrivò
a Plettenberg soltanto il 21 maggio98 99.
6.1 racconti di Kempner
Appare infine incredibile il resoconto con il quale Kempner in-
tendeva bollare Schmitt, ehe aveva già trasformato in un «accusa-
tore dei Segretari di Stato», come delatore a scapito dei suoi col-
leghi:
Se mai avesse bisogno di informazioni su ex colleghi giuristi, sono
volentieri a sua disposizione".
La presunta affermazione di Schmitt compare per la prima vol-
ta nel 1991, nonostante Kempner avesse già più volte fatto riferi-
mento a quel «motivo» - la citazione da Kaufmann e la sua utiliz-
zazione nel «processo Wilhelmstrasse»100.
98 Tommissen (a cura di), Schmittiana, vol. II, cit., p. 126.
99 Kempner, «Preussens Ende», cit.
10l) Kempner, Ankläger einer Epoche, cit., p. 130; Wieland, Carl Schmitt in
Nürnberg, cit., p. 103 e Wollenberg (a cura di), Von der Hoffnung, cit., p. 107.
48
Risposte a Norimberga
Una simile dichiarazione da parte di Schmitt avrebbe avuto
senso se il tema degli «ex colleghi giuristi» fosse stato di qualche
rilevanza nel corso dei tre interrogatori condotti da Kempner.
Schmitt a dire il vero aveva tirato in ballo l’ex collega Erich Kauf¬
mann nel primo interrogatorio del 3 aprile101, ma Kempner non
aveva approfondito l’argomento e aveva giustamente ribattuto:
Qui però non c’è Erich Kaufmann, ma lei.
Il tema si era esaurito con la seguente risposta di Schmitt:
Non lo voglio accusare. Non vorrei nemmeno dare l’impressione
di accusare quest’uomo.
Schmitt tornò su questo tema solo molto tempo dopo. Kemp¬
ner voleva infatti utilizzare la fräse di Kaufmann che Schmitt aveva
citato nel primo interrogatorio del 3 aprile. Aveva però bisogno di
sapere da quale testo era tratta e il passo preciso in cui compariva.
Il suo intento era di smascherare Kaufmann mostrandone l’inat-
tendibilitä come testimone della difesa di Ernst Weizsäcker102.
Quest’idea gli venne però solo nel 1983, quando Schmitt era già
stato rilasciato:
Un paio di settimane dopo [l’ultimo colloquio con Schmitt] [...] vie-
ne citato nel processo contro i Segretari di Stato un certo professor Eri¬
ch Kaufmann come testimone della difesa, un giurista internazionalista
ebreo molto conosciuto, che si era rifugiato in Olanda [...] ho sottopo-
sto Kaufmann a un interrogatorio incrociato e gli ho detto [...]. Strana-
mente mi venne in mente in quell’occasione Carl Schmitt e la sua affer-
mazione secondo la quale vi erano state altre persone molto più milita-
riste di lui. Mandai subito un telegramma al professor Schmitt nella sua
casa in Vestfalia: prego comunicare subito chi ha detto che la guerra è
l’ultimo mezzo del diritto internazionale e in quale rivista compare. Poi-
101 Erich Kaufmann (1880-1972), professore di diritto pubblico e diritto in¬
ternazionale e filosofo del diritto. Dal 1912 professore a Kiel, Königsberg, Bonn,
Berlino (professore onorario nel 1927, professore ordinario nel 1934), Monaco
(1946). Dal 1927 al 1934 e dal 1950 al 1958 consulente legale del ministero degli
Affari Esteri; pensionato forzatamente nel 1934 in quanto «ebreo» e privato del¬
la venia legendi, emigrö in Olanda nel 1939. Bibliografia in Festgabe für Erich
Kaufmann, Stuttgart 1950, pp. 401 sg.; cfr. anche la Neue Deutsche Biographie,
vol. XI, Berlin 1977, pp. 349 sg. (H. Liermann).
102 Kempner, Ankläger einer Epoche, cit., pp. 130-131; Wieland, CarlSchmitt
in Nürnberg, cit., p. 103 e Wollenberg (a cura di), Von der Hoffnung, cit., p. 107.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
49
ché egli era un awenturiero intellettuale ha risposto tempestivamente
che la citazione era del professor Erich Kaufmann103.
AlTincontro dei veterani della manifestazione commemorativa
di Norimberga fatti e rapporti causali si confondono completa-
mente nelle parole di Kempner:
A Norimberga c’era Erich Kaufmann, un altro professore incrimi-
nato [!] che aveva deposto a difesa del Segretario di Stato Ernst von
Weizsäcker. E in quell’occasione Carl Schmitt mi disse: «le voglio spie-
gare che cosa ha fatto Erich Kaufmann. Lui era molto più favorevole
di me alia guerra e alle faccende militari. E ora compare come testi-
mone della difesa». Io ho preso nota di queste dichiarazioni, e un gior-
no ho inviato a Schmitt il seguente telegramma: «per cortesia chiarisca
perché Erich Kaufmann è un sostenitore della guerra molto peggiore
di Lei». Rimasi attonito nel ricevere da Carl Schmitt un telegramma e
una comunicazione in cui trasmetteva all’accusa tutto il materiale ac-
cusatorio contro un suo ex collega. Si può usare solo una parola per
qualificare questo comportamento: una porcata!104
Questo resoconto è tutto falso. Definire Kaufmann in un di-
battito su Schmitt un «altro professore incriminato» si può spie-
gare solo con uno stato di confusione mentale: l’editore non ha re-
so un buon servizio né a Kempner né a se stesso non emendando
un errore così imperdonabile. E tuttavia questo lapsus grottesco
potrebbe giustificarsi da sé. Per stare ai fatti: Schmitt citò Kauf¬
mann il 3 aprile 1947. Non era un indovino e quindi non poteva
sapere che nel «processo Wilhelmstrasse», cominciato il 6 gen-
naio 1948 e terminato il 14 aprile 1949, Erich Kaufmann sarebbe
comparso come testimone della difesa, e precisamente il 3 giugno
1948. Di conseguenza Schmitt non poteva nemmeno riferirsi a
Erich Kaufmann come a un «testimone della difesa», volendosi in
questo modo discolpare. Il telegramma a Schmitt non poteva
quindi avere come contenuto quello ehe Kempner riferi nel 1986.
E Kempner non poteva nemmeno aver ricevuto da Schmitt una
comunicazione contenente «tutto il materiale incriminatorio con¬
tro un suo ex collega». Ci vuole un bei «fegato» a esprimere un
103 Kempner, Ankläger einer Epoche, cit., p. 130.
,04 Wollenberg (a cura di), Von der Hoffnung, cit., pp. 106-107.
50
Risposte a Norimberga
giudizio come quello del 1986 su questa presunta denuncia. Ciò
che ora era «una porcata» era stato giudicato da Kempner «mol¬
to onorevole» tre anni prima:
In seguito ebbe la «cortesia» di informarci - in modo rapido, molto
onorevole - sul suo collega Erich Kaufmann nel «processo Wilhelm¬
strasse», che stava affrontando la difesa di Weizsäcker nella quale Kauf¬
mann deponeva come testimone; Schmitt, ehe nel frattempo era di nuo-
vo in libertà a Plettenberg, era stato richiesto da me tramite telegram-
ma del passo in cui si trovava la fräse di Kaufmann che egli aveva citato
nel suo interrogators105.
Nel dettaglio: Kempner rivolse a Schmitt le domande su Kauf¬
mann non «un paio di settimane dopo», ma 13 mesi dopo il suo
rilascio dal penitenziario di Norimberga. Eventi e date sono do-
cumentati106.
II 26 maggio 1948 Kempner scrisse:
Egregio Professor Schmitt, in uno dei nostri colloqui Lei ha detto
ehe il Professor Erich Kaufmann ha manifestato nei suoi scritti ten-
denze molto più nazionalistiche delle sue. Sarebbe così gentile da co-
municarmi tempestivamente i testi a cui si riferiva, visto ehe senza il
suo aiuto sarebbe per me difficile risalire alle fonti? Allego busta con
affrancatura di ritorno.
Kempner aveva indirizzato questa lettera al «Professor Carl
Schmitt, Plettenberg/Vestf.». Probabilmente gli vennero dei dub-
bi circa la possibilità di risalire al destinatario in presenza di un in-
dirizzo incompleto. Perciò si informò a Berlino al vecchio indiriz-
zo, Kaiserstuhlstrasse 19, sull’indirizzo preciso. Una persona ehe
abitava nella stessa casa, l’ex allievo di Schmitt Werner Blischke,
gli comunicò il nuovo indirizzo il 27 maggio 1948107. Ora Kemp-
1(15 Wieland, Carl Schmitt in Nürnberg, cit., p. 103.
106 Gli originali di tutti i documenti ehe verranno di seguito citati sono in
possesso del collega Piet Tommissen (Bruxelles), ehe mi ha cortesemente per-
messo di esaminarli fornendomene delle copie.
107 II telegramma del 27 maggio 1948 indirizzato a Carl Schmitt, Pletten¬
berg, Brockhäuser Weg 10, recitava: «Ho comunicato oggi il suo indirizzo su ri-
chiesta di Kempner, Norimberga. Werner Blischke» (RW 265-61, n. 1).
Il giurista Werner Blischke (1917-1984) lavorò dal 1954 al 1981 nell’am-
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
51
ner aveva improwisamente fretta. Telegrafò il giorno seguente al
«Professor Schmitt, Brockhauser Weg 10, Plettenberg 2»:
Sollecito citazioni via telegramma degli scritti dai quali risulta il
presunto atteggiamento nazionalsocialista e bellicista di Erich Kauf¬
mann. R. Kempner, US Prosecution, Norimberga, stanza n. 127.
Secondo la copia manoscritta che conservò, Schmitt telegrafò
a Kempner il 28 maggio, la mattina alle 11,30:
citazione da Erich Kaufmann, Das Wesen des Völkerrechts, 1911, p.
146: «l’ideale sociale non è la comunità di uomini dotati di libera vo-
lontà ma la guerra vittoriosa...[illeggibile]». Segue lettera. C.S.
Nella sua lettera del 28 maggio Carl Schmitt si lamentava in-
nanzitutto della perdita della sua biblioteca:
anche la mia lettera di risposta non può essere molto precisa, perché
mi manca tutto il materiale. La mia biblioteca (cresciuta in 30 anni di
attività professionale) è stata confiscata nell’ottobre del 1945 da [il-
leggibile] autorità americane. Nel libretto che allego Der Begriff des
Politischen si trova a pag. 21 una nota che tratta di quell’affermazione
di Kaufmann. L’esemplare allegato si trovava ancora per caso in pos-
sesso di mia moglie; lei lo mette volentieri a disposizione e sarebbe gra¬
ta se fosse eventualmente possibile restituirglielo.
Quando durante il mio interrogatorio del 3 aprile feci il nome di
Erich Kaufmann mi riferivo alia fräse tratta dal suo Das Wesen des
Völkerrechts e inoltre al suo scritto dell917ol918 Bismarcks Erbe in
der Reichsverfassung, un testo che dal punto di vista tedesco-naziona-
le esprime la seguente tesi: questa guerra [la Prima guerra mondiale]
è una guerra costituzionale, ossia delle democrazie occidentali contro
la costituzione di Bismarck108.
ministrazione del Bundestag, da ultimo come ispettore generale di ministero.
Schmitt aveva accolto in casa propria lo studente Blischke e sua moglie quando
questi era stato smobilitato dal fronte per le gravi ferite subite. All’inizio del
1945 Schmitt aveva messo a disposizione di Blischke, sfollato a causa dei bom-
bardamenti, la mansarda della sua abitazione (riferito dalla signora Anni Stand
- 1915-1997-il 6.3.1994).
io« £rich Kaufmann, Bismarcks Erbe in der Reichsverfassung, Berlin 1917,
ora in Id, Gesammelte Schriften, 3 voll., Göttingen 1960, vol. I, pp. 143-223.
52
Risposte a Norimberga
[Illeggibile] per quel che ricordo, la mia citazione di Kaufmann av-
venne incidenter, quando volevo dimostrare che i professori di diritto
internazionale erano collocati su tutti i fronti, a destra e a sinistra, dal
pacifismo al bellicismo. Per il resto mantengo qui in generale un certo
riserbo, perché Kaufmann da quasi vent’anni è apertamente e violen-
temente ostile nei miei confronti, ostilità che dura tuttora. Questo non
mi ha impedito a suo tempo di attivarmi presso il mio amico Joh. Po-
pitz, ministro delle Finanze prussiano, affinché Kaufmann fosse pen-
sionato con tutti gli onori e continuasse a percepire immutato il suo
stipendio109. Da molto tempo penso che l’ostilità sia uno stato di pro-
fonda tensione spirituale-scientifica. Non so che cosa Kaufmann pen-
si al riguardo. Con la massima stima110.
Il 1° giugno Kempner rispose con una dichiarazione di avve¬
nta consegna:
Egregio Professore Schmitt, attesto, ringraziandola, il pronto adem-
pimento della nostra richiesta. Con la massima stima.
Il 7 giugno 1948 Kempner inviò a Schmitt il protocollo dell’in-
terrogatorio del testimone Erich Kaufmann nel «processo Wil¬
helmstrasse» con il seguente biglietto di accompagnamento:
Colgo l’occasione per inviarle il libro con i più sentiti ringrazia-
menti. Allego la trascrizione della deposizione del prof. Kaufmann che
sicuramente la interessa111.
109 Nel cosiddetto «processo Wilhelmstrasse» Kaufmann - testimone della
difesa - dichiarò, rispondendo a Kempner, che il ministero lo aveva pensionato
nel 1934 con la «pensione piena»; la pensione gli era stata inviata anche in Olan-
da, inizialmente solo una parte, in seguito per intero, l’ultima volta il 7.12.1941.
Dalle dichiarazioni di Kempner non è però chiaro se il pagamento della pensio¬
ne si basasse già dal 1934 o solo dal 1939, cioè dopo l’emigrazione, su un de-
creto individuale del ministro delle Finanze del Reich («caso di manifesta in-
giustizia») (dichiarazione del 3.6.1948, protocollo non pubblicato).
110 La seconda parte del testo già pubblicata in Tommissen (a cura di),
Schmittiana, vol. II, cit., p. 132. Schmitt tacque la sua personale «aperta e vio-
lenta ostilità» nei confronti di Kaufmann; su questo punto cfr. infra.
111 L’«interrogatorio incrociato del professore universitario Erich Kauf¬
mann, Monaco, dal 1939 al 1946 rifugiato in Olanda, da parte del rappresen-
tante dell’accusa dott. R.M.W. Kempner» supera le otto pagine dattiloscritte a
spazio uno.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimherga
53
Sono accertati solo i seguenti fatti: gli interrogator! protocol-
lati del 3, 21 e 29 aprile 1947; i tre pareri di Schmitt, di cui solo il
primo (grande spazio) e il terzo (parere su Lammers) rispondeva-
no a una richiesta di Kempner, mentre il secondo (guerra di ag-
gressione) era un’iniziativa autonoma di Schmitt. Non è invece
certo quando e in che forma Kempner abbia sollecitato il quarto
parere (Segretari di Stato). La data della trasmissione, 13 maggio
1947, si basa sull’annotazione del testo manoscritto prodotto a
Norimberga. Non sappiamo nemmeno che cosa Kempner e Sch¬
mitt si siano detti in occasione della consegna di questo testo e se
in questo giorno abbia avuto luogo anche l’ultimo colloquio tra
Schmitt e Kempner. Schmitt lasciò Norimberga solo il 19 o il 20
maggio; la fine del suo status di «testimone volontario» con ob-
bligo di residenza a Norimberga fu differita così a lungo proba-
bilmente sia per lentezza burocratica sia perché Kempner diede
ordini in tal senso solo dopo la lettura del quarto parere.
Le dichiarazioni di Kempner sull’ultimo colloquio con Schmitt
sono inutilizzabili, perché sono in sé contraddittorie e perché con-
traddicono anche i fatti accertati. Solo la fräse sulla «sicurezza del
silenzio» può essere considerata verosimile. Essa corrisponde in-
fatti alio stile schmittiano, ma non a quello di Kempner, e potreb-
be essere espressione delle esigenze di Schmitt nella primavera del
1947, dopo un anno di detenzione nel campo di internamento e
cinque settimane nel penitenziario di Norimberga112.
Le dichiarazioni di Kempner su Schmitt tra il 1973 e il 1991,
l’ultima quindi quand’egli aveva 92 anni, sono così platealmente
false, così contraddittorie e così facilmente confutabili che non è
possibile accettare la versione secondo cui egli avrebbe consape-
volmente creato delle leggende per far apparire la propria imma-
gine superiore a quella di uno Schmitt «che pone i propri servigi
a disposizione di chiunque si trovi in quel momento al potere», se¬
condo le conclusioni che uno dei suoi intervistatori trasse dai rac-
112 Schmitt aveva concluso Ex captivitate salus, scritto nell’estate del 1946
nel campo di internamento, con la necessità e con l’ingiunzione di tacere: cfr.
Schmitt, Ex captivitate salus, cit., pp. 75 e 78 (Ex captivitate salus, pp. 77 e 79).
Due anni dopo rimò: «Osserva attentamente l’autore, / che parla così bene del
silenzio. / Finché parla del silenzio, / infatti, in silenzio non se ne sta» (Glossa¬
rium', p. 194 - 25.8.1948; Glossario, p. 273).
54
Risposte a Nonmberga
conti di Kempner113. Dagli ottant’anni in poi Kempner non ap-
pare più in grado di ricordare con esattezza le vicende riguardan-
ti Schmitt114. A partire da quel momento egli non è più una fonte
per la storiografia, ma un caso per la geriatria. In riferimento a
Schmitt Kempner vive in un mondo di fantasia, in cui la realtà è
costituita solo da frammenti di ricordi. Lo si potrebbe definire un
Münchhausen della storia contemporanea, se non fosse per que-
gli accenti maligni che fece risuonare lui stesso, non lasciandoli
certo ai suoi uditori e interpreti: Schmitt accusatore dei Segretari
di Stato tedeschi; traditore dei suoi colleghi; un soggetto sprege-
vole; un porco115.1 suoi interlocutori, non addestrati né come giu-
risti né come storici a vagliare criticamente la «oral history» dei te-
stimoni del tempo coinvolti nelle vicende, prendevano come ve-
rità storica tutto ciò che il vecchio signore, il famoso «accusatore
di Norimberga», andava inventando sul «caso Schmitt». Voleva-
no sentirsi dire e spacciare proprio quelle cose che confermavano
i loro pregiudizi: de koste nil nisi male.
7. Conclusioni
Schmitt avrebbe potuto ignorare le domande di Kempner del 26
e 27 maggio 1948 riguardanti il testo da cui era tratta la citazione
di Kaufmann? Schmitt doveva fare i conti con l’eventualità di un
nuovo arresto e di un trasferimento a Norimberga, per i quali
Kempner aveva ancora autorità e mezzi sufficienti: in ogni mo¬
mento avrebbe potuto far valere delle ragioni contro Schmitt, se
solo se ne fosse presentato il bisogno. Ma Schmitt non deve aver
11} Wieland, Carl Schmitt in Nürnberg, cit., p. 106, con riferimento a «Brü¬
ning, Papen e Schleicher, Hitler, gli eserciti di occupazione americani e sovietici».
114 Certo non solo quelle riguardanti Schmitt: si confrontino gli «errori di
memoria» dell’autore e curatore Kempner accuratamente ricostruiti da Rudolf
Morsey in «Die Verwaltung», XVI(1983), pp. 507-515; si veda anche il suo in-
tervento in «Historisches Jahrbuch», CVÜ985), pp. 321 sg.
115 Nel 1947 non pensava certo questo di Schmitt, come risulta da una let-
tera che Rudolf Diels scrisse a Schmitt il 26.9.1947 dalla casa dei testimoni di
Norimberga: «Ebbi ancora un colloquio sul suo libro [Legalität und Legitimität,
1932 (trad. it. parziale in Schmitt, Le categorie del «politico», cit., pp. 211-244)]
con il Chief Prosecutor, in cui questi si espresse in termini quasi entusiasti su di
lei». Schmitt incontrò Diels il 7 maggio 1947 nella casa dei testimoni (lettera a
Duska Schmitt dell’8.5.1947).
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
55
preso seriamente in considerazione la possibilitä di un rifiuto da
parte sua anche per un’altra ragione. Esaudire la richiesta della
fonte e del passo preciso da cui si è tratta una citazione costitui-
sce un punto d’onore per gli Studiosi e in particolare per i giuristi
amanti delle citazioni. Chi cita deve indicare la fonte: è quanto vie-
ne insegnato già al primo anno di universitä. Schmitt, però, ha la
tendenza a non trattare in modo particolarmente scrupoloso le
fonti nei suoi scritti. II compito di localizzare le sue citazioni lati-
ne lo lasciava volentieri all’abilitä del lettore; di solito rinunciava
del tutto all’indicazione di un prestito letterario, a prima vista per
mantenere la forbitezza e l’eleganza della prosa116. Qui le cose sta-
vano diversamente. Nel primo interrogatorio aveva tirato in ballo
un collega, e ora doveva dimostrare la sua affermazione. Un rifiu¬
to avrebbe potuto avere conseguenze negative sulla sua attendi-
bilità. Ciò può spiegare lo zelo ingenuo con cui rispose alle ri-
chieste di Kempner. Inoltre, secondo il suo giudizio le citazioni
non avrebbero danneggiato il loro autore: dal 1945 Kaufmann era
in Germania persona gratissima. Le citazioni da testi del 1911 e del
1917 non potevano certo essere usate contro di lui nel 1948; po-
tevano tutt’al più servire a dimostrare che prima del 1933 anche
gli ebrei tedeschi, al pari degli altri tedeschi, potevano trovarsi a
destra e non solo a sinistra o al centro dello spettro politico.
Nel maggio del 1948 Schmitt non poteva sapere che Kempner
il 3 giugno avrebbe cercato di mettere in discussione l’attendibi-
litä di Kaufmann come testimone della difesa nel «processo
Wilhelmstrasse» ricorrendo a citazioni del 1911; forse questa con-
seguenza del suo atto di indicare la fonte di una sua citazione non
lo avrebbe turbato. Nel frattempo però le notizie dei media sui
processi americani hanno reso noto l’uso singolare che si è fatto
di difensori e accusatori; la calunnia personale e la diffamazione
dei testimoni sono anche qui da noi pratiche non più inusuali. Ciò
che Kempner fece nel 1948 di fronte a Kaufmann superava però
ogni limite quanto a pressioni e acredine.
Nel cosiddetto «processo Wilhelmstrasse» la difesa di Ernst
von Weizsäcker117 aveva citato Erich Kaufmann a testimoniare in
1,6 Così evidentemente nel caso citato nella nota 72.
117 Ernst Freiherr von Weizsäcker (1882-1951), al ministero degli Affari
Esteri dal 1920, Segretario di Stato nel 1938, ambasciatore in Vaticano dal 1943
al 1945 (padre dell’ex Presidente della Repubblica Richard von Weizsäcker).
56
Risposte a Norimberga
qualità di esperto. Kempner cercò di metterlo nell’angolo richia-
mando la risposta sorprendentemente pronta e a prima vista in-
criminante che il ministero degli Esteri aveva fornito alia richiesta
dell’inviato tedesco in Slovacchia sul tema della deportazione de¬
gli ebrei. Kaufmann lesse il testo e sostenne in un’improwisata ma
ragguardevole spiegazione che il testo doveva essere interpretato
tenendo conto della retorica e dello stile propri della diplomazia.
Kempner cercò allora di alimentäre dei sospetti sullo stesso Kauf¬
mann, perché come giurista ebreo era stato «soltanto» messo in
pensione ed era emigrato nei Paesi Bassi solo nel 1939, senza quin-
di passare attraverso l’esperienza della deportazione a est duran¬
te la guerra, come invece era accaduto ad altri ebrei. Quando an-
che questo tentativo andò a vuoto, Kempner espose - interrotto
più volte dal presidente a causa di digressioni non ammesse - ciò
che aveva tratto dalla lettura dello scritto di Kaufmann del 1911.
Alla citazione sulla funzione della guerra nel diritto internaziona-
le e nella grande politica Kaufmann reagi come un professore ir-
ritato, ma ancora paziente; alia seconda citazione sulla «guerra vit-
toriosa come ideale sociale» reagi invece in modo indignato e ag-
gressivo. Quindi Kempner volle dipingerlo come oppositore del
piano Young (1929) e complice di Schacht118. Anche questa mos-
sa però fallì, perché Kaufmann poté rinviare alia prefazione del
parere che aveva allora scritto per Schacht: la sua presa di posi-
zione su una questione specifica non poteva essere interpretata
come ricusazione in blocco del piano Young. Come consigliere
del governo del Reich in questioni di diritto internazionale egli
doveva sostenere l’accettazione del piano Young. Con la sua ulti¬
ma domanda Kempner offri involontariamente all’esperto il de-
stro per una battuta a effetto:
Kempner: «E questa la stessa battaglia per la quale lei poco prima
era pronto a impegnarsi come esperto?»
Kaufmann: «La stessa battaglia: così come sono pronto a correre
in aiuto di chiunque secondo me patisca ingiustizia».
118 Hjalmar Schacht (1877-1970), presidente della Banca del Reich dal 1924
al 1930, ministro dell’Economia dal 1934 al 1937; dopo il 20.7.1944 nel campo
di concentramento di Ravensbrück, assolto nel processo del Tribunale Militare
Internazionale di Norimberga, incarcerato dalle autorità tedesche fino al 1948.
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
51
L’intelligente giornalista e scrittrice Margret Boveri119 descris-
se l’interrogatorio già in quello stesso anno come un duello tra i
rappresentanti di «due opposte esperienze esistenziali: il tedesco
di origine ebraica emigrato e il tedesco di origine ebraica rima-
sto». Il contrasto era alquanto schematico: nel 1939 Kaufmann
era nei Paesi Bassi e Kempner alia fine del 1935 emigrò in Italia e
nel 1939 negli Stati Uniti120. Ciò che forse la giornalista non sa-
peva, e in ogni caso non disse, era che si trovavano di fronte i rap¬
presentanti di due opposti schieramenti politici: durante la Re-
pubblica di Weimar Kempner faceva parte delTestrema sinistra,
Kaufmann della destra conservatrice. Forse fu anche questo ele-
mento che indusse Kempner ad attaccare in quel modo Kauf¬
mann. Ma era in ogni caso esagerato descrivere la disputa come
contrasto tra due «professori di diritto internazionale»: con ogni
probabilità Kaufmann non avrebbe tollerato di essere messo sul-
lo stesso piano, per disciplina e grado, del visiting professor a Er¬
langen Kempner (1946-1948).
Nel 1983 lo stesso Kempner si ricordava solo confusamente
del «professore ebreo-nazionalista» ehe aveva interrogato duran¬
te il processo Weizsäcker e se ne ricordava solo in relazione a Carl
Schmitt. Nella sua ricostruzione Kaufmann appare come uno
sfacciato mentitore, ehe egli è costretto a rendere edotto sui det-
tagli della «Gazzetta ufficiale del Reich». Kempner non si ricorda
più della presentazione da parte di Schmitt della citazione in que-
stione, si bene del frutto della propria interpretazione:
Lei ha scritto una volta ehe la guerra è il mezzo ultimo nel diritto
internazionale? Eppure era citato come testimone della difesa. Così so-
no le persone: non si sentono assolutamente in imbarazzo e pensano
ehe uno non lo percepisca. Si pensava naturalmente che potesse fare
impressione sui giudici se un professore ebreo cercava di liberarsi di
un paio di Segretari di Stato criminali121.
Ai giudici del IV Tribunale Militare di Norimberga non era in
ogni caso noto ehe fu il patto Briand-Kellogg (1928) a limitare per
119 M. Boveri, Der Diplomat vor Gericht, Berlin 1948, pp. 21-25.
120 Cfr. International Biographical Dictionary, cit., vol. I, p. 360.
121 Kempner, Ankläger einer Epoche, cit., p. 131.
58
Risposte a Norimberga
la prima volta la legalità della guerra interstatale alia sola guerra
di difesa e ehe quindi nel 1911 Kaufmann partiva da un altro con¬
tests giuridico. Essi pensavano invece ehe le guerre di aggressio-
ne, «da Cesare a Hitler», fossero sempre state illegittime e aves-
sero sempre rappresentato una violazione del diritto internazio-
nale: «Perché [altrimenti] sarebbe necessario presentare dichia-
razioni di guerra e tentativi di giustificazione della guerra?». I giu-
dici non erano in grado di distinguere tra affermazione e validità
del diritto internazionale. I giudici americani raggiunsero il culmi-
ne dell’ingenuità e dell’ignoranza quando credettero di illustrare
la presunta e immemorabile illegittimità, secondo il diritto inter¬
nazionale, della guerra di aggressione con questa frase: «Federico
il Grande fu citato dal Consiglio imperiale a Ratisbona, sotto mi-
naccia di bando, per difendersi a proposito dell’invasione della
Sassonia, ehe gli era stata addebitata in quanto violazione della pa¬
ce» (Das Urteil im Wilhelmstrassen-Prozess, cit., p. 4). L’apparte-
nenza di Federico alia comunità del Sacro Romano Impero in
qualità di principe elettore del Brandeburgo era owiamente igno-
ta ai giudici: condurre guerra contro l’imperatore e l’impero era
vietato dal diritto costituzionale dell’impero. L’esercito imperiale
incaricato dell’esecuzione imperiale contro la Prussia non ebbe
grande fortuna durante la guerra dei Sette anni, ma in ogni caso
nel 1760 occupò Dresda. Il trattato di pace di Hubertusburg del
1763 tra Federico e Maria Teresa confermò lo statu quo ante, in-
cluse l’impero nel trattato solo attraverso l’articolo XIX, in base
al quale la Dieta imperiale che doveva sciogliere il suo esercito e
rimandarlo a casa manifestava aH’imperatrice «la più deferente
gratitudine». Bando ed esecuzione imperiali erano dimenticati. Il
trattato e le note aggiuntive si trovano in G.F. Martens, Recueil de
Traités, vol. I, Göttingen 1817, pp. 136-174.
Non è accertabile se e in ehe misura Kempner abbia condizio-
nato i giudici con le sue citazioni. LTl aprile 1949 essi condan-
narono Weizsäcker a una pena detentiva di sette anni. Era colpe-
vole di crimini contro la pace (invasione della Cecoslovacchia il 15
marzo 1939) e contro l’umanita: avrebbe si contestato spesso, ma
non in ogni circostanza, la «deportazione degli ebrei»122. Sebbe-
122 Das Urteil im Wilhelmstrassen-Prozess, cit., pp. 21-22 e 82-99. Il giudice
Leon W. Powers nella sua estesa e coerente «opinione dissenziente» spiegò tra
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga
59
ne i tribunali militari di Norimberga decidessero in prima e in ul¬
tima istanza, il IV Tribunale Militare riapri il «processo Wilhelm¬
strasse». Con l’ordinanza giudiziaria del 12 dicembre 1949 fu an-
nullato tra le altre cose il verdetto di colpevolezza contro Weiz¬
säcker per il reato di crimini contro la pace, confermato invece
quello riguardante i crimini contro l’umanitä. La pena fu ridotta
da sette a cinque anni123. Il rapporto dell’inviato tedesco in Slo-
vacchia presentato da Kempner non giocò nemmeno in questo ca-
so alcun ruolo124. Dopo la revisione delle sentenze da parte dei go-
vernatori militari Clay e McCloy125, Weizsäcker fu scarcerato
nell’ottobre del 1950 e morl il 4 agosto 1951.
il resto perché a suo parere Weizsäcker non fosse colpevole né di crimini con¬
tro la pace né di crimini contro l’umanitä (ivi, pp. 291-292 e 300-303); al con¬
trario, «nel suo sforzo di mantenere la civiltà e la pace egli avrebbe giocato un
ruolo eroico» (ivi, p. 292).
123 II presidente del tribunale William C. Christianson spiegò nella sua opi-
nione dissenziente perché ciononostante ritenesse Weizsäcker colpevole di cri¬
mini contro la pace (ivi, pp. 327-328); Leon W. Powers spiegò perché aveva ac-
consentito alle ordinanze di sospensione (ivi, p. 335).
124 Ivi, pp. 322-328.
125 Sul mezzo tecnico di impugnazione si veda l’intervento di H. Quaritsch
in Festschrift für H.J. Arndt, Bruchsal 1993, pp. 250 sgg.
2.
Carl Schmitt:
criminale di guerra o esperto?
1. IL PRIMO INTERROGATORS (3 APRILE 1947)*
Ufficio del Capo della Pubblica Accusa Americana per crimini di guerra
Apo 696-A
Settore Prove
Sezione Interrogatori
Interrogatorio n. 1842
Interrogatorio di: Carl Schmitt, professore
Interrogatorio condotto da: Dott. Kempner, Norimberga, 3 aprile
1947
Settore e Atti: Ministeri - Dott. Kempner
Compilato da: D. Purcell
SOMMARIO**
II soggetto mette in dubbio che i suoi scritti possano essere inter-
pretati come definizione dei principi ideologici di una guerra d’ag-
gressione. Egli fa notare che il concetto di «grande spazio» non era
peculiare a Hitler, e suggerisce di non giudicare i suoi scritti prima
di averli studiati a fondo nel loro contesto scientifico. Egli dichia-
ra che le conferenze tenute all’estero, nei Balcani, in Spagna, Fran-
* Una traduzione italiana dei tre interrogatori di Schmitt condotti da Kemp¬
ner è apparsa in «MicroMega», 1987, n. 3, pp. 177-190, a cura di Angelo Bolaf-
fi [N.d.T.].
** I sommari degli interrogatori sono qui tradotti dall’inglese, lingua in cui
sono riprodotti nell’originale tedesco [N.d.T.].
62
Risposte a Norimberga
da ecc., erano state finanziate in parte dagli enti che lo avevano in
vitato, in parte da istituzioni tedesche.
Distribuzione:
Generale Taylor 1
Sig. Ervin 1
Sig. LaFollette 1
Sig. DuBois 1
Sig. Raugust 1
Sig. Anspacher 1
Sig. J. Kaufman (Rm. 313) 1
Dr. Kempner 1
WD, G-2 1
Biblioteca (Rm. 307) 1
Library of Congress 2
German War Doc. Project 2
Sig. Rapp 5
Ciascun Settore 8
Sig. Sprecher 8
Sig. Lyon 10
Sig. Thayer 10
Interrogatorio di Karl [sic!] Schmitt
da parte del Sig. Kempner,
il 3 aprile 1947 di pomeriggio.
Presente la signorina Jane Lester,
stenografa Irmtrud Maurer.
Compare tradotto dal carcere il signor Carl Schmitt, nato 1T1
luglio 1888 a Plettenberg, sposato, residente a Berlino-Schlach-
tensee.
D.: Lei, professor Schmitt, non è tenuto a rispondere, se non
vuole o se pensa che le sue dichiarazioni possano essere utilizza-
te contro di lei. Ma se è disposto a rispondere, allora la preghe-
rei di dire la piena verità, di non tacere e non trascurare nulla. E
disposto?
R.: Si, owiamente.
D.: E se dovessi toccare qualcosa che potrebbe accusarla, lei
potrà semplicemente dire: di questo non intendo parlare.
R.: Sono già stato interrogato nel centro interrogatori statuni-
tense e nel campo di internamento1. Sarei lieto di poter dire tutto
quello che so. Ma vorrei sapere che cosa mi viene addebitato. Tut-
1 Tra il 26.9.1945 e il 10.10.1946 Schmitt è stato dapprima detenuto nel cen¬
tro interrogatori statunitense, poi dal 31.10.1945 in due campi di internamento
americani a Berlino: cfr. su questo punto, supra, capitolo primo.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
63
ti gli interrogator! svoltisi finora si sono conclusi con discussioni
di carattere scientifico.
D.: Non so che cosa altri signori le abbiano chiesto. Io le dico
molto chiaramente che cosa a me interessa: la sua partecipazione
diretta o indiretta alia pianificazione di guerre di aggressione, cri-
mini di guerra e crimini contro l’umanità.
R.: Pianificazione di guerre di aggressione è una nuova fatti-
specie molto ampia.
D.: Credo che lei, quale professore di diritto pubblico, sappia
esattamente che cos’è una guerra di aggressione. Concorda con
me che Polonia, Norvegia, Francia, Russia, Danimarca e Olanda
sono state aggredite? Si o no?
R.: Owiamente, owiamente.
D.: Lei non ha fornito le basi ideologiche per simili cose?
R.: No.
D.: I suoi scritti non possono suscitare l’impressione che lei lo
abbia fatto?
R.: Non credo, per chi li abbia letti.
D.: Non ha lei auspicato un nuovo ordinamento internaziona-
le nel senso delle idee hitleriane?
R.: Non nel senso delle idee hitleriane, e non l’ho nemmeno
auspicato, ma ho semplicemente fatto una diagnosi.
D.: Qual era il suo giudizio sulla questione ebraica in generale
e su come è stata affrontata nel Terzo Reich?
R.: Come di una grande sciagura, e questo fin dall’inizio.
D.: Ha giudicato come una sciagura l’influenza dei suoi colle-
ghi ebrei che erano professori di diritto internazionale?
R.: A parte Erich Kaufmann non c’era nessun professore di di¬
ritto ebreo. Egli era militarista e bellicista. La fräse: «L’ideale so¬
ciale è la guerra per la sicurezza»2 è sua, ed è tratta dal libro Die clau¬
sula rebus sic stantibus e dal volume Grundlage des Völkerrechts.
D.: Qui però non c’è Erich Kaufmann, ma lei.
R.: Non lo voglio accusare. Non vorrei nemmeno dare l’im-
pressione di accusare quest’uomo.
D.: Non sosterrebbe neppure che c’era una certa differenza tra
2 Si tratta con ogni probabilità di un errore di comprensione o di trascrizio-
ne: l’ideale sociale era la «guerra vittoriosa». Sul punto e su Erich Kaufmann si
veda H. Quaritsch, Eine sonderbare Beziehung: Carl Schmitt und Erich Kauf¬
mann, in Festschrift für W. Schuller, Konstanz 2000.
64
Risposte a Norimberga
un diritto internazionale e un diritto pubblico influenzati giudai-
camente e quelli che lei ha insegnato e propagandato?
R.: La posizione dei colleghi ebrei non era sufficientemente
univoca per poter sostenere questo.
D.: Non ha mai scritto niente che andasse in questa direzione?
R.: No.
D.: Lei non ha mai scritto niente?
R.: Solo una volta ho scritto che nella teoria del territorio i teo-
rici ebrei non avevano alcuna comprensione per tale teoria del ter¬
ritorio.
D.: Dove lo ha scritto?
R.: In un breve saggio apparso su una rivista per la ricerca sul-
lo spazio nel 1940-413.
D.: Come si intitola il saggio?
R.: Non riesco proprio a ricordarmi il titolo.
D.: Da chi era pubblicata la rivista?
R.: DalTufficio del Reich per la ricerca sullo spazio.
D.: Di quante pagine era il saggio?
R.: La Völkerrechtliche Grossraumordnung era di 50 pagine
grandi in ottavo4.
D.: Quante edizioni?
R.: Credo 5 o 6. Lì è stato ristampato il saggio tratto dalla rivista
per la ricerca tedesca sullo spazio, e cioè dalla Deutscher Rechts¬
verlag. Era un editore della Lega dei giuristi nazionalsocialisti.
D.: Aveva una croce uncinata nella sua sigla editoriale?
R.: Si, certo5.
3 C. Schmitt, Der neue Raumbegriff in der Rechtswissenschaft, in «Raumfor¬
schung und Raumplanung», IV(1940), pp. 440-443.
4 Lo scritto Völkerrechtliche Grossraumordnung mit Interventionsverbot für
raumfremde Mächte (trad. it. lì concetto d’Impero nel diritto internazionale, in-
troduzione di P. Tommissen, Roma 1996) era apparso in forma autonoma nel
1939 presso l’editore Deutscher Rechtsverlag (4a ed., Berlin 1941). La quinta
edizione, una ristampa della quarta, è uscita a Berlino nel 1991. lì testo è ora di¬
sponible in C. Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos. Arbeiten aus den Jahren 1916-
1969, a cura di G. Maschke, Berlin 1995, pp. 269-320, con un ricco apparato di
note (pp. 321-341) e un’«appendice del curatore» (pp. 341-371), cheè anche la
più ampia analisi scientifica sul tema.
5 Qui Schmitt è in errore: solo dal 1940 la casa editrice aveva uno stemma
editoriale - senza croci uncinate o analoghi riferimenti a simbologie nazional-
socialiste; cfr. P. Tommissen (a cura di), Schmittiana, vol. V, Berlin 1996, p. 164.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
65
D.: Se si leggono i suoi scritti si ricava un’impressione molto
diversa da quella che lei ora vuole dare.
R.: Se li si leggono per intero hanno ben poco a che fare con la
questione degli ebrei.
D.: Lei ammette però che questa è assolutamente una teoria di
diritto internazionale dello spazio vitale?
R.: Io parlo di grande spazio.
D.: Anche Hitler era per il grande spazio.
R.: Lo sono stati tutti, anche personalità di altri Stati.
D.: Leggendo questo saggio si awerte però il più puro stile hi-
deriano.
R.: No. Sono orgoglioso di non aver avuto più nulla a che ve-
dere con esso dal 1936.
D.: Prima quin di si può trovare in lei lo stile hitleriano.
R.: No, non ho detto questo. Fino al 1936 ho pensato che fos¬
se possibile dare un senso a queste frasi fatte.
D.: Lei si è occupato della direzione di diverse riviste di cui pri¬
ma non si occupava. La «Deutsche Juristen-Zeitung», per esem-
pio?
R.: Dal 1934 al 19366.
D.: Non sarebbe stato meglio non occuparsene?
R.: Sì, ora lo si può dire.
AU’imputato viene mostrata la quarta edizione del suo scritto
Völkerrechtliche Grossraumordnung, e letto il seguente passo che
compare a pagina 63: «Questi autori ebrei hanno naturalmente co¬
sì poco contribuito alia teoria attuale dello spazio come a qualsiasi
altra cosa. Essifurono però anche in questo caso un importante fer-
mento di dissoluzione degli ordinamenti concreti spazialmente de¬
terminativ*.
La rivista «Raumforschung und Raumplanung» (cfr. supra, cap. 1, nota 50) edi-
ta dalla casa editrice Kurt Vowinckel (Heidelberg-Berlin) non recava alcuna si-
gla editoriale.
6 Schmitt fu membro del comitato di direzione della «Deutschejuristen-Zei-
tung» dal 1934 (anno XXXIX, numero 11) al 1936 (anno XLI, numero 24). Tra
i dodici membri del comitato di direzione vi erano Victor Bruns e Johannes Po-
pitz. Fu condirettore della «Zeitschrift für ausländisches öffentliches Recht und
Völkerrecht» dal 1933 al 1944 (anni IV-XII). Il direttore era Victor Bruns.
* Questo passo non compare nella traduzione italiana citata nella nota 4,
perché essa è stata condotta sulla prima edizione del 1939, in cui non erano com-
66
Risposte a Norimberga
D.: Vuole forse contestare che si tratta del più puro stile Goeb¬
bels? Si o no?
R.: Contesto che nel contenuto e nella forma si tratti di stile
Goebbels. Vorrei sottolineare il contesto altamente scientifico del
passo. Per intenzione, metodo e formulazione si tratta di pura dia-
gnosi.
D.: Vuole aggiungere ancora qualcosa?
R.: Io sono qui come che cosa? Come accusato?
D.: Questo lo si chiarirà.
R.: Tutto ciò che ho detto, e in particolare il passo citato, è da
intendersi, per motivazioni e intenzioni, in senso scientifico, co¬
me tesi scientifica che potrei sostenere dinanzi a qualsiasi conses-
so scientifico del mondo.
D.: Noi però siamo di fronte a un tribunale. Lei era il giurista-
capo, uno dei più importanti giuristi del Terzo Reich.
R.: Uno che nel 1936 è stato pubblicamente diffamato su «Das
Schwarze Korps» non può essere definito in questi termini7.
D.: Come si concilia la sua affermazione con il fatto che lei, do-
po il 1936, ha tenuto conferenze finanziate dal Reich nazista a Bu¬
dapest, Bucarest, Salamanca, Barcellona, e al «Deutsches Insti¬
tut» di Parigi, un famigerato istituto di spionaggio e di propagan¬
da, e in altri posti ancora?8 Ha tenuto conferenze? Si o no?
R.: Si, ho tenuto conferenze. Esse non sono state pagate.
D.: Chi le ha pagato i viaggi?
presi i capitoli VI (Reich und Raum) e VII (Der Raumbegriff in der Rechtswis¬
senschaft), aggiunti da Schmitt, rispettivamente, nella terza edizione, Berlin-
Leipzig-Wien 1941, e nella quarta, Berlin-Leipzig-Wien 1941. Il passo in que-
stione è nel capitolo VII [N.d.T.].
1X, Eine peinliche Ehrenrettung, in «Das Schwarze Korps» del 3.12.1936, n.
49, p. 14; X, Es wird immer peinlicher!, in «Das Schwarze Korps» del 10.12.1936,
n. 50, p. 2. Gli articoli sono la risposta a un lungo intervento che Günther Krauss,
allievo di Schmitt, aveva scritto sul suo maestro dal titolo Von der Kirche überden
Staat zum Reich, in «Jugend und Recht», autunno 1936. Schmitt aveva letto la pri¬
ma versione dell’articolo e aveva invitato Krauss a non pubblicarlo. Questi, però,
aveva già inviato il testo alia redazione della rivista. Sull’episodio, che avrebbe se-
gnato la fine della carriera di Schmitt nel Terzo Reich, si veda G. Krauss, in Schmit-
tiana, vol. III, Bruxelles 1991, p. 50.
8 Schmitt tenne dodici conferenze tra il 1941 e il 1944 in Francia, Spagna,
Portogallo, Romania e Ungheria, la maggior parte delle quali su invito delle fa-
coltà o degli istituti universitari dei rispettivi paesi. Su date, luoghi e temi dei
suoi interventi si veda supra, cap. 1, nota 45.
67
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
R.: Una parte gli istituti che mi invitavano, una parte gli enti
tedeschi.
D.: Quindi, il Reich nazista.
R.: Queste per me rappresentavano una tribuna, non ne avevo
altre.
D.: Lei si rende conto che c’è una certa contraddizione in que-
sta faccenda, tra la diffamazione da un lato, e le sue conferenze
dall’altro, che mi risulta alquanto difficile comprendere.
R.: Se le interessa una spiegazione, la rendo volentieri. E la pri¬
ma volta che ne parlo con qualcuno dal 1933. E mio desiderio par-
lare di questo.
D.: La questione è la seguente: in che misura lei ha fornito la
base scientifica dei crimini di guerra, dei crimini contro l’umanità,
delTampliamento e dell’espansione del grande spazio? Noi rite-
niamo che gli organi esecutivi dell’amministrazione, dell’econo-
mia e dell’esercito non siano più importanti di quei signori che
hanno elaborato la teoria e il piano nel suo complesso. Vuole
eventualmente mettere per iscritto quello che ha da dire? In che
misura lei ha offerto la base teorica della politica hitleriana del
grande spazio?
R.: Lo metterò per iscritto. Questa, quindi, sarebbe la que¬
stione.
68
Risposte a Norimberga
2. IL SECONDO INTERROGATORS) (21 APRILE 1947)
Ufficio del Capo della Pubblica Accusa Americana per crimini di guerra
Apo 696-A
Settore Prove
Sezione Interrogatori
Interrogatorio n. 1992
Interrogatorio di: Carl Schmitt, professore di diritto pubblico
Interrogatorio condotto da: Dott. Kempner, Norimberga, 21 apri-
le 1947
Settore e Atti: Ministeri - Dott. Kempner
Compilato da: D. Purcell
SOMMARIO
II soggetto dichiara che egli non si trovava in una posizione deci-
siva né collaborò in alcun modo alia preparazione di una guerra
d’aggressione. Egli descrive se stesso come un awenturiero intel-
lettuale abituato ad accettare il rischio e a pagarne il prezzo. Nuo-
vi pensieri e nuove conoscenze sorgono solo attraverso queste av-
venture, egli fa notare, osservando che anche il cristianesimo sfo-
ciò nell’uccisione di milioni di persone.
NelPinterrogatorio è anche emerso che Lammers era Capo
della Cancelleria del Reich, un luogo decisivo di attività.
Distribuzione:
Generale Taylor 1
Sig. Ervin 1
Sig. LaFollette 1
Sig. Anspacher 1
Sig. DuBois 1
Sig. Raugust 1
Sig. J. Kaufman (Rm. 288) 1
Sig. Adams (Rm. 344) 1
Dott. Kempner 1
WD. G-2 1
Biblioteca (Rm. 307) 1
Library of Congress 2
German War Doc. Project 2
Sig. Rapp 5
Sig. Sprecher 8
Ciascun Settore 8
Sig. Lyon
Sig. Thayer 10
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
69
Interrogatorio del professor Carl Schmitt
da parte del dott. R.M.W. Kempner,
il 21 aprile 1947, dalle 14,00 alle 14,30.
Presente la signorina Renteien,
stenografa Irmtrud Maurer.
Compare il professor Carl Schmitt, nato 1’11.7.88.
D.: E stato così gentile da mettere le cose per iscritto?
R.: Ci è voluto molto tempo, perché mi hanno portato così in
ritardo il tavolo. Posso consegnarle il testo?
D.: Owiamente dovrò leggermelo con calma. Chi l’aveva invi-
tata al Deutsches Institut di Parigi?
R.: Il direttore, dottor Epting. Su iniziativa di certe persone
che egli conosceva. La conferenza fu un pretesto per il viaggio. Mi
incontrai lì con Pierre Linn, un amico ebreo, e con sua moglie.
D.: A me interessa il Deutsches Institut.
R.: Io non avevo molti rapporti con esso. Il direttore era Ep¬
ting9. Chi spinse per il mio invito fu il dottor Bremer10. Lui aveva
molti amici, anche francesi, come Alfred Fabre-Luce11.
D.: Sarebbe così gentile da contrassegnare le pagine con le sue
iniziali C.S.? E tutto vero? Allora scriva, per cortesia: della verità
delle affermazioni di cui sopra si fa fede come sotto giuramento.
9 Karl Epting (1905-1979), direttore del Deutsches Institut di Parigi dal
1940 al 1944; su di lui e sull’Istituto si veda E. Michels, Das Deutsche Institut in
Paris 1940-1944. Ein Beitrag zu den deutsch-französischen Kulturbeziehungen
und zur auswärtigen Kulturpolitik des Dritten Reiches, Stuttgart 1993, pp. 19
sgg.; si veda anche G. Maschke in C. Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos. Arbei¬
ten aus den Jahren 1916-1969, a cura di G. Maschke, Berlin 1995.
10 Karl-Heinz Bremer (1911-1942) fu direttore del dipartimento scientifico
del Deutsches Institut di Parigi; lettore all’Ecole Normale Supérieure di Parigi
dal 1936 al 1938, traduttore delle opere di Henri de Montherlant. Caduto in
Russia nel 1942. Alcuni dettagli, con ulteriori informazioni, ora in F.-R. Haus¬
mann, «Deutsche Geisteswissenschaft» im Zweiten Weltkrieg: die «Aktion Rit¬
terbusch» (1940-1945), Dresden 1998, pp. 281 sgg.
11 Alfred Fabre-Luce (1899-1983), scrittore francese; critico negli anni ven-
ti del Trattato di Versailles e della politica francese nella zona del Reno. I suoi
libri furono tradotti anche in Germania nel periodo di Weimar. Quale sosteni-
tore del governo di Vichy e quale critico radicale di De Gaulle ancora negli an¬
ni sessanta, oggi in Germania è sostanzialmente dimenticato.
70
Risposte a Norimberga
R.: Certo. Posso chiedere ancora una cosa?
D.: Che cosa deve chiedere ancora?
R.: Lei mi voleva prestare la Völkerrechtliche Grossraumord¬
nung.
D.: Non l’ha ancora avuta?
R.: No; non ho ancora avuto risposta da mia moglie. Posso
chiedere a mia moglie di spedirmi il manoscritto delle conferenze
sulla Situazione della scienza giuridica europea? II manoscritto gia-
ce ancora presso l’editore. La conferenza era stata infatti pensata
per una pubblicazione commemorativa in onore di Popitz12 * *. Non
ho detto niente che non sia già contenuto in questo manoscritto.
Esso offre forse 1’immagine migliore delle relazioni che ho tenuto
a Bucarest, Budapest, Madrid, Barcellona e Coimbra.
D. : Si è in quäl che modo rassegnato al ruolo che lei ebbe nel T er-
zo Reich e alia preparazione di azioni criminali come io le intendo?
R.: Non si tratta propriamente della contestazione di fatti. Io
li ammetto. Si tratta di interpretazioni e di valutazioni giuridiche.
Come vecchio professore di diritto non posso fare a meno di pen-
sare.
D.: E neppure lo deve fare. Per chiarirci ancora una volta su
quäl è la tesi della pubblica accusa: lei ha collaborato in posizio-
ne decisiva alia preparazione di guerre di aggressione e di altri at-
ti criminali a esse connessi? Qual è la sua risposta? La potrebbe
precisare in una fräse?
R.: Non ho occupato posizioni decisive né ho collaborato alia
preparazione di guerre di aggressione.
D.: La nostra idea riguardo al termine «posizione decisiva»:
uno dei più importanti professori universitari in questo ambito
12 Johannes Popitz (1884-1945), Segretario di Stato nel ministero delle Fi-
nanze dal 1925 al 1929, professore di diritto tributario a Berlino dal 1922, ebbe
un ruolo importante nella politica tributaria tedesca e fu un eminente studioso di
scienza delle finanze. Sotto il cancellierato di Schleicher è stato ministro senza
portafoglio e direttore commissario del ministero delle Finanze prussiano.
Dall’aprile del 1933 alluglio 1944 è stato ministro delle Finanze prussiano. Isuoi
rapporti con l’opposizione interna dal 1938 sono documentati in Gerhard Schulz,
Über Johannes Popitz, in «Der Staat», XXIV(1985), pp. 485-511. Sul suo rap-
porto con Schmitt si veda Lutz-Arwed Bentin, Johannes Popitz und Carl Schmitt,
München 1972, in particolare pp. 123 sgg. In seguito all’attentato del 20.7.1944
Popitz fu condannato a morte il 3.10.1944 e il 2.2.1945 giustiziato nel carcere di
Plötzensee. a Berlino.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
71
non occupa una posizione almeno altrettanto decisiva di quella
occupata da altri alti funzionari dello Stato o del partito?
R.: An che in uno Stato totalitario?
D.: Si, proprio in un sistema totalitario. E inoltre: quello che in-
tendiamo per guerre di aggressione è espresso molto chiaramente
nella sentenza del Tribunale Militare Internazionale (IMT), che lei
conosce.
R.: Sarei lieto di poter ancora una volta averne il testo com-
pleto. Non ho alcun materiale. Ho ancora un’ultima domanda,
che non riguarda quanto abbiamo già detto. Lei ha citato il nome
di Radbruch15. Lo conosco poco. Se vuole informazioni sulla mia
attività di professore negli ultimi dieci anni, la prego di rivolgersi
a colleghi che mi hanno dawero conosciuto.
D.: A chi, per esempio?
R.: A Carl Brinkmann14. E stato a Berlino fino al 1944 e ora è
a Erlangen.
D.: Glielo chiederò volentieri. Era un membro del partito?
R.: No, altrimenti adesso non sarebbe ordinario a Erlangen.
Non credo che fosse membro del partito. Forse non gli farà piace-
re farlo. Il mito di Carl Schmitt è un mito puro. Carl Schmitt è un
uomo singolare, non solamente un professore, è fatto anche d’al-
tro. Ho notato come sono stato interrogato dal dottor Flechtheim.
Si può informare.
D.: Ho le mie fonti.
R.: Radbruch è un politico. Egli si costruisce qualsiasi cosa a
suo modo, e non concepisce che una persona possa tranquilla-
mente sedere alia scrivania.
D.: Rousseau si è allontanato dalla sua scrivania?
R.: No.
D.: Chi ancora non si è allontanato dalla sua scrivania?
R.: Thomas Hobbes.
15 Gustav Radbruch (1878-1949), professore di diritto penale e filosofo del
diritto, libero docente a Heidelberg nel 1903, professore ordinario a Kiel nel
1919, a Heidelberg dal 1926 al 1933, membro dell’Assemblea Nazionale Costi-
tuente (Spd), membro del Reichstag dal 1920 al 1924, ministro della Giustizia
dal 1921 al 1922 e nel 1923. Costretto a ritirarsi dal 1933 al 1945.
M Carl Brinkmann (1885-1954), studioso di economia politica e sociologo,
professore ordinario a Heidelberg nel 1923, a Berlino nel 1942, a Erlangen nel
1946, dal 1947 a Tubinga.
72
Risposte a Norimberga
D.: È molto difficile prendere una decisione di diritto penale.
R.: Le posso dire apertamente che sono da tre settimane in cel-
la d’isolamento...
D.: Non vuole stare da solo?
R.: Chiedo di continuare a rimanere da solo. Quando fui arre-
stato mi vennero poste tutte le domande possibili. Io dissi soltan-
to: vorrei poter parlare sul mio caso a partire dal mio livello.
L’unico desiderio che ho è di essere in chiaro con me stesso. Per
questo il mio nome, la mia figura mi sono troppo cari. Avevo cen-
tinaia di allievi in tutti i paesi, migliaia di ascoltatori.
D.: Per quanto riguarda gli ascoltatori, la sua immagine oscil-
la nella storia.
R.: Sara sempre così quando si prende posizione in tali situa-
zioni. Io sono un awenturiero intellettuale.
D.: Lei ha il temperamento dell’awenturiero intellettuale?!
R.: Sì, così nascono pensieri e conoscenze. Il rischio lo prendo
su di me. Ho sempre pagato i miei conti. Non ho ancora mai gio-
cato il ruolo di chi scappa senza pagare il conto.
D.: Ma se quella che lei chiama ricerca della conoscenza sfocia
nell’uccisione di milioni di uomini?
R.: Anche il cristianesimo è finito nell’uccisione di milioni di
uomini. Questo uno non lo sa, se non l’ha sperimentato diretta-
mente. Non mi sento assolutamente, come ad esempio qualcuno,
un offeso senza colpa cui sia capitato qualcosa di terribile.
D.: Ma lei non può fare questo tipo di paragoni. E questa non
è, detto semplicemente, un’indagine penale sulla sua personale
struttura?
R.: A questo proposito le posso dire molte cose. Se vengo in¬
terrogate, mi fa piacere esprimere onestamente la mia visione del-
le cose.
D.: Le vorrei chiedere qualcosa senza toccare direttamente le
sue faccende. Prendiamo un caso da un altro ambito. Lei conosce
il signor Lammers e, quale professore di diritto pubblico, la sua
posizione. Lei sa che cos’è un ministro del Reich?
R.: L’ho visto di persona solo una volta, nel 1936. Era Capo
della Cancelleria del Reich, dove tutto si concentra.
D.: Come spiega lei, dal punto di vista psicologico, che un uo-
mo come Lammers, un vecchio funzionario di carriera, abbia fir-
mato centinaia di cose orribili?
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
73
R.: Questo non lo capisco. Io non l’ho fatto.
D.: Questo non si riferisce a lei, lei ha evitato simili cose. Co¬
me si spiega che un diplomatico come il signor Weizsäcker abbia
firmato, in qualitä di Segretario di Stato, centinaia di simili cose?
R.: Le vorrei dare una bella risposta a tal proposito. La do-
manda è molto importante, un nobile come il signor Weizsäcker...
Devo solo stare attento a fare...
D.: Affrontando questo tema lei può entrare in questioni di di-
ritto costituzionale. Ora le sto facendo una domanda non su Lam-
mers come persona, ma sulla posizione del Capo della Cancelleria
del Reich in uno Stato totalitario. La interrogo nella sua qualitä di
professore di diritto pubblico e non quale accusato o imputato o
testimone. Le chiedo semplicemente come esperto: perché questa
posizione è più importante di quella di altri ministri del Reich?
R.: Forse Bormann15 era più importante.
D.: Questo non è del tutto esatto. La posizione di Bormann di-
venne importante solo nel 1941-42.
R.: Cercherò, nei limiti del possibile, di formulare la mia ri¬
sposta per iscritto.
D.: Nel Reich di Bismarck avrei detto: Lammers aveva acces-
so diretto al dittatore. Questo paragone può chiarire l’importan-
za della sua posizione?
R.: Si.
D.: Lo scriva in un breve saggio.
Interrogante:
Testimone: ...
Stenografa:...
Dott. R.M.W. Kempner
Sig.na Renteien
Irmtraud [sic!] Maurer
15 Martin Bormann (1900-1945), capo della segreteria del partito dal 1941,
nel 1943 «segretario del Führer», condannato a morte in absentia nel processo
di Norimberga (era morto il 2.5.1945, nel tentativo di fuggire dal bunker della
Cancelleria del Reich).
74
Risposte a Norimberga
3. IL TERZO INTERROGATORS (29 APRILE 1947)
Ufficio del Capo della Pubblica Accusa Americana per crimini di guerra
Apo 696-A
Settore Prove
Sezione Interrogatori
Interrogatorio n. 2161
Interrogatorio di: Carl Schmitt, professore di diritto e scienza po-
litica
Interrogatorio condotto da: dott. Kempner, Norimberga, 29 aprile
1947
Settore e Atti: Ministeri - dott. Kempner
Compilato da: M.B. Morrison
SOMMARIO
II soggetto dichiara che si sentiva superiore al nazionalsocialismo.
Hitler non era interessante, per il suo modo di pensare. Schmitt
aderì al partito nel 193616. Alla domanda se non provi vergogna
di aver scritto che la giurisprudenza tedesca doveva essere posta
sotto il controllo del nazionalsocialismo, dichiara che era stato co-
stretto a scrivere queste cose dalla Lega dei giuristi nazionalsocia-
listi e che a quel tempo, nel 1933, egli non si era ancora reso con¬
to che Hitler era un dittatore. Una simile dittatura assoluta era
qualcosa di nuovo. Egli ritiene che gli unici paralleli storici siano
la dittatura bolscevica e Lenin. Il soggetto considera l’hitlerismo
una disgrazia.
Distribuzione:
Generale Taylor 1
Sig. Ervin 1
Sig. LaFollette 1
Sig. Dreyer 1
Sig. DuBois 1
WD, G-W2 1
Biblioteca 1
Library of Congress 2
German War Doc. Proj. 2
Sig. Rapp 2
16 Errore: Schmitt consegnò la sua richiesta di iscrizione a Colonia alia fine
di aprile del 1933. Nel 1937 l’inizio della sua affiliazione, al pari di quella di cen-
tinaia di migliaia di altre persone in quel periodo, fu fatta decorrere dal 1° mag-
gio 1933.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
15
Sig. Raugust 1
Sig. Adams (Rm. 344) 1
Sig. Kaufman 1
Dott. Kempner 1
Signora UiberaU 1
Sig. Lyon 3
Ciascun Settore 8
Sig. Levy 8
Sig. Thayer 20
Interrogatorio di Carl Schmitt
Da parte del dott. R.M.W. Kempner,
il 29 aprile 1947, mattino.
Presenti: signorina Lester, signorina Renteien, signor Debbs,
stenografa Irmtrud Maurer.
D.: Come va, professor Schmitt? Ha scritto qualcosa?
R.: Si, le ho portato i due scritti e li ho siglati. Non ricordavo
più con precisione la formula del suo addebito: «ha collaborate
alia preparazione di guerre di aggressione, ecc.?»
D.: Rilascia un affidavit circa la veridicità delle sue afferma-
zioni?
R.: Garantisco della veridicità delle affermazioni delle pagine
1-17. Questo è un elaborato, un parere.
D.: Scriva, per cortesia, alia fine del suo parere: dichiaro di ave-
re reso il qui presente parere secondo scienza e coscienza.
R.: Si, il parere è alle pagine 1-15.
D.: Lo guarderò con molta attenzione.
R.: Sono contento di avere di nuovo trovato un lettore. In ge¬
nerale i miei scritti sono stati letti molto male. Temo i lettori su-
perficiali.
D.: Lo leggo non solo dal punto di vista del diritto penale ma
anche da quello del diritto costituzionale.
R.: L’ho scritto con grande interesse.
II professore Carl Schmitt consegna una nota scritta sulla posizio-
ne di diritto pubblico del Ministro del Reich e Capo della Cancelleria
del Reich, pagine 1-15.
Non si può annotare ehe non l’ho fatto di mia iniziativa?
D.: La nota sulla posizione di diritto pubblico del Ministro del
Reich e Capo della Cancelleria del Reich è stata redatta dal pro-
76
Risposte a Norimberga
fessor Carl Schmitt su richiesta dell’interrogante. Ha timore di
farlo su sua iniziativa?
R.: Questo no. Ma forse non si addice alia mia condizione.
D.: II professore Carl Schmitt consegna inoltre la sua presa di
posizione sull’addebito circa la collaborazione a guerre di aggres-
sione. Lei era membro delle SS?
R.: No.
D.: In che misura ha collaborate alia preparazione dell’ideolo-
gia delle SS?
R.: In nessun modo. Ero un oppositore delle SS. Sono stato pub-
blicamente oltraggiato e diffamato su «Das Schwarze Korps»17.
D.: Conosce Gottlob Berger18?
R.: Non l’ho mai visto.
D.: Lei non era l’ideale dei professori SS, di Böhm19 e così via?
R.: Questo non lo si può affermare, se in un sistema totalitario
un consigliere di Stato viene pubblicamente dileggiato, come
«Das Schwarze Korps» per esempio ha fatto con me.
D.: Dopo essere stato dileggiato lei è stato a Salamanca, Pari-
gi, Madrid, eccetera?20
R.: Questo è awenuto nel 1943 su specifico invito delle facoltà.
D.: Lei non aveva nulla a che fare con le SS?
R.: Io ero in assoluto contrasto con loro. Sono stato spiato e
controllato segretamente dalle SS21.
D.: Lei non ha forse affermato che la legislazione e la giuri-
sprudenza tedesche dovevano essere pervase dallo spirito del na-
zionalsocialismo? Si o no? Lo ha detto tra il 1933 e il 1936?
R.: Si. Dal 1935 al 1936 fui capo del raggruppamento discipli-
17 Cfr. supra nota 7.
18 Gottlob Berger (1896-1975), dal 1940 comandante delle SS, collaborato-
re di Himmler. Nel «processo Wilhelmstrasse» fu condannato a venticinque an-
ni di prigione; nel 1951 la pena fu ridotta a dieci anni e quello stesso anno fu li-
berato.
19 Max Hildebert Böhm (1891-1968), etno-sociologo (Das eigenständige
Volk. Volkstheoretische Grundlagen derEthnopolitik und Geisteswissenschaften,
Göttingen 1932).
20 Cfr. supra, cap. 1, nota 45.
21 L’originale degli Atti del Servizio Informativo (Servizio di Sicurezza) del¬
le SS riguardanti Schmitt è conservato presso la Wiener Library di Londra e
comprende un testo dattiloscritto di 299 pagine; il microfilm si trova presso l’Ar-
chivio Federale.
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
11
nare. Allora mi sentivo superiore. Volevo dare al termine nazio-
nalsocialismo un senso che fosse mio.
D.: Hitler aveva un nazionalsocialismo e lei aveva un nazio-
nalsocialismo.
R.: Io mi sentivo superiore.
D.: Si sentiva superiore a Adolf Hitler?
R.: Infinitamente, dal punto di vista spirituale. Mi era talmen¬
te indifferente che non vorrei nemmeno parlarne.
D.: Quando ha rinnegato il diavolo?
R.: Nel 1936.
D.: Non si vergogna di avere scritto allora certe cose, come per
esempio che la giurisprudenza dev’essere nazionalsocialista?
R.: L’ho scritto nel 1933.
D.: Questa per lei è una testimonianza buona o cattiva?
R.: Era una tesi. La Lega dei giuristi nazionalsocialisti in un
certo senso me la estorse. Si trattava allora di una dittatura che io
ancora non conoscevo.
D.: Lei non conosceva alcuna dittatura?
R.: No. Nei fatti questa dittatura totale era qualcosa di inedi-
to. Il metodo di Hitler era nuovo. Esisteva un solo parallelo, cioè
quello con la dittatura bolscevica di Lenin.
D.: Era qualcosa di nuovo?
R.: Si, certamente.
D.: Tra quelli da lei scritti ci sono saggi sulla dittatura totali-
taria?
R.: Non totalitaria.
D.: Si vergogna di avere allora scritto simili cose?
R.: Oggi, certamente si. Non trovo giusto rimestare ancora nel-
la vergogna che abbiamo allora sofferto.
D.: Io non voglio rimestare.
R.: Certo, è orrendo. Non c’è nulla da aggiungere.
D.: Penso che sia meglio discutere di queste cose fuori, non qui
in carcere.
R.: Per motivi di salute questo mi sarebbe molto gradito. Pen¬
so che sia meglio anche nell’interesse della questione stessa. Que¬
sto parere soffre certo di questa situazione.
D.: Farò in modo di farla tornare a casa.
R.: Mia moglie lascia la casa di Berlino. Ora non abbiamo altro
posto dove andare se non presso le mie sorelle in Vestfalia. Po-
78
Risposte a Norimberga
trebbe farmi condurre là, senza essere automaticamente smistato a
Berlino?
D.: Lo farò oggi stesso.
R.: Gliene sono grato.
Interrogante:
Dott. R.M.W. Kempner
Testimone:
Signora Renteien
Stenografa:
Irmtrud Maurer
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
79
4. PRIMO PARERE*
LA BASE TEORICA DELLA POLITICA HITLERIANA
DEL GRANDE SPAZIO
Norimberga 18.4.47
(trasmesso il 21.4.47). Al dott. Robert M.W. Kempner
Risposta alia domanda:
In che misura lei ha fornito la base teorica della politica hitle-
riana del grande spazio?
Premetto che il termine Grossraum non è una mia invenzione.
E penetrato nell’uso linguistico tedesco dal 1923 e non ne deten-
go assolutamente il monopolio22. Si è conservato come slogan dai
molteplici significati. Io ho cercato di promuovere e di delineare
la spiegazione di un moderno concetto di spazio con i mezzi e con
i metodi della mia disciplina. La mia attività era il lavoro scienti-
fico di ricerca, che non si arresta di fronte ad alcun risultato, ma
utilizza ogni conoscenza acquisita come stimolo per ulteriori co-
noscenze. Ho espresso con chiarezza e in un luogo ben visibile il
punto di vista di un pensiero scientifico distaccato e in continua
evoluzione, vale a dire nella prefazione alia mia Völkerrechtliche
Grossraumordnung; ho detto di me stesso e del mio scritto che
«siamo marinai in mare aperto, e ogni libro non può essere che un
giornale di bordo»**23.
* Si è deciso, per uniformità, di tradurre con «parere» tutte e quattro le ri-
sposte di Schmitt alle autorità americane. In realtà, le prime due («grande spa¬
zio» e «guerra di aggressione») sono propriamente delle «prese di posizione» in
causa propria, ossia delle autodifese scritte in relazione ad addebiti specifici. La
terza («Lammers») e la quarta («Segretari di Stato»), invece, sono dei veri e pro-
pri «pareri» in senso tecnico-giuridico [N.d.T.].
22 Già nel 1939, nella prima edizione della sua Völkerrechtliche Grossrau¬
mordnung, Schmitt aveva definito l’espressione «economia dei grandi spazi»
una «parola d’ordine popolare» (4a ed. 1941, p. 12; ora anche in C. Schmitt,
Staat, Grossraum, Nomos. Arbeiten aus den Jahren 1916-1969, a cura di G. Ma-
schke, Berlin 1995, p. 271). La letteratura sul «grande spazio» in quest’accezio-
ne, a partire dagli anni venti, viene fornita ivi, p. 364.
** Nota aggiunta successivamente: La fräse è citata a memoria. La citazio-
ne esatta è la seguente: «Assomigliamo a marinai impegnati in un viaggio inin-
terrotto, e ogni libro non può essere che un giornale di bordo» [C.S.].
2> Anche nella correzione successivamente introdotta da Schmitt - come
nella Premessa alia quarta edizione della Völkerrechtliche Grossraumordnung
80
Risposte a Norimberga
Con questo ho voluto chiarire la mia distanza da ogni interpre-
tazione politica e da ogni regime e proprio anche in riferimento al
problema dello spazio e del «grande spazio» nella dottrina del di-
ritto internazionale. Non ho qui bisogno di spendere molte paro¬
le sulla mia posizione di studioso scientificamente accreditato del¬
la mia disciplina. Ho seguito la strada della pacata osservazione
scientifica senza curarmi del fatto che i vari portavoce della poli¬
tica del giorno mi applaudissero o mi diffamassero, facessero pro-
prie le mie analisi o le ignorassero. L’interesse politico che gli uo-
mini che si alternano al potere e i diversi regimi possono avere per
le teorie scientifiche muta continuamente. Chi fa ricerca scientifi¬
ca entra quindi in contatto con i fronti contrapposti. Questi evi-
terà collisioni non necessarie e non correrà incontro ai suoi assas-
sini. Per il resto deve sperare che la forza intellettuale e il metodo
utilizzato nella sua trattazione proteggano lui e la sua intenzione
scientifica dall’identificazione con la propaganda politica.
Per rispondere alia domanda sulla misura in cui il mio lavo-
ro abbia fornito la base teorica della politica hitleriana del gran¬
de spazio, devo innanzitutto dire qualcosa sui miei rapporti per-
sonali con la prassi del regime hitleriano e della sua politica di
conquista.
I. I miei rapporti personali
con la prassi della politica hitleriana di conquista
1. Nella mia vita non ho mai scambiato nemmeno una parola con
Hitler. Nei dodici anni del suo regime non gli sono mai stato pre-
sentato e non gli ho mai stretto la mano. Non ho mai fatto nem¬
meno un tentativo in questo senso o sentito il desiderio di farlo e
mai nessuno lo ha fatto al posto mio. Non ho mai parlato neanche
con Himmler, Göbbels [sic], Rosenberg, Hess, Bohle*24 e con la
(1941) - manca l’indicazione dell’autore la cui allegoria Schmitt riduce alia frä¬
se citata: Ernst Jünger, Das abenteuerliche Herz, Berlin 1929, p. 201: «Assomi-
gliamo a marinai impegnati in un viaggio ininterrotto; valutare vuol dire rileva-
re la posizione; e ogni libro non può essere che un giornale di bordo» (E. Jün¬
ger, Werke, vol. VII, Stuttgart 160, p. 140); richiamo di Maschke, in Schmitt,
Staat, Grossraum, Nomos, cit., p. 463, nota la.
* Nota: Bohle l’ho visto nel frattempo nel 1947 come detenuto [C.S.].
24 Ernst Wilhelm Bohle (1903-1960), Gauleitere capo dell’organizzazione
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
81
maggior parte degli altri uomini importanti del regime, né ho cer-
cato di farlo. Non ho mai fatto anticamera per parlare con uno di
loro. Con Goring25 non ho più parlato dal 1936, né ho cercato di
vederlo o di parlargli. Ribbentrop26 l’ho visto un’unica volta nel
1936, scambiando con lui poche parole senza importanza. Per il
resto non gli ho mai parlato né ho richiesto un colloquio con lui.
Dopo la mia diffamazione pubblica del dicembre 1936 ho vi¬
sto Frank27 solo qualche volta, in due o tre occasioni legate alia
Akademie für Deutsches Recht (Accademia per il diritto tedesco)
nel 1937-38, una volta insieme con Richard Strauss28 e due volte
negli anni della guerra durante visite di circostanza organizzate
dalla signora Frank. Sulla questione del «grande spazio» non ho
mai parlato con lui. Non l’ho mai incontrato nemmeno nella sua
qualità di governatore generale della Polonia; non sono mai stato
a Cracovia o in altri luoghi della Polonia e durante i cinque anni
di occupazione tedesca non sono mai stato in Polonia.
2. Dal 1936 non mi sono stati richiesti pareri da nessuno, né da
enti né da persone, né in pubblico né in privato e nemmeno ho
scritto pareri simili, né per il ministero degli Affari Esteri né per
un ente di partito, né per la Wehrmacht, l’economia o l’industria.
Non ho nemmeno dato consigli ehe potessero essere anche lonta-
estera della Nsdap. Nel 1937 fu Segretario di Stato nel ministero degli Affari
Esteri sotto von Neurath. Il 14.4.1949 nel «processo Wilhelmstrasse» fu con-
dannato a cinque anni di carcere, il 21.12.1949 fu rilasciato.
25 Hermann Goring (1893-1946), pilota di caccia (decorato al merito con
l’ordine «Pour le Mérite») nella Prima guerra mondiale, membro della Nsdap
dal 1922, deputato al Reichstag nel 1928, presidente del Reichstag nel 1932, pre-
sidente dei ministri prussiani dal 1933 e, fra le altre cose, presidente del Consi-
glio di Stato prussiano. Il massimo funzionario di Stato e di partito dopo Hitler.
Si sottrasse all’esecuzione della condanna a morte inflittagli dal tribunale di No-
rimberga suicidandosi il 15.10.1946.
26 Joachim von Ribbentrop (1893-1946), ministro degli Esteri del Reich dal
1938, nel 1946 viene condannato a morte dal Tribunale Militare Internazionale
di Norimberga e impiccato.
27 Hans Frank (1900-1946), dottore in giurisprudenza, procuratore legale
dal 1926, fondatore nel 1928 del Nationalsozialistischer Juristenbund (Lega dei
giuristi nazionalsocialisti), nel 1934 ministro del Reich senza portafoglio e pre¬
sidente dell’Akademie für Deutsches Recht. Nel 1939 capo dell’amministrazio-
ne civile in Polonia, quindi governatore generale. Nel 1946 fu condannato a
morte dal Tribunale Militare Internazionale di Norimberga e impiccato.
28 Richard Strauss (1864-1949), compositore e direttore d’orchestra.
82
Risposte a Norimberga
namente in rapporto alia politica hitleriana di conquista e di oc-
cupazione. Non ho partecipato ad alcuna conferenza stampa o a
eventi simili e non ho ricevuto informazioni o istruzioni partico-
lari di nessun tipo. AU’incontro di personalità della cultura orga-
nizzato da Ribbentrop nella sua casa di campagna di Fuschl, se
non erro nell’agosto del 1939, non sono stato invitato. Né mi so-
no preoccupato di esserlo. Come molti altri giuristi ho partecipa¬
to a molte riunioni del comitato per il diritto internazionale della
Akademie für Deutsches Recht, diretto dal professore Victor
Bruns29; ma al suo interno, e anche nelle discussioni che vi si svol-
gevano, ho mantenuto una posizione defilata e non ho avuto né
cercato di avere la minima influenza.
3. Durante la guerra non ho assunto uffici o cariche, né come
consigliere del tribunale di guerra né come consigliere dell’ammi-
nistrazione militare nei territori occupati, né ancora come membro
di un tribunale delle prede o di qualcosa di analogo. Né mi sono
state offerte cariche simili o ho cercato di procurarmele. Quando
nel settembre del 1943 il professore Bruns mori, non gli sono suc-
ceduto nella direzione delTInstitut für ausländisches öffentliches
Recht und Völkerrecht (Istituto per il diritto pubblico straniero e
il diritto internazionale) (Kaiser-Wilhelm-Gesellschaft)30.
29 Victor Bruns (1884-1943), professore di diritto internazionale, professore
straordinario a Genf nel 1910, a Berlino nel 1912, professore ordinario nel 1920,
dal 1925 direttore delTInstitut für ausländisches öffentliches Recht und Völ¬
kerrecht (Kaiser-Wilhelm-Gesellschaft). Sulla sua collaborazione con Schmitt
si veda Ch. Tilitzki, Carl Schmitt, Staatsrechtslehrer in Berlin, in Siebte Etappe,
Bonn 1991, pp. 62 sgg., in particolare p. 68; cfr. anche il necrologio del suo mae¬
stro Heinrich Triepel, in «Zeitschrift für ausländisches öffentliches Recht und
Völkerrecht», XK1942-43), p. 324a-d.
}0 Dopo la morte di Bruns, nel settembre del 1943, la commissione guidata
da Höhn con Tincarico di nominare il successore propose di mettere Carl Bil-
finger al primo posto nella lista di candidati, davanti a Carl Schmitt, che non do-
veva essere ostacolato e limitato nel suo «lavoro scientifico» dalla direzione
dell’Istituto e dal conseguente interesse prevalente per il diritto internazionale.
Il primo posto per Bilfinger assecondava la volontä del defunto e le idee della
Kaiser-Wilhelm-Gesellschaft; si veda il resoconto di Tilitzki, in Siebte Etappe,
cit., p. 68, in cui vengono presi in esame gli atti dell’Istituto.
Carl Bilfinger (1879-1958) era - a differenza di Schmitt - insospettato e ac-
cettabile per i detentori del potere tedeschi del 1943; nei suoi saggi e nei suoi in-
terventi aveva sempre onorato il regime nazista e sempre fatto fronte comune
contro le potenze nemiche di allora. Per questo la sua etä (64 anni!) non ebbe
alcuna influenza. Dopo il 1945 trasferi la Kaiser-Wilhelm-Gesellschaft a Heidel-
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
83
4. Dopo la diffamazione pubblica cui ero stato sottoposto (di-
cembre 1936) ebbi la possibilità di tenere conferenze all’estero31
solo nel 1942, quando Himmler e il suo entourage cominciarono a
sentirsi insicuri di fronte all’estero e ritennero più opportuno non
limitarsi a ignorare, come avevano fatto fino a quel momento, i
pressanti inviti provenienti da facoltà e accademie giuridiche stra-
niere desiderose di potermi avere come conferenziere. Tutti i miei
viaggi all’estero per tenere conferenze ebbero carattere scientifico
e da questo punto di vista non si distinguevano dai viaggi all’estero
di altri Studiosi tedeschi, come per esempio lo studioso di lingue e
letterature romanze Karl Vossler32, che all’incirca nel mio stesso
periodo, primavera del 1944, tenne conferenze in Spagna e Porto-
gallo. Riconosciuti Studiosi stranieri che hanno ascoltato le mie
conferenze nei vari luoghi in cui sono stato lo testimonieranno di
buon grado. Per questi viaggi non ho ricevuto istruzioni o com-
missioni particolari. In considerazione dei controlli severi e zelan-
ti del Servizio di Sicurezza ho adottato un atteggiamento pruden-
te, come del resto hanno fatto tutti i miei colleghi.
berg e fu il primo direttore dell’ancora esistente Institut für ausländisches öf¬
fentliches Recht und Völkerrecht, facente capo a quella che oggi è la Max Planck
Gesellschaft. Le sue pubblicazioni sull’argomento sono: Das Reichsstatthalter¬
gesetz, in «Archiv des öffentlichen Rechts», LXIIK1934), pp. 131-165 (p. 165:
«colpo di genio nella più semplice forma immaginabile»; Gleichheit und Gleich¬
berechtigung der Staaten, in Hans Frank (a cura di), Nationalsozialistisches
Handbuch für Recht und Gesetzgebung, München 1935, pp. 117-128; Völker¬
bundsrecht gegen Völkerrecht, München 1938, p. 43 (comincia con una citazione
di Hitler sulla Societä delle Nazioni); Der Völkerbund als Instrument britischer
Machtpolitik, Berlin 1940, p. 47, uno scritto che un importante recensore di-
chiarö essere «un apprezzabile contributo della scienza tedesca alia lotta contro
l’Inghilterra» (H.J. Wolff, in «Archiv des öffentlichen Rechts», LXXIK1943),
pp. 77-78); Das wahre Gesicht des Kellogg-Paktes. Angelsächsischer Imperiali¬
smus im Gewände des Rechts, Essen 1942; Die Stimson-Doktrin, Essen 1943. Il
generoso necrologio di Rudolf Smend è (quasi) perfetto: rispetta la massima se-
condo cui de mortuis nil nisi bene ed è nello stesso tempo una perfetta dimo-
strazione dello stile di scrittura che un’occasione come questa esige. Un capola-
voro di tal fatta farebbe ammutolire, attoniti e ammirati, gli eventuali critici (cfr.
«Zeitschrift für ausländisches öffentliches Recht und Völkerrecht», XX, 1959-
1960, pp. 1-4).
31 Cfr. supra, cap. 1, nota 45.
32 Karl Vossler (1872-1949), studioso di lingue e letterature romanze, libe-
ro docente a Heidelberg nel 1900, professore ordinario a Würzburg nel 1909, a
Monaco nel 1911; allontanato dalTinsegnamento nel 1938.
84
Risposte a Norimberga
5. Non ho ricevuto onorificenze né dal governo hitleriano né da
governi stranieri, nemmeno uno dei numerosi titoli concessi così
disinvoltamente in occasione di ogni successo di politica estera
(Governatore della Marca Orientale, della Regione dei Sudeti, Go-
vernatore Generale ecc.). Non ho nemmeno ricevuto la semplice
croce per meriti di guerra ehe alia fine hanno ricevuto anche i bi-
delli, mentre i ranghi superiori ricevevano la croce di ferro di pri¬
ma classe. Non ho ricevuto alcuna onorificenza, alta o bassa ehe
fosse, nemmeno dal governo italiano o da quello ungherese, onori¬
ficenze così copiosamente elargite dal 1938. Nell’inverno del 1943 -
44 il governo rumeno ebbe in animo di conferire un’onorificenza a
me e a molti altri studiosi tedeschi (Gamillscheg, Butenandt33 e al-
tri), ehe avevano tenuto conferenze in Romania. Nel mio caso,
però, non si arrivò al rilascio del diploma. Ho anche evitato di fare
qualsiasi cosa a tal fine e non ho incomodato nessuno dei miei nu¬
merosi amici e allievi rumeni. Non ho ricevuto nemmeno un’ono¬
rificenza spagnola, nonostante avessi numerosi amici ed estimato-
ri in Spagna. Nel 1938 il governo di Franco voleva nominarmi
membro delTAccademia Reale Spagnola; aveva già comunicato la
nomina alia stampa. Il governo tedesco, però, ha espressamente ne-
gato il consenso e ha preteso ehe al mio posto venisse nominato il
professore Bruns, cui ho volentieri ceduto l’onore.
6. Non ho diretto alcun istituto, non sono diventato rettore o
decano, non ho mai posseduto un’auto, né di servizio né privata,
non sono mai stato proprietario di una casa o di un pezzo di ter¬
ra e, tranne la mia biblioteca, non ho avuto altre proprietà. Dopo
il 1933 i miei redditi erano nettamente inferiori a quelli di prima
del 1933. Il reddito annuo di 6000 marchi come Consigliere di
Stato non compensava neanche lontanamente la perdita degli
onorari per i pareri legali e le pubblicazioni scientifiche che pri¬
ma del 1933 ammontavano a 10-15.000 marchi l’anno. L’onorario
complessivo per la mia Völkerrechtliche Grossraumordnung non
33 Ernst Gamillscheg (1887-1971), studioso di filologia romanza, libero do-
cente a Vienna nel 1913, professore ordinario nel 1919, a Berlino nel 1925, a Tu-
binga nel 1947.
Adolf Butenandt (1903-1995), biochimico, libero docente a Gottinga nel
1931, professore ordinario a Danzica nel 1933, dal 1936 direttore del Kaiser-
Wilhelm-Institut di Berlino, Premio Nobel per la medicina nel 1939, dal 1945
professore ordinario a Tubinga e Monaco.
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
85
ha raggiunto per tutte le edizioni la somma complessiva di 1000
marchi. Le copie stampate erano pochissime (se ricordo bene 500
per ogni edizione), come di solito awiene per le pubblicazioni
prettamente scientifiche.
Non cito qui il mancato arricchimento privato per difendermi
dal rimprovero di aver ricercato il guadagno o l’utile personali. Un
simile rimprovero non mi è stato ancora rivolto da nessuno. Ho
parlato della mia situazione patrimoniale perché essa può fornire
una chiave per comprendere la mia effettiva situazione, in un si-
stema tutto costruito sul rapido arricchimento, sulla caccia ai po-
sti e alle onorificenze. Che sia soprawissuto a dieci anni di calun-
nie e di investigazioni segrete si spiega non da ultimo con il fatto
che io rappresentavo un caso raro o anche singolare di Consigliere
di Stato. Ero un Consigliere di Stato dal quale non c’era nulla da
rubare. Questo è un fatto che non può essere totalmente ignora-
to nella valutazione dei miei rapporti personali con la prassi della
politica di potenza e di rapina hitleriana, e che può essere impor¬
tante anche per valutare le mie motivazioni e intenzioni.
II. La fondazione teorica della politica hitleriana di conquista
Molto di quanto è stato scritto su giornali e riviste a proposito del
«grande spazio» deriva da pratiche economiche o amministrative
che coltivano un miope imperialismo settoriale, e spesso anche
privato, sicché l’aggettivo «teorico» non è del tutto appropriato
per enunciati che hanno questo tipo di riferimento. Ciò che con
qualche diritto si può definire fondazione teorica della politica hi¬
tleriana di conquista era un misto eterogeneo composto fonda¬
mentalmente di tre diversi elementi34:
1) la dottrina di partito, vale a dire le affermazioni di Hitler
contenute nel Mein Kampf e la teoria specificamente biologica
dello «spazio vitale» e della «razza» di Rosenberg, dei suoi man-
datari e di altre autorità di partito;
2) i saggi e le trattazioni di carattere più difensivo e apologeti-
co-internazionalistico apparsi in riviste e opuscoli che prendeva-
no posizione dal punto di vista giuridico su singoli eventi e que-
M Cfr. il resoconto delle ricerche fornito da Maschke in Schmitt, Staat, Gross¬
raum, Nomos, cit., pp. 343-371 e 465-468.
86
Risposte a Norimberga
stioni (invasione della Polonia e di altri paesi, questioni riguar-
danti il diritto di guerra terrestre, marittima e aerea, l’occupazio-
ne militare, la neutralità, ecc.) adottando il punto di vista allora
ufficiale del governo tedesco;
3) la linea adottata da un gruppo di SS che dal 1941 circa ave-
va creato il proprio organo* nella rivista «Reich, Grossmacht, Le¬
bensraum» (o qualcosa di simile).
Rispetto a questi tre tipi di fondazione teorica, la mia teoria
scientifica del «grande spazio» di diritto internazionale si è rap-
portata in questi termini:
ad 1). La mia teoria dello spazio e del «grande spazio», elabo-
rata sulla base di concetti razionali, si è contrapposta fin dall’ini-
zio alia dottrina di partito. Io ho preso le mosse dal concetto di
spazio e ho respinto il punto di vista e le argomentazioni di ordi-
ne biologico. Ho anche evitato di parlare di razza, perché questo
termine ambiguo era già allora a completo appannaggio di Hitler.
Tutte le autorità che si occupavano di controllare ciò che veniva
scritto mostrarono perciò nei miei confronti un’aperta diffidenza
e ostilità, anche se, una volta persa la loro sicurezza, mi tolleraro-
no. Il «Völkischer Beobachter»35 non ha mai citato il mio scritto
sul «grande spazio» né il mio nome, sebbene fosse nello stile del
regime glorificare a gran voce davanti al mondo intero tutto ciò
che valeva come «nazionalsocialista» o era in qualche modo gra-
dito. Nessuna autorità ha fatto incetta o diffuso il mio scritto a fi-
ni propagandistici, mentre di solito anche gli opuscoli più miseri
venivano imposti in massa a tutto il mondo. Il mio scritto non
compariva nemmeno nella lista degli scritti ideologici pubblica-
mente approvati. Le autorità influenzate o dipendenti dall’ufficio
per la propaganda di Rosenberg hanno sempre definito lo scritto
come «non-nazionalsocialista» e nelle circolari alle scuole e in al¬
tri simili documenti hanno sempre espresso riserve nei miei con-
* «Reich, Volksordnung, Lebensraum. Zeitschrift für völkische Verfassung
und Verwaltung» [C.S.].
,5 II «Völkischer Beobachter», acquisito nel 1920 dalla Nsdap, quotidiano
dal 1923, fu l’organo del partito. Dal 1923 al 1938 fu diretto da Alfred Rosen¬
berg (cfr. infra, nota 51), che conosceva l’impegno di Schmitt per i governi te-
deschi tra il 1930 e il 1933 e già nel 1934 aveva messo in guardia dal giurista te¬
desco (cfr. H. Quaritsch, Positionen und Begriffe Carl Schmitts, Berlin 1995\ pp.
14 sg. e 28 sg.).
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
87
fronti in quanto cattolico. Nei «Nationalsozialistische Monat¬
shefte» è apparsa una recensione nella quale al mio scritto si rim-
proverava di essere «filo-vaticano»36.
Gli autentici seguaci di Hitler trovarono il mio scritto inutile e
dannoso, sostenendo che il vero «nazionalsocialista» riconosce in
generale solo uno scritto come importante, ossia il Mein Kampf di
Hitler e che in quel libro vi era certamente un programma per la
conquista della Russia e per la distruzione della Francia, ma nem-
meno una parola sul «grande spazio». L’idea fissa delToriginalità
di Hitler e della sua gente era incredibile e il corazzamento del lo¬
ro ego era terribile. Una parola come Grossraum era per loro ric-
ca di promesse, perché nella loro ricerca del grande uomo riferi-
vano a se stessi ogni parola composta ehe contenesse l’aggettivo
«grande». Ma nonostante la loro fede nelTunicità e incomparabi-
lità di tutto do ehe facevano, possedevano sufficiente istinto po¬
litico per cogliere il profondo contrasto e fiutare il pericolo ideo-
logico cui era esposto il loro famoso «spazio vitale» a opera di un
concetto critico-scientifico di spazio.
Mi sono comportato con prudenza di fronte a simili awersari
e ho evitato risposte polemiche, in sintonia con la saggezza
dell’antico detto: non possum scribere in eum qui potest proscribe-
re. Resta solo da spiegare perché proprio questo mio scritto sul
«grande spazio» dal punto di vista del diritto internazionale sia
stato pubblicato dall’editore del Nationalsozialistischer Rechts¬
wahrerbund (Lega nazionalsocialista per la conservazione del di¬
ritto). Il mio trattato sul «grande spazio» dal punto di vista del di¬
ritto internazionale era una delle relazioni su questioni riguardan-
ti il diritto internazionale presentate a un convegno organizzato
alTinizio di aprile del 1939 dall’Istituto di diritto internazionale di
Kiel per celebrare il venticinquesimo anno della sua fondazione.
Vi parteciparono molti giuristi internazionalisti tra i quali anche
J6 «Nationalsozialistische Monatshefte», XI(1940), p. 91. Il recensore, Her¬
bert Lemmel, era entrato in contrasto con Schmitt già alTinizio del 1936. Sulla
sua abilitazione nel 1939 con Höhn presso la facoltà di Giurisprudenza di Ber-
lino cfr. Tilitzki, in Siebte Etappe, cit., pp. 73 sg., e Tosservazione di Schmitt del
28.8.1947 nel suo Glossarium. Aufzeichnungen der Jahre 1947-1951, a cura di E.
von Medern, Berlin 1991, pp. 4 sg. (trad. it. Glossario. Annot azioni de gli anni
1947-1951, a cura di P. Dal Santo, Milano 2001, p. 6). Si veda anche Maschke,
in Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos, cit., p. 471.
88
Risposte a Norimberga
un professore polacco*. Gli interventi furono pubblicati in un vo¬
lume collettaneo a cura del direttore delTlstituto, il professore
Ritterbusch37, che aveva rapporti con il Deutscher Rechtsverlag.
La mia conferenza divenne improwisamente famosa verso la metà
di aprile del 1939, senza che io avessi fatto alcunché in tal senso e
anche con generale stupore in Germania, perché il «Times» e il
«Daily Mail» ne riferirono dettagliatamente38. E questa la ragio-
ne per cui il mio intervento fu pubblicato anche separatamente
come estratto, mentre se le cose fossero andate diversamente es-
so sarebbe rimasto seppellito nel volume collettaneo insieme con
le altre relazioni presentate al convegno. La pubblicazione in for¬
ma autonoma dello scritto ebbe per me il vantaggio di sottrarlo
alia censura del partito e in particolare di Rosenberg. Per me fu
un bene. Fu un brutto tiro giocato al Leviatano e il piacere che
ne ricavai sarà sicuramente condiviso da ogni autore che abbia
sperimentato direttamente la pressione di una censura ottusa.
ad2). ln questa categoria rientrano le argomentazioni di dirit-
to internazionale elaborate in occasione dei più importanti con-
flitti di politica estera, nei quali ogni parte coinvolta, con maggio-
re o minore eleganza, cercava di dimostrare sia le proprie ragioni
sia i torti delTawersario. Di fronte ai metodi di Hitler era diffici¬
le argomentare in tal guisa a favore dei tedeschi. Eppure vi fu una
serie di controversie di diritto internazionale su numerose singo-
le questioni. Io mi sono astenuto dal fare affermazioni difensive o
apologetiche di questo tipo e non mi sono pronunciato su alcun
fatto concreto, come l’invasione di paesi stranieri, né su alcuna
delle molte controversie su questioni attinenti al diritto di guerra,
al diritto di neutralità ecc.
La più importante rivista giuridica che in quegli anni (1939-
1945 ) affrontava questioni di diritto internazionale dal punto di vi¬
* Cezary Bereszowski di Varsavia [C.S.].
,7 Paul Ritterbusch (1900-1945), storico delle costituzioni, libero docente a
Lipsia nel 1928, professore ordinario nel 1933, capo della lega dei docenti uni-
versitari nel Terzo Reich, rivesti altri incarichi politici nel campo dell’istruzione
universitaria; si veda F.-R. Hausmann, «Deutsche Geisteswissenschaft» im Zwei¬
ten Weltkrieg. Die «Aktion Ritterbusch» (1940-1945), Dresden 1998, pp. 33 sgg.
e passim.
,8 II 5 aprile 1939; si veda nel dettaglio Maschke, in Schmitt, Staat, Gross¬
raum, Nomos, cit., pp. 471-472.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
89
sta tedesco era la «Zeitschrift für ausländisches öffentliches Recht
und Völkerrecht», diretta dal professore Victor Bruns, il direttore
deirinstitut für ausländisches öffentliches Recht und Völkerrecht
della Kaiser-Wilhelm-Gesellschaft. Bruns, che dirigeva anche il
comitato per il diritto internazionale deH’Akademie für Deutsches
Recht, era un internazionalista di fama internazionale, oltre che un
uomo di grande signorilità. Quando nel 1943 mori, r«American
Journal of International Law» gli dedicö un elogio funebre pieno
di rispetto39. Uno dei direttori della rivista era il conte Stauf-
fenberg, fratello, collaborator e compagno di sventura del conte
Stauffenberg, vale a dire di colui che aveva compiuto l’attentato a
Hitler il 20 luglio 1944. Il mio nome compariva, accanto a quello di
Heinrich Triepel40, fra i «collaborator^ della rivista*. Dal 1936,
perö, non avevo più avuto alcun ruolo attivo nella rivista né vi ave-
vo più pubblicato nulla. Nel frattempo la rivista aveva prodotto
saggi di valore e pubblicato materiali di qualitä che riceveva dagli
enti pubblici tedeschi. Che tipo di collaborazione intrattenesse con
il ministero degli Affari Esteri e con le altre autoritä, non so dire.
Non mi sono preoccupato di questo aspetto, e d’altro canto il pro¬
fessore Bruns non mi avrebbe certo messo a parte di questo arca¬
num della sua rivista, di cui lui era geloso custode.
Al secondo posto vanno citati i «Monatshefte für Auswärtige
Politik», diretti dal professore Fritz Berber41. Pubblicavano saggi
più ridotti e glosse di diritto internazionale sugli eventi correnti.
Non ricordo più se durante la guerra io abbia pubblicato un sag-
19 L’autore era Edwin Borchard, il critico della politica di Roosevelt; cfr. Id.,
Death ofDr. Victor Bruns, in «American Journal of International Law», ottobre
1943, pp. 658-660.
40 Heinrich Triepel (1868-1946), professore di diritto pubblico e di diritto
internazionale, libero docente a Lipsia nel 1893, professore ordinario a Tubin-
ga nel 1900, nel 1909 a Kiel e nel 1913 a Berlino.
* Nota aggiunta successivamente: La dicitura non era «con i collaborator!»,
ma «insieme con» Carl Schmitt e Heinrich Triepel [C.S.].
41 Fritz Berber (1898-1948), dottore in giurisprudenza, professore straordi-
nario ad Amburgo nel 1936, a Berlino nel 1937, professore ordinario nel 1940,
consigliere del ministro degli Esteri nel ruolo di inviato, direttore del Deutsches
Institut für aussenpolitische Forschung (Istituto tedesco per la ricerca sulla po¬
litica estera). Dopo il 1945 consigliere del governo indiano a Nuova Delhi, dal
1954 nuovamente professore ordinario a Monaco. Sul rapporto, improntato a
reciproca antipatia, di Schmitt con Berber si veda Maschke, in Schmitt, Staat,
Grossraum, Nomos, cit., pp. 472-473.
90
Risposte a Norimberga
gio su questa rivista; se così è stato, dev’essersi trattato solo di un
parergon al mio «ordinamento dei grandi spazi dal punto di vista
del diritto internazionale» e sicuramente non di una presa di po-
sizione difensiva o apologetica su un fatto concreto o su una con-
troversia legata all’attualità. I «Monatshefte» pubblicavano anche
una collana di opuscoli nei quali venivano affrontate questioni at-
tuali di diritto internazionale. Non ho partecipato a questa ope-
razione e non ho pubblicato alcun contributo in questa serie.
La vecchia «Zeitschrift für Völkerrecht» era diretta in quegli
anni dal professore Gustav Adolf Walz42 * 44 e manteneva un livello
di relativa scientificità. Per quanto ne so, non aveva rapporti stret-
ti con gli ambienti ufficiali della politica estera, almeno non nel
senso in cui lo avevano le due riviste che ho citato prima. Facevo
parte del comitato direttivo della rivista e nel 1940 vi ho pubbli¬
cato un lungo saggio dal titolo Raum und Grossraum im Völker¬
recht143, che sviluppava il tema dello spazio e approdava alia con-
trapposizione tra i due ordinamenti spaziali secondo il diritto in¬
ternazionale (quello terrestre e quello marittimo) (cfr. la premes-
sa alia 4a ed. della Völkerrechtliche Grossraumordnung;).
Sulla «Zeitschrift der Akademie für Deutsches Recht» veniva¬
no molto spesso pubblicati saggi di stampo difensivo e apologeti-
co su questioni di diritto internazionale dibattute durante la guer-
ra. Non ho mai pubblicato articoli di questo tenore; ho pubblica¬
to invece uno o più articoli brevi che sono poi confluiti nella se-
conda, terza e quarta edizione della mia Völkerrechtliche Gross-
raumordnung?4. Ho inoltre pubblicato un saggio di teoria del di-
42 Gustav Adolf Walz (1897-1948), professore di diritto pubblico e diritto
internazionale, libero docente a Marburgo nel 1927, professore ordinario a Bre¬
slau nel 1933, a Colonia nel 1938 e a Monaco nel 1939.
41 «Zeitschrift für Völkerrecht», XXIVÜ940), pp. 145-179.
44 Schmitt pubblicö nella «Zeitschrift der Akademie für Deutsches Recht»
i seguenti saggi: Inter pacem et bellum nihil medium, VKottobre 1939), n. 18, pp.
594-595 (trad. it. in Id., Scrittipolitico-giuridici 1933-1942, a cura di A. Campi,
Perugia 1983, pp. 85-92); ampliato e confluito come saggio in Positionen und
Begriffe im Kampf mit Weimar, Genf Versailles, Hamburg 1940, pp. 244-251,
con indicazione redazionale delle sue esercitazioni seminariali degli anni 1937-
1938 (p. 316, in fondo); Über das Verhältnis von Völkerrecht und staatlichem
Recht, VIK1940), n. 1, pp. 4-6; Reich und Raum. Elemente eines neuen Völker¬
rechts, VIIÜ940), n. 13, pp. 201-203. La «Zeitschrift der Akademie für Deut¬
sches Recht» non poteva essere un tipico organo nazionalsocialista, anche per-
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
91
ritto sul concetto di spazio in una rivista per la ricerca sullo spa-
zio45. Questa rivista non era solita occuparsi di questioni concer-
nenti il diritto internazionale o la politica estera. II mio saggio af-
frontava soltanto, con deliberata attenzione alTaspetto concettua-
le, la questione particolarmente complessa del territorio statale.
L’ho inserito come capitolo conclusivo nella 4a edizione della mia
Völkerrechtliche Grossraumordnung per ribadire ulteriormente in
conclusione il senso prettamente scientifico del mio lavoro e pren-
dere così le distanze dalle parole d’ordine della propaganda.
La rivista «Deutsche Rechtswissenschaft» non appartiene pro-
priamente alia categoria delle pubblicazioni di diritto internazio¬
nale. Ciononostante vi ho pubblicato un importante saggio su Die
Auflösung des Europäischen Völkerrechts in ein allgemeines Inter¬
nationales Recht (nel 1941, se ricordo bene)*46. Nemmeno questo
saggio aveva carattere difensivo o apologetico. Esso è di partico-
ché non vi scrivevano soltanto membri dell’Accademia medesima, ma per esem-
pio anche Rudolf Smend, «trasferito con misura disciplinare» da Berlino a Got-
tinga e indubbio oppositore del regime, il quale non rawisava alcuna causa
d’impedimento a scrivere per questa rivista; cfr. Zum Gedenktag der Göttinger
Sieben (ivi, IV, 1937, p. 691). Del gruppo di professori universitari dell’Akade-
mie für Deutsches Recht, fondata solennemente durante la Giornata dei giuri-
sti tedeschi il 2 ottobre 1933, facevano parte tutti i decani delle facoltà di Giu-
risprudenza e di Scienze politiche, al pari di professori allora già noti: Carl Bil-
finger, Victor Bruns, Hermann Dersch, Otto Koellreutter, Friedrich Lent, Ed¬
mund Mezger, Johannes Nagler, Heinrich Mitteis, Friedrich Oetker, Richard
Schmidt e Carl Schmitt; sul punto si veda Hans-Rainer Pichinot, Die Akademie
für Deutsches Recht, Univ. Diss., Köln 1981, pp. lì sgg. e passim.
45 Der neue Raumbegriff in der Rechtswissenschaft, in «Raumforschung und
Raumordnung. Monatsschrift der Reichsarbeitsgemeinschaft für Raumfor¬
schung», 1940, n. 11/12, pp. 440-442, confluito nella Völkerrechtliche Grossrau¬
mordnung, 4a ed., 1941, pp. 59-67; edizione del 1991, pp. 74-82; ora anche in Id.,
Staat, Grossraum, Nomos, cit., pp. 314-320.
* Nota aggiunta successivamente: Il titolo esatto del saggio era Die Auflö¬
sung der europäischen Ordnung in International Law 1890-1939. Il saggio è ap-
parso nell’ottobre del 1940 [C.S.].
46 La «Deutsche Rechtswissenschaft» era edita come trimestrale dalla Aka¬
demie für Deutsches Recht. Il saggio cui Schmitt fa riferimento si intitolava Die
Auflösung der europäischen Ordnung in «International Law», V(1940), n. 4, pp.
267-278. Sull’Akademie für Deutsches Recht si veda, supra, nota 44. Anche nel¬
la «Deutsche Rechtswissenschaft» si puö trovare un intervento di Smend: Der
Einfluss der deutschen Staats- und Verwaltungsrechtslehre des 19. Jahrhunderts
auf das Leben in Verfassung und Verwaltung (IV, 1939, pp. 25-39; ora in Id.,
Staatsrechtliche Abhandlung und andere Aufsätze, 2a ed., 1968, pp. 326-345).
92
Risposte a Norimberga
lare interesse per il mio tipo di diagnosi dei problemi teorici di di-
ritto internazionale e ha indotto il professore Hans Wehberg, no-
to internazionalista e pacifista di Ginevra, direttore della «Frie¬
dens-Warte», a confrontarsi con le mie teorie internazionalistiche
in un lungo saggio apparso sulla sua rivista (nel 1943). Il profes¬
sore Wehberg47 scrive espressamente nel sottotitolo del suo in-
tervento «In risposta a Carl Schmitt». Wehberg è uno dei più im¬
portant! sostenitori della criminalizzazione della guerra di aggres-
sione. E stato il primo giurista internazionalista europeo a richie-
dere (nel 1930) una punizione per gli uomini di Stato colpevoli del
reato di guerra di aggressione48. E tuttavia la sua «risposta a Carl
Schmitt» non contiene il minimo accenno alia possibilità che la
mia teoria possa essere messa in relazione con il reato di guerra di
aggressione o addirittura con atti inumani. La discussione delle
mie tesi è invece condotta sia nel merito sia nel metodo nel modo
che è abituale tra Studiosi che si rispettano in quanto tali e che si
prendono scientificamente sul serio. Nessun lettore del saggio di
Wehberg penserebbe che per il famoso pacifista io possa essere
considerato autore o compartecipe del nuovo reato criminale che
egli stesso ha contribuito a introdurre, e che la sua discussione con
me sia una discussione con un criminale e non con uno studioso
da prendere scientificamente sul serio.
ad 3). Il tema del «grande spazio» è stato affrontato da parte
delle SS solo a partire dal 1940, presumibilmente su sollecitazio-
ne di Best49, che vi si era imbattuto in Francia e più tardi in Da-
47 Hans Wehberg, Universales oder Europäisches Völkerrecht? Eine Ausei¬
nandersetzung mit Professor Carl Schmitt, in «Die Friedens-Warte», IV( 1941 ),
pp. 157-166.
Hans Wehberg (1885-1962) era il principale giurista di orientamento paci¬
fista della dottrina tedesca del diritto internazionale, editore della «Friedens-
Warte», dal 1928 professore ordinario a Ginevra.
48 Quando neli’ottobre del 1929 a New York l’Institut de Droit Internatio¬
nal discusse e approvò una «dichiarazione dei diritti internazionali dell’uomo»,
Wehberg intervenne soltanto per proporre di includere anche i doveri intema-
zionaü dell’uomo, per esempio quello di rifiutare il servizio militare per uno Sta¬
to che si accinge a condurre una guerra «hors la loi» in violazione del patto
Briand-Kellogg. Questo auspicio fu accolto dal Gotha del diritto internaziona¬
le presente con un cortese silenzio («Annuaire de l’Institut de Droit Internatio¬
nal», 1929, II, pp. 114-115).
49 Su Werner Best (1903-1989) si veda in particolare Maschke, in Schmitt,
Staat, Grossraum, Nomos, cit., pp. 474-475.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
93
nimarca e che ora cercava di impadronirsi di questo interessante
oggetto di ricerca nello stile SS. Direttori della nuova rivista era-
no, oltre a Best, alcuni altri capì delle SS, di cui non ricordo più i
nomi, e il professore Reinhard Höhn, direttore delTlnstitut für
Staatsforschung (Istituto per la ricerca sullo Stato) e successore
nella cattedra di Rudolf Smend presso la facoltà di Giurispru-
denza delTUniversita di Berlino. Egli si occupava del vero e pro¬
prio lavoro di redazione ed era direttore di una collana di testi sul
diritto amministrativo straniero. Höhn era molto diligente e an-
che dotato. In altri e più normali tempi sarebbe potuto diventare
un buon docente e ricercatore nella sua disciplina. Allora, invece,
si irrigidi in un atteggiamento risoluto e in un dogmatismo nella
sostanza solo reattivo50.
Questo gruppo pretendeva di rappresentare un élite intellet-
tuale e di formare nel proprio campo una sorta di «brain-trust» te-
desco. E tuttavia era costretto nello stesso tempo a presentarsi co¬
me espressione di vero hitlerismo. II che era difficilmente conci-
liabile con intelligenza e «brain-trust». Emerse così un’interna
contraddizione, che si rese palese al banco di prova del concetto
di «grande spazio». Da una parte cercavano di appropriarsi del-
l’interessante nuovo tema, dalTaltra conservavano il concetto au-
tenticamente hitleriano di Lebensraum, consolidandolo dov’era
possibile con il più radicale biologismo dell’allevamento delle raz-
ze. DalTinverno del 1941-42 si rese percepibile una crescente in-
sicurezza interna e con essa il bisogno di puntelli ideologici più Sal¬
di di quanto non fossero quelli forniti dalla volgare ortodossia hi-
tleriana e dal letterario rosenberghismo51, chiaramente ancorato al
XIX secolo. La contraddizione interna si riprodusse nella tattica
50 Reinhard Höhn (nato nel 1904); sebbene fosse stato inizialmente soste-
nuto da Schmitt nell’Università Friedrich-Wilhelm di Berlino, nel 1936-1937,
quale membro delle SS, complottò contro Schmitt.
51 Alfred Rosenberg (1893-1946), nel 1919 membro della Nsdap, nel 1921
caporedattore del «Völkischer Beobachter», nel 1933 Reichsleiter e responsabi-
le Esteri della Nsdap. Dal 1941 al 1945 ministro per i territori occupati nel-
l’Europa orientale. lì suo libro ll mito del XX secolo (Der Mythus des XX. Jahr¬
hunderts, München 1930) divenne insieme al Mein Kampf di Hitler il testo di ri-
ferimento del nazionalsocialismo. Per la sua attività come ministro per i territo¬
ri occupati (dal 1941) il Tribunale Militare Internazionale di Norimberga lo con-
dannò a morte e il 16 ottobre 1946 fu impiccato.
94
Risposte a Norimberga
adottata rispetto alia mia dottrina internazionalistica del «grande
spazio». Da un lato essa era ormai già troppo nota per poter esse-
re trattata con lo stile Rosenberg, dalTaltro non la si poteva sempli¬
cemente utilizzare senza indicarne la fonte, ma si doveva prendere
le distanze da essa, anche solo per ribadire la propria originalità e
unicità. Best pubblicò un saggio sulla «Juristische Wochenschrift»
contro la mia teoria del «grande spazio», che egli rifiutava come
non-völkisch. Sosteneva che non si poteva più parlare di «ordina-
mento di diritto internazionale» ma solo di «ordinamento dei po-
poli», e che si doveva evitare l’uso della parola «diritto»52. Höhn
scrisse sulla nuova rivista un lungo saggio introduttivo che defini
espressamente una «discussione con Carl Schmitt»53. In questi an-
ni, quindi, non solo da parte pacifista ma anche da parte delle SS
si instaurò una grande «discussione con Carl Schmitt», cui vanno
aggiunti anche altri saggi apparsi su riviste scientifiche, sicché so¬
lo negli anni della guerra appaiono forse una mezza dozzina di «di-
scussioni con Carl Schmitt».
II saggio di Höhn era la testimonianza di un grande sforzo, ma
falliva perché il concetto biologico-razziale di Lebensraum e quel-
10 razional-costruttivistico di «grande spazio» erano del tutto in-
conciliabili. Lo capii subito, quando vidi che Höhn non coglieva il
punto di partenza, ossia il concetto di spazio, ma cominciava subi¬
to con il parlare di «grande spazio» senza nemmeno sfiorare la que-
stione più difficile, cioè il concetto stesso di spazio. La consapevo-
lezza problematica circa il concetto di spazio è sempre stata per me
11 criterio di scientificità di una trattazione sul problema del «gran¬
de spazio». Altrimenti l’atmosfera che circonda uno slogan chias-
soso come quello di «Grossraum» rimane del tutto impenetrabile.
Pensai che l’improwiso interesse alle mie teorie da parte di un
influente gruppo delle SS dovesse essere motivo di massima pru-
denza. Chi mi conosce e conosce la mia opera sa che non avrei mai
potuto accostarmi a idee o a tendenze SS. Nel 1936 sono stato
52 Werner Best, Völkische Grossraumordnung, in «Deutsches Recht», 1940,
pp. 1006 sg.; la «Juristische Wochenschrift» era stata unita a questa rivista. Sui
contrasti ulteriori tra Best e Schmitt cfr. Maschke, in Schmitt, Staat, Grossraum,
Nomos, cit., p. 476.
5J Reinhard Höhn, Grossraumordnung und völkisches Rechtsdenken, in
«Reich, Volksordnung, Lebensraum», 1(1941), pp. 256-288; cfr. anche Ma¬
schke, in Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos, cit., p. 476.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
95
pubblicamente diffamato da parte delle SS. Sapevo qualcosa dei
mezzi di potere legali, para-legali e illegali delle SS e dell*entoura¬
ge di Himmler e avevo perciò buone ragioni per fernere l’interes-
samento della nuova élite. Me ne tenni quindi ben lontano, con
tutta la cautela che la situazione imponeva. Evitai Best, il capo po¬
litico del gruppo. Non ho mai scambiato una parola con lui e non
gli ho mai stretto la mano. Vedevo spesso il professore Höhn per-
ché eravamo colleghi nella facoltà di Giurisprudenza dell’Univer-
sità di Berlino54. Con lui mi comportai in modo cortese e corretto,
come ragionevolmente ci si comporta con un membro o con un
alleato della polizia segreta quando si sa ehe essa ti spia e ti pren-
de di mira. Non mi sono fatto coinvolgere in discussioni pubbli-
che, seguendo anche in questo caso l’antica massima non possum
scribere in eum qui potest proscribere.
Questa rassegna dei diversi tentativi di fondazione teorica del¬
la politica hideriana di conquista contiene i tipi fondamentali e le
forme in cui si sono manifestati questi tentativi, e mostra come la
mia posizione non fosse soltanto singolare e isolata, ma soprattut-
to, come conseguenza del mio atteggiamento prettamente scienti-
fico, come fosse completamente distanziata. Non è facile com-
prendere dall’esterno ed ex post eventi e situazioni interne a un si-
stema totalitario. Particolarmente difficile lo è per le situazioni
nelle quali in un simile sistema può essere coinvolto uno scienzia-
to puro, e a maggior ragione durante una guerra totale in cui in
definitiva ti appare abbastanza spesso oscura anche la situazione
del tuo vicino di casa e delTamico. Non esiste nemmeno alcuna
forma di tutela nei confronti del modo in cui possono essere uti-
lizzati i risultati della ricerca scientifica. Particolarmente difficile
diventa però nello specifico la valutazione delle discussioni scien-
tifiche su questioni riguardanti il diritto internazionale. Qui la ma¬
teria è in se stessa di natura politica. Le situazioni cambiano rapi-
damente ed eventi e fatti rilevanti dal punto di vista del diritto in-
54 La fredda «collaborazione» tra Höhn e Schmitt in occasione di disserta-
zioni e abilitazioni all’interno della facoltà è descritta, consultando i documenti
ufficiali dell’universita, da Tilitzki, in Siebte Etappe, cit., pp. 62 sgg. Nella pro¬
cedura di abilitazione di Lemmel nel 1939 Höhn non temeva tanto una stron-
catura, ehe era accademicamente impensabile, quanto la messa agli atti di un
giudizio negativo da parte di Schmitt, ehe avrebbe dovuto dare il secondo pa-
rere (cfr. ivi, p. 73).
96
Risposte a Norimberga
ternazionale, come l’incontestabilità di un governo generalmente
riconosciuto de jure o di trattati ratificati, devono essere sempli¬
cemente accettati dal giurista del diritto internazionale positivo.
Dal punto di vista oggettivo è decisiva la differenza tra una
teoria (da prendere scientificamente sul serio) e uno slogan (uti-
lizzato a fini di propaganda); dal punto di vista soggettivo è de¬
cisiva la differenza dell’intenzione, che permette di tenere sepa-
rati l’interesse di osservazione e di ricerca per conseguire una co-
noscenza dall’interesse operativo per obiettivi e risultati pratici.
Se uno paragona i tentativi di fondazione teorica della politica hi-
tleriana citati sopra con Vhabitus intellettuale dei miei lavori, ri-
cava la risposta alia domanda posta: la mia dottrina di diritto in¬
ternazionale del «grande spazio» è una teoria che sta in grandi
connessioni scientifiche, nata dalla ricerca scientifica, da prende¬
re scientificamente sul serio e che è stata presa scientificamente
sul serio. Hitler non ha praticato una politica del «grande spazio»
nel senso di questa teoria, ma solo una politica di conquista ne-
mica del pensiero e dei principi, che si può definire «politica del
‘grande spazio’» solo se si priva il termine «grande spazio» del
suo senso specifico e se ne fa un vuoto slogan per ogni tipo di
espansione. La politica espansionistica di Hitler era così primiti-
va che ogni analisi scientifica doveva apparirle pericolosa. In una
contrapposizione mondiale, che fu condotta con l’arruolamento
di tutti i mezzi del razionalismo occidentale, il contatto con un
concetto prettamente scientifico aveva per la politica di Hitler il
significato non di una fondazione ma di uno smascheramento.
Questo può forse valere addirittura per una teoria biologica, qua-
lora sia orientata a principi esclusivamente scientifici, ma vale in
ogni caso per una costruzione scientifica di diritto internaziona¬
le orientata contro il biologismo della Weltanschauung hitleriana
e attentamente ponderata in tutti i suoi aspetti.
Hitler stesso e ciascuno dei suoi seguaci lo sapevano bene. Per
questo la stampa di partito nella sua totalità mi ha coerentemente
ridotto al silenzio. Se d’altro canto si tollerò da parte di alcune au-
torità che giornalisti e propagandisti utilizzassero il mio nome per
fare bella figura, questa non fu una fondazione teorica. Faceva
piuttosto parte, al pari delTuso del nome di molti altri intellettua-
li, dello stile generale di un sistema totalitario che estirpa ciò che
non può utilizzare e cerca di utilizzare ciò che non può estirpare.
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
97
Sarebbe pertanto solo un ingiustificato arricchimento ideale
per Hider, e per un sistema ostile al pensiero un arricchimento im-
meritatamente favorevole, se la mia teoria scientificamente ben
ponderata venisse concettualmente identificata con la politica di
conquista hitleriana. Un tipo inferiore, in fondo completamente
disperato, di politica di potenza e di espansione andrebbe così in-
contro a una rivalutazione intellettuale postuma, per la quale non
può dawero vantare alcun titolo.
98
Risposte a Norimberga
5. SECONDO PARERE
COLLABORAZIONE AI PREPARATIVI DELLA GUERRA
DI AGGRESSIONE
Norimberga, 28 aprile 1947
Al professore M.W. Kempner
Risposta all’addebito: Lei ha collaborato in posizione decisiva
alia preparazione della guerra di aggressione e ai reati a essa con-
nessi.
La mia risposta muove dal presupposto che non ho compiuto
ciò che mi viene addebitato.
Nella mia risposta a questo addebito faccio innanzitutto ri-
ferimento al punto di vista giuridico quale emerge dalla sentenza
del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga del 30.9-
1.10.1946, e in conclusione aggiungo una breve nota su altre mo-
dalità di considerazione e di risposta. Per una valutazione giuri-
dica è decisivo il fatto che denominazioni in sé estremamente am-
pie come quelle di «crimini contro la pace», «crimini di guerra» e
«crimini contro l’umanita» siano state determinate e precisate più
dettagliatamente dalla sentenza del Tribunale di Norimberga sia
in relazione alia fattispecie specifica di reato sia in relazione alia
delimitazione della cerchia degli esecutori. Si tratta quindi di reati
che cadono sotto uno, più d’uno, o tutti e quattro i punti dell’ac-
cusa del processo di Norimberga, e cioè: 1) pianificazione comu-
ne, 2) pianificazioni belliche, 3) crimini di guerra secondo il dirit-
to internazionale vigente, tradizionale, 4) crimini contro l’uma-
nità. Le mie dichiarazioni in merito, che ho già reso per iscritto
- nella risposta alle domande del mio questionario del 17 marzo
1947 e nella mia interpretazione della «base teorica della politica
di conquista hitleriana» del 18 aprile 1947 -, posso darle qui co¬
me già note e acquisite; non ho quindi bisogno di ribadirle. Alcu-
ne integrazioni in merito risultano dalle cose che dirò, altre posso-
no però rendersi forse necessarie per l’ampiezza temporale e di
contenuto della questione in oggetto. Mi sono comunque sforza-
to di essere esaustivo.
Per quanto riguarda l’aspetto soggettivo della collaborazione
alia preparazione di atti criminali, mi limito a osservare ehe sia nel-
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
99
la mia vita per come finora l’ho condotta sia in riferimento alle cir-
costanze di fatto qui implicate non può essermi addebitata alcu-
na volontà criminale, alcuna consapevolezza di agire in modo cri-
minale né alcuna motivazione criminale.
Le seguenti risultanze del processo di Norimberga sono pre-
giudiziali per la valutazione giuridica e per il giudizio sul mio com-
portamento: degli imputati nel processo di Norimberga Kalten-
brunner55, Frank56, Streicher57, Schirach e Bormann non sono mai
stati accusati per il punto 2 (pianificazioni belliche), Schacht e Pa-
pen per i punti 3 e 4 (crimini di guerra in senso tradizionale e cri-
mini contro l’umanità); invece Kaltenbrunner, Frank, Frick, Strei¬
cher, Schacht, Dönitz, Schirach, Sauckel58, Bormann, Papen,
Seyss-Inquart, Speer e Fritzsche59 sono statidichiaratinon colpevoli
per quanto riguarda il punto 1 (pianificazione comune), Schacht,
Sauckel, Papen, Speer e Fritzsche per quanto riguarda il punto 2
(pianificazioni belliche), Hess per quanto riguarda i punti 3 e4 (cri¬
mini di guerra in senso tradizionale e crimini contro l’umanità).
Se confronto la mia posizione e la mia attività, sia quelle degli
anni 1933-1945 sia quelle degli anni precedenti, con la posizione e
con l’attività di questi imputati principali posso già ricavare la mia
risposta, senza bisogno di lunghe digressioni o di sottili distinzioni.
Nessuno dei criteri adottati dalla sentenza di Norimberga in meri-
55 Ernst Kaltenbrunner (1903-1946), dottore in giurisprudenza, procurato-
re legale in Austria, capo delle SS austriache, tenente generale della polizia nel
1941, successore di Heydrich a capo dell’Ufficio centrale per la sicurezza del
Reich nel gennaio del 1943. Condannato a morte dal Tribunale Militare Inter-
nazionale di Norimberga, fu impiccato il 16 ottobre 1946.
56 Hans Frank (1900-1946), dottore in giurisprudenza, procuratore legale,
capo dell’ufficio legale della Nsdap e capo della Lega dei giuristi nazionalsociali-
sti, ministro senza portafoglio e presidente delTAkademie für Deutsches Recht.
Quale capo del Governatorato Generale in Polonia fu condannato a morte dal
Tribunale di Norimberga e impiccato il 16 ottobre 1946.
57 Julius Streicher (1885-1946), Gauleiter della Franconia, editore ed edito-
rialista del settimanale antisemita «Der Stürmer». Fu condannato a morte dal
Tribunale di Norimberga e impiccato il 16 ottobre 1946.
58 Fritz Sauckel (1894-1946), Gauleiter della Turingia nel 1927, plenipoten-
ziario generale per la mobilitazione del lavoro dal 1942 al 1945. Condannato a
morte a Norimberga e impiccato il 16 ottobre 1946.
59 Hans Fritzsche (1900-1953), dal 1937 uno dei più important commenta-
tori radiofonici, direttore generale nel ministero per la Propaganda, fu assolto a
Norimberga.
100
Risposte a Norimberga
to alia pianificazione comune si attaglia anche solo lontanamente
al mio caso. Nessuna «partecipazione diretta a qualsivoglia piano
per la conduzione della guerra» mi riguarda, un tipo di partecipa¬
zione ehe non è contemplata nemmeno per Kaltenbrunner (p. 133
del testo della sentenza messomi a disposizione). Io non ero nem¬
meno in «stretto contatto» con un tale piano, laddove tale «stretto
contatto» non viene ammesso nemmeno nel caso di Frank (p. 138),
di Streicher (p. 143)ediSauckel (p. 162).Nonhopartecipatoanes-
suno degli incontri nei quali Hitler elaborò i suoi piani di aggres-
sione (pp. 141,152,183) e posso aggiungere ehe non sapevo nulla
di questi incontri. Non facevo parte della «cerchia interna en¬
tourage di Hitler» e, stando alia sentenza, non ne facevano parte
nemmeno Streicher (p. 143) e Sauckel (p. 162). Quando infine di
Fritzsche (p. 183 ) si dice che «egli non fu mai considerato tanto im¬
portante da essere coinvolto nelle discussioni sui piani ehe avreb-
bero condotto alle guerre di aggressione», questo è un buon appi-
glio per farsi un’idea della mia importanza. Non ho mai partecipa-
to a conferenze stampa e ciò che raccolsi nella forma di «comuni-
cazioni confidenziali» lo hanno raccolto anche gli altri docenti del¬
la facoltà di Giurisprudenza, indipendentemente dalle apparte-
nenze di partito. La corte ritiene significativo il fatto ehe Fritzsche
non abbia mai parlato con Hitler (p. 189); io non solo non ho mai
parlato con Hitler ma non ho mai parlato nemmeno con Goebbels,
né con il capo dell’ufficio stampa Dietrich, con i Segretari di Stato
o con altri alti funzionari del ministero per la Propaganda e non ho
mai conosciuto di persona Fritzsche. Se quindi la mia collabora-
zione deve riguardare l’ambito della propaganda, a essa manca
qualsiasi «stretto o diretto» collegamento con questo ambito.
Posso tralasciare qui la mia attività precedente la mia ammis-
sione al partito (1° maggio 1933). Fino alia primavera del 1933,
più precisamente fino alia promulgazione della legge sui pieni po-
teri del 24 marzo 1933, non ho mai avuto rapporti diretti o indi-
retti con nessun nazionalsocialista degno di questo nome e nem¬
meno semplici contatti, e non ho mai scambiato una parola con
una personalità di partito. Non dal 30 gennaio 1933, ma solo do-
po la legge sui pieni poteri del 24 marzo 1933 mi sono chiesto qua¬
le posizione avrei dovuto assumere in qualità di professore di di-
ritto pubblico rispetto alia trasformazione della Germania in uno
Stato a partito unico. Mi sono consigliato con i miei amici, non
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
101
con i nazisti, e il 1° maggio 1933 mi sono iscritto al partito presso
il locale gruppo competente del mio luogo di residenza di allora.
Ho ricevuto la tessera d’iscrizione nella primavera del 1937; il nu-
mero degli iscritti superava i due milioni.
Dopo il 1° maggio 1933 la mia posizione e la mia attivitä sono
state di tre tipi. Sono stato:
1) Consigliere di Stato prussiano dal luglio del 1933 al 1945;
2) Capo del raggruppamento disciplinare dei professori uni-
versitari nella Lega dei giuristi nazionalsocialisti dall’autunno del
1933 all’autunno del 1936 e nel 1935 direttore per un anno
deirUfficio scientifico della Lega dei giuristi nazionalsocialisti;
3) dal 1916 libero docente e dal 1921 al 1945 professore ordi-
nario di diritto pubblico (diritto pubblico e costituzionale, dirit-
to internazionale, diritto amministrativo e dottrina generale dello
Stato).
La mia collaborazione con 1’Akademie für Deutsches Recht
non necessita di particolari trattazioni, perché l’aver collaborato
con essa da parte di mold professori di diritto non è stato finora,
per quanto è a mia conoscenza, oggetto di addebito specifico per
alcuno di essi. Non ho diretto alcun comitato alTinterno di que-
sta accademia.
ad 1). La posizione di un Consigliere di Stato prussiano non
può in quanto tale giustificare l’addebito di una collaborazione a
crimini di guerra. Non tanto perché ex membri del Consiglio di
Stato prussiano sono personalitä stimate della vita pubblica, co¬
me il vescovo Berning60, o come Furtwängler61 e Gründgens62,
quanto perché il Consiglio di Stato quale istituzione prussiana
non aveva rapporti diretti con le vicende del Reich63. Per quanto
60 Wilhelm Berning (1877-1955), laureato in teologia, vescovo di Osnabrück
nel 1914, dal 1933 rappresentante dell’episcopato cattolico nel governo del
Reich.
61 Wilhelm Furtwängler (1886-1954), direttore dei Berliner Philarmoniker
dal 1922 al 1945 e dal 1949 al 1954, fu uno dei più importanti direttori d’or-
chestra del XX secolo.
62 Gustaf Gründgens (1899-1963), Consigliere di Stato prussiano nel 1936,
fu in Germania uno dei più noti attori di teatro e di cinema; regista e direttore
di teatro dopo il 1933 e dopo il 1946.
6} La legge sul Consiglio di Stato dell’8 luglio 1933, modificata e integrata
con la legge del 31.7.1933 (Preussische Gesetzsammlung, PreussGS, 1933, pp.
241 e 289), regolava su nuove basi composizione e funzioni di questo vecchio
102
Risposte a Norimberga
ne so, esso non è stato incaricato di compiti politicamente rilevan-
ti né è stato in quanto tale informato dei piani segreti di Hitler. La
sua attività riguardava questioni oggettive delTamministrazione e
dell’organizzazione prussiane. La sua più importante realizzazio-
ne furono le leggi comunali prussiane del dicembre del 1933 (leg¬
ge comunale e legge finanziaria comunale). Anche quest’attività
terminò già nella primavera del 1936. Da allora il Consiglio di Sta¬
to prussiano non è stato più convocato. L’ultima seduta ha avuto
luogo, se ben ricordo, nel marzo del 1936. Quando nell’ottobre
del 1936 Goring, presidente del Consiglio di Stato prussiano, ven-
ne incaricato del piano quadriennale, il Consiglio di Stato prus¬
siano non era già più da qualche tempo un organo di lavoro.
Le ragioni del rapido declino di un’istituzione inaugurata al-
l’apparenza con grandi aspettative sono di molteplice natura. La
più evidente è che la Prussia non era più uno Stato, ma solo un
complesso amministrativo e che quindi un Consiglio di Stato
prussiano avrebbe tutt’al più potuto essere in futuro soltanto un
organo amministrativo. Questo è senz’altro vero. Ma in un siste-
ma politico come quello hitleriano Tatteggiamento e la disposi-
zione personale di Hitler sono Tunica cosa che conti. Perciò il fat-
to che Hitler avesse ostentatamente disertato Tinaugurazione del
Consiglio di Stato prussiano nel settembre del 1933 acquisi agli
occhi del partito il significato di una delegittimazione. Göring, in
organo di Stato prussiano. I membri d’ufficio erano il Presidente dei ministri, i
Ministri di Stato e i Segretari di Stato, cui si aggiungevano i funzionari di verti-
ce della Nsdap in Prussia e un piccolo gruppo di «civilisti» come Berning (an¬
che «assistente pontificio al trono») e la sua controparte protestante, il vescovo
del Reich Müller. Vi facevano inoltre parte Furtwängler, Carl Schmitt, Freytagh-
Loringhoven e pochi generali in pensione e ammiragli di fama (von Mackensen
e von Trotha). Nell 'Handbuch überden Preussischen Staat, CXXXVIIK1934), so¬
no riprodotti in fotografia tutti i ministri di Stato e i consiglieri di Stato prussiani,
in cima ai quali figura Johannes Popitz, il ministro con maggiore anzianità di ser-
vizio. Sono fotografati anche i Segretari di Stato Rohm, Ernst e Heines - che non
sarebbero soprawissuti al 30 giugno 1934 - insieme con Heinrich Himmler e
Reinhard Heydrich. Le edizioni successive del manuale sono prive di fotografie.
Il vecchio Consiglio di Stato prussiano, cioè quello ricostituito nel 1921, aveva la-
sciato di sé un’immagine politicamente eterogenea (cfr. i membri del Consiglio
di Stato in Handbuch überden Preussischen Staat, CXXXVII, 1931, pp. 133-140).
Il presidente era Konrad Adenauer (del partito di centro), un altro membro era
Wilhelm Pieck (della Kpd); entrambi avrebbero cominciato la propria (antagoni-
stica) camera politica in senso stretto solo dopo la Seconda guerra mondiale.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
103
fondo, aveva nei confronti dell’istituzione soltanto interessi per-
sonali di potere alTinterno del partito e interessi di rappresentan-
za. II vero lavoro era nelle mani del ministro delle Finanze prus-
siano, il professore Johannes Popitz. Questi, quale tipico rappre-
sentante del «ministeriale» prussiano, suscitò sentimenti di diffi-
denza e di gelosia tanto nel partito quanto presso tutti i tedeschi
del Sud animati da spirito antiprussiano. Proprio un risultato ec-
cellente dal punto di vista tecnico-amministrativo come le leggi
comunali del dicembre del 1933, cui si è fatto riferimento, diven-
nero per Frick e per altri uomini di partito l’occasione per rego-
lare l’intera materia con una legge del Reich, sottraendola così al¬
ia Prussia. Fu così emanato, con relativa rapidità, l’Ordinamento
comunale tedesco del 1935. Non si è quindi più arrivati all’Ordi-
namento circondariale prussiano che era stato progettato e di-
scusso nel Consiglio di Stato.
Io ero membro del Consiglio di Stato prussiano dalla sua fon-
dazione (luglio 1933) e avevo all’inizio grande interesse per que-
sta istituzione. Vi vedevo, con il mio amico Popitz, grandi possi-
bilità di lavoro e speravo che potesse diventare un luogo di di-
scussione in materia di questioni amministrative e quindi un con-
trappeso all’attivita del partito. Ma l’istituzione soffri sin dall’ini-
zio di un’interna divisione, che aveva a che fare con la personalità
problematica di Göring. Da un lato il Consiglio di Stato veniva in-
teso da Popitz e da alcuni altri, fra cui anch’io, come depositario
di un lavoro che si qualificava per essere specificamente oggetti-
vo e competente; dall’altro era destinato a diventare nelle mani di
Göring una vuota esibizione di pomposità. Personalmente ho la-
vorato alia legge comunale prussiana del dicembre del 1933 e non
rawiso in questo una forma di collaborazione alia preparazione di
una guerra di aggressione.
ad 2). lì raggruppamento disciplinare dei professori universi-
tari della Lega dei giuristi nazionalsocialisti, che ho diretto dalla
fine del 1933 al 1936, era una delle organizzazioni dirette da
Frank. lì raggruppamento disciplinare con i suoi circa 400 mem-
bri - a fronte di un numero complessivo di aderenti ehe si aggira-
va tra i 70.000 e i 100.000 - non aveva grande influenza in un siste-
ma basato sulle azioni e sulla partecipazione di massa. Io stesso,
quale aspirante membro del partito iscritto solo dal maggio 1933,
non ero pienamente titolato agli occhi della vecchia guardia del
106
Risposte a Norimberga
partito e dei capì dei raggruppamenti disciplinari. La mia posizio-
ne dipendeva esclusivamente e completamente dalPinteresse che
Frank mostrava nei riguardi della mia persona, spesso in modo
molto ostentato. L’ambiente della Lega dei giuristi mi era essen-
zialmene estraneo. Ma Frank, che aveva grande simpatia per me,
mi fece restare e seppe trattenermi ancora nel 1935 con l’istituzio-
ne di un reparto scientifico, sebbene la mia estraneità non potesse
essere ancora a lungo celata. Alla fine di ottobre del 1936 mi sono
dimesso dai miei incarichi. Frank in questa occasione non fece al-
cun tentativo di trattenermi, perché Heydrich in persona lo ave¬
va messo in guardia nei miei confronti. Anche se lo avesse voluto,
la posizione di Frank non era abbastanza forte per proteggermi
dalle SS. La diffamazione pubblica su «Das Schwarze Korps» av-
venne nel dicembre del 1936, ma già da un mese avevo rinuncia-
to ai miei incarichi. A quel tempo il regime di Hitler era al culmi-
ne dei suoi successi in politica interna e in politica estera, il che si
rese evidente agli occhi del mondo intero in occasione delle Olim-
piadi di Berlino cui parteciparono tutte le nazioni.
Frank è stato dichiarato non colpevole per quanto riguarda il
punto 1 (pianificazione comune), perché non era associato «in
modo sufficientemente stretto» al piano di condurre una guerra
di aggressione (p. 138 della sentenza). Per quanto concerne il
punto 2 (pianificazioni belliche) egli non è mai stato accusato. La
sua condanna per i punti 3 (crimini di guerra) e 4 (crimini contro
l’umanità) riguarda esclusivamente la sua attività di Governatore
Generale nella Polonia occupata negli anni 1939-1945. Dalla fine
del 1936 non ho più avuto rapporti di collaborazione con Frank
e anche i rapporti privati furono scarsi, come ho già affermato nel¬
la mia presa di posizione del 18 aprile 1947.
ad 3). In qualità di professore di diritto pubblico ho svolto at¬
tività di ricerca scientifica, di insegnamento e di pubblicista. La
mia attività di ricerca non rientra in uno dei punti dell’accusa. Per
la mia attività di professore potrei richiamarmi alia circostanza
che anche Baldur von Schirach, «nonostante l’impegno guerresco
della Hitlerjugend» (p. 160 della sentenza), è stato dichiarato non
colpevole per quanto riguarda il punto 1 (pianificazione comune).
Per il punto 2 (pianificazioni belliche) e 3 (crimini di guerra) non
è mai stato accusato. Per il punto 4 (crimini contro l’umanità) è
stato dichiarato colpevole soltanto per la sua attività a Vienna dal
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
107
1940 come Gauleiter, Luogotenente del Reich e Commissario al¬
ia difesa del Reich. Per quanto riguarda la mia attività di docente,
aggiungo che non ho mai incontrato né Schirach, il capo della Hit¬
lerjugend, né il suo successore e che non ho mai avuto colloqui né
con il capo della Lega degli studenti né con quello della Lega dei
docenti o con altri capi di questo genere di organizzazioni. Per
quanto concerne infine la mia attività pubblicistica, ricordo che
addirittura Fritzsche, che era stato accusato per i punti 1 (pianifi-
cazione comune), 3 (crimini di guerra) e 4 (crimini contro l’uma-
nità), è stato dichiarato non colpevole per tutti questi punti, con
la motivazione già citata in precedenza che non era considerato
sufficientemente importante per essere ammesso agli incontri di
pianificazione, che non aveva mai incontrato Hitler e che non era
stato informato delle decisioni che erano state prese nei suddetti
incontri.
Nell’addebito rivoltomi si dice che io avrei collaborato alia
preparazione di guerre di aggressione e dei reati a esse connessi
«in posizione decisiva». Se con questo ci si intende riferire alia mia
attività di Consigliere di Stato prussiano o alia mia attività all’in-
terno della Lega dei giuristi posso rinviare alle dichiarazioni rese
sopra, da cui risulta chiaramente che nessuna delle due era una
posizione decisiva. Per quanto riguarda la mia posizione di pro-
fessore universitario, io godevo già in ogni caso di una grande fa-
ma. Sin dalla pubblicazione della mia Dottrina della costituzione
(1928) ero infatti uno dei più noti giuristi tedeschi ed europei. Ma
una simile posizione non era certamente una posizione «decisiva»
e nemmeno poteva essere la base di collegamento con posizioni
decisive. Non posso dire niente di più preciso sulla condizione ge¬
nerale di un professore universitario in un sistema totalitario. Nel
sistema totalitario hitleriano e per le concezioni ivi dominanti ri-
guardo alia scienza, alia formazione e alia giurisprudenza, una cat-
tedra di diritto non può certo essere considerata una posizione de¬
cisiva o la base per un’influenza decisiva su un posto decisivo; in¬
fluenza che sarebbe considerata un’iniziazione ai piani segreti hi-
tleriani. Se le cose stiano diversamente per le cattedre di chimica,
di fisica o di altre discipline più interessanti per le questioni tec-
nico-militari, è un problema a sé stante. Ma il caso di un profes¬
sore di diritto già famoso, e per di più un professore di diritto
pubblico, è assolutamente chiaro in questo senso, soprattutto se
108
Risposte a Norimberga
si considera che egli non ha mai cercato di stabilire contatti con
personalita in posizioni decisive e non ha mai avuto rapporti par-
ticolari con alcuna di esse.
Ma l’influenza che proviene da teorie e idee non riguarda la via
che passa attraverso «posizioni decisive». Gli effetti delle cose
dette, scritte e pubblicate sono molteplici e imprevedibili. In que-
sto senso l’addebito che mi viene rivolto si riferisce anche ad altri
e ulteriori effetti delle mie teorie e analisi. Per questo aspetto del¬
la questione mi permetto di aggiungere in conclusione una breve
nota di carattere generale.
Ciò che un autore comunica come risultato delle sue ricerche
e del suo lavoro intellettuale ha, per chi sia uno scienziato, un va-
lore parimenti scientifico, ossia è di stimolo per ulteriori riflessio-
ni e per ulteriori discussioni scientifiche. Questo tipo di effetti dei
miei scritti era sempre notoriamente molto grande. Ma sono mol-
ti gli uditori e i lettori che non interpretano le tesi e le analisi che
ascoltano con il medesimo spirito scientifico; senza rifletterci essi
le pongono invece automaticamente in connessione con le loro
abituali rappresentazioni pratiche e con i loro scopi e interessi im-
mediati. Si tratta di un pericolo particolarmente grande per teorie,
tesi e analisi che si collocano nel campo del diritto internazionale,
del diritto costituzionale e della teoria politica. In tempi di tran-
quillità e sicurezza si riconosce anche ai rappresentanti di queste
discipline la più ampia libertà di pensiero e una notevole superio-
rità rispetto alia questione dei presunti effetti delle loro opinioni.
In tempi di guerra civile aperta o latente sussiste invece il perico¬
lo che ogni parola libera e pubblica finisca immediatamente sul
terreno degli slogan propagandised, che cambiano molto rapida-
mente, e nel caos di concetti nichilisticamente distruttivi.
Io ho una grande esperienza in questo senso e ne ho pagato il
prezzo. E la medesima esperienza che anche i fondatori della mia
disciplina, Jean Bodin e Thomas Hobbes, hanno fatto nel XVI se-
colo durante le guerre europee e le guerre civili del loro tempo.
Tradotta nel linguaggio della tecnica moderna, questa esperienza
si può formulare nei termini seguenti: ogni amplificazione del
suono è una modificazione del senso e nella maggior parte dei ca-
si una falsificazione del senso. Questo è l’autentico stato delle co¬
se che nel mio caso deve essere sottoposto a giudizio. Vi rientra-
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
109
no, oltre a quelle giuridiche, numerose altre questioni di natura
storica, sociologica ed etico-morale. Con ciò però è anche fissato
il limite di quello che può essere accertato con gli strumenti della
giustizia e di un procedimento conforme a giustizia. Non lo dico
per sottrarmi alia giustizia. So bene che al di là dei limiti di ciò che
è conforme a giustizia non comincia certo il regno dell’irrespon-
sabilità o addirittura della sicurezza. In tempi come i nostri acca-
de piuttosto il contrario. Sono giurista abbastanza per conoscere
il valore inestimabile della giustizia e del procedimento legale. In-
fatti la responsabilità giuridica si regge su concetti definibili e su
un procedimento sottoposto a regole, mentre l’accertamento della
responsabilita non giuridica awiene spesso in modo selvaggio e
caotico.
Ma l’effetto di tesi e opinioni riguarda la difficile questione
delle connessioni causali, mediate in termini puramente psicolo-
gici, nell’agire autonomo di individui responsabili. Riguarda inol-
tre la questione del destino dei libri e dei nomi. Si può certo rite-
nere che l’inventore del moderno concetto di sovranità statuale,
Jean Bodin, sia responsabile di tutte le conseguenze negative che
da tre secoli a questa parte derivano dal concetto di sovranità. Ci
sono storici che considerano Jean-Jacques Rousseau il vero arte-
fice di tutti i crimini commessi in Francia durante il Terrore gia-
cobino. Si può anche pensare - per fare ancora un esempio tratto
dal mio specifico campo disciplinare, il diritto costituzionale- che
Calhoun, il grande giurista della Confederazione degli Stati del
Sud, sia responsabile di tutte le sventure della guerra di Secessio-
ne e di tutti i suoi orrori.
Numerosi altri esempi di questo genere di responsabilità
«ideologica» potrebbero essere facilmente citati anche per il pre¬
sente. Ogni autore ha infatti una grande responsabilità e noi tutti
dobbiamo rendere conto di ogni parola inutile che pronunciamo.
La questione è solo in che misura la responsabilità ideologica deb-
ba essere fatta valere nella forma e nel corso di un processo pena-
le e in che misura si possa pretendere da un giudice penale che ap-
profondisca i miei libri, i miei saggi e le questioni in essi dibattu-
te per potersi fare un’idea della mia personalità scientifica e quin-
di decidere su verità ed errori, utilità e dannosità, giustezza e fal-
sità di teorie e opinioni. In base alia sentenza di Norimberga (p.
65) non è mai la semplice espressione di opinioni politiche che nel
110
Risposte a Norimberga
Mein Kampf di Hitler deve essere considerata come pianificazio-
ne criminale. Se si tiene conto di questo, ci si chiede allora in che
misura ideologic e opinioni possano essere in generale processa-
bili. La questione diventa non certo più semplice ma semmai an-
cora più complessa per il fatto che nell’epoca della tecnica e del
condizionamento delle masse interviene anche uno specifico fat-
tore di potere, vale a dire il meccanismo psico-tecnico della mo-
derna propaganda, il cui amplificatore crea i propri miti quoti-
diani con la stessa velocità con cui li distrugge. Proprio questo am¬
plificatore ho accuratamente evitato dopo le prime esperienze.
Voglio in conclusione aggiungere brevemente ancora qualco-
sa sul tema. Io prendo molto sul serio, sotto ogni punto di vista,
la questione della mia responsabilità e ripeto che son ben lungi dal
voler utilizzare la distinzione tra questioni processabili e questio-
ni non processabili solo come scappatoia o pretesto. Ma la diffe-
renza c’è, e si fa valere con modalità diverse nei differenti campi
del diritto e della giustizia. Nel diritto internazionale e nel diritto
costituzionale essa è stata molto dibattuta. In ogni altro ambito,
in particolare nel diritto penale e nel processo penale, è sempre
presente almeno in modo latente. Essa è nella natura stessa della
cosa, e anche nel mio caso non la si può semplicemente ignorare,
visto che l’azione di cui sono considerato responsabile consiste nel
suo nucleo e contenuto essenziale esclusivamente nella pubblica-
zione di analisi scientifiche che hanno condotto ad alcune discus-
sioni scientificamente proficue.
Ill
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
6. TERZO PARERE
LA POSIZIONE DEL MINISTRO DEL REICH
E CAPO DELLA CANCELLERIA DEL REICH
Norimberga, 28.4.47
trasmesso il 29.4.47
Osservazioni di diritto pubblico suüa domanda ehe mi è stata
posta:
La posizione del Ministro del Reich e Capo della Cancelleria
del Reich:
Sommario:
Osservazione introduttiva
I. II problema generale dell’accesso al detentore del potere
II. Le conseguenze sul piano organizzativo della concentrazio-
ne di potere nel regime hitleriano (con riferimento al loro parti-
colare significato per la posizione della Cancelleria del Reich)
III. Indizi di espressioni formali da cui risulta la particolare po¬
sizione del Ministro del Reich e Capo della Cancelleria del Reich
1. La doppia firma delle disposizioni di Hitler
2. La formazione di un nuovo concetto specifico di «decreto
del Führer»
IV. Anormalità e imprevedibilità di ogni sviluppo all’interno
del regime hitleriano
Posso parlare di questo tema solo come specialista di diritto
pubblico e di dottrina dello Stato ehe conosce si il regime hitle¬
riano dalTinterno e ha osservato la sua evoluzione, ma che dal mo¬
menta preciso dell’assunzione dei pieni poteri si è tenuto lontano
da Hitler e dal suo entourage. Anche con il Ministro del Reich e
Capo della Cancelleria del Reich non ho avuto contatti personali
o di lavoro e dal 1936 non l’ho più visto64. Non conoscevo i suoi
64 Hans Heinrich Lammers (1879-1962), laureatosi nel 1904, ricercatore
universitario, dopo l’esame di Stato ( 1907 ) optò per la professione di giudice ab-
bandonando la carriera universitaria. Durante la Prima guerra mondiale fu uf-
112
Risposte a Norimberga
Segretari di Stato e aiutanti; per quello che posso ricordare ho in
seguito rivisto una volta il solo Kritzinger65, che avevo conosciuto
nel 1932, senza però avere occasione di parlargli. Con questo non
voglio dire di avere personalmente evitato il Ministro del Reich e
Capo della Cancelleria del Reich per le stesse ragioni per cui ho
evitato per esempio Himmler e Goebbels. Non lo consideravo in-
ficiale al fronte; nel 1917 perse un occhio; dopo la guerra lavorò al ministero de-
gli Interni, dove nel 1922 fu promosso a direttore di divisione. Rappresentò il
ministero degli Interni nei processi tra il Reich e i Länder davanti alia Corte Su¬
prema del Reich. Elementi fondamentali della sua attività scientifica e saggistica
furono, oltre alle sue interpretazioni della costituzione del Reich e della costitu-
zione prussiana, i commend alia legge sulla Corte Costituzionale del 1921, che
egli aveva presentato come relatore nel ministero, e il repertorio delle sentenze
della Corte Costituzionale e della Corte Suprema del Reich, di cui curò la pub-
blicazione insieme con Walter Simons, il presidente della Corte Suprema (Lam-
mers-Simons). Nello Handbuch des deutschen Staatsrechts, a cura di G. Anschütz
e R. Thoma, scrisse il capitolo sui Parlamentarische Untersuchungsausschüsse (§
94, vol. II, 1932, pp. 445-474). Lammers era membro della Deutschnationale
Volkspartei e dello «Stahlhelm»; nel 1932 passò alia Nsdap. Già il 30 gennaio
del 1933 Hitler, su proposta di Frick, lo nominò Segretario di Stato nella Can¬
celleria del Reich, «perché desiderava per questo posto non un consigliere po¬
litico, ma un funzionario di ministero altamente qualificato» (D. Rebentisch). Il
26 novembre del 1937 fu nominato ministro per facilitare, con l’equiparazione
ai ministri del Reich, il suo compito di coordinamento. Durante la guerra la sua
influenza sui procedimenti diminui; «dalla fine di settembre del 1944 non ebbe
più la precedenza per discutere con il Führer gli affari di Stato» (D. Rebentisch).
Detenuto degli americani dall’ 11 maggio 1945, I’ll aprile 1949 il tribunale mi-
litare americano lo condannò nell’ambito del «processo Wilhelmstrasse» a
vent’anni di carcere con computazione dei quattro anni di custodia cautelare. In
occasione della revisione delle pene delle sentenze di Norimberga, l’Alto Com-
missario McCloy ridusse la sua pena a dieci anni e nel dicembre del 1951, dopo
averne scontati i due terzi, fu rilasciato. La sua attività nella Cancelleria del Reich
è analizzata a fondo da Dieter Rebentisch nel suo Hitlers Reichskanzlei zwischen
Politik und Verwaltung, in D. Rebentisch e K. Teppe (a cura di), Verwaltung
contra Menschenführung im Staat Hitlers. Studien zum politisch-administrativen
System, Göttingen 1986 e in Id., Pührerstaat und Verwaltung im Zweiten W'elt¬
krieg, Stuttgart 1989.
65 Friedrich Wilhelm Kritzinger (1890-1947), aggiunto giudiziario nel 1911,
soldato insignito di alte onorificenze militari, direttore di divisione di ministero
nel 1931, nel 1938 Lammers lo chiamö dal ministero della Giustizia come di¬
rettore generale di ministero nella Cancelleria del Reich. Si vedano in particola-
re Hans Mommsen, Aufgabenkreis und Verantwortlichkeit des Staatssekretärs
der Reichskanzlei Dr. Wilhelm Kritzinger, in «Gutachten des Instituts für Zeit¬
geschichte», II, (1966), pp. 369-398 e Rebentisch, Führerstaat und Verwaltung,
cit., pp. 63-66 e passim.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
113
fatti un esponente della vera e propria «comunità di congiurati»
che formava il nucleo del regime hitleriano. Ciò che mi trattenne
era in questo caso solo il generale disprezzo verso i potenti e il lo¬
ro entourage e la profonda convinzione dell’inutilità di parlare con
loro.
L’attività e l’organizzazione della Cancelleria del Reich sono
state descritte in un saggio dell’aiutante von Stutterheim66 (pub-
blicato dalla casa editrice Juncker & Dünnhaupt di Berlino). Non
ricordo più i dettagli. Lo scritto non era particolarmente significa-
tivo. Mi sono fatto un’idea della posizione del Ministro del Reich
e Capo della Cancelleria del Reich in parte sulla base di osserva-
zioni generali sulTevoluzione del regime e delle sue istituzioni, in
parte sulla base dell’esame particolare dei metodi della legislazio-
ne e dell’emanazione di leggi e di disposizioni di legge. Il mate¬
riale sullo stato del regime hitleriano emerso dai processi di No-
rimberga del 1945-47 lo conosco soltanto dalle notizie estrema-
mente frammentarie dei giornali delle quali venni casualmente a
conoscenza. A chi conosce questo materiale la mia ricostruzione
apparira per un verso troppo generale e per un altro troppo co-
struita; soprattutto mi manca qualsiasi pezza d’appoggio e quindi
devo affidarmi solo alia mia memoria per eventi complicati risa-
lenti a molti anni addietro.
I. Il problema generale dell’accesso al detentore del potere
Quanto più il potere politico si concentra in un unico luogo e nel-
le mani di un’unica persona, tanto più l’accesso a questo luogo e
a questa persona diventa il problema più importante dal punto di
vista politico, organizzativo e del diritto costituzionale. La lotta
per l’accesso al monarca assoluto, per esserne il consigliere e l’in-
formatore, per il diritto di conferire direttamente con lui e cose si-
mili è il contenuto specifico della storia costituzionale dell’assolu-
66 Hermann von Stutterheim, Die Reichskanzlei, Berlin 1940, 40 pp. Nato
nel 1887, secondo esame di Stato nel 1917, dal 1920 come consigliere di legazio-
ne fu rappresentante plenipotenziario del consiglio dell’Impero per Brunswick,
Anhalt e Mecklenburg-Strelitz. Nel 1934 entrò nella Cancelleria del Reich e nel
1937 aderi alia Nsdap; cfr. Rebentisch, Führerstaat und Verwaltung, cit., pp. 62
sg-
114
Risposte a Norimberga
tismo. A questa lotta hanno partecipato non solo ministri e consi-
glieri di gabinetto, alti dignitari e aiutanti, ma anche confessori,
camerieri particolari e favorite. I memoriali del Freiherr vom Stein
sulla riorganizzazione dello Stato prussiano dopo il 1807 si riferi-
scono soprattutto al diritto esclusivo del ministro di conferire con
il monarca e si mostrano polemici verso i consigli di gabinetto67.
Hardenberg (1810-1820) in qualità di «cancelliere di Stato» ha
fatto si ehe i ministri avessero accesso al monarca solo attraverso
il cancelliere di Stato. I Pensieri e ricordi di Bismarck sono pieni
di osservazioni su questo problema, e le sue dimissioni nel marzo
del 1890 erano fondate non su argomentazioni di politica estera o
interna, ma sul riferimento all’apparenza solo formale all’ordina-
mento del gabinetto del 1852, ehe inseriva il presidente dei mini¬
stri prussiano tra il monarca e gli altri suoi ministri e gli attribuiva
il diritto di conferire direttamente con il monarca, mentre Gu-
glielmo II riservava a sé il diritto di farsi consigliare e informare
da chi voleva68. La storia di ogni «regime personale» offre molti
esempi simili in tutti i paesi. Faccio riferimento a questa storia so¬
lo per ricordare la portata e nello stesso tempo la difficoltà della
questione dell’accesso al detentore del potere.
II. Le conseguenze sul piano organizzativo
della concentrazione di potere nel regime hitleriano
Con la concentrazione estrema di tutto il potere nelle mani di
Hitler anche la questione dell’accesso a lui divenne un problema
fondamentale di politica interna del Reich tedesco. Una simile
concentrazione di potere in un unico individuo, ehe aveva la pre-
67 II memoriale del Freiherr vom Stein del 26-27 aprile 1806 cui si fa qui ri¬
ferimento si trova in Id., Briefe und amtliche Schriften, rielaborato da E. Bot-
zenhart, a cura di W. Hubatsch, vol. II-1, Stuttgart 1959, pp. 206-214; si veda
sul tema E.R. Huber, Deutsche Verfassungsgeschichte seit 1789, vol. I, Stuttgart
19672, pp. 146 sgg.
68 Sul conflitto tra Guglielmo lì e Bismarck in merito al diritto di conferire
direttamente cfr. Huber, Deutsche Verfassungsgeschichte, cit., vol. IV, pp. 237
sgg. Il protocollo della seduta del Ministero di Stato prussiano del 2 marzo 1890,
la dettagliata richiesta di dimissioni di Bismarck del 18 marzo e l’ordine di di¬
missioni dell’imperatore Guglielmo II del 20 marzo 1890 si trovano ivi, vol. II,
pp. 514 sgg.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
115
tesa di governare personalmente e capillarmente un moderno Sta¬
tt) industriale di 70 milioni di persone e di condurre capillarmen¬
te una moderna guerra totale, sopravanza tutti gli esempi noti di
«regime personale» in generale e quelli degli ultimi cento anni
della storia europea in particolare, che vede in Napoleone III e in
Guglielmo II i suoi esempi più famosi. Di conseguenza anche
l’importanza dell 'entourage di Hitler sopravanza quella degli ana-
loghi fenomeni negli altri casi citati. Gli autisti di Hitler erano al-
ti dignitari del regime; ricevevano il titolo di caposquadra owero
il rango di generale, un titolo che non è stato concesso ai vetturi-
ni personali di Napoleone III o agli autisti di Guglielmo II. Un
Gauleiter che riuscisse a guadagnarsi l’accesso a Hitler era politi-
camente più importante di un ministro del Reich, cui poteva ca-
pitare di non vedere per anni il proprio capo di Stato. Ogni de-
scrizione di una regolata e prevedibile ripartizione delle compe-
tenze termina qui. Ciononostante si manifesto la necessità di de¬
terminate forme burocratiche e di un certo ordine nella gestione
della gran massa degli affari da sbrigare.
La personale posizione di potere di Hitler includeva una straor-
dinaria pretesa all’onnipotenza, ma anche la pretesa all’onniscien-
za. L’onnipotenza era di fatto presente in un ambito molto esteso
ed era effettiva in sommo grado. L’onniscienza, invece, era solo ap-
parente. La prima questione pratica era pertanto quella di stabilire
chi dovesse fornire alia guida onnipotente il materiale sulla cui ba¬
se questi potesse maturare i propri convincimenti e prendere le
proprie decisioni, e chi dovesse selezionare dalla massa di tutto ciò
che arrivava il materiale che doveva essere presentato e quello che
non doveva essere presentato. La seconda questione riguardava
l’altro aspetto della gestione degli affari, ossia la trasmissione dei
comandi e delle decisioni alle autorita competenti; una questione
particolarmente importante in questo sistema, perché per il cosid-
detto principio del «comando del Führer» non vi erano forme chia-
ramente definite e le disposizioni erano spesso molto concise e
frammentarie. La trasformazione di un comando emanato in que-
sta forma dal detentore del potere in una versione oggettiva, ese-
guibile tramite un moderno apparato di autorita, non è solo un pro-
blema di formulazione linguistica. Essa ha un’influenza anche ma¬
teriale sulle modalità dell’effettiva esecuzione, soprattutto nel caso
di norme con forza di legge da pubblicare sulla Gazzetta ufficiale.
116
Risposte a Norimberga
Quanto più Hitler e tutti coloro ehe avevano accesso a lui o
erano con lui in contatto personale acquisivano importanza, tan-
to più i ministri del Reich che non appartenevano a questa cerchia
di privilegiati erano degradati a meri funzionari dell’amministra-
zione. Tra il vertice del potere politico e coloro ehe discendevano
dalle posizioni più elevate occupate in precedenza si creò così uno
spazio vuoto ehe doveva essere occupato da nuove formazioni
«sovraministeriali», vale a dire tali da adattarsi al carattere emi-
nentemente personale di questo tipo di concentrazione e di eser-
cizio del potere. Non potevano cioè essere autorità nel senso del¬
la competenza tecnica e oggettiva, ma solo addetti strettamente
personali, indipendentemente dalla denominazione ehe avrebbe-
ro potuto assumere. Come denominazione abituale e in certo sen¬
so tipica si affermò quella di «cancelleria». Anche l’Alto Coman-
do della Wehrmacht era per esempio solo una cancelleria in que¬
sto senso. Le più importanti cancellerie corrispondevano alle tre
«colonne» del regime: partito, Wehrmacht e Stato. La «cancelle¬
ria del Führer» e la cancelleria della presidenza non sono assolu-
tamente prive di importanza. Ma la cancelleria di partito, l’Alto
Comando della Wehrmacht e la Cancelleria del Reich erano i tre
elementi di collegamento tra il vertice personale di potere e tre gi-
gantesche «macchine» iperorganizzate, o meccanismi di coman¬
do, e quindi erano tre grandi trasformatori ehe portavano al ver¬
tice e che dal vertice si dipartivano69.
Il Ministro del Reich e Capo della Cancelleria del Reich con-
trollava il punto di collegamento ehe dallo Stato conduceva all’u-
nico detentore del potere e da questi alio Stato. Su questo si fon-
69 Le «tre cancellerie» non erano un’invenzione di Schmitt. Alla fine del
suo saggio su «Decreto del Führer e ordinanze del Führer» (1942), l’allievo di
Schmitt Werner Weber parlava delle «trasformazioni strutturali intervenute
neU’ordinamento direttivo del Reich. Il Führer si è separato con una cerchia ri-
stretta di assistenti dall’ampio collegio dei ministri del Reich. Il governo del Rei¬
ch ha rimesso le sue originarie funzioni di consiglio e di assistenza diretta nelle
più alte decisioni di governo alle cancellerie, alle quali risultano pertanto equi-
parati l’Alto Comando della Wehrmacht e un insieme variabile di uffici con
competenze specifiche. È un segno modesto e tuttavia caratteristico di questo
sviluppo il fatto ehe ora la prerogativa di essere cofirmatari dei decreti del Füh¬
rer è riservata alia cerchia di quei capì di cancelleria» («Zeitschrift für die ge¬
samte Staatswissenschaft», CII, 1942, p. 137).
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
117
dava la sua posizione fuori dell’ordinario. La denominazione di
«Ministro del Reich» è qui di interesse solo secondario. II capo
della cancelleria di partito, Martin Bormann70, non era, per quan¬
to ne so, ministro del Reich ma soltanto «equiparato a un ministro
del Reich». Naturalmente desiderava ardentemente diventarlo e
forse lo è anche diventato; ma in ogni caso la sua influenza mate¬
riale e politica non era per questo in nulla inferiore a quella di un
vero e proprio ministro del Reich. È parimenti di secondaria im-
portanza stabilire per quale motivo il capo della cancelleria della
presidenza fosse soltanto «ministro di Stato». Anche le spiegazio-
ni ufficiali o ufficiose fornite (l’ambito di attività in contatto con
altri «Stati») sono irrilevanti.
Secondo i principi del regime hitleriano, l’apparato ammini-
strativo caratterizzato come «Stato» era in secondo piano rispetto
al partito. Ma questo apparato statale di autorità continuava cio-
nonostante a essere il vero e proprio esecutivo, che garantiva un’ef-
fettiva esecuzione, e per la realizzazione degli enormi compiti am-
ministrativi della guerra era praticamente più importante del par¬
tito. Questo lo si è visto in tutti i settori importanti, come per esem-
pio quello delTeconomia di sostentamento. La tradizione statale di
tutti i Länder tedeschi continua a manifestare molta più forza ordi-
nativa ed esecutiva rispetto all’arrogante apparato del partito. La
classe dei funzionari statali e comunali, nonostante il declassamen-
to e il maltrattamento cui è stata sottoposta da parte del partito, ha
sostenuto il settore civile della guerra.
Il Ministro del Reich e Capo della Cancelleria del Reich rap-
presentava quindi per i compiti specificamente statali il collega-
mento con il vertice personale del potere. Il baricentro della sua
importanza stava nel suo legame con lo Stato. Anche la sua posi¬
zione nel consiglio di Difesa del Reich e la sua massiccia collabo-
razione alia legislazione semplificata si spiegavano in questi ter¬
mini. Si aveva anche l’impressione che egli cercasse consapevol-
mente di salvare per quanto possibile la precedente tradizione sta¬
tale contro la distruzione operata dal partito. Quanto meno la sua
direzione della Deutsche Verwaltungsakademie fu per lo più in-
70 Martin Bormann (1900-1945), capo della cancelleria del partito dal 1941,
«segretario del Führer» nel 1943; per i dettagli si veda Rebentisch, Führerstaat
und Verwaltung, cit., pp. 81 sgg. e passim con ulteriore documentazione.
118
Risposte a Norimberga
terpretata in questo senso; egli infatti incaricò della sua direzione
scientifica il professore di diritto amministrativo Hans Peters, che
era stato in precedenza deputato alia Camera per il partito di Cen¬
tro e non era membro del partito (oggi occupa una posizione di
rilievo nella vita pubblica tedesca). Il Ministro del Reich e Capo
della Cancelleria del Reich era anche condirettore di molte riviste
di diritto pubblico nelle quali sono talvolta apparsi saggi di un cer-
to livello71. Ma faceva parte della contraddizione interna tra i me-
todi di governo di Hitler e le tradizioni di uno Stato burocratico
che tutti gli sforzi per salvare queste tradizioni dalla potenza di-
struttrice di Hitler finissero nelle mani di questa stessa potenza, e
vi si sottomettessero. Non penso qui alle sensazioni personali del
ministro del Reich o ai suoi conflitti interiori, su cui non spetta a
me esprimere giudizi, ma alia contraddittorietà intrinseca della si-
tuazione.
71 Lammers aveva curato con Walter Simons, presidente della Corte Su¬
prema, la Rechtsprechung des Staatsgerichtshofes für das Deutsche Reich und des
Reichsgerichts, 6 voll., 1929-1939; nel 1933 entrò a far parte del comitato di di¬
rezione delle più importanti riviste di diritto amministrativo, come il «Reichs-
venvaltungsblatt» (ehe inizialmente si chiamava «Preussisches Verwaltungs-
Blatt», dal 1928 «Reichsvenvaltungsblatt und Preussisches Venvaltungsblatt»)
dal 1933 al 1943, il «Verwaltungsarchiv. Zeitschrift für Verwaltungsrecht und
Verwaltungsgerichtsbarkeit», voll. XXXVIII-XLVII, dal 1933 al 1942. Sull’av-
vicendarsi dei direttori e sulla rilevanza di Lammers quale «figura politicamen-
te più importante del gruppo» si veda Carl Hermann Ule, Vom preussischen
Verwaltungs-Blatt zum Deutschen Verwaltungsblatt. Zum 100. Jahrgang einer
verwaltungsrechtlichen Zeitschrift, in «Deutsches Verwaltungsblatt», 1985, p. 9
(11); Id., WO Jahre Verwaltungsarchiv, in «Verwaltungsarchiv» LXXXIV( 1993),
p. 6. Koellreutter prima della pubblicazione era solito inviare al direttore Lam¬
mers i saggi politicamente più delicati, con la richiesta di un parere. Lammers,
però, non espresse mai critiche o rifiuti e il più delle volte non manifesto alcu-
na reazione, cosa che Koellreutter interpretava come tacito assenso alia pubbli¬
cazione (comunicazioni rese personalmente a chi scrive dal collega Carl Her¬
mann Ule il 25.2.1995). Lammers compendiò le sue analisi di diritto costituzio-
nale in una serie di conferenze che tenne nel giugno del 1938 in occasione
dell’apertura delle Scuole superiori della pubblica amministrazione a Vienna,
Graz e Inns-bruck con il titolo Staatsführung im Dritten Reich. Vennero pub-
blicate sul «Reichsverwaltungsblatt», 1938, pp. 563 sgg., 585 sgg. e 609 sgg. (cfr.
Ule, «Deutsches Verwaltungsblatt», 1985, p. 485). Solo dal 1943 Lammers en¬
trò a far parte del comitato di presidenza dell’Akademie für Deutsches Recht
fondata nel 1933.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
119
III. Indizi di espressioni formali da cui risulta
la particolare posizione del Ministro del Reich
e Capo della Cancelleria del Reich
In conseguenza del suo legame con lo Stato, la posizione sovra-
ministeriale del Ministro del Reich e Capo della Cancelleria del
Reich implicava un certo obbligo incipiente, motivato dal funzio-
namento delle autorità, a forme e regolamentazioni e con ciò an-
che a una certa legalità delle procedure, nel senso francese e tede-
sco della parola «legalità», che difficilmente può essere tradotto
in inglese. La legalità è il modo di funzionamento di ogni buro-
crazia statale. Per questo la necessità di una certa legalità, almeno
esteriore, subentrò proprio in questo luogo del regime hitleriano,
ossia nel punto di raccordo con il grande apparato di comando
dello «Stato», non nella cancelleria di partito e nemmeno nell’Al-
to Comando della Wehrmacht. La coazione a determinati princi-
pi formali era in assoluto più forte per l’emanazione delle leggi e
delle ordinanze con forza di legge che dovevano essere pubblica-
te sulla Gazzetta ufficiale del Reich, la quale diventa quindi per
un giurista esperto di diritto pubblico una miniera di osservazio-
ni significative.
In ogni caso, proprio gli ordini segreti e addirittura le leggi se-
grete rientravano in un simile sistema estremamente personalisti-
co. Io non ho visto leggi segrete né ordini segreti, ma ne ho solo sen-
tito parlare. Eppure come professore di diritto pubblico mi era ben
chiaro il significato in linea di principio di questo fatto, che è addi¬
rittura una chiave per penetrare nei veri e propri arcana del sistema
hitleriano. Non so nemmeno se e in che misura questa circostanza
sia stata chiarita tanto nel suo aspetto fattuale quanto nel suo aspet-
to giuridico-sistematico nei processi svoltisi finora72. Il problema
di diritto pubblico è stato trattato in alcuni saggi che presentano
elementi d’interesse. lì più importante è un saggio del professore
72 Hitler vietò assai spesso la pubblicazione dei suoi decreti sulla Gazzetta
ufficiale del Reich, per esempio quelli sulla politica etnico-nazionale, sulla politi-
ca razziale e sullo stato delle SS, ma anche decreti sulla semplificazione dell’am-
ministrazione, che avrebbero palesato la contraddizione tra propaganda e realtà
nel sistema di potere nazionalsocialista. Poiché nei decreti non pubblicati veni-
va posto il diritto in senso materiale, la giurisdizione amministrativa si trovò in
notevoli difficoltà.
120
Risposte a Norimberga
Otto Koellreutter (di Monaco) apparso intorno al 1942-43 sul
«Verwaltungsarchiv»73. Un saggio non privo di coraggio. Se ricor-
do bene, il Ministro del Reich e Capo della Cancelleria del Reich
era anche condirettore del «Verwaltungsarchiv» e in contatto con
il professore Koellreutter. Se egli fosse anche l’ispiratore di questo
saggio, non lo so. Né so se egli abbia subito ingerenze provenienti
dalla sua autorità con leggi segrete o ordini segreti.
Con la pubblicazione delle ordinanze sulla Gazzetta ufficiale
del Reich si sono resi evidenti due sviluppi, ciascuno dei quali fa
emergere in particolare il ruolo del Ministro del Reich e Capo del¬
la Cancelleria del Reich.
1. La doppia firma delle ordinanze di Hitler. La firma mini-
steriale di ordinanze del capo di Stato in un sistema estremamen-
te personalistico ha naturalmente un significato diverso da quello
che può avere in un sistema costituzionale. Non si parla più di
«controfirma», ma di «doppia firma» delle ordinanze hideriane
da parte dei ministri del Reich (o dei Segretari di Stato) e questa
doppia firma si delinea come assunzione di responsabilità (per la
preparazione, la vera e propria promulgazione e la concreta ese-
cuzione) esclusivamente nei confronti di Hitler stesso. La doppia
firma fu formalmente mantenuta, come la controfirma, nelle pub-
blicazioni sulla Gazzetta ufficiale del Reich. Col tempo, però,
emersero interessanti particolarità. Non solo il fatto che in certe
occasioni sotto la pubblicazione comparisse il solo nome di Hitler
senza la doppia firma, ma anche altri fattori. Se si vanno a vedere
7} Otto Koellreutter, Recht und Richter in England und Deutschland, in
«Verwaltungsarchiv», XLVII( 1942), pp. 208-246. Koellreutter aveva già trattato
il tema nel suo saggio Reichseinheit und Reichsrecht, in «Verwaltungsarchiv»,
XLV(1940), pp. 113 e 123. Si richiamava ai saggi di Werner Weber (Führererlass
und Führerverordnung, in «Zeitschrift für die gesamte Staatswissenschaft», CII,
1942, pp. 101-137, e Die Verkündung von Rechtsvorschriften, 1942) e a Ernst
Rudolf Huber (Reichsgewalt und Reichsführung im Kriege, in «Zeitschrift für die
gesamte Staatswissenschaft», CI, 1941, pp. 530-579). Queste citazioni non erano
prive di una certa delicatezza: Weber e Huber erano allievi di Schmitt, dal quale
Koellreutter aveva sempre preso le distanze sia in pubblico sia in privato. Sul rap-
porto conflittuale tra Koellreutter e Schmitt si veda Joseph W. Bendersky, Carl
Schmitt. Theorist for the Reich, Princeton (N.Y.) 1983, pp. 222 sgg. Dopo la
Seconda guerra mondiale i due si erano riconciliati, a cominciare da una lettera
cordiale che Koellreutter aveva scritto a Schmitt, allora detenuto nel campo d’in-
ternamento di Berlino.
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
121
nella Gazzetta ufficiale del Reich le doppie firme dal 1933 al 1945
e si fa una statistica dei ministri e dei Segretari di Stato che com-
paiono come cofirmatari, presumo che il nome del Ministro del
Reich e Capo della Cancelleria del Reich comparirà sempre più
frequentemente in proporzione delTaumentare della concentra-
zione di potere, mentre i nomi degli altri ministri del Reich com-
pariranno sempre meno. Poiché non ho sotto mano la Gazzetta
ufficiale del Reich non posso dimostrare questa supposizione. Sa-
rebbe di particolare interesse la questione della doppia firma nel
caso di ordinanze e deliberazioni straordinarie, come per esempio
la pubblicazione della deliberazione del Reichstag del 27 (?) apri-
le 1942 che riconosceva il diritto di Hitler di derogare dalle leggi
vigenti in merito ai diritti acquisiti dei funzionari pubblici. O co¬
me nel caso della proroga arbitraria da parte di Hitler stesso il 10
(?) maggio 1942 della legge sui pieni poteri del 23 marzo 1933 (già
prorogata con deliberazione del Reichstag nel 1937 e nel 1938).
2. La creazione di un nuovo specifico concetto di «decreto del
Führer». Nell’intrecciarsi e nel susseguirsi di diverse procedure di
legislazione (leggi del Reich nel senso di deliberazioni del Reichs¬
tag, leggi del Reich come cosiddette leggi del governo sulla base
della legge sui pieni poteri del 23 marzo 1933; molteplici forme di
ordinanze con forza di legge) si sviluppò, in modo riconoscibile
dal 1938-39, un concetto particolare di «decreto del Führer» per
disposizioni di carattere organizzativo o d’altro tipo particolar-
mente importanti. Fino a quel momento il termine «decreto» era
utilizzato (e spesso lo è tuttora) per disposizioni nelTamministra-
zione o in ambito militare (conferimento di decorazioni ecc.). Ac-
canto a questi usi andò però affermandosi uno specifico concetto
di «decreto» come espressione del potere a tutto superiore di Hit¬
ler, ma superiore soprattutto a tutte le altre forme di legislazione.
Lo si potrebbe forse dimostrare scorrendo le ultime annate della
Gazzetta ufficiale del Reich. Il decreto del Führer in questo spe¬
cifico senso è quindi una disposizione dotata della massima vali-
dità anche di fronte ad altre disposizioni di legge74. Owiamente
74 La prassi delle ordinanze e dei decreti del Führer era stata spesso ogget-
to d’analisi nella letteratura giuridica. Nel 1942 Werner Weber (Führererlass
und Führerverordnung, cit.) poteva fare riferimento ai seguenti autori: E.R. Hu¬
ber, Verfassungsrecht des Grossdeutschen Reiches, 2a ed., 1939, pp. 251 sgg.; Id.,
122
Risposte a Norimberga
secondo la tesi ufficiale ogni «comando del Führer» aveva forza
superiore a tutto. Eppure il «decreto del Führer» conteneva già
un chiaro indizio di una differenza formale. E perciò interessante
che quando venivano pubblicati sulla Gazzetta ufficiale del Reich,
i decreti del Führer venivano firmati anche dal Ministro del Reich
e Capo della Cancelleria del Reich. Non posso citare esempi a me¬
moria; mi ricordo solo l’inizio di questo processo. Era un sintomo
della posizione emergente del Ministro del Reich e Capo della
Cancelleria del Reich.
IV. Anormalità e imprevedibilità di ogni sviluppo
all’interno del regime hitleriano
Per quanto riguarda il processo che da questi indizi avrebbe con-
dotto a nuove istituzioni o strutture bisogna tenere presente che
Hitler odiava profondamente ogni stabilizzazione tramite struttu¬
re o addirittura istituzioni, e ehe sarebbe stato sufficiente un suo
cenno di disappunto per bloccare questo processo. lì deliberato
soggettivismo e quindi la fondamentale anormalità del suo regime
è dawero unica e senza termini di paragone. Anche il papa, il ca¬
po della Chiesa cattolica, è infallibile secondo il dogma cattolico,
ma la sua infallibilità è nello stesso tempo limitata in modo estre-
mamente chiaro a determinazioni generali, e il suo esercizio è con-
nesso alle forme più evidenti e visibili (ex cathedra). Hitler, inve-
ce, emanava disposizioni di contenuto generale e particolare di
tutti i tipi; poteva emanare leggi, sciogliere matrimoni, infliggere
pene, revocare la patria potestà, a suo piacimento, e poteva farlo
pubblicamente o in segreto, a voce o per iscritto, a quattr’occhi o
in qualsiasi altra occasione gli andasse bene, con il risultato ehe il
richiamo a un «comando del Führer» alia fine non poteva essere
verificato da nessuno. II papa, quale capo infallibile della Chiesa
cattolica, non nomina lui stesso il proprio successore; può soltan-
Der Führer als Gesetzgeber, in «Deutsches Recht», IX( 1939), pp. 275 sgg.; Id.,
Reichsgewalt und Reichsführung im Kriege, cit., pp. 548 sgg.; Johannes Heckei,
Wehrverfassung und Wehrmacht des Grossdeutschen Reiches I, 1939, pp. 336
sgg.; Koellreutter, Reichseinheit und Reichsrecht, cit., pp. 113 sgg.; Ulrich
Scheuner, Die deutsche Staatsführung im Kriege, in «Deutsche Rechtswissen¬
schaft», V( 1940), pp. 33 sgg.
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
123
to, secondo una prassi mülenaria e secondo la dottrina dei cano-
nisti, regolare in termini generali le modalità di designazione del
suo successore. Hitler, invece, il 1° settembre 1939 nominò il suo
successore come se questa fosse stata la cosa più naturale del mon-
do, e temo che solo pochissimi in Germania abbiano riflettuto su
questo fatto abnorme dal punto di vista del diritto pubblico e
costituzionale. Dall’altra parte stanno poi nuovamente curiose
preoccupazioni di legalizzazione formale, come le ripetute proro-
ghe della legge sui pieni poteri del 23 marzo 1933 (1937, 1938),
con la conclusione completamente assurda dal punto di vista del
diritto pubblico di una proroga tramite una dichiarazione dello
stesso detentore del potere nel maggio 1942.
La Cancelleria del Reich era, per così dire, un punto di incon-
tro di queste anomalie e un punto di intersezione delle loro inter¬
ne contraddizioni. Ne deriva la sua posizione singolare e la speci-
ficità del suo carattere «sovraministeriale» all’interno del regime.
Ne deriva anche che questa posizione «sovraministeriale» non era
il presupposto del ruolo che un presidente dei ministri o un can-
celliere di Stato (come Hardenberg) avevano in qualsiasi altra for¬
ma di regime, ma solo un elemento intermedio tra un capo di Sta¬
to che stava ascendendo alle massime vette del potere e una Serie
di capi-dipartimento in declino, degradati a mere centrali ammi-
nistrative, che conservavano però il nome di ministri del Reich e
anche la personale funzione di ministri del Reich nel senso con-
sueto. In questa particolare posizione intermedia il Ministro del
Reich e Capo della Cancelleria del Reich era profondamente coin-
volto nelTanormalita di fondo dell’intero sistema, che non cono-
sceva forme vincolanti e istituzioni, ma tutto ciò che faceva o di-
chiarava lo faceva e lo dichiarava «senza impegno». Per questo
motivo nella posizione del Ministro del Reich e Capo della Can¬
celleria del Reich è emersa in modo evidentissimo l’inconciliabi-
lità di fondo tra l’onnipotenza del Führer e l’ordine legalistico del¬
lo Stato.
124
Risposte a Norimberga
7. QUARTO PARERE
«PERCHÉI SEGRETARI DI STATO HANNO SEGUITO HITLER?»*
Trasmesso a Norimberga il 13.5.1947
Risposta alia domanda che mi è stata rivolta:
«Perché i Segretari di Stato hanno seguito Hitler?»
La mia risposta è questa: i Segretari di Stato (e con loro la bu-
rocrazia ministeriale e il grosso dell’alto funzionariato) hanno se¬
guito Hitler perché gli si sono sottomessi sulla base di un concet¬
to di legalità meramente funzionalistico, tipico del loro ceto pro-
fessionale. Si sono quindi trovati in una condizione di paralisi del¬
la coscienza, anch’essa connessa con questo tipo di legalità, e di
autoinganno circa la propria responsabilità e hanno infine fun-
zionato anche nell’esecuzione di atti manifestamente inumani nel
modo a loro abituale in quanto funzionari.
La questione non riguarda singoli casi individuals ma un preci-
so ambito di persone, cioè la burocrazia ministeriale tedesca pro-
veniente dai gradi più elevati della camera impiegatizia. Nel 1933
essa si è posta senza resistenze al servizio di Hitler. Non si tratta
quindi di quei seguaci di Hitler che hanno ottenuto i loro uffici
nei ministeri solo come «vecchi combattenti» o come incondizio-
nati sostenitori di Hitler, come per esempio Freisler, Reinhardt,
Klemm o Segretari di Stato della stessa risma75. Per loro la doman¬
da non costituisce un problema particolare. Invece questa doman-
* Una traduzione di questo testo, parzialmente confluito nel saggio schmit-
tiano lì problema della legalità (1950), è disponibile in C. Schmitt, Le categorie
del «politico», a cura di G. Miglio e P. Schiera, Bologna 1972, pp. 279 sgg.
[N.d.T.l
75 Roland Freisler (1893-1945), Segretario di Stato nel 1933 nel ministero
della Giustizia prussiano, in quello del Reich dal 1935, presidente della Corte di
giustizia popolare dal 1942.
Fritz Reinhardt (1895-1969), Gauleiter dell’Alta Baviera dal 1928, membro
del Reichstag nel 1930, presidente dell’Akademie für Deutsches Recht nel 1933,
Segretario di Stato nel ministero delle Finanze dal 1933 al 1945, fu rilasciato da-
gli americani nel 1949.
Herbert Klemm (nato nel 1903), direttore di divisione nel ministero delle
Finanze nel 1939, Segretario di Stato dal gennaio 1944. Nel processo di Norim¬
berga ai giuristi del 1947 fu condannato all’ergastolo, nel 1951 fu rilasciato.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
125
da è di straordinario interesse per i tipici esponenti dello Strato di-
rettivo della burocrazia proveniente dai ranghi superiori.
1. Alcuni impiegati superiori simpatizzavano con Hitler e con
il suo movimento già prima del 1933, in particolare dopo il gran¬
de successo elettorale del settembre del 193 076. Nei «Research
Studies of the State College of Washington» (vol. XIII, pp. 132
sg.) è riportato uno scambio epistolare con l’allora primo procura-
tore del Reich, Karl August Werner, che fornisce un buon esem-
pio per l’anno 193077. Le ragioni di questa simpatia erano di na¬
tura diversa e molteplice. Consistevano in parte nell’ideologia na-
zionalsocialista, in parte in interessi di ceto e di casta. La burocra-
76 Nelle elezioni del 14 settembre 1930 i rappresentanti della Nsdap al
Reichstag passarono da 12 a 107 (su un totale di 577 seggi). Con i 77 deputati
della Kpd, il 31,9% degli elettori aveva eletto al Reichstag degli oppositori ra-
dicali del sistema costituzionale di Weimar; si veda nel dettaglio E.R. Huber,
Deutsche Verfassungsgeschichte seit 1789, vol. VII, Stuttgart 1984, pp. 778-787.
11 Schmitt allude discretamente a un saggio che lo stesso Robert Kempner
aveva pubblicato nel giugno del 1945 nei «Research Studies» e che probabil-
mente questi gli aveva fatto avere. Nel 1945 Kempner non aveva esitazioni a rive-
lare le proprie tecniche d’informazione pubblica: sotto lo pseudonimo di «Procu¬
rator» aveva pubblicato le sue informazioni ufficiali (ministero degli Intemi prus-
siano) in un saggio apparso su «Justiz», l’organo dell’Associazione dei magistra-
ti repubblicani (vol. IV, n. 11, agosto 1930), nella quale egli era attivo. Kempner
aderiva anche alia Lega tedesca per i diritti umani, politicamente di sinistra. In ve-
ste ufficiale di consigliere di 2a classe nel ministero degli Interni prussiano, il 28
agosto 1930 inviò questo articolo (cioè il proprio) per conoscenza e per altri mo-
tivi al primo procuratore del Reich, al ministro della Giustizia, al presidente del¬
la Corte Suprema, al ministro degli Interni e al ministro della Giustizia prussia¬
no. Dopo due sollecitazioni, rispose il primo procuratore Werner, dichiarando
che l’inchiesta contro i funzionari della Nsdap condotta sulla base del materiale
contenuto nell’articolo non si era ancora conclusa; comunicazione ribadita il 6
luglio 1931. Il 7 agosto 1932 il primo procuratore decise di non procedere contro
la Nsdap nel modo proposto dalla Prussia. Dati e fatti sono riportati nel testo di
Kempner. Il riferimento di Schmitt è dunque da integrare o da correggere per gli
anni che vanno dal 1930 al 1932. Che effettivamente una simpatia nascosta del
primo procuratore per la Nsdap sia stata all’origine del non luogo a procedere per
il reato di alto tradimento contro la Nsdap e i suoi funzionari, come Kempner so-
steneva, può essere messo in dubbio sulla base della contrastata situazione di di-
ritto costituzionale. Eccetto Carl Schmitt non c’era praticamente alcun professo-
re di diritto che considerasse lecito un simile procedimento.
Il riferimento al saggio di Kempner non compare nelle versioni pubblica-
te del parere di Schmitt; cfr. «Die neue Ordnung», IV(1950), pp. 270-271; C.
Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufsätze aus den Jahren 1924-1954. Materialien
zu einer Verfassungslehre, Berlin 1958, p. 441.
126
Risposte a Norimberga
zia tedesca in generale e i funzionari superiori e supremi in parti-
colare all’apparenza non temevano da parte di Hitler e del suo
partito alcuna minaccia alia loro esistenza sociale ed economica.
Quest’ultima però aveva il suo fondamento nel tradizionale Stato
burocratico tedesco con i relativi «diritti acquisiti degli impiegati
pubblici» e la sua influente alta burocrazia ministeriale.
Entrambi questi elementi - i diritti acquisiti degli impiegati
pubblici e la posizione di potere dell’alta burocrazia ministeriale
- avevano raggiunto un livello eccezionale di sviluppo negli Ulti¬
mi anni della Costituzione di Weimar (1930-1932), che aveva
espressamente tutelato i diritti acquisiti degli impiegati pubblici,
proteggendoli in termini di diritto positivo in modo più consi-
stente di quanto non facesse con i diritti di libertà78. Un’interpre-
tazione di questa garanzia costituzionale avanzata dalla Lega dei
funzionari superiori del Reich e sanzionata dalla Corte Suprema
del Reich aveva ancora significativamente ampliato i diritti degli
impiegati pubblici79. L’alta burocrazia ministeriale aveva acquisi-
78 La Costituzione di Weimar nei suoi articoli 129-131 regolava in modo ab-
bastanza esteso lo stato giuridico degli impiegati pubblici, dichiarando tra l’altro
che «i diritti acquisiti degli impiegati pubblici sono inviolabili» (art. 129, comma
1, fräse 3). Contro la visione inizialmente dominante, Schmitt aveva interpretato
l’articolo 129 come «garanzia istituzionale», che consentiva al legislatore anche
di diminuire fino al limite minimo di quello che era necessario al «sostentamento
conforme al ceto» il trattamento economico che spettava per legge all’impiegato
pubblico: cfr. C. Schmitt, Verfassungslehre, Berlin 1928 p. 172 (trad. it. Dottrina
della costituzione, a cura di A. Caracciolo, Milano 1984, p. 228; Id., Wohlerwor¬
bene Beamtenrechte und Gehaltskürzungen, in «Deutschejuristenzeitung», 13 lu-
glio 1931, pp. 917-921, ora anche in Id., Verfassungsrechtliche Aufsätze, cit., pp.
174-179, con la nota: «Il saggio [...] ha addirittura provocato un’aspra polemica,
perché rifiutava l’idea di una garanzia numerica, riconoscendo così l’ammissibi-
lità di riduzioni nelle retribuzioni. I rappresentanti dell’organizzazione degli im¬
piegati pubblici vi hanno voluto vedere un tradimento della burocrazia».
79 Schmitt allude qui alia sentenza della Corte Suprema del Reich del 10.7.1931
{Entscheidungen des Reichtsgerichts in Zivilsachen, RGZ, vol. CXXXTV, pp. 1 -16).
Rispetto all’ordinanza d’urgenza del governo Brüning dell’1.12.1930, che ridu-
ceva del 6% le retribuzioni di tutti gli impiegati pubblici {Reichsgesetzblatt-d’ora
in avanti citato RGBl. -, I, p. 317, specie cap. lì, §§ 1-11), Schmitt espose nuova-
mente la sua dottrina della garanzia istituzionale davanti ai funzionari ammini-
strativi: Die staatsrechtliche Bedeutung der Notverordnung, in Id. Notverordnung
und öffentliche Verwaltung, Berlin 1931, ora in Id., Verfassungsrechtliche Auf¬
sätze, cit., pp. 233-260, in particolare pp. 234 sgg., con un commento successivo,
ivi, pp. 260-262. Dopo due ulteriori ordinanze d’urgenza nel dicembre del 1931
le retribuzioni furono diminuite di circa il 21% rispetto al 1927.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
127
to competenza legislativa attraverso la prassi delle ordinanze pre-
vista dalTart. 4880. Lordinanza aveva scavalcato la norma. L’atti-
vità legislativa era «motorizzata» da semplificazioni e accelerazio-
ni; ma ogni «motorizzazione del procedimen to legislative» signi-
fica un aumento di potere per gli uffici nei quali nascono le ordi¬
nanze, specie quando non sono leggi di piena competenza del par-
lamento ma poteri discrezionali del capo dello Stato a formare la
base giuridica della prassi delle ordinanze, com’era nel caso della
Germania prima del 1933.
Fino al 1933: 1. La maggior parte dei funzionari non vedeva in
Hitler un pericolo per la propria posizione di potere in quanto bu-
rocrazia ministeriale. Molti, confidando nelle sue ripetute assicu-
razioni, lo consideravano il Salvatore della burocrazia professio-
nale tedesca. Tutti temevano la guerra civile aperta e scorgevano
nei giuramenti di legalità di Hitler un baluardo contro la guerra
civile. Solo pochissimi presentivano allora la minaccia che un si-
stema partitico totalitario doveva rappresentare per il tradiziona-
le Stato burocratico tedesco. Hitler fece anche di tutto per non ali¬
mentäre sospetti del genere. A questo scopo servirono le sue
espressioni di lode per la burocrazia tedesca contenute nel Mein
Kampf, il programma di una «restaurazione della burocrazia pro-
fessionale tedesca»81 e l’organizzazione di una lega nazionalsocia-
80 Quando il 27 marzo 1930 il gabinetto Müller si dimise perché il governo di
coalizione non era riuscito a trovare un accordo sull’aumento dei contributi per
l’assicurazione contro la disoccupazione ( ! ) non fu più possibile formare un go¬
verno di maggioranza Parlamentäre. Dal 30 marzo il governo fu nelle mani del
cancelliere Heinrich Brüning, del partito di centro, con un gabinetto di mino-
ranza e una coalizione di governo che andava dal partito di centro ai conservato-
ri popolari. I prowedimenti del governo furono adottati sotto forma di ordinan¬
ze sulla base dell’art. 48, comma 2, della costituzione. Su questa prassi si vedano
G. Anschütz, Die Verfassung des Deutschen Reichs von 11. August 1919, Berlin
193314, nota 4, pp. 273-296; C. Schmitt, Die staatsrechtliche Bedeutung der Not¬
verordnung, cit.; cfr. anche supra, note 78 e 79. Si veda inoltre C. Schmitt, Grund¬
sätzliches zur heutigen Notverordnungspraxis, in «Reichsverwaltungsblatt», 27
febbraio 1932, pp. 161-163; Schmitt parlava dell’«interpretazione molto estensi-
va» dell’articolo 48, comma 2, sostenendo che la «prassi attuale» non sarebbe sta-
ta fino ad allora contrastata con successo (pp. 161 e 163). La letteratura più re-
cente è fornita da Achim Kurz, Zur Interpretation des Art. 48, comma 2 WRV
1930-33, in Festschrift für E.W. Böckenförde, Berlin 1993, pp. 393-413.
81 Secondo la «legge per la ricostituzione della burocrazia professionale» del
7 aprile 1933 (RGBl., I, p. 173) e le leggi di modifica di quello stesso anno, erano
128
Risposte a Norimberga
lista di funzionari sotto Neef82. Decisive furono però le solenni di-
chiarazioni di legalità, soprattutto il famoso giuramento di legalità
nel processo di Scheringer83. lì problema della legalità si rivelò già
allora, nel 1930, la chiave per il problema del potere statale in
Germania. Proprio nel concetto di legalità, nella misura in cui si
tratta del lato statale della conquista del potere, si trova la rispo-
sta più pertinente alia domanda rivoltami. Ritornerò sul concetto
di legalità in un paragrafo specifico (cfr. infra, par. lì).
2. In occasione della cosiddetta presa del potere da parte di
Hitler nel 1933 la maggior parte dei funzionari pensò di poter
conservare la propria posizione tramite una pronta sottomissione.
Agli occhi dell’alta burocrazia ministeriale, così come agli occhi
della maggioranza del popolo tedesco, la presa del potere da parte
di Hitler era legale. (Anche per queste rappresentazioni di lega¬
lità del 1933 devo rinviare alle mie osservazioni sul concetto di le¬
galità nel paragrafo II). La cosiddetta legge sui pieni poteri del 23
marzo 193 384 agi come una grande legalizzazione generale e glo-
allontanati dal servizio gli impiegati pubblici «che sono entrati nel rapporto di
pubblico impiego dal 9 novembre 1918, senza essere in possesso dei titoli di Stu¬
dio richiesti per la loro carriera o dei titoli usuali o di altra idoneità», parimenti gli
«impiegati pubblici che hanno aderito al partito comunista o a organizzazioni di
soccorso o sostitutive, o che hanno altrimenti svolto militanza comunista». II § 4
della legge autorizzava a «dispensare dal servizio i funzionari che sulla base della
loro precedente attività politica non offrono garanzie sufficienti di impegnarsi in
ogni momento e senza riserve per lo Stato nazionale» (norma potestativa).
82 Hermann Neef, capo del «Reichsbund der Deutschen Beamten» (Lega
dei funzionari tedeschi) fondato il 15 ottobre 1933. Di lui abbiamo solo discor-
si pubblicati in forma di opuscoli. Nella sua Rede auf dem Reichsparteitag Gross-
Deutschland apparsa nel 1938, egli riferiva di 1,33 milioni di aderenti (dopo
XAnschluss dell’Austria), vale a dire di «circa il 98% dei funzionari pubblici te¬
deschi che avevano volontariamente aderito» alTassociazione (p. 3).
83 Nel cosiddetto «processo alle forze armate» svoltosi dal 23.9 al 4.10.1930
davanti alia Corte Suprema del Reich, Hitler dichiarò sotto giuramento che la
Nsdap perseguiva i suoi fini politici solo con mezzi legali. Gli imputati, il tenente
Hans Heinrich Wendt, il sottotenente Richard Scheringer e Hanns Ludin, fu¬
rono condannati a diciotto mesi di arresto in fortezza; cfr. Peter Bucher, Der
Reichswehrprozess. Der Hochverrat der Ulmer Reichswehroffiziere 1929/1930,
Boppard 1967; E.R. Huber, Deutsche Verfassungsgeschichte seit 1789, vol. VII,
cit., pp. 685-690. Su Ludin si veda anche E. von Salomon, Der Fragebogen,
Hamburg 1951, pp. 765-806.
84 Secondo la «legge per affrontare l’emergenza del popolo e del Reich»
(RGBl., 1933 [1934], I, p. 141) - una legge di modifica costituzionale - le leggi
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
129
bale, tanto per il passato - per i precedenti del febbraio e del mar-
zo 1933 - quanto per tutte le azioni future. L’effetto di legaliz-
zazione fattuale e globale di questa legge oltrepassa ampiamente
il suo contenuto letterale. Esso fu così ampio perché Hitler e il suo
seguito erano stati confermati nell’effettivo possesso del potere
dal parlamento tramite una legge che modificava la costituzione.
In questo modo era preclusa ogni via legale per l’annullamento
della presa del potere. Rimaneva solo la debole speranza che Hin-
denburg potesse forse ancora licenziare Hitler e nominare un al-
tro Cancelliere. Ma se il timore per una guerra civile era stato un
motivo così forte per sottomettersi a Hider, la speranza in un li-
cenziamento di Hitler da parte di Hindenburg non aveva più mol¬
to significato, dal momento che ciascuno sapeva che il tentativo di
una messa da parte di Hitler avrebbe scatenato una guerra civile
ancora più pericolosa.
Nella sentenza di Norimberga del 1° ottobre 194785 si dice (a
p. 21 del testo tedesco a stampa): «nel 1934 tutto il potere era nelle
mani di Hitler»86. Questa affermazione è di enorme portata dal
punto di vista di un determinate concetto di legalità. Infatti da es-
sa risulta che il potere di Hitler era, per la concezione di legalità
della burocrazia tedesca, non solo esso stesso legale, ma anche
fonte di ogni legalità di diritto positivo. Anche la legge che ratifi-
del Reich potevano essere deliberate anche dal governo del Reich, anche le nor¬
me indicate nell’art. 85, comma 2 e nell’art. 87 della Costituzione di Weimar. Le
leggi del Reich deliberate dal governo potevano «derogare dalla costituzione del
Reich nella misura in cui non abbiano a oggetto le istituzioni del Reichstag e
del Reichsrat in quanto tali. I diritti del presidente del Reich restano invariati»
(art. 2).
85 Errore di scrittura: la sentenza è stata emessa il 1° ottobre 1946.
86 La citazione non è precisa: «poco dopo Hindenburg mori e Hitler riuni nel¬
la sua persona la carica di Presidente del Reich e quella di Cancelliere del Reich.
In un successivo plebiscito svoltosi sotto la pressione nazionalsocialista 38 milio-
ni di tedeschi espressero il loro consenso, e quando le forze armate prestarono
giuramento di fedeltà al Führer tutto il potere era nelle mani di Hitler» (Der Pro¬
zess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem Internationalen Militärgerichtshof,
vol. XII, Nürnberg 1948, p. 478). La legge del l°agosto 1934 unificava le cariche
di Cancelliere del Reich e di Presidente del Reich e le trasferiva al nuovo «Führer
e Cancelliere del Reich» (RGBl., 1934,1, p. 747). Il Presidente Hindenburg mori
all’età di quasi 87 anni, il 2 agosto 1934, alle 9 di mattino. La legge del 1° agosto
fu confermata tramite plebiscito il 19 agosto 1934: cfr. Nachruf und Regularien,
RGBl., 1934,1, pp. 749-763.
130
Risposte a Norimberga
cava a posteriori gli eventi dal 30 giugno al 3 luglio del 1934 ope-
rava nella medesima direzione e fu definita «legge sulla legalizza-
zione». Essa ha espressamente dichiarato «legittimi» quegli even¬
ti87. Le leggi sugli impiegati pubblici del 1937 occultavano il loro
veleno da partito totalitario, in particolare la generale riserva nei
confronti dei partiti politici del § 7188, in mezzo alle ampie rego-
lamentazioni e assicurazioni della posizione giuridica dell’impie-
gato pubblico tedesco [in linea con i principi tradizionali della bu-
rocrazia professionale]89.
3. Alla fine di agosto del 1939 la guerra fece svanire gli ultimi
residui di un’opposizione morale della burocrazia tedesca. In pri-
mo luogo a causa dell’owio richiamo alle necessità di una guerra
totale, e in secondo luogo perché la concentrazione di tutto il po-
tere statale nelle mani di Hitler aveva già raggiunto il suo grado
più elevato. Legislazione, amministrazione e giustizia funzionava-
no con sempre minori ostacoli come apparati di comando grazie
a nuove semplificazioni e accelerazioni. Negli ultimi anni di guer¬
ra (circa dal 1942) si affermò soprattutto nelTambito delTecono-
mia di sussistenza un nuovo concetto, la «disposizione», il cui
tratto essenziale consiste nel fatto ehe mentre l’ordinanza era una
«legge motorizzata», la disposizione era un’«ordinanza motoriz-
zata». La motorizzazione generale è caratteristica del funzionali-
smo puro di questo apparato. A prescindere da singole eccezioni
(come Harnack e Popitz), non si ha notizia di opposizioni all’in-
87 La «legge sulle misure di legittima difesa dello Stato» del 3 luglio 1934 si
limitava a un unico articolo composto da un’unica fräse: «Le misure prese il 30
giugno, l’l e 2 luglio 1934 per reprimere gli attacchi di alto tradimento si giu-
stificano come legittima difesa dello Stato» (RGBl., I, p. 329).
88 II paragrafo 71 della legge sugli impiegati pubblici del 26 gennaio 1937
(RGBl., I, p. 39) dichiara: «Il Führer e Cancelliere del Reich può collocare a ri-
poso un impiegato pubblico per sempre o per un certo periodo sulla base di una
domanda presentata dalle autorità più alte nella gerarchia, d’accordo con il mi-
nistro degli Interni, quando l’impiegato non offre più garanzie di sostenere in
ogni momento lo Stato nazionalsocialista. Le circostanze ehe giustificano que-
sta domanda devono essere accertate da un procedimento istruttorio durante il
quale è consentita l’audizione sotto giuramento di testimoni e di esperti e in cui
l’impiegato deve essere ascoltato».
89 lì capitolo V della legge sugli impiegati pubblici (Garanzia dello stato giu-
ridico dell’impiegato pubblico) comprendeva le norme dei §§ 36-42. Il testo tra
parentesi nell’originale, inserito stenograficamente, si trova nella versione a
stampa: Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufsätze, cit., p. 443.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
131
terno dei ministeri. Anche nelle connessioni altrimenti così rami-
ficate con il 20 luglio 1944 la burocrazia ministeriale appare poco
coinvolta90.
4. Singolarmente, nel 1942 di nuovo si mostrarono all’improv-
viso nello stesso Hitler i segni del bisogno di una parvenza di dirit-
to, non solo nel senso della propria, assoluta legalità, ma addirittu-
ra di una specie di legittimità democratica. Ciò risulta da due ori-
ginali dichiarazioni. La prima è la dichiarazione del parlamento del
22 (?) aprile 194291, in cui si riconosceva che Hitler poteva inter-
venire nei diritti acquisiti degli impiegati pubblici (come se in una
guerra totale del genere non vi fossero state pretese giuridiche di¬
verse dai diritti acquisiti degli impiegati pubblici). Il secondo do-
cumento da citare è la proroga della legge sui pieni poteri del 24
marzo 1933, awenuta tramite una dichiarazione dello stesso Hitler
del 10 maggio 194292. Si stenta a credere a entrambe le dichiara-
90 Per la burocrazia ministeriale in quanto tale questa affermazione è vera.
Sui «civilisti» Popitz, Gördeler e sul «circolo di Kreisau» si veda Peter Hoff¬
mann, Widerstand, Staatssreich, Attentat. Der Kampf der Opposition gegen Hit¬
ler, 4a ed., München 1983, pp. 226 sgg. Con «Harnack» ci si riferisce probabil-
mente ad Arvid Harnack, dottore in Giurisprudenza e Filosofia, dirigente del-
l’amministrazione nel ministero deU’Economia, arrestato con la moglie Mildred
nell’ottobre del 1942 in quanto appartenente alia cosiddetta «Rote Kapelle». Su
di lui e sulla sua prigionia si veda Axel von Harnack, in «Die Gegenwart»,
11(1947), nn. 1-2, pp. 15-18. Arvid Harnack fu condannato a morte dal Tribu¬
nale Militare del Reich il 19.12.1942 e giustiziato il 22.12.1942, Mildred Har¬
nack il 15.2.1943. Particolari sui contatti di Harnack con Harro Schulze-Boy-
sen, agente sovietico e tenente presso il ministero dell’Aeronautica, si trovano in
Heinz Schröter, Geheime Reichssache 330, Klagenfurt 1969, pp. 135 sgg., 175.
91 Delibera del Reichstag del 26 aprile 1942: «Il Führer deve - senza vinco-
li legali - nella sua qualità di guida della nazione e di comandante supremo del¬
la Wehrmacht, capo del governo e supremo detentore del potere esecutivo, giu-
dice supremo e guida del partito, essere sempre nella condizione, in caso di ne-
cessità [...] e con tutti i mezzi ehe giudichi adeguati, di ottemperare ai suoi do-
veri, e quando questi doveri vengano violati di infliggere a ogni tedesco, dopo
scrupoloso esame e senza curarsi dei cosiddetti diritti acquisiti, la punizione ehe
merita, di allontanarlo dal suo ufficio, dal suo grado e dal suo titolo, senza adi-
re i procedimenti previsti dalla legge» (RGBl., 1942,1, p. 247).
92 Errore di memoria di Schmitt. Il «decreto del Führer sulla legislazione di
governo» recava la data del 10 maggio 1943: «Tenuto conto che la legge del 24
marzo 1933 [...] decade formalmente il 10 maggio 1943, dispongo ehe il governo
del Reich eserciti ancora i poteri delegati dalla legge del 24 marzo 1933» (RGBl.,
1943,1, p. 295). Errore rettificato nell’edizione a stampa (Schmitt, Verfassungs¬
rechtliche Aufsätze, cit., p. 443).
132
Risposte a Norimberga
zioni, per la confusione delle loro contraddizioni. Esse dimostrano
però ancor più chiaramente che Hitler in fin dei conti aveva più in-
teresse a una certa legittimazione di quanto non ne avesse la buro-
crazia, che obbediva a lui come unica fonte di ogni legalità.
II. La legalità come modalità di funzionamento
della burocrazia statale
II mio tentativo di rispondere alia domanda rivoltami alTinizio si
imbatte continuamente nel concetto di legalità come nucleo del
problema. La lettura dei già citati «Research Studies» vol. XIII, e
in particolare della Legal Analysis a pagina 78, mi ha confermato
nelPidea che qui risieda la chiave per una comprensione del regi¬
me hitleriano, almeno per quel che riguarda l’aspetto statale di que-
sto regime. Una trattazione della questione della legalità del regi¬
me mi sembra tanto più necessaria dal momento ehe essa è stata fi-
nora affrontata troppo dal punto di vista del comando singolo e an-
che da quello del comando militare, mentre qui essa emerge nel suo
complesso come questione concernente un problema strutturale di
diritto costituzionale. (Nell’estate del 1932, sulla questione allora
pressante della legalità del movimento hitleriano ho pubblicato il
saggio Legalität und Legitimität, in cui prendevo posizione su que-
sto problema dal punto di vista delle sue connessioni sistemati-
che93 94. ) In questi giorni (maggio 1947 ) ho visto nella rivista «Die Ge¬
genwart» un saggio del professore Karl Geiler che reca lo stesso ti-
tolo: Legalität und Legitimität^. lì problema, quindi, conserva il
93 C. Schmitt, Legalität und Legitimität, München 1932 (trad. it. Legalità e
legittimità, in Id., Le categorie del «politico», cit., pp. 211-244), con l’annotazio-
ne: «Terminato il 10 luglio 1932» [annotazione assente nella traduzione italia-
na, N.d.T.\. Nel 1993 apparve la quinta edizione. lì testo è stato pubblicato an-
che in Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufsätze, cit., pp. 263-343, con un’impor-
tante aggiunta, pp. 343-350.
94 Karl Geiler, Legalität und Legitimität, in «Die Gegenwart», 11(1947), nn.
3-4 del 28.2.1947, pp. 15-17. Muovendo dalla contestata sentenza nel processo
contro Tillessen di Friburgo, l’autore si pronunciava a favore della superiorità
di un «moderno diritto naturale»; si riferiva alia relazione presentata da E. Kauf¬
mann nel 1926 presso l’Associazione dei docenti tedeschi di diritto pubblico,
non citava però il nome di chi aveva per la prima volta reso noto il titolo del suo
saggio come coppia concettuale.
Karl Geiler (1878-1953), libero docente in diritto delle società e diritto del-
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
133
medesimo interesse di allora e questo può forse giustificare il mio
excursus alquanto teorico sulla legalità.
L’autentica difficoltà, non ancora colta in tutta la sua portata,
consiste nella trasformazione sociologica cui il significato del ter-
mine «legalità» è sottoposto in un sistema statale modemo e alta-
mente organizzato in cui la legalità è diventata un modo di fun-
zionamento della burocrazia. Solo da questo punto di vista è pos-
sibile comprendere la storia della burocrazia tedesca dal 1918 al
1943. Non si parla qui della legalità come semplice fenomeno ac-
cessorio esterno, «puramente giuridico». E neppure essa riguar-
da la questione del diritto e della giuridicità in senso generale, né
tanto meno la legalità è identica alia «legittimità» che emerge co¬
me il fenomeno storico, politico o morale di una legittimità mo-
narchico-dinastica o di una legittimità democratica. I termini «le¬
gale» e «legalità», presi in sé, possono significare tutto ciò che cor-
risponde al termine «lex», il quale a sua volta ha un contenuto del
tutto diverso in paesi diversi e in epoche diverse, in diverse forme
organizzative di legislazione e di giurisdizione. Per la mia tratta-
zione della situazione e degli sviluppi tedeschi, la legalità non ha
affatto il significato di un contenuto giuridico-materiale, ma indi-
ca piuttosto un metodo di lavoro e di funzionamento in una so-
cietà altamente organizzata. Il modo di lavoro, le procedure di di-
sbrigo degli affari, la routine e le abitudini degli uffici, la preoc-
cupazione per il mantenimento di questo tipo di struttura e so-
prattutto l’esigenza di una «copertura» nei confronti di un’istan-
za di responsabilità, di una caduta della responsabilità e di ogni
serio rischio: tutto ciò appartiene al complesso di una legalità con-
cepita in senso burocratico-funzionalistico, così com’è risultata
dominante in uno Stato burocratico come quello tedesco.
In paesi in cui la burocrazia statale non detiene o non detiene
ancora il monopolio dello svolgimento dei compiti pubblici, so-
prattutto dove giustizia e amministrazione non si reggono su un
apparato di autorità dello Stato centralizzato, non si potrà com¬
prendere la trasformazione del diritto in un modo di funziona¬
mento dell’attività degli uffici. Nel linguaggio anglosassone il ter-
l’economia nel 1919, professore straordinario a Heidelberg dal 1921 al 1939,
presidente dei ministri dell’Assia dal 1943 al 1947, quindi professore ordinario
a Heidelberg.
134
Risposte a Norimberga
mine «legale» ha lo stesso significato di «diritto» o di «giuridico».
Qui sono possibili anche radicali antitesi di giuridico e morale, di
giuridico e politico, ma nella lingua inglese non è esprimibile
l’acuta antitesi di «giuridico» e «legale». Dove la giustizia è nelle
mani di un ceto di giudici che non si sentono funzionari di un’am-
ministrazione della giustizia statale, ma che invece detengono au¬
tonomamente diritto e legalità nella forma del common law e del
case law, la contrapposizione qui enunciata tra diritto e legalità
appare estranea e incomprensibile. In Francia, al contrario, nella
patria del diritto legislativo statale e delle grandi codificazioni sta-
tali, la giustizia amministrata da funzionari e l’apparato ammini-
strativo centralizzato sono soprawissuti, dal 179995, a una mezza
dozzina di cambiamenti di regime. Li, di conseguenza, sono state
elaborate le più acute formulazioni di una legalità funzionale-for-
malistica in quanto contrapposta al diritto. Già prima della rivo-
luzione del 1848 fu coniata la famosa massima: «la légalité tue», la
legalità uccide. Una sentenza ehe in francese poté diventare subi¬
to un adagio, mentre essa non può essere tradotta in inglese e la si
può rendere solo con una tortuosa perifrasi. Subito dopo il 1848
il presidente Luigi Napoleone ha rilasciato dei proclami nei qua-
li esortava «a uscire dalla legalità per rientrare nel diritto» («de
sortir de la légalité, pour entrer dans le droit») e, a partire dal 1900
circa, 1’opposizione in Francia park di un «pays légal» contrap-
posto al «pays réel».
La Francia è la terra dei legisti96. Essa ha una forte tradizione
di centralismo statale, ma anche un importante ceto di legali libe-
ro e un ceto di giuristi ehe non si considera soltanto una parte
dell’apparato amministrativo dello Stato. Così si spiega ehe la se-
parazione di diritto e legalità sia stata percepita nel modo più acu-
to in Francia e lì formulata nel modo più pregnante. In Germania,
95 Questa data, ehe non è stata corretta nemmeno nell’edizione definitiva
(Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufsätze, cit., p. 445), può anche non essere un
errore di stampa; il 1799 era infatti il primo anno del Consolato, con Napoleo¬
ne primo console.
96 Sul punto si veda C. Schmitt, Die Formung des französischen Geistes durch
den Legisten, apparso dapprima in «Deutschland - Frankreich. Vierteljahres-
schrift des Deutschen Instituts», Paris, 1(1942), n. 2, pp. 1-30, ristampato in C.
Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos. Arbeiten aus den Jahren 1916-1969, a cura di
G. Maschke, Berlin 1995, pp. 184-210, con ampie note del curatore.
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto?
135
invece, quell’antitesi non è giunta a consapevolezza critica o per
lo meno questa consapevolezza non si è molto diffusa, benché
l’antitesi abbia conosciuto qui le sue manifestazioni più massicce.
Lo Stato tedesco era da secoli uno Stato burocratico. Ma, fino al
crollo del novembre 1918, il funzionalismo puramente statale del¬
la burocrazia era mascherato dallo spesso velo della legittimità di-
nastico-monarchica e del decentramento federalistico. Nel no¬
vembre del 1918 venne meno la legittimità dinastica e rimase sol-
tanto la legalità statale (sempre fortemente centralizzata) come
unico fondamento giuridico del funzionamento dello Stato.
L’incontrastata concezione dominante del diritto era un illi-
mitato positivismo giuridico. Ciò aveva quest’unico significato:
valevano come «legittime» tutte le norme e tutti i comandi che
erano emanati dall’organo statale competente per le disposizioni
di legge. Tutto il resto non era «diritto positivo» e veniva svaluta-
to mediante le definizioni di «diritto naturale», «diritto auspica-
to», «semplice programma» e simili. lì più alto organo di produ-
zione statale del diritto non era capace né aveva bisogno di legit¬
timità, perché era esso stesso la fonte di tutta la legalità e perché
questa legalità era diventata la forma esclusiva di legittimità. Il po-
tere statale funzionava come potere coercitivo di fatto irresistibi-
le. I suoi comandi erano «legittimi», perché esso aveva dalla sua
tutte le «chances di costringere all’obbedienza»97. Questo è il po¬
sitivismo giuridico. In ogni manuale e in numerose pubblicazioni
veniva interpretato così. E stato formulato nel modo più chiaro
dalla più alta corte, la Corte Suprema del Reich, in una famosa
sentenza del 1919 (volume C delle sentenze in materia civile)98. In
questa sentenza i consigli rivoluzionari degli operai e dei soldati
97 Nel 1904 Robert Piloty aveva definito l’autorità come «possibilità di tro-
vare obbedienza per un comando del detentore del potere» e l’«esecuzione dei
comandi» come «caratteristica» essenziale «dei potere dello Stato», in «Jahr¬
buch der Internationalen Vereinigung für vergleichende Rechtswissenschaft und
Volkswirtschaftslehre», VI-VII, pp. 552 sg. Le connessioni tra dominio e pote¬
re dello Stato, tra comando e obbedienza quali caratteristiche dello Stato non
sono state sottolineate per la prima volta da Max Weber, ma dalla letteratura
giuridica tra Otto e Novecento; cfr. le prove fornite da Andreas Anter nel suo
Max Webers Theorie des modernen Staates, Berlin 1995, pp. 58 sgg.
98 Si tratta della sentenza della Corte Suprema del Reich dell’8 luglio 1920;
cfr. RGZ,C, pp. 25 e 27.
136
Risposte a Norimberga
del periodo compreso tra il novembre 1918 (crollo della vecchia,
legittima monarchia) e il febbraio del 1919 (convocazione dell’As-
semblea Nazionale Costituente democraticamente eletta) erano
stati riconosciuti come detentori di un potere statale pubblico,
con la motivazione che il potere statale non poteva cessare nem-
meno un istante e che quando la precedente forma di potere sta¬
tale viene meno, in quello stesso momento un’altra forma deve
prendere il suo posto, perché un vuoto sarebbe impensabile. Que-
sto significa che la giuridicita (dell’origine) non è un carattere del
potere statale99. Veniva così portata a compimento l’acuta antite-
si tra legittimità giustificata materialmente e legalità statual-fun-
zionalistica. La legalità posta dal potere statale effettivo attraver-
so norme o singoli comandi degli organi competenti, indipen¬
dentemente dal fatto che questo potere sia sorto in modo confor-
me al diritto o in modo non conforme al diritto, è diventata così
l’unico contrassegno di ciò che per una burocrazia funzionante al
servizio di questo potere statale era positivamente legittimo*.
III. Il bisogno tedesco di legalità
La Germania non solo è da secoli uno Stato burocratico, ma an-
che il suo popolo è, in grandissima misura, un popolo di impie-
gati con una disposizione assai accentuata verso lo Stato burocra-
99 «Al nuovo potere dello Stato creatosi mediante rivoluzione non può es-
sere negato il riconoscimento dal punto di vista del diritto pubblico interno. L’il-
legalità della sua fondazione non vi contrasta, perché la legalità della fondazio-
ne non è tratto essenziale del potere statale» (RGZ, C, p. 27).
* Nei «Research Studies», cit., p. 119, è citato un significativo passo della
sentenza del tribunale incaricato di giudicare il putsch di Hitler del novembre
1923. La corte afferma che per la formazione degli accusati (Hitler, Hess e altri)
era assolutamente impossibile che essi allora (nel novembre del 1923 in Bavie-
ra) pensassero che Kahr fosse il sovrano assoluto della Baviera, come Luigi XIV
che aveva dichiarato l’état c’est moi, o che Kahr semplicemente imitasse Luigi
XIV. Per questo motivo essi non avrebbero nemmeno potuto pensare che tutto
quello che avevano fatto insieme con Kahr, o che Kahr aveva fatto insieme con
loro, fosse conforme a diritto (nel senso di legale). Questo significa che se Kahr
fosse stato un sovrano assoluto nello stile di Luigi XIV, allora, secondo l’opi-
nione della corte, anche tutto ciò che allora Kahr fece e tutto ciò che gli accusa¬
ti fecero sarebbe stato legittimo. Da questo modo di pensare si può trarre una
conclusione per tutto quello che Hitler fece insieme con i suoi Segretari di Sta¬
to dopo avere riunito nelle sue mani tutto il potere statale [C.S.].
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
137
tico. Quando (nel 1938 circa) dovevano essere introdotte le in-
compatibilità tra gli uffici di livello intermedio nel partito e nello
Stato (direttori di circolo - capì dei distretti regionali e presiden¬
ts distrettuali) e i detentori degli uffici furono posti di fronte alia
scelta, quasi tutti optarono per l’ufficio statale rinunciando all’uf-
ficio di partito.
A questa disposizione verso lo Stato burocratico si aggiunge per
gran parte del popolo tedesco la tradizione religiosa dell’«autorita
proveniente da Dio», unita a una profonda propensione e abitudi-
ne a coniugare la soggezione esteriore all’autorità con un intimo
sentimento di libertà. Per alcuni questa è diventata un’astratta eti-
ca del dovere, per altri un culto moderno del lavoro e della presta-
zione tecnica. II proverbiale senso dell’ordine in un popolo così al-
tamente organizzato è una propensione per chiare competenze di
comando e di specializzazione, per una disciplina altamente tecni-
cizzata e per una funzionalità neutrale rispetto ai valori. (Un esper¬
to di storia costituzionale tedesca come Rudolf Smend ha definito
i tedeschi «un popolo eccezionalmente bisognoso di legalità»100.)
Tutte queste propensioni e tendenze generali, qui compendiate in
un’unica parola, contribuiscono a spiegare perché proprio in Ger¬
mania si sia verificata la catastrofe del concetto di legalità pura-
mente funzionalistico e riferito allo Stato, sebbene anche altri pae-
si abbiano conosciuto un apparato statale centralizzato, il positivi-
smo giuridico e la separazione tra diritto e legalità.
Max Weber, il più grande sociologo tedesco nonché un de-
mocratico consapevole e impegnato, aveva messo in luce negli an-
ni critici 1919-1920 la connessione esistente tra democrazia me-
100 Rudolf Smend, Das Reichskammergericht. Geschichte und Verfassung,
Weimar 1911, ristampa Aalen 1965, p. 161. L’espressione «eccezionale bisogno
di legalità» è ripetutamente utilizzata da Schmitt, per esempio nella conferenza
al congresso dell’Associazione dei professori tedeschi di storia nell’ottobre 1928
a Heppenheim/Bergstr. (pubblicata nella raccolta Rheinische Schicksalsfragen.
Eine Schriftenfolge, a cura di P. Rühlmann, nn. 27-28: Probleme des deutschen
Westens, Berlin 1929, pp. 76-89; pubblicazione speciale in «Rheinischer Beo¬
bachter», 1928, pp. 340 sgg.; ristampato in C. Schmitt, Positionen und Begriffe
im Kampf mit Weimar, Genf Versailles, Hamburg 1940, p. 104, con indicazio-
ne delle fonti nella nota 1, oppure nella conferenza del 10 maggio del 1930, Das
Problem der innerpolitischen Neutralität des Staates (pubblicata inizialmente
nelle Mitteilungen der Industrie- und Handelskammer zu Berlin, del 10 maggio
1930, quindi in Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufsätze, cit., pp. 41-58 [48]).
138
Risposte a Norimberga
ramente funzionalistica e legalità. Weber analizzò la divaricazio-
ne tra conformità al diritto (legittimità) e legalità come fenomeno
tipico, affermando che «la più diffusa forma di legittimità è oggi
la credenza nella legalità»101. La credenza nella legalità rimane
Tunica forma di giustificazione di una tecnica che funziona altri-
menti senza impedimenti. Max Weber aveva già pronunciato la
sua prognosi: la burocrazia è il nostro destino102. Essa è effettiva-
mente diventata tale grazie al suo tipo di legalità.
Durante la grande Rivoluzione francese è stato detto, di fron¬
te al Terrore dei giacobini: quali crimini vengono commessi in no-
me della libertà! Di fronte alia collaborazione dell’apparato am-
ministrativo e giudiziario dello Stato ai crimini di Hitler si può sol-
tanto dire ehe questi crimini sono stati possibili nel segno di una
legalità completamente funzionalistica.
L’intento della mia analisi non è quello di usare il concetto di
legalità di una burocrazia ehe funziona senza intoppi per spiega-
re azioni ehe sono umanamente inspiegabili e per giustificarle. Io
cerco soltanto di trovare una risposta alia domanda posta all’ini-
zio, ehe spieghi dal punto di vista psicologico e sociologico il fat-
to che alti funzionari ehe non erano fanatici sostenitori di Hitler
abbiano partecipato ad atti chiaramente inumani, senza ehe per
questo li si possa considerare malati di mente incapaci di inten-
dere e di volere, idioti morali o criminali per natura (nel senso del¬
la teoria criminologica di Lombroso). II behavior di una burocra¬
zia completamente funzionalizzata può condurre a simili fenome-
101 Come concetto già in M. Weber, Introduzione all'etica economica delle
religioni universali (1916), in Id., Sociologia della religione, vol. II, Torino 2002,
p. 34: «La legittimazione al comando poggia, per il detentore del potere di co-
mando, su una regola razionalmente statuita, sia essa pattuita o imposta»; sul
punto si veda Weyma Lübbe, Legitimität kraft Legalität. Sinnverstehen und In¬
stitutionenanalyse bei Max Weher und seinen Kritikern, Tübingen 1991.
102 Schmitt compendia teorie che Max Weber ha spesso esposto, per esem-
pio in I rapportiagrarinelmondo antico ( 1909}), in Id., Storia economica esociale
dell’antichità, Roma 19922, in particolare pp. 352-353; ma soprattutto in Paria¬
men to e governo, apparso nell’estate del 1918, sul tema Potere burocratico e gui-
da politico: cfr. M. Weber, Parlamento e governo nel nuovo ordinamento della
Germania (1918), Torino 1982, pp. 80-114, p. 91. La tesi weberiana dell’inelut-
tabilità della burocratizzazione non era nuova, ma corrispondeva all’opinione
dominante nel suo tempo: cfr. Anter, Max Webers Theorie des modernen Staates,
cit., pp. 166 sg. e 184 sg.
2. Carl Schmitt: criminate di guerra o esperto?
139
ni abnormi nel momento in cui esiste una concentrazione totali-
taria del potere. Questa è una constatazione sociologica di enor¬
me portata. Essa giustifica questo tentativo di trattare il problema
della legalità come tema chiave per una comprensione del regime
hitleriano e di rinvenirvi la risposta alia domanda posta all’inizio.
Qui emerge però una particolare difficoltà in conseguenza del
continuo sovrapporsi di categorie sociologiche e categorie giuri-
diche. Ciò è inevitabile. La domanda si riferisce a una cerchia di
persone la cui specificità sociologica è costituita dalla loro forma-
zione giuridica e da un’attività orientata a principi giuridici. An-
che gli ostacoli linguistici e terminologici di questo tentativo sono
enormi, a causa dell’equivocità e addirittura dei fraintendimenti
cui possono dare adito i termini «legale» e «legalità». Sono ben
consapevole di tutto ciò e chiedo quindi indulgenza se la mia ri¬
sposta sembra assumere in alcuni punti il tono di un’analisi acca-
demica.
3.
Giustificazione e competenza
1. L'ordinamento dei «grandi spazi»
Carl Schmitt utilizzò per i suoi scritti sullo spazio e sul «grande
spazio» il parere di cui era stato richiesto in relazione alia sua po-
sizione personale nel Terzo Reich. Forse il lettore di oggi awer-
tirà la mancanza di una valutazione «oggettiva» della sua posizio-
ne personale e del suo operato nel regime hitleriano. Ma tale og-
gettività non era richiesta nel Palazzo di Giustizia di Norimberga.
Tutti i processi di Norimberga sono stati condotti secondo la mas-
sima del procedimento penale anglosassone: l’accusa è compe-
tente per gli addebiti, la difesa per gli sgravi. lì tribunale, quale
terzo indipendente, giudica i fatti, le prove e le motivazioni pre-
sentate dall’accusa e dalla difesa - le «parti in causa» - e decide.
Le interpretazioni di Schmitt devono essere lette in quest’ottica
processuale.
La descrizione delle sue condizioni personali sorprendente-
mente modeste può apparire improbabile a coloro ehe continua-
no ad associare il suo nome al favolistico appellativo di «Kronju-
rist». Le sue indicazioni sulle persone, però, sono corrette. Due
date vanno sicuramente tenute presenti: «...dalla mia diffamazio-
ne pubblica del dicembre del 1936» e «dal 1936 sono...». lì 1936
rappresenta in effetti il punto di cesura. Alla fine dell’anno delle
Olimpiadi Schmitt perse le sue cariche extra-accademiche: la po-
sizione di condirettore della «Deutsche Juristenzeitung», la dire-
zione del dipartimento scientifico della Lega per la conservazione
del diritto e la carica di capo del raggruppamento disciplinare dei
professori universitari. Rimase professore ordinario nella facoltà
di Giurisprudenza dell’Università di Berlino e membro del Con-
142
Risposte a Norimberga
siglio di Stato prussiano, che era stato da lungo tempo esautorato
e che si riuni per l’ultima volta nel 1936. Non fu nemmeno un per¬
sonale interesse a indurre Goring a proteggere Schmitt da altri at-
tacchi pubblici da parte di «Schwarzes Korps». II Presidente dei
ministri prussiano si oppose semplicemente a una violazione del
suo ambito di competenza da parte dei giovani che facevano ca¬
po ail’organo delle SS. Fu probabilmente questa particolare con-
giuntura a consentire a Schmitt di conservare la sua cattedra a
Berlino. La tecnica di potere nazionalsocialistica contro i profes-
sori sgraditi aveva già dato prova di sé non solo nel caso di Rudolf
Smend, che fu «trasferito» da Berlino a Gottinga, ma anche in
quello dell’allievo di Schmitt, Ernst Forsthoff (1902-1974). Quan-
do questo entusiasta sostenitore del cambio di regime nel 1933
contraddisse apertamente nel 1936 il giurista capo di Amburgo
(Rothenberger) in una conferenza pubblica sulla questione del-
l’obbligatorietà del programma del partito nazionalsocialista per
la giurisprudenza, il capo dei giuristi di Amburgo gli «procurò»
una chiamata all’Università di Königsberg, e nello stesso tempo
proibì all’amministrazione dell’Università di Amburgo di awiare
le consuete procedure per farlo restare. Così Forsthoff giunse a
Königsberg dopo appena un anno di Amburgo: per i professori
tedeschi era l’equivalente di un «esilio in Siberia».
Ernst Forsthoff offri un esempio chiarissimo del mutamento
di atteggiamento nel Terzo Reich. Quando nel 1936 Schmitt in¬
vito anche lui al cosiddetto «congresso degli ebrei», egli fece visi-
ta al suo stimato professore e gli spiegò perché declinasse l’invito.
Dopo di allora i contatti si interruppero del tutto. Il figlio del fa-
moso pastore evangelico Heinrich Forsthoff si dedicö in partico¬
lare al diritto della Chiesa di Stato. La sua importante trattazione
sulle «res sacrae» alia voce «profanazione» ricorda la sua racco-
mandazione alia Chiesa, che con successo si coniugö con le in-
tenzioni di Himmler, di destinare un duomo della Germania del
nord a ricordo di Enrico il Leone («Archiv des öffentlichen Re¬
chts», n.s., XXXI, 1940, pp. 209, 249 sgg.). Quando nel 1938 lo
storico del diritto Hermann Krawinkel (1893-1973) arrivö per la
prima volta a Königsberg come suo vice di cattedra, Forsthoff lo
andö a prendere alia stazione con la propria automobile in qualità
di decano. Krawinkel si era abilitato con Herbert Heyer, che ve-
niva annovarato tra i «Völkischen». Dopo essersi presentati e se-
3. Giustificazione e competenza
143
duti in macchina, Forsthoff cominciò senza preamboli la conver¬
sazione con la seguente affermazione: «Caro collega, devo awi-
sarla ehe noi non siamo una facoltà nazista». Krawinkel ribatté
stupito: «Spectabilis, io sono un allievo di Julius Hatschek». Hat-
schek, ehe era morto nel 1926, era figlio del rabbino superiore di
Czernowitz (riferito all’autore il 28.3.1994 da Hans Hattenhauer,
Kiel, allievo di Krawinkel). Alla chiamata di Forsthoff nel 1941
all’Università di Vienna, il locale luogotenente del Reich von Schi-
rach reagi con il divieto di tenere lezioni; una circostanza che For¬
sthoff sfruttò per la stesura della prima versione del suo famoso
Manuale di diritto amministrativo. Forse a disturbare il luogote¬
nente erano le attività di Forsthoff dal 1940 come editore
dell’«Archiv für Evangelisches Kirchenrecht» (insieme con Kurt
Kronenberg e Christhard Mahrenholz). Chiamato nel 1943 a Hei¬
delberg, poté riprendere Pattività d’insegnamento. Dopo il 1945
Forsthoff riprese i contatti con Schmitt: nessuno dei due ritornò
sul motivo del loro contrasto (comunicazione personale di Ernst
Forsthoff a chi scrive).
Sarebbe certo stato possibile «trasferire» Schmitt in un’altra
universita, ma si sarebbe trattato di un prowedimento ehe riguar-
dava anche un membro del Consiglio di Stato prussiano. Goring
poteva aver perso da molto tempo interesse per questa istituzione,
ma il fame parte era qualcosa ehe continuava a durare e simboleg-
giava l’appartenenza al suo impero. Così a Schmitt rimase Pattività
d’insegnamento nell’Università di Berlino. Per ironia della sorte,
nel semestre invernale del 1944-45 egli era l’unico e ultimo rap-
presentante in servizio della disciplina del diritto pubblico, fino a
ehe il 2 febbraio 1945 il distruttivo attacco dei bombardieri ameri-
cani non avrebbe posto termine alle lezioni universitarie. La per-
dita delle cariche extra-accademiche nel 1936 non ebbe tuttavia
conseguenze sul modo in cui le riviste scientifiche continuarono a
sfruttare il suo nome: rimase «condirettore» della «Zeitschrift für
ausländisches öffentliches Recht und Völkerrecht», una rivista al-
lora come oggi prestigiosa, e della «Zeitschrift für Völkerrecht», e
ciö dice qualcosa sulla reputazione del condirettore tra i lettori e
sulle sue personali relazioni con il vero e proprio «direttore». Eb¬
be fino alia fine possibilità di pubblicare i suoi libri, i suoi saggi e i
suoi articoli presso case editrici di saggistica scientifica e nelle ri¬
viste specializzate di scienza del diritto. Gli furono invece preclusi
144
Risposte a Norimberga
incarichi direttivi o di prestigio all’interno dell’impresa accade-
mica. Non divenne decano della sua facoltà, né dopo la morte di
Bruns nel 1943 divenne direttore dell’Institut für ausländisches öf¬
fentliches Recht und Völkerrecht1. Fino a tal punto l’universitä si
attennne nolens volens alia disgrazia non pubblica in cui era cadu-
to alia fine del 1936 presso le autoritä politiche.
Anche le 14 conferenze tenute in vari paesi europei tra il 1942
e il 1944 testimoniano l’oscillazione tra il riconoscimento scienti-
fico e il discredito politico. Nell’offensiva politico-culturale della
Germania non poteva mancare Schmitt, lo scienziato noto in tut-
ta Europa. E d’altra parte all’estero non potevano essere tributati
a Schmitt onori che gli venivano negati in patria. Che Schmitt nel
1938 lasciasse «volentieri» il posto di membro della Reale Accade-
mia Spagnola delle Scienze al suo collega Victor Bruns è cosa del¬
la quale è lecito dubitare. Sin dalle conferenze che tenne in Spa-
gna nel 19292 egli si sentiva particolarmente introdotto in questo
paese. L’alta considerazione di cui godeva in Spagna avrebbe po¬
tato fare da contrappeso al suo isolamento politico in patria.
Le conferenze all’estero e la diffamazione politica in patria sta-
vano per Kempner in «una certa contraddizione [...] che mi ri-
sulta alquanto difficile comprendere»?. Questa ammissione, an¬
che se doveva documentare i dubbi sull’attendibilitä di Schmitt,
non stupisce in un interrogante molto ben istruito da numerosi in-
terrogatori. Infatti Kempner era ritornato in Germania, dopo do-
dici anni di emigrazione, solo in seguito alia caduta del regime na-
zista. La sua visione della situazione del Terzo Reich era condizio-
nata dalPostilitä personale e politica del socialista ebreo verso il
nazionalsocialismo e dalla percezione estremamente critica della
1 Cfr. supra, cap. 2, nota 30.
2 Der unbekannte Donoso Cortés, conferenza tenuta il 23.10.1929 a Madrid,
in lingua spagnola, pubblicata per la prima volta nel 1930 nelle pubblicazioni
del Centro de Intercambio Intelectual Germano-Español, n. 17; Das Zeitalter
der Neutralisierungen und Entpolitisierungen, conferenza tenuta il 12.10.1929 a
Barcellona al Congresso della Federazione internazionale della cultura, più vol¬
te pubblicata in Germania e in Francia (trad. it. L’epoca delle neutralizzazioni e
delle spoliticizzazioni, in Id., Le categorie del «politico», a cura di G. Miglio e P.
Schiera, Bologna 1972, pp. 167-183); entrambi i testi ristampati in C. Schmitt,
Positionen und Begriffe im Kampf mit Weimar, Genf, Versailles, Hamburg 1940,
pp. 115 sgg. e 120 sgg.
’ Primo interrogators del 3 aprile 1947; cfr. supra, pp. 66-67.
3. Giustificazione e competcnza
145
situazione tedesca da parte delTopinione pubblica statunitense.
In Germania, invece, ciascuno aveva vissuto la presa del potere di
Hitler nel 1933 e le sue conseguenze a livello individuale. Fino a
guerra inoltrata le organizzazioni nazionalsocialiste avevano sì
«coordinate» ciò ehe a loro sembrava importante, ma questo
coordinamento si sovrapponeva soltanto, nelle sfere sociali ma an-
che nell’apparato dello Stato, alle strutture e alle istituzioni «bor-
ghesi» che per il resto continuavano a sussistere. Proprio questo
aspetto distingueva la Germania nazionalsocialista (come l’Italia
fascista) dall’Unione Sovietica e dai suoi satelliti dopo la Seconda
guerra mondiale. lì partito comunista aveva permeato il comples-
so dello Stato e della società fino alle sue ultime ramificazioni, la-
sciando eventualmente libere in modo del tutto inintenzionale so¬
lo delle «nicchie». Questa fondamentale differenza nella realtà dei
due sistemi era difficilmente percepibile dagli emigrati ehe vive-
vano negli Stati Uniti: qui si prendeva sul serio Pautorappresen-
tazione dello Stato totale nella propaganda nazionalsocialista; es-
sa finiva con l’awalorare la propria critica.
lì giudizio di Schmitt sulla risonanza avuta dalla sua conferen-
za di Kiel del 1° aprile 1939 sulla Völkerrechtliche Grossraumord¬
nung va integrato, se non corretto. I quotidiani tedeschi, come la
«Frankfurter Zeitung» e la «Deutsche Allgemeine Zeitung», rife-
rirono già il 3 aprile 1939 sulla sua conferenza; la «Deutsche All¬
gemeine» ritornò ampiamente sul tema anche il 7 aprile. Anche
Karl-Heinz Bremer ne parlò sulle «Münchener Neueste Nach¬
richten» del 26 aprile 19394. Dopo la pubblicazione della confe¬
renza ne parlarono anche i giornali locali, anche quelli della
Nsdap, in termini assolutamente benevoli5.
La stampa inglese non ne riferi, contrariamente a quanto
Schmitt ricordava, «a metà aprile del 1939»; i corrispondenti a
Berlino del «Times» e del «Daily Mail» avevano telegrafato già il
4 aprile sulla conferenza schmittiana di Kiel e la notizia apparve il
5 aprile. Gli autori degli articoli avranno tratto Pinformazione dal¬
la stampa tedesca, cioè dalle notizie riportate dalla «Frankfurter
Zeitung» e dalla «Deutsche Allgemeine Zeitung». Il «Times» de-
4 Si veda sul punto G. Maschke, in C. Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos. Ar¬
beiten aus den Jahren 1916-1969, acura diG. Maschke, Berlin 1995, pp. 343-344.
5 Ivi, p. 358.
146
Risposte a Norimberga
finì Schmitt «the Nazi expert on constitutional law», mentre per
il «Daily Mail» egli era diventato addirittura lo «Hitler’s ‘key’
man» e «the leading international lawyer in Germany»6. Aggetti-
vi simili indicano quanto poco fossero informati i corrispondenti
inglesi: forse con questi ornamenti volevano semplicemente dare
maggiore importanza ai loro resoconti. Mentre il corrispondente
del «Times» traeva dai principi dell’ordinamento dei «grandi spa-
zi» la conclusione ehe l’«Eastern Europe» è «an area under Ger¬
man Domination», il «Daily Mail» si accontentava della fonda-
zione di una «dottrina Monroe» per l’Europa: «Policy against In¬
terference in Central Europe». Che effettivamente, come dice
Schmitt, questa eco in Gran Bretagna avesse indotto Paul Ritter¬
busch, il curatore del volume collettaneo, a pubblicare separata-
mente la sua conferenza, appare poco probabile. Ritterbusch era
un ligio funzionario del sistema accademico, ma nello stesso tem¬
po era uno studioso (abilitatosi nel 1929) e un collega di Schmitt,
dal 1941 a Berlino. Già il vivace dibattito seguito alia conferenza
di Schmitt a Kiel e l’«attualità» del tema lo devono aver indotto a
pubblicare separatamente l’intervento schmittiano. Per quanto ri-
guarda la censura, l’attenzione dei paesi stranieri era già un moti-
vo sufficiente per non pubblicare separatamente la conferenza. E
tuttavia nel Terzo Reich non esisteva una generale e vera censura
preventiva nei confronti di scritti e saggi scientifici. La Commis-
sione ufficiale di controllo del partito per la difesa della scrittura
nazionalsocialista («l’incaricata del Führer per la sorveglianza del-
l’intera educazione culturale e ideologica della Nsdap», vulgo l’uf-
ficio Rosenberg) praticava una censura preventiva delle monogra-
fie che trattavano «i problemi della Weltanschauung nazionalso¬
cialista»: tutto do ehe non passava l’esame della censura non po-
teva più essere pubblicato in forma di libro né essere venduto. La
stampa in una rivista specializzata non era quindi vietata.
Così per esempio nel caso dello scritto di abilitazione di Carl
Hermann Ule, Herrschaft und Führung im nazionalsozialistichen
Reich. Lo scritto, accettato dalla facoltà di Giurisprudenza di Mo¬
naco, era dapprima apparso in forma di saggio nel «Verwaltung-
6 Ne tratta a fondo Joseph H. Kaiser, Europäisches Grossraumdenken, in
Epirrhosis. Festgabe für Carl Schmitt II, Berlin 1968, p. 538; ma si veda anche
Maschke, in Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos, cit., pp. 471-472.
3. Giustificazione e competenza
147
sarchiv», vol. XLV, 1940, pp. 193-260; vol. XLVI, 1941, pp. 1-53.
L’editore pubblicò il testo come volume autonomo e prima della
distribuzione ne consegnò una copia al «reparto testi» del mini-
stero per la propaganda, che a sua volta la trasmise per competen¬
za alia Commissione di controllo citata sopra. Questa il 5.9.1941
«pregò» (in tipico stile burocratico) l’editore «di comunicare per-
ché l’originale non risultasse in possesso della Commissione uffi-
ciale di controllo del partito. Sarebbe stato almeno necessario che
lei ci informasse della sua intenzione di pubblicare in forma di li-
bro il lavoro finora apparso come saggio nel Verwaltungsarchiv».
II 18.2.1942 la Commissione comunicò all’editore che «la distri¬
buzione dello scritto nelle pubbliche librerie non è consentita». Se-
guiva una breve motivazione in cui si imputava all’autore di utiliz-
zare il concetto di potere come concetto autonomo e tecnico, «in-
cludendo nella sua trattazione autori non ariani come Jellinek, La-
band e Heller senza prendere criticamente le distanze da loro».
L’autore, inoltre, cercava di «dimostrare che negli eventi del 30 lu-
glio 1934 il Führer aveva agito da sovrano e non da Führer. Queste
argomentazioni offrono un sostegno alia possibilità di ridare vita a
superate idee liberali». L’autore conservò comunque il suo posto
di docente all’Università di Monaco e anche l’editore dovette sol-
tanto lamentare i costi di pubblicazione inutilmente sostenuti.
Schmitt poté pubblicare senza problemi altri due saggi sul te-
ma dello spazio: il primo, intitolato Reich und Raum, fu aggiunto
come capitolo VI nella terza edizione del 1941, il secondo, Der
neue Raumhegriff in der Rechtswissenschaft, fu inserito come capi¬
tolo VII nella quarta edizione sempre quello stesso anno7. Anche
le sue monografie su Thomas Hobbes ( 1938) e Die Wendung zum
diskriminierenden Kriegsbegriff dello stesso anno poterono appa-
rire senza ostacoli; non si hanno in ogni caso notizie di difficoltà
incontrate da Schmitt nel pubblicare, di censura preventiva o di
censura successiva alia pubblicazione.
Non dipese certo dal concetto schmittiano di «grande spazio»
se la stampa di partito controllata da Alfred Rosenberg e dai suoi
collaborator^ ma anche gli organi di stampa delle SS, ignorò di fat-
7 La ricostruzione della storia editoriale di questi lavori è offerta da Maschke
in Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos, cit., pp. 341 sgg.
148
Risposte a Norimberga
to gli scritti schmittiani. Rosenberg conosceva sin dal 1932 l’impe-
gno di Schmitt a favore del cancelliere dell’ultimo periodo della Re-
pubblica di Weimar e nel 1934 aveva espressamente messo in guar-
dia dal «primo consigliere di Brüning»8. Nel voluminoso rapporto
dei Servizi di Sicurezza (1936) Schmitt veniva definito «l’opposi-
tore» del nazionalsocialismo «più pericoloso nel suo genere» du¬
rante gli ultimi anni della Repubblica di Weimar9. Due importan-
ti autorità nazionalsocialiste lo misero dunque nella propria lista
nera: Schmitt certo non si stupì del loro diffidente silenzio. Herbert
Lemmel, abilitatosi nel 1939 a Berlino con Höhn, prese posizione
sui «Nationalsozialistische Monatshefte»; Schmitt non si era potu-
to esimere dal collaborare, seppure con riserve critiche, alia proce¬
dura di abilitazione. Lemmel non aveva bollato la teoria schmittia-
na del «grande spazio» come «filo-vaticana», come Schmitt crede-
va di ricordare, ma aveva solo citato il Vaticano come possibile cen-
tro di un ordinamento del «grande spazio» à la Schmitt. II giovane
autore criticava Schmitt in un modo tale ehe non solo rivelava cat-
tive maniere accademiche, ma gettava anche indirettamente luce
sulla debolezza istituzionale della posizione di Schmitt:
II lavoro contiene moltissime buone osservazioni e analisi acute,
ma tratta il tema in questione in modo troppo unilaterale, rivelando fin
troppo chiaramente la precisa provenienza culturale delTautore. Le
sue opinioni, le sue idee, sono artefatte, elaborate alia scrivania ma mai
vissute. Lasciano un’impressione di freddezza in una generazione ehe
ha costruito col fuoco e col sangue il vero Reich. Sulla base di ciò che
Schmitt dice, il Vaticano potrebbe estendere il suo «impero» su un
«grande spazio» altrettanto bene di quanto lo potrebbero fare la Ger¬
mania sull’Europa centrale e l’ltalia sul Mediterraneo. Schmitt non si
sottrae al rischio del giurista internazionalista di approdare in ultima
8 H. Quaritsch, Positionen und Begriffe Carl Schmitts, Berlin 1995\ p. 53,
nota 90; ulteriore documentazione è fornita da Maschke in Schmitt, Staat, Gross¬
raum, Nomos, cit., p. 469.
9 Foglio 200 degli Atti dei Servizi di Sicurezza, relativi a Schmitt. Si tratta
del riassunto in cinque pagine dattiloscritte a spazio uno, con estratti da Lega¬
lität und Legitimität (1932). «In questo periodo, quando il nazionalsocialismo
entrò nella fase decisiva della lotta per il potere, Schmitt forni con questo libro
un appiglio fondamentale per la continuazione del governo autoritario e per im-
pedire la presa legale del potere da parte del nazionalsocialismo» (foglio 195 de¬
gli Atti dei Servizi di Sicurezza, Institut für Zeitgeschichte di Monaco).
3. Giustificazione e competenza
149
istanza al pacifismo e di trattare tutti nella stessa maniera. [...] Non si
possono negare l’acume intellettuale e la ricchezza di idee delle sue
analisi [...] cionondimeno esse non possono dare un contributo al pro-
gresso della riflessione giuridica del nazionalsocialismo10.
A prescindere dall’errore secondo cui Schmitt avrebbe identi-
ficato «impero» con «grande spazio», in una situazione accade-
mica normale un libero docente di 29 anni non avrebbe mai po-
tuto usare toni simili al cospetto di un ordinario di 52 anni della
propria facoltà, e tanto meno di fronte a un ordinario del calibro
di Schmitt. Ma dal 1933 le antiche usanze erano state in parte ab-
bandonate e in ogni caso lo erano state per i giovani accademici
delle SS, che di fronte a professori più anziani senza seguito per¬
sonale nel partito potevano permettersi di assumere atteggiamen-
ti di rifiuto o di disprezzo. Anche il comportamento di Höhn ver¬
so Schmitt non sarebbe stato possibile e sarebbe apparso incom-
prensibile se Höhn non avesse occupato gli alti ranghi delle SS.
2. La guerra di aggressione
Nel 1947 il sospetto di Kempner ehe Schmitt avesse potuto colla¬
borate «direttamente o indirettamente» alia pianificazione di
guerre di aggressione11 era già largamente inconsistente. Ciono-
nostante il detenuto Schmitt si era seriamente confrontato con
questo addebito. Kempner rappresentava la pubblica accusa del¬
la giurisdizione militare americana e quindi Schmitt rispose fin
dall’inizio attenendosi alia presunta linea argomentativa della giu-
stizia americana. Non nominò mai nemmeno una volta le possibi-
li fattispecie della legge n. 10 del Consiglio di Controllo, ehe qual-
siasi giurista tedesco ehe si fosse trovato sotto accusa davanti a un
tribunale tedesco avrebbe prima elencato, quindi commentato e
infine applicato al proprio caso specifico. Schmitt, invece, assunse
la sentenza considerata giusta del Tribunale Militare Internazio-
nale del 1° ottobre 1946 come termine di riferimento e confrontò
10 «Nationalsozialistische Monatshefte», XK1940), p. 91; ora anche in
Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos, cit., pp. 470-471, con ulteriore documenta-
zione sulle accuse sollevate da Lemmel contro Schmitt.
11 Primo interrogatorio del 3 aprile 1947; cfr. supra, p. 63.
150
Risposte a Norimberga
le sue posizioni e il suo comportamento nel Terzo Reich dal 1933
al 1936 con le posizioni degli imputati; posizioni che per il Tribu¬
nale Militare Internazionale non erano sufficienti a giustificare
una condanna per il reato di guerra di aggressione. Il mettersi a
confronto con Schirach e con altri accusati, che in Germania non
erano certo diventati noti solo grazie al processo di Norimberga,
avrebbe dovuto in realtà vincere la diffidenza di qualsiasi accusa-
tore. Le sue posizioni nelle organizzazioni dei giuristi nazionalso-
cialisti e nelle redazioni delle riviste doveva soltanto elencarle. Il
Tribunale Militare Internazionale aveva condannato Hans Frank,
il capo della Lega dei giuristi nazionalsocialisti, per ciò che aveva
fatto come governatore generale in Polonia e non per il reato di
guerra di aggressione.
Schmitt descrive nel dettaglio il ruolo del nuovo Consiglio di
Stato prussiano e la sua personale collaborazione con esso; la sua
corretta interpretazione della base istituzionale è anche importan¬
te da un punto di vista storico. La ricerca attuale è giunta - sebbe-
ne senza approfondimenti particolari - al risultato, da confermar-
si, che il nuovo Consiglio di Stato, nonostante la preminenza na-
zionalsocialista, non avesse esercitato «alcuna considerevole in¬
fluenza sulla direzione dello Stato» e avesse conservato un’«im-
portanza molto relativa»12.
Schmitt si difese dall’accusa secondo cui la sua cattedra di di-
ritto pubblico sarebbe stata una «posizione decisiva» che lo avreb¬
be posto in relazione con le guerre di aggressione tedesche. Kemp-
ner lo aveva considerato un rappresentante dei professori tedeschi
colpevoli di «collaborazionismo». La reazione di Schmitt:
per quanto riguarda la mia posizione di professore universitario, io go-
devo già in ogni caso di una grande fama. Sin dalla pubblicazione del¬
la mia Dottrina della costituzione (1928) ero infatti uno dei più noti giu¬
risti tedeschi ed europei.
Sembra di vederlo, mentre si impettisce nelTesprimere così ri-
solutamente la propria concezione di sé nella tetra cella di Norim¬
berga. Anche se allora non gli erano ancora noti gli accessi d’odio
12 Heinz Dieter Bayer, Der Staatsrat des Freistaates Preussens, Berlin 1992,
pp. 166 sg.
3. Giustificazione e competenza
151
di Hitler nei confronti del ceto dei giuristi, si era già reso conto di
quanto poco contassero i giuristi nel regime hitleriano «per le con-
cezioni della scienza, della cultura e della giurisprudenza ehe vi do-
minavano». Quando nelTaprile del 1933 si decise a «collaborare»,
pensava di poter offrire anche al cancelliere Hitler le parole d’or-
dine che poco prima aveva fornito al cancelliere Schleicher. Que-
sto errore di valutazione non dipende tanto da un’eccessiva consi-
derazione di sé. Per Schmitt come per molti altri intellettuali e po-
litici dell’età di Weimar Hitler era un «tamburino», una macchina
parlante capace solo di suggestionare le persone ehe si ammassa-
vano nelle adunate e gli elettori. Anche per questo Schmitt si sen-
tiva «superiore» a Adolf Hitler. Kempner pensava di avere frainte-
so, perché nell’interrogatorio del 29 aprile 1947 chiese:
Si sentiva superiore a Adolf Hitler?
Schmitt rispose come se questo fosse un atteggiamento owio:
Infinitamente, dal punto di vista spirituale. Mi era talmente indif¬
ferente che non vorrei nemmeno parlarne.
Sarebbe sbagliato interpretare questa frase sorprendente solo
come una mossa per sbalordire e distrarre Kempner. Schmitt
prendeva in considerazione Hitler solo come possibile destinata-
rio di consigli, non come oggetto d’interesse intellettuale. Schmitt
si era molto occupato anche di «politici», ma Joseph de Maistre,
Louis Bonald e Juan Donoso Cortés, nonostante le loro cariche
pubbliche, erano intellettuali del XVIII e XIX secolo ehe scrive-
vano libri. Schmitt li chiamava «filosofi dello Stato della controri-
voluzione»13.1 pensatori del XVI e XVII secolo ehe lo affascina-
vano, il giurista Jean Bodin e il filosofo Thomas Hobbes, non era¬
no dei politici, anche se entrambi cercarono di influenzare la po-
litica. Il nazionalsocialismo era per Schmitt uno strumento di pro¬
paganda vuoto di contenuti cui egli pensava di poter conferire
«un senso» (interrogatorio del 29 aprile 1947).
IJ C. Schmitt, Politische Theologie, München 19342 (la ed., 1922), pp. 67
sgg. (trad. it. Teologia politica, in Id., Le categorie del «politico», cit., pp. 27-86,
75 sgg.).
152
Risposte a Norimberga
Col senno di poi si può rimanere perplessi di fronte a un tale
errore di valutazione. Schmitt però non era il solo a pensarla in
questo modo. I generali, la burocrazia ministeriale, tutti coloro
che decisero di «collaborare» pensavano di poter dare al nazio-
nalsocialismo un senso specifico: la «grande ideologia» (Hermann
Lübbe) invitava a far questo.
Quando alia fine del 1936 Schmitt capì che non avrebbero più
avuto bisogno di lui, deve aver pensato che il regime non lo ave-
va usato come dispensatore di idee ma, fino al suo consolidamen-
to, solo per fare bella figura. La sua passione, cresciuta negli anni
venti, per le grandi questioni giuridiche dell’attualità fece si che
questo fallimento non lo riducesse al silenzio né gli facesse trova-
re rifugio nell’antichità. E vero che scrisse una monografia su
Thomas Hobbes, ma anche quest’opera non era scevra da prese
di posizione sull’attualità e da velate allusioni14. Soprattutto, però,
si dedicò «con atteggiamento diagnostico» ai temi attuali del di-
ritto internazionale e, com’era abituale per lui, alle questioni po-
liticamente più scottanti: il concetto di guerra totale, la pirateria
(guerra sottomarina), i mutamenti del concetto di neutralità, ma
soprattutto il problema dei «grandi spazi»15. A prescindere dal ca-
rattere necessariamente affermativo che in uno Stato totalitario
assume ogni presa di posizione pubblicata su questioni di politi-
ca estera, Schmitt incorse di nuovo, sebbene da un altro punto di
vista, in un errore di valutazione circa il proprio operare, che è ti-
pico degli intellettuali che scrivono libri.
Io ho una grande esperienza in questo senso e ne ho pagato il
prezzo.
Quale esperienza?
Sono molti gli uditori e i lettori che non interpretano le tesi e le ana-
lisi che ascoltano con il medesimo spirito scientifico; senza rifletterci
14 Cfr. la postfazione di Günter Maschke alia ristampa, Köln 1982, pp. 179
e 195 sgg. (la monografia cui si fa riferimento è stata tradotta in italiano: cfr. C.
Schmitt, ll Leviatano nella dottrina dello Stato di Thomas Hobbes. Senso e falli-
menlo di un simbolo politico (1938), in Id., Scritti su Thomas Hobbes, a cura di
C. Galli, Milano 1986, pp. 61-143).
15 Cfr. la bibliografia di P. Tommissen in Festschrift für Carl Schmitt, Berlin
1959; rist., 1989, pp. 292-294.
3. Giustificazione e competenza
153
essi le pongono invece automaticamente in connessione con le loro
abituali rappresentazioni pratiche e con i loro scopi e interessi imme-
diati.
Infatti Schmitt e il suo collega a Berlino, il professorale capo
delle SS Höhn, non intendevano la stessa cosa quando parlavano
di «grande spazio». Le differenze tra un gruppo di Stati sotto una
guida egemonica (Schmitt) e un’unità «völkisch» erano conside-
revoli, nonostante qualche punto di contatto. Ma chi aveva letto
con attenzione lo scritto schmittiano sul «grande spazio» e chi i
testi di Höhn pubblicati nella rivista «Reich, Volksordnung, Le¬
bensraum», piuttosto marginale dal punto di vista scientifico e
politico?16 E chi riusciva ancora a raccapezzarsi nell’incredibile
quantità di saggi scritti in quegli anni, non solo da giuristi, sui te-
mi del «grande spazio economico» e del «grande spazio»?17 Dal
momento ehe Hitler utilizza spesso il concetto di «spazio vitale»
e aveva promosso una «dottrina Monroe per l’Europa»18, all’este-
ro si fini con l’identificare la teoria di Schmitt con la prassi di Hit¬
ler. Nei media e attraverso i media giornalisti e lettori trovavano
un accordo solo sulle parole. Non gli fu di alcuna utilità ehe un
autore tanto critico quanto erudito nella letteratura di quel tem¬
po giudicasse cinquantacinque anni dopo la teoria schmittiana del
«grande spazio» una teoria autonoma di validità scientifica19.
16 Reinhard Höhn, Grossraumordnung und völkisches Rechtsdenken. Zu¬
gleich eine Auseinandersetzung mit der nunmehr in dritter Ausgabe vorliegenden
Schrift von Carl Schmitt: Völkerrechtliche Grossraumordnung mit Interventions¬
verbot für raumfremde Mächte, in «Reich, Volksordnung, Lebensraum», vol. I,
1941, pp. 256-288; Id., Reiche, Grossraum, Grossmacht, in «Reich, Grossraum,
Grossmacht», vol. II, 1941, pp. 97-226. Höhn pubblicö infine presso una pic-
cola casa editrice vicina alle SS uno scritto identico ai suoi saggi dal punto di vi¬
sta del contenuto: Reich, Grossraum, Grossmacht, L.C. Wittich Verlag, Darm¬
stadt 1942, 143 pp. (su cortese indicazione di G. Maschke).
17 Cfr. la bibliografia su questi temi in Mathias Schmoeckel, Die Gross¬
raumtheorie. Ein Reitrag zur Geschichte der Völkerrechtswissenschaft im Dritten
Reich, insbesondere der Kriegszeit, Berlin 1994, pp. 287-295. Ora si veda so-
prattutto l’esauriente nota bibliografica di Günter Maschke, in Schmitt, Staat,
Grossraum, Nomos, cit., pp. 321 sgg. e 341-371, in cui viene preso in considera-
zione anche il dibattito all’estero, soprattutto in Italia.
18 Nel discorso al Reichstag del 28 aprile 1939; cfr. Max Domarus, Hitler.
Reden und Proklamationen, vol. II, München 1965, pp. 1148 e 1166-1179.
19 Schmoeckel, Die Grossraumtheorie, cit., p. 143.
154
Risposte a Norimberga
Nelle pubblicazioni successive Schmitt trasse almeno in gran
parte la conseguenza di tenersi lontano dalle questioni giuridiche
legate all’attualità politica. II parere Das internationalrechtliche
Verbrechen des Angriffskrieges lo aveva scritto nell’estate del 1945,
prima delle sue «esperienze» nel campo di internamento e nel pe-
nitenziario di Norimberga. II testo non era stato presentato al pro-
cesso Flick di Norimberga né era stato pubblicato in altra forma20.
Nel 1949 Schmitt pubblicò anche la sua unica incursione nell’at-
tualità: Amnestie, die Kraft des Vergessens apparve dal 1949 su vari
giornali e su varie riviste - senza indicazione dell’autore. Quando
nel 1950 osò nuovamente presentarsi col proprio nome, optò per
temi «generali» («accesso al detentore del potere»). Alcuni custo-
di dell’ordine culturale della Repubblica Federale sentirono ugual-
mente la necessità di mettere in guardia dal rischio che Schmitt fos¬
se a capo di una falange di nemici della democrazia: «Carl Schmitt
redivivusì» (W. Lewald), «Carl Schmitt non è un alleato» (L. Rai¬
ser), «Carl Schmitt alle porte» (E. Rosenbaum). IINomos della ter¬
ra, apparso nel 1950, e La situazione della scienza giuridica europea
pubblicato lo stesso anno sono stati recensiti da autori molto com-
petenti, con grande rispetto e anche con approvazione21. Quando
nel 1953 Schmitt fu annunciato a un convegno dell’Accademia
Evangelica di Bad Herrenalb per l’intervento conclusivo (L’Anti-
cristo e ciò che lo trattiene) - era stato invitato dal direttore dell’Ac-
cademia, Hans Schomerus (1903-1969) - il Segretario di Stato del
ministero della Giustizia Walter Strauss (1900-1976) sollevò vi¬
brate proteste presso il vescovo regionale del Baden. Strauss
informò per conoscenza il presidente del Bundestag, Hermann
Ehlers (1904-1954), e Otto Heinrich von der Gablentz (1898-
1972), scienziato della politica e professore a Berlino, attivo nei
gruppi evangelici. Ehlers e Gablentz seguirono il suo esempio; Eh¬
lers in modo meno intraprendente, Gablentz in modo più radica-
le, ripromettendosi di mobilitare l’«Associazione tedesca per la
scienza della politica». Schomerus dovette ritirare a denti stretti
20 Nel dettaglio si veda H. Quaritsch, in C. Schmitt, Das internationalrecht¬
liche Verbrechen des Angriffskrieges und der Grundsatz «Nullum crimen, nulla
poena sine lege», a cura di H. Quaritsch, Berlin 1994, pp. 125 sgg.
21 Cfr. la bibliografia di P. Tommissen, in Festschrift für Carl Schmitt, cit.,
pp. 313-315.
3. Giustificazione e competenza
155
l’invito a Schmitt, che egli conosceva bene22, tanto più ehe Strauss
aveva minacciato PAccademia di «conseguenze di ampia portata».
Schmitt rinunciò da allora a tenere conferenze nelle accademie
evangeliche23. Come luoghi di discussione in Germania Ovest gli
rimasero i gruppi e i circoli scientifici meno esposti pubblicamen-
te (J. Ritter, E. Forsthoff) e occasionalmente anche la radio24.
Nell’interrogatorio del 29 aprile 1947 Kempner gli chiese per
ben due volte se non si vergognasse. La prima volta Schmitt si
schermì, dicendo: «L’ho scritto nel 1933».
Quando Kempner insistette («Si vergogna di avere allora scrit¬
to simili cose?») Schmitt rispose in modo piuttosto formale: «Og-
gi, certamente sì». Ma generalizzò subito il suo comportamento
parlando della «vergogna ehe abbiamo allora sofferto». Per lui
non si trattava di un errore individuale, ma di un errore e di un
passo falso collettivi.
Non ha molta importanza chiedersi perché Kempner ritenes-
se così importante che uno dichiarasse di vergognarsi; dichiara-
zione ehe non aveva il significato di un’ammissione di colpa nel
senso dell’accusa penale. Non si intende qui parlare della psiche
dell’accusatore né degli identici e caratteristici bisogni dell’opi-
nione pubblica nel periodo ehe arriva fino al 1950, e poi di nuo-
vo a partire dalla metà degli anni sessanta.
Schmitt aveva aggiunto alia sua presa di posizione contro l’ac-
cusa di aver partecipato alia guerra di aggressione una «breve nota
di carattere generale». E Tunica esternazione scritta in merito alia
sua responsabilità personale che ci sia giunta. Egli non separò la sua
professione di nazionalsocialismo tra il 1933 e il 1936 dalle pubbli-
cazioni successive all’umiliazione pubblica subita e alia perdita del-
22 Su come sono andate le cose si veda Ulrich Bayer, Ein kleiner Disput aus
dem Jahre 1933 über das öffentliche Auftreten von Carl Schmitt im Raum der evan¬
gelischen Kirche, in Festschrift für C. Nicolaisen, Göttingen 1995, pp. 530-535.
23 L’episodio è riferito da Schmitt in una lettera a Armin Möhler del
22.11.1955 con l’aggiunta: «Che cosa ho fatto agli evangelici?» (cfr. Carl Schmitt,
Briefwechsel mit einem seiner Schüler, a cura di A. Möhler, Berlin 1995, p. 209).
24 Nella lettera del 22.11.1955 Schmitt scrive di una «conferenza su ‘Amle-
to’ al Rhein-Ruhr-Club di Düsseldorf». Hamlet oder Hekuba apparve presso Eu¬
gen Diederichs, Düsseldorf 1956 (trad. it. Amleto o Ecuba. L’irrompere del tem¬
po nel gioco del dramma, Bologna 1983).
156
Risposte a Norimberga
le cariche. Un tribunale penale non potrebbe certo condannarlo,
ma egli non sarebbe per questo meno esente da responsabilità:
Ogni autore ha infatti una grande responsabilità e noi tutti dob-
biamo rendere conto di ogni parola inutile che pronunciamo.
Con questa svolta religiosa egli rinviò al giorno del Giudizio
Universale il suo dovere di rendere conto delle proprie azioni. Ma
capì anche che così non si sarebbe risolto il caso Schmitt. Spostò
la questione della responsabilità terrena sul problema dell’«effet-
to di tesi e opinioni [...] di analisi scientifiche»:
Ogni amplificazione è una modificazione del senso e nella maggior
parte dei casi una falsificazione del senso.
Questo poteva essere vero, per esempio, nel caso del suo scrit-
to sui «grandi spazi». Ma Schmitt si era espresso su emigrati ed
ebrei in forme tali che anche considerate con occhio benevolo non
potevano certo essere ritenute espressioni «cui si attribuisce valo-
re scientifico», ma solo espressioni brutali di odio politico. «Modi-
ficazioni del senso» o «falsificazioni del senso» non erano né pos-
sibili né necessarie. Egli non cercava di spiegare. ma continuava a
pretendere indulgenza. Probabilmente pensava di essere stato suf-
ficientemente punito con il periodo umiliante trascorso nel campo
d’internamento. Tacque in ogni caso fino alia fine dei suoi giorni.
3. Il parere su hammers
Schmitt aveva preso alia lettera il compito di Kempner di dare un
parere in qualità di «esperto» sulla posizione del Ministro del
Reich e Capo della Cancelleria del Reich e - non potrebbe essere
diversamente con Schmitt - in sei giorni scrisse un saggio destina-
to alia comunità scientifica e alia posterità25. E dubbio se Kempner
25 Pubblicato inizialmente con una postfazione e con un riferimento alia sto-
ria della sua genesi in C. Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufsätze aus den Jahren
1924-1954. Materialien zu einer Verfassungslehre, Berlin 1958, pp. 430-439. Le
riflessioni contenute in questo saggio sono state utilizzate da Schmitt nel suo Ge¬
spräch über die Macht und den Zugang zum Machthaber, Pfullingen 1954, Berlin
1994 (trad. it. Dialogo sulpotere, Genova 1990).
3. Giustificazione e competenza
157
sia venuto a sapere attraverso Schmitt più cose di quante già ne
sapesse; Schmitt in ogni caso non ha accusato personalmente
Lammers26. Egli collocò Lammers sotto la «parte statale» del po-
tere nazionalsocialista, ehe era responsabile di compiti civili; non
10 considerò un esponente della «comunità di congiurati» intor-
no a Hitler e non dimenticò nemmeno la nomina di fatto sorpren-
dente del collega di facoltà Hans Peters - nel 1933 deputato del
partito di centro nel parlamento prussiano e non iscritto al parti-
to - a direttore scientifico delT«Accademia delTAmministrazio-
ne» di Berlino27. A ciò si ricollega anche il riferimento di Schmitt
a Otto Koellreutter, il quale aveva polemizzato in modo molto
aspro (definendola «bolscevica») contro la dissoluzione del siste-
ma normativo prodotta dal riconoscimento del «diritto di parti¬
to» e delle segrete «leggi del Führer», e questo in una rivista tan-
to rinomata quanto diffusa che definiva Lammers condirettore di
grado più elevato28. lì giudizio ehe Lammers potrebbe «essere sta-
to vicino» a questo saggio non era una pura invenzione: Koell-
26 Sulla biografia di Lammers si veda Dieter Rebentisch, Hans Heinrich
Lammers, in K.G.A. Jeserich e H. Neuhaus (a cura di), Persönlichkeiten der
Verwaltung. Biographien zur deutschen Verwaltungsgeschichte 1648-1943, Stutt¬
gart 1991, pp. 370-374; Id., in «Neue Deutsche Biographie», XIII( 1982), pp.
448-451, ma soprattutto Id., Führerstaat und Verwaltung im Zweiten Weltkrieg,
Stuttgart 1989, pp. 48 sgg.
27 Hans Peters (1886-1966), professore straordinario, a Berlino dal 1928 al
1949, dal 1946 professore ordinario, quindi a Colonia fino al suo ritiro dall’in-
segnamento. Bibliografia in H. Conrad (a cura di), Gedächtnisschrift Hans Pe¬
ters, Berlin 1967, pp. 977-985. Nel caso Preussen contra Reich del 1932 rappre-
sentò la frazione prussiana del partito di centro, mentre Schmitt rappresentava
11 governo del Reich. Il parere su Schmitt, che Peters epresse il 17 giugno 1946,
giudica in modo differenziato il suo comportamento politico e personale nel
Terzo Reich e termina con la proposta di rilasciare Schmitt dal campo di inter-
namento; si veda la ricostruzione complessiva in Christian Tilitzki, Carl Schmitt,
Staatsrechtslehrer in Berlin, in Id., Siebte Etappe, Bonn 1991, pp. 110-111.
28 Otto Koellreutter, Recht und Richter in England und Deutschland, in
«Verwaltungsarchiv. Zeitschrift für Verwaltungsrecht und Verwaltungsgerichts¬
barkeit», XLVIK1942), pp. 208-246. Il saggio era effettivamente «non senza co-
raggio»: Koellreutter attaccava non solo il suo collega Johannes Heckei, ma so¬
prattutto Reinhard Höhn e Werner Best, giuristi eminenti delle SS. L’accusa di
bolscevizzazione valeva per Best; a Höhn, invece, Koellreutter muoveva un’ac-
cusa definitiva per uno studioso: «Lo specialista si rende conto in molti altri luo-
ghi dell’opera di Höhn che a lui e a molti dei suoi collaboratori manca un’ap-
profondita e diretta conoscenza del diritto straniero, che sia il risultato di un’ela-
borazione autonoma» (ivi, pp. 219-220, nota 28).
160
Risposte a Norimberga
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t&Ä.*(^ te* £Z*r-c£.le jUuu-üiA^f JU-,’<Àj
Pagina 8 del parere su Lammers.
Giustificazione e competenza
161
reutter dal 1933 era condirettore del «Verwaltungsarchiv» e co¬
me redattore capo aveva una grande influenza sulle scelte della ri-
vista: «se era necessario, consultava la ‘figura politicamente più
importante’ del comitato di direzione, cioè Lammers»29.
D’altro canto Schmitt è sempre stato interessato più alle per-
sone che alle istituzioni. Ha quindi descritto con tratto audace le
tre centrali operative («cancellerie») ehe trasformavano il potere
illimitato di Hitler in ordinanze e comandi: cancelleria di partito,
Cancelleria del Reich e Alto Comando della Wehrmacht. Ma fa-
cendo riferimento a queste tre centrali ha conferito un’armonia ec-
cessiva all’architettonica del potere del Terzo Reich - la realtà era
ben più confusa30. Molte strade conducevano a Hitler ed egli stes-
so non si sentiva in alcun modo obbligato alia suddivisione tra par¬
tito e Stato e perciò nemmeno a rispettare eventuali competenze
della Cancelleria del Reich. Inoltre, Schmitt aveva collocato il pro-
blema dell’«accesso al detentore del potere» all’inizio della sua
analisi, in sintonia con la sua tendenza a ricercare per la soluzione
di un problema o per la spiegazione di un testo o di un autore il
punto archimedeo, che poteva essere rappresentato da «proposi-
zioni chiave» o da istituzioni, come per esempio il «commissario»
per la nascita dello Stato moderno, o appunto l’«accesso al deten¬
tore del potere». I casi famosi della storia costituzionale tedesca
del XIX secolo cui Schmitt fa riferimento con un certo grado di
improwisazione sottolineano 1’importanza dell’accesso al deten¬
tore del potere. Così facendo, però, egli ha.finito con l’innalzare il
Ministro del Reich e Capo della Cancelleria del Reich a un grado
ehe Lammers, nonostante i suoi titoli pomposi, non raggiunse né
intese mai raggiungere. II suo potere nell’accesso a Hitler si li-
mitava infatti alle informazioni ehe riguardavano lo Stato; era cioè
il potere di un ligio burocrate e non certo quello di uno Harden¬
berg o di un Bismarck o del duca di Alba31. Le considerazioni di
29 Carl Hermann Ule, 100 Jahre «Verwaltungsarch'v», in «Verwaltungsar¬
chiv», LXXXIV(1993), p. 6. Ule era un allievo di Koellreutter e rappresentò
quest’ultimo come redattore capo della rivista nel 1938-39, quando Koellreut¬
ter era in Giappone.
Nel 1943 esistette per un breve periodo un «Comitato dei tre» gestito da
Lammers, di cui facevano parte il capo dell’Alto Comando della Wehrmacht, il
Capo della Cancelleria del Reich e il capo della cancelleria del partito.
n Nella successiva trattazione dell’«accesso al detentore del potere» Schmitt
162
Risposte a Norimberga
Schmitt, corrette ma difficilmente comprensibili anche per lo
stesso Kempner, sul significato della «doppia firma» - assunzio-
ne di responsabilità esclusivamente di fronte a Hitler per la pre-
parazione, l’emanazione vera e propria e la corretta esecuzione -
hanno preparato il terreno per la conclusione con cui Schmitt ha
tratto il Ministro del Reich e Capo della Cancelleria del Reich dal¬
le alte vette del potere assoluto:
Ne deriva anche che questa posizione «sovraministeriale» non era
il presupposto del ruolo che un presidente dei ministri o un cancellie-
re di Stato (come Hardenberg) avevano in qualsiasi altra forma di re¬
gime, ma solo un elemento intermedio tra un capo di Stato che stava
ascendendo alle massime vette del potere e una Serie di capi diparti-
mento in declino, degradati a mere centrali amministrative, che con-
servavano però il nome di ministri del Reich e anche la personale fun-
zione di ministri del Reich nel senso consueto.
Oltre quarant’anni dopo, nel fondamentale studio sulla posi¬
zione e sulle attività della Cancelleria del Reich e dei ministeri del
Reich il risultato è pressoché lo stesso:
La cancelleria di Stato come esecutivo del Führer guadagnò in po¬
tere burocratico rispetto ai dipartimenti amministrativi, ma nello stes¬
so tempo perse progressivamente in influenza sulle decisioni politiche
fondamentali del Führer. L’importanza della cancelleria nello Stato
hitleriano si fondava esclusivamente sulla gestione di norme procedu-
rali di carattere burocratico, quindi sulle regole gestionali del governo
del Reich e sull’accesso al dittatore32.
citava il Don Carlos di Schiller, la cui trama, secondo lui, ruotava intorno alia se-
guente questione: chi ha accesso diretto al monarca assoluto Filippo II? (Schmitt,
Gespräch über die Macht, cit., p. 22; Dialogo sul potere, cit., p. 33); cfr. la ripresa
del tema in C. Schmitt, Glossarium. Aufzeichnungen der Jahre 1947-1951, Berlin
1991, annotazioni del 19.7.1951 e del 23.7.1951 (trad. it. Glossario. Annotazioni
deglianni 1947-1951, a cura di P. Dal Santo, Milano 2001).
32 Rebentisch, Führerstaat und Verwaltung, cit., p. 48. L’«accesso al dittato¬
re» non passa per tutti i ministri del Reich attraverso il Capo della Cancelleria
del Reich; non è così infatti per i ministri Göring, Goebbels, Ribbentrop e Speer,
ma certo nemmeno per i luogotenenti del Reich e per gli Oberpräsidenten, nel-
la misura in cui essi erano anche Gauleiter. Durante la guerra Lammers stesso
dovette lottare per l’accesso al detentore del potere.
3. Giustificazione e competenza
163
Schmitt aveva usato il Ministro del Reich e Capo della Can-
celleria del Reich come termine di riferimento per trattare di un
problema ehe non poteva essere messo in relazione con il nome di
Lammers, ma semmai - dal 1942 - con quello di Martin Bormann.
Egli aveva dapprima portato con sé il Ministro del Reich e Capo
della Cancelleria del Reich in un viaggio all’interno della storia co-
stituzionale - il che andava incontro alle aspettative delTaccusa -
per poi farlo approdare alle secche delle rovine ministeriali. Ma
egli non elaborò alcun parere per la difesa, a differenza del suo
collega Hermann Jahrreiss, ehe un anno dopo avrebbe invece at-
tribuito al Ministro del Reich e Capo della Cancelleria del Reich
un ruolo «accanto alia decisiva gerarchia statale»33. Schmitt for-
mulò con un’unica proposizione il problema fondamentale della
funzione del capo dell’amministrazione nella dittatura nazional-
socialista, il quale come statista cerca di conservare I’amministra-
zione e i suoi principi tradizionali:
Faceva parte della contraddizione interna tra i metodi di govemo
di Hitler e le tradizioni di uno Stato burocratico ehe tutti gli sforzi per
salvare queste tradizioni dalla potenza distruttrice di Hitler finissero
nelle mani di questa stessa potenza e vi si sottomettessero34.
Ma anche con questo risultato le idee e le intenzioni di Kemp-
ner non trovavano conferma. Ciononostante la pubblica accusa
sferrò con assoluta serietà il suo attacco all’inizio del «processo
Wilhelmstrasse»:
A parte Hitler, non vi fu nessuno ehe tenesse nelle proprie mani il
timone del Terzo Reich più saldamente delTimputato Lammers. Dal
1933 fino alia fine del regime è stato il supremo legislatore di Hitler e
di fatto il cancelliere del Reich tedesco [...]. Hitler ha posto Lammers
sotto l’ala protettrice del suo potere35.
55 Die Stellung des Chefs der Reichskanzlei in der Hierarchie des Hitler-Regi¬
mes, parere non datato del 1948 per il IV Tribunale Militare di Norimberga
(«processo Wilhelmstrasse»), pubblicato in Georg Franz-Willing, Die Reichs¬
kanzlei 1933-1945. Rolle und Bedeutung unter der Regierung Hitler, Tübingen
1984, pp. 227-262.
5-1 Cfr. supra, cap. 2, p. 118.
55 Franz-Willing, Die Reichskanzlei, cit., p. 135, nota 158.
164
Risposte a Norimberga
II tribunale non volle seguire fino in fondo l’accusa, ma parlò
della «grande importanza e delTinfluenza determinante» dell’im-
putato «all’interno dei circoli nazionalsocialisti più rilevanti che
partecipavano alia direzione politica dello Stato» e lo condannò a
vent’anni di carcere36. Dopo la revisione delle sentenze di No¬
rimberga da parte dei governatori militari americani37 la pena fu
ridotta a dieci anni. Dopo sei anni e mezzo di carcere Lammers fu
rilasciato nel dicembre del 1951 e mori nel 1962.
4.1 Segretari di Stato tedeschi sotto Hitler
Schmitt cominciò con l’individuare con precisione le persone cui
la domanda di Kempner poteva essere riferita. Escluse pertanto
sin dall’inizio «Freisler, Klemm e altri Segretari di Stato della stes-
sa risma», che avevano ottenuto i loro uffici nei ministeri solo in
quanto «incondizionati sostenitori di Hitler» e soprattutto, va ag-
giunto, non appartenevano alia burocrazia ministeriale prima del
1933. Nella trattazione schmittiana, però, non rientravano solo
coloro che nel 1933 erano già Segretari di Stato. Wilhelm (sic!)
von Weizsäcker, infatti, divenne direttore ministeriale solo nel
1937 e fu quindi Segretario di Stato nel ministero degli Affari
Esteri, ma dal 1920 faceva parte del Servizio Esteri e nel 1933 ave-
va raggiunto la posizione di alto funzionario ministeriale come
ambasciatoreaOslo (1931-1933) ein Svizzera (1933-1936). Franz
Schlegelberger (1876-1970), consigliere di Corte d’Appello dal
1914, consigliere ministeriale nel ministero della Giustizia dal
1920, nel 1927 divenne direttore ministeriale e dal 1931 al 1942
fu Segretario di Stato nel ministero della giustizia38. Schwerin von
56 Das Urteil im Wilbelmstrassen-Prozess, a cura di R. Kempner e C. Haen-
sel, Schwäbisch-Gmünd 1950, pp. 47, 197 sgg. e 245 sgg.
57 Si occupa estesamente di questo tema Th.A. Schwartz, in «Vierteljahres¬
schrift für Zeitgeschichte», XXXVIIK1990), pp. 375 sgg. e 413; si veda anche
H. Quaritsch, Apokryphe Amnestien, in Festschrift für H.J. Arndt, Bruchsal
1993, pp. 241 e 249 sgg.
JK Si veda ora nel dettaglio Klaus Bästlein, Der Nürnberger Juristenprozess
und seine Rezeption in Deutschland, in L.M. Peschel-Gutzeit (a cura di), Das
Nürnberger Juristenurteil von 1947, Baden-Baden 1996, pp. 13-17. Le motiva-
zioni della sentenza Schlegelberger del 3 e 4 dicembre 1947 si trovano alle pp.
143-147 con la seguente notevole conclusione: «Schlegelberger è una figura tra-
gica. Egli amava la vita spirituale, il lavoro dell’intellettuale. Egli aveva orrore
3. Giustificazione e competenza
165
Krosigk dal 2 giugno 1932 era ministro delle Finanze del Reich e
lo rimase fino al 1945.
Schmitt elencò tre motivi per cui i Segretari di Stato (in senso
stretto) avevano seguito Hitler, anche se ciascuno di essi aveva un
peso specifico diverso.
1) Alcuni alti titolari d’ufficio avrebbero simpatizzato con Hit¬
ler sin dal 1930. Schmitt si riferiva, senza citare il nome del suo au-
tore, a una pubblicazione di Kempner del 1945, in cui era ripor-
tato uno scambio di lettere degli anni 1930-1932 tra il ministero
degli Interni prussiano nella persona del consigliere di 2a classe
Kempner e Tawocato generale del Reich Werner. Nel senso inte-
so da Kempner, Schmitt attribuiva all’awocato generale del Rei¬
ch dell’epoca «simpatie per Hitler». Il che poteva anche piacere a
Kempner, ma non per questo era un fatto provato. Nel suo quar¬
to parere pubblicato nel 1950 e nel 1958 Schmitt ha eliminato de-
finitivamente sia il riferimento allo scritto di Kempner sia la cita-
zione del nome dell’awocato generale del Reich. E rimasta sol-
tanto la seguente affermazione:
Molti funzionari di rango elevato e meno elevato hanno simpatiz¬
zato con Hitler e con il suo movimento già prima del 1933, in partico-
lare dopo il grande successo elettorale del settembre del 193 039.
Anche questa, però, era soltanto una supposizione: nella Re-
pubblica di Weimar non c’erano «sondaggi d’opinione» in senso
moderno, né generali né riferiti alle singole professioni o alle sin-
del male che compiva, ma vendette questo intelletto e gli intellettuali a Hitler
per un piatto di lenticchie e per la vana speranza di sicurezza personale». Il tri-
bunale lo condannò all’ergastolo, ma nel 1950 il settantaquattrenne Schlegel¬
berger fu rilasciato per incapacità di essere sottoposto all’esecuzione della pena
detentiva. Il suo nome apparve impregiudicato agli editori e ai giuristi tedeschi.
Le opere da lui curate prima delTawento del nazismo continuarono a essere
pubblicate sotto il suo nome: il Seehandelsrecht, rielaborato da R. Liesecke (2a
ed., Berlin 1964), il suo ampio commentario allo Handelsgesetzbuch, rielaborato
da E. Gessler, ebbe molte riedizioni fino al 1982; egli stesso commentò il Gesetz
über die Angelegenheiten der freiwilligen Gerichtsbarkeit (4a ed., Köln 1952) e
le Allgemeine Deutsche Seeversicherungsbedingungen (Berlin 1960). Grazie alia
sua raccolta di prove intitolata Das Recht der Gegenwart (6a ed., München 1959,
29a ed., 1998), il nome di Schlegelberger è rimasto noto ai giuristi fino a oggi.
59 Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufsätze, cit., p. 441.
166
Risposte a Norimberga
gole categorie di persone. L’adesione alia Nsdap e alle sue strut-
ture era segreta, perché almeno in Prussia era espressamente vie-
tata agli impiegati pubblici e le attività in essa erano sottoposte a
prowedimenti disciplinari. Tuttavia nel 1930 e nel 1931 il gover-
no Brüning con tre ordinanze d’urgenza aveva complessivamente
ridotto gli stipendi dei funzionari pubblici del 21 %40. Queste mi-
sure non potevano certo rafforzare la loro lealtà repubblicana, an-
che se, potendo contare su un posto di lavoro sicuro, essi stavano
oggettivamente meglio degli impiegati del settore privato, su cui
gravava la minaccia e la realtà della disoccupazione. Molti fun¬
zionari potevano così sperare che Hitler avrebbe abrogato le ri-
duzioni di stipendio decise da Brüning - la speranza era illusoria
- mentre gli impiegati potevano sperare in un posto fisso e nella
sconfitta della disoccupazione.
Schmitt non ha preso in considerazione questa possibile moti-
vazione della «simpatia per Hitler», concentrandosi piuttosto -
con diversa intensità - su due ordini di questioni: 1) la fiducia nel¬
la sicurezza della posizione giuridica dei funzionari garantita dal
punto di vista costituzionale dai «diritti acquisiti»; 2) la mentalità
legalistica. Durante la Repubblica di Weimar Schmitt aveva pub-
blicato alcuni scritti proprio su questi temi (nel 1931 e nel 1932)41.
Poté così mettere in relazione il ricordo di ciò che aveva scritto
con le esperienze successive. In particolare, le conclusioni tratte
dal «positivismo giuridico» e dalla mentalità legalistica saidamen¬
te radicata in Germania sono tipiche del modo di argomentare
schmittiano: risolvere un problema complesso - l’obbedienza del
tradizionale apparato dello Stato nel Terzo Reich - a partire da un
punto, per così dire, archimedeo. Questa soluzione elegante e
adottata di frequente per risolvere un caso giuridico è però in-
soddisfacente quando si tratti di interpretare un evento storico in
cui sono stati coinvolti milioni di persone, anche nal caso in cui
con il punto archimedeo si sia dawero colta la motivazione più
importante dell’obbedienza. Tra i ranghi superiori dei giuristi im¬
piegati come funzionari vi erano infatti altri motivi, che non ne-
cessariamente devono essere considerati coincidenti con i primi.
40 Cfr. supra, cap. 2, nota 79.
41 Cfr. supra, cap. 2, note 78-80, e lo scritto Legalität und Legitimität del 1932.
168
Risposte a Norimberga
Se ne possono citare alcuni a titolo d’esempio: 1) la previsione dif¬
fusa anche tra i politici, sia di sinistra sia di destra, che Hitler si sa-
rebbe «bruciato» e quindi ritirato al massimo dopo un anno; 2)
l’entusiasmo esploso nel 1933, l’«anno dell’esaltazione naziona-
le», per il regime hitleriano - di cui caddero vittima anche spiriti
critici come per esempio Gottfried Benn; 3) la sottomissione e
l’adattamento di quei titolari d’ufficio che non potevano contare
all’estero sulla solidarietà di socialisti ed ebrei o ai quali, in consi-
derazione delle responsabilità familiari, appariva troppo rischio-
sa anche la via dell’emigrazione «interna», per esempio nell’eco-
nomia privata, anche perché nel 1933 proprio l’economia non era
per nulla fiorente. Schmitt avrebbe anche potuto fare riferimento
a Erich Kaufmann, che non rimise il suo incarico di professore
universitario nel 1933 e restò in Germania nonostante il pensio-
namento coatto nel 1934 e i buoni contatti internazionali, abban-
donando il suo paese solo dopo il pogrom contro gli ebrei del no-
vembre del 1938 («la notte dei cristalli»). Egli avrebbe infine po¬
tuto riferire sul giusto comportamento da tenere in futuro a par-
tire dalle proprie riflessioni successive alia presa del potere del 30
gennaio 193342. Inoltre l’atteggiamento verso il regime hitleriano
era molto cambiato tra il 1933 e il 1945, e di do vi erano esempi
significativi, come anche altri meno importanti.
Probabilmente le motivazioni qui citate solo a titolo d’esempio
erano ben note anche a Kempner. Forse è questa la ragione per
cui Schmitt non vi ha nemmeno accennato, concentrandosi inve-
ce su quell’aspetto ehe riguardo ai motivi dell’obbedienza degli al-
ti funzionari ministeriali viene regolarmente trascurato: il positi-
vismo giuridico e la mentalità legalistica. Questa caratteristica de¬
gli alti funzionari è stata analizzata in modo convincente da parte
di Schmitt.
Restano però due questioni aperte:
1) La «mentalità legalistica» non dev’essere stata una motiva-
zione all’obbedienza così forte come Schmitt credeva. Nei paesi
dell’Europa settentrionale e occidentale occupati dai tedeschi, in-
fatti, gli alti funzionari ehe (eccezionalmente) non erano partiti so-
no rimasti ai propri posti, dimostrando una lealtà pari a quella dei
A2 Quaritsch, Positionen und Begriffe Carl Schmitts, cit., pp. 98-102.
3. Giustificazione e competenza
169
loro colleghi tedeschi negli anni successivi al 1933. lì numero dei
funzionari sottoposti a procedimenti disciplinari dopo il 1945, per
esempio in Olanda, è incredibilmente alto43.
2) Le riflessioni di Schmitt sono eccessivamente condizionate
da una prospettiva ex post. Questa obiezione si ricollega alle già
citate motivazioni di cui Schmitt non tenne conto. Ma nel 1947
l’evoluzione del regime nazionalsocialista durante la guerra era
ben nota a tutti coloro ehe vi erano stati coinvolti, e dal 1945 erano
noti anche quei fatti ehe durante la guerra erano invece rimasti
sconosciuti alia maggioranza dei tedeschi. Risultava quindi diffici¬
le non fare i conti con queste nuove conoscenze e rispondere alia
domanda di Kempner dal punto di vista dei primi anni del regi¬
me, per poi affrontare gli altri (teoricamente) possibili crocevia: le
leggi di Norimberga del 1935 e il pogrom contro gli ebrei del 1938.
La prima questione attiene alia psicologia, la seconda alia sto-
ria. Benché Schmitt oltrepassi sovente i confini ehe separano la
scienza del diritto dalle scienze affini, egli rimane in questo caso
un giurista. Anche se non va certo misconosciuto l’eminente ca-
rattere di sociologia del diritto delle sue analisi.
Nelle sue prese di posizione e nei suoi pareri Schmitt giudica dal
punto di vista del 1947. Di fronte alle autorità tedesche non si sa-
rebbe comportato in modo diverso. Non ebbe perciò esitazioni a
pubblicare invariate o senza variazioni di rilievo le sue considera-
zioni su Lammers e sui Segretari di Stato nei Verfassungsrechtliche
Aufsätze del 1958.
Le prese di posizione sui temi del «grande spazio» e della
«guerra di aggressione» non contengono alcuna ammissione di
colpa individuale né alcun pentimento. Kempner rappresentava
la potenza occupante. L’ordinamento della guerra terrestre del-
l’Aja disciplinava il rapporto tra vincitori e vinti, ma non obbliga-
va i cittadini del paese occupato a esprimere vergogna o penti-
4i In Olanda 11.500 impiegati del servizio pubblico furono licenziati con di-
sonore per collaborazione, 6000 senza disonore, mentre 6000 impiegati pubbli-
ci furono sottoposti a prowedimenti disciplinari: cfr. Peter Romijn e Gerhard
Hirschfeld, in Klaus-Dietmar Henke e Hans Woller (a cura di), Politische Säu¬
berung in Europa, München 1991, p. 305; per gli altri paesi si vedano Paul Sé-
rant, Die politischen Säuberungen in Westeuropa, Oldenburg 1966, pp. 153-156,
e l’ampia ricerca sulla Francia di Philippe Bourdrel, L'Épuration Sauvage 1944-
45, vol. I, Paris 1988, vol. II, Paris 1991, pp. 385 sgg.
170
Risposte a Norimberga
mento. Le potenze d’occupazione occidentali avevano dalla loro
parte la validità delTordinamento della guerra terrestre dell’Aja e
awersarono la Germania vinta trattandola di conseguenza. Per i
vinti non era però questa una ragione sufficiente per riconoscere
ai vincitori il ruolo di autorità tedesche. Ma di fronte a un pub-
blico ministero tedesco il giurista Schmitt non si sarebbe com-
portato diversamente: egli non aveva commesso alcun reato e non
c’era nulla da confessare.
Le commissioni tedesche per la denazificazione, le sezioni di
Corte d’Appello con le loro classificazioni e le conseguenze che
ne derivavano punirono atteggiamenti, posizioni e azioni che il di-
ritto penale non contemplava. Di fronte a esse i pentimenti erano
frequenti, perché erano consigliati, ma Schmitt non adottò mai un
simile comportamento. Le brutte esperienze di alcuni dei suoi
amici, ma anche delle chiese e dei partiti democratici, conferma-
vano i suoi timori44. Non ha neanche mai pensato di ottenere
un’assoluzione dalTopinione pubblica tramite «confessioni» let-
terarie. Chiunque poteva leggere le cose che aveva scritto e pub-
blicato durante il Terzo Reich. Pensava di non essere tenuto a di-
chiarare pubblicamente di aver sbagliato - questo per lui era un
fatto evidente45. Egli aveva condiviso questo errore «vergognoso»
- come lo defini - con milioni di tedeschi.
Alla fine dell’ultimo interrogatorio del 29 aprile 1947 Schmitt
si rifiutò espressamente davanti a Kempner di confessare pubbli¬
camente la propria vergogna:
D.: Si vergogna di avere allora scritto simili cose?
R.: Oggi, certamente si. Non trovo giusto rimestare ancora nella
vergogna che abbiamo allora sofferto.
D.: Io non voglio rimestare.
R.: Certo, è orrendo. Non c’è nulla da aggiungere.
D.: Penso che sia meglio discutere di queste cose fuori, non qui in
carcere.
44 Sulla cosiddetta denazificazione e sulla sua fine ingloriosa nel 1950 cfr. H.
Quaritsch, in «Der Staat», XXXK1992), pp. 540 sgg. con ulteriore documenta-
zione; si vedano inoltre i dibattiti ancora equilibrati al Bundestag del 18.10 e del
24.10.1950 nella versione a stampa 1/1658, protocolli pp. 3431 sgg., 4054 sgg.
45 Sul periodo si veda Quaritsch, Positionen und Begriffe Carl Schmitts, cit.,
pp. 113-114.
3. Giustificazione e competenza
171
Le risposte di Schmitt suonano meccaniche, quasi ostinate.
Forse non era la prima volta che a Norimberga gli veniva chiesto
di confessare la propria vergogna. Sara accaduto nel settembre del
1945 dopo la sua prima detenzione nel centro interrogatori di
Berlino, e poi nella trattazione del suo caso davanti alia Commis-
sione tedesca per la sicurezza e il controllo il 27 giugno 1946, che
due mesi dopo avrebbe condotto alia sua liberazione. Probabil-
mente nel corso del procedimento furono affrontati anche dei
dettagli. A ciò si aggiunga che Schmitt era rinchiuso insieme con
i rappresentanti della burocrazia ministeriale di Berlino che si tro-
vavano «automaticamente in arresto». «Gli alti funzionari costi-
tuivano il terzo gruppo di internati per numero, dai consiglieri di
2a classe in sù. [...] Vi erano presidenti di ogni tipo, consiglieri mi-
nisteriali e consiglieri di tribunali provinciali, awocati generali e
awocati generali del Reich [...] gli alti funzionari [...] erano Yéli¬
te culturale del campo, [...] discutevano in continuazione e fin nei
minimi dettagli delle cause e delle conseguenze del crollo tedesco
e in ogni caso sempre di un’opinione, anche se mai della stessa»46.
Schmitt era stanco di questo continuo «rimestare». «Queste co-
se» le aveva sufficientemente analizzate in ogni aspetto nel suo fo¬
rum internum - si sarebbe potuto prescindere da ciò.
Kempner non pretendeva un’ammissione di «colpa». Il rap-
presentante della pubblica accusa in uniforme americana aveva
una formazione di giurista tedesco e interrogava un giurista tede¬
sco. Entrambi interpretavano il termine «colpa» in senso giuridi-
co, come dolo o come negligenza riferiti a una fattispecie di reato
secondo il diritto penale. NelTultimo interrogatorio Kempner ave¬
va lasciato cadere i suoi addebiti di natura penale. Non si poteva
più parlare di «colpa». «Vergogna» era la coscienza di avere dero-
gato dalle aspettative sociali e dai valori che adesso nuovamente
vigevano in Germania occidentale. Probabilmente, però, Schmitt
«si vergognava» della sua insufficiente capacità di previsione, ossia
di non aver prestato sufficiente attenzione all’esito del processo, e
quindi si vergognava non di un passo falso in senso morale ma di
46 Così riferiva un detenuto del campo di detenzione statunitense di Nat¬
ternberg, in Bassa Baviera (cfr. Ernst von Salomon, Der Fragebogen, Hamburg
1951, p. 702); le condizioni nei campi di Lichterfelde-Süd e di Berlino-Wann-
see non dovevano essere molto diverse.
172
Risposte a Norimberga
un’inadeguatezza intellettuale. Kempner non insistette oltre, ac-
contentandosi della generica ammissione di vergogna.
Nella vita pubblica tedesca degli anni che vanno dal 1945 al
1948 si parlò e si scrisse owiamente molto di «colpa». Si alludeva
con questo termine al rimprovero che i tedeschi muovevano a se
stessi di non essersi sufficientemente opposti a Hitler. A rinfoco-
lare questo tipo di considerazioni, che arrivavano fino alia tesi del¬
la «colpa collettiva» dei tedeschi, contribuirono soprattutto teolo-
gi e studiosi di scienze umane e sociali. Questo genere di accuse
assecondava l’intenzione degli alleati occidentali di infliggere ai
tedeschi un «periodo punitivo»47. Tra coloro che fecero pubblica
professione di colpa vi fu Eduard Spranger48. Alla fine di giugno
del 1945 questi fece visita a Schmitt; si conoscevano dal tempo in
cui erano stati colleghi nell’Universita Friedrich-Wilhelm di Ber-
lino: «A quel filosofo e pedagogista avevo dato anni prima ammi-
razione e devozione, con tutto il cuore [...]. Mi faceva piacere
reincontrarlo, perché il mio antico amore per lui ancora non si era
spento», riferiva Schmitt con quel tono un po’ enfatico che è da¬
to spesso riscontrare nelle sue annotazioni49. Per Schmitt si trat-
tava della visita di un collega di Berlino, che come lui era soprav-
vissuto ai terribili attacchi aerei e alia battaglia intorno a Berlino.
Spranger, però, lo interrogò «con severità ma senza cattiveria [...].
Era pienamente convinto di aver ragione sotto ogni riguardo, eti-
co, filosofico, pedagogico, storico e politico. Tutte le ragioni, tut¬
to ciò che potesse sussistere sotto questo aspetto, iusta causa e res
iudicata, erano dalla sua parte»50. Schmitt meditò un contrattac-
co: «Guardavo colui che mi interrogava e pensavo: chi sei tu pro-
priamente; tu che mi metti in questione in questo modo? Donde
47 II concetto è utilizzato da Robert Jackson, principale rappresentante
dell’accusa statunitense nel Tribunale Militare Internazionale di Norimberga,
come Otto Kranzbühler ripetutamente riferi (Rückblick auf Nürnberg, Ham¬
burg 1949, p. 24); ulteriore documentazione in C. Schmitt, Das internationalre¬
chtliche Verbrechen des Angriffskrieges und der Grundsatz «Nullum crimen, nul¬
la poena sine lege», a cura di H. Quaritsch, Berlin 1994, pp. 238-239.
48 Eduard Spranger (1882-1963), libero docente nel 1909 a Berlino, profes-
sore straordinario di Filosofia e Pedagogia a Lipsia nel 1911, professore ordi-
nario nel 1912, a Berlino nel 1920, a Tubinga nel 1946.
49 C. Schmitt, Ex captivitate salus, Köln 1950, pp. 11-12 (trad. it. Ex captivi-
tate salus. Esperienze degli anni 1945-47, Milano 1987, pp. 13-14).
50 Ivi, p. 11 (trad, it., p. 13).
3. Giustificazione e competenza
173
ti viene questa tua superiorità? [...] Tali controdomande sarebbe-
ro state owie. Ma non è nel mio carattere porre controdoman¬
de»51. Sarebbe stato naturale rivolgere controdomande a un colle-
ga ehe al regime non era mai stato sgradito, nonostante le nume-
rose pubblicazioni, altrimenti nel 1943 non sarebbe stato girato il
«film scientifico: Eduard Spranger». Schmitt gli rispose «come si
risponde a un filosofo, non a un questionario. Gli dissi: la mia na¬
tura può ben essere non del tutto perspicua; ma il mio caso può
essere denominate con l’ausilio di un nome ehe un grande poeta
ha trovato. E il caso, brutto, indegno e tuttavia autentico, di un
Epimeteo cristiano. Ma a questa risposta», così Schmitt conclude
con apparente preoccupazione il suo scritto, «non seguì altro col-
loquio»52. Era naturale che a questa risposta non seguisse altro
colloquio. Il filosofo della cultura e il pedagogista non conosceva
l’«Epimeteo cristiano» e non sapeva quindi nemmeno ehe cosa
farsene del «grande poeta» ehe aveva inventato questa figura,
usandola come cifra nel suo trattato Der christliche Epimetheus,
ossia di Konrad Weiss, un lirico, un prosatore e un drammaturgo
molto apprezzato solo da pochi specialisti53.
Spranger doveva però conoscere il destino dei titani Prometeo
ed Epimeteo narratoci per la prima volta da Esiodo. Conforme-
mente al suo nome «parlante» (colui ehe pone mente troppo tar-
di), Epimeteo non si cura degli ammonimenti del «previdente» fra-
tello Prometeo. Prende in moglie Pandora, inviata da Zeus e ricca
di attrattive, dal cui pithos (vaso) derivano però tutti i mali e le sof-
ferenze degli uomini. Schmitt riferi semplicemente il significato del
nome a se stesso: aveva capito troppo tardi in ehe cosa si era messo
nel 1933, nonostante i ripetuti awertimenti. Così si era già esauri-
ta la portata delTantica figura. Weiss aveva trasposto le tre figure
51 Ivi, p. 10 (trad, it., p. 12).
52 Ivi, p. 12 (trad, it., p. 14).
5J Konrad Weiss (1880-1940), redattore di «Hochland» (1905-1920), quin¬
di critico d’arte delle «Münchener Neueste Nachrichten», legato da amicizia a
Th. Haecker, H. von Hofmannsthal, R. Borchardt. Su di lui si veda la simpate-
tica monografia di Carl Franz Müller, Konrad Weiss: Dichter und Denker des
«geschichtlichen Gethsemane», Freiburg/Ch 1965, con bibliografia e ulteriore
letteratura, pp. 221-225. Weiss divenne noto a un pubblico più ampio solo in-
torno al 1950 (temporaneamente); cfr., per esempio, Curt Hohoff, Geist und Ur¬
sprung, München 1954, pp. 118-137.
174
Risposte a Norimberga
mitiche nella sua mentalità cristiana, più precisamente cattolico-
mariana; della leggenda greca rimasero soltanto i nomi. Le antiche
rappresentazioni ruotano intorno a Prometeo e a Pandora: Epi-
meteo è una figura marginale, strumento e vittima. Per Weiss, in-
vece, spiritualmente radicato nella «natura fortemente epimeteica
del medioevo»54, al centro vi è Epimeteo, il simbolo dell’uomo de¬
co di futuro, che medita sull’accadere e sulla storia, che deve per-
correre la strada indicata da Dio; la Pandora cristiana contiene tut-
ti i gravi doni della vita, nello stesso tempo è simbolo della pienez-
za dei tempi55. La figura di Prometeo viene invece soltanto citata;
essa sta per r«illuminismo», la filosofia idealistica e l’estetica; i ver-
si di Weiss ricordano invece Friedrich von Spee e la sua filosofia è
influenzata da Friedrich Schlegel. Per il resto egli aveva «il suo sta-
to nel medioevo tedesco e culturale di un Bonaventura, di un Wol¬
fram von Eschenbach, di una Ildegarda di Bingen, di un Adamo di
San Vittore e dei mistici tedeschi»56. Lo «scrivano» riservato, co¬
me lui si definiva, aveva cominciato tardi come scrittore; la sua pri¬
ma raccolta di poesie (Tantum die verbo), che fu anche la sua pri¬
ma pubblicazione autonoma, apparve nel 1918. Alia sua piccola
cerchia di conoscitori e amici, cristiani e in prevalenza cattolici, ap-
partenevano Veit Rosskopf, Erik Peterson, Karl Eschweiler; erano
stati introdotti a lui da Carl Schmitt, che conosceva Weiss sin dagli
anni trascorsi a Monaco.
L’immagine di un «Epimeteo cristiano» deve avere tratto in in-
ganno il pedagogista orgoglioso della sua formazione e il filosofo
Spranger. Schmitt si era definito con il consueto termine giuridi-
co di «caso» di un Epimeteo cristiano e aveva aggiunto: un «cat-
tivo, indegno eppure autentico» caso per questa metafora. «Au-
tentica» era per Schmitt la cecità di Epimeteo per la sventura fu-
tura. Nello stesso tempo, però, si vede come esempio «cattivo e
indegno» di questa figura. Soppesata la sua tendenza all’iperbole
e all’esagerazione verbale, permane tuttavia un resto negativo.
Anche nella sua versione cristiana l’Epimeteo cieco era sì un pec-
catore, ma non necessariamente «cattivo e indegno». Con le sue
qualificazioni delTimmagine di Epimeteo Schmitt ammette la
54 K. Weiss, Der christliche Epimetheus, Berlin 1933, p. 102.
55 Ivi, pp.53,95 e 110.
56 Müller, Konrad Weiss, cit., p. 19.
3. Giustificazione e competenza
175
propria colpa morale. Oggetto e ambito di questa colpa rimango-
no però indeterminati.
Nei suoi «ricordi» Schmitt non si confrontò con il periodo suc-
cessivo al 1933, con il suo vissuto, con le sue esperienze e i suoi
errori. Non ha mai parlato del periodo ricco di eventi precedente
il 1933, come di nessun capitolo della sua lunga vita - nonostan-
te la sua ammirazione per i Ricordi di Tocqueville e per il Journal
intime di Benjamin Constant57: «Chi vuol confessarsi, esca e vada
dal parroco»58.
Un evento che avrebbe potuto sgravarlo per lo meno dall’abi-
tuale critica alia consapevolezza del suo apporto alia dittatura na-
zista lo fece appena trasparire in una breve e solo accennata fräse
dei suoi Verfassungsrechtliche Aufsätze del 1958. Il suo ultimo ten-
tativo di mantenere in carica il governo Schleicher contro la mi-
nacciata nomina a cancelliere di Hitler lo descrive in modo piut-
tosto accidentale, nel contesto della sua discussione sulla lettera
di Kaas del 26 gennaio 1933:
«Non so come egli [Kaas] abbia fatto a informarsi sulle mie
analisi di diritto costituzionale. Non aveva certo tempo di leggere
i miei scritti o anche solo di pormi personalmente delle domande.
Alia diceria sullo stato di necessità non ho mai contribuito, per-
ché sapevo che in questo modo la legalità di una costituzione ve-
niva solo consegnata ai suoi nemici e perché pensavo che le possi-
bilità legali, insieme aipremi del possesso legale delpotere, non fos-
sero in alcun modo già esaurite»59. Le ragioni di questo rifiuto, e
anche incapacità, di scrivere su di sé e sulle proprie azioni sono
state esposte all’inizio di questa ricerca.
57 Schmitt, Ex captivitate salus, cit., pp. 28 e 76 {Ex captivitate salus, pp. 30
e 79).
58 Ivi, p. 77 (trad, it., p. 79).
59 Aggiunta a Legalität und Legitimität, in Schmitt, Verfassungsrechtliche
Aufsätze, cit., p. 350, corsivo mio. Si veda sul punto la dissertazione in Scienze
Politiche di Lutz Berthold, Carl Schmitt und der Staatsnotstandsplan der letzten
Regierungen der Weimarer Republik, Berlin 1999.
4.
La trasmissione dei testi
1.1 protocolli degli interrogatori
I tre protocolli degli interrogatori di Schmitt condotti da Robert
Kempner a Norimberga i giorni 3,21 e 29 aprile del 1947 sono ri-
prodotti dalle fotocopie degli originali archiviati a Washington
nelTOffice of U.S. Chief of Council for War Crimes. Joseph W.
Bendersky li aveva ricevuti a Washington già alia fine del 1975; il
materiale ulteriore, in particolare i quattro pareri di Schmitt, non
era già allora rinvenibile negli archivi statunitensi1.
Nel 1969 lo stesso Kempner ha pubblicato alcuni stralci degli
interrogatori protocollati2. II taglio imposto al materiale suscitò
l’impressione che quest’ultimo si basasse su interrogatori ripro-
dotti originariamente nella loro interezza; il dotto storico ameri-
cano Bendersky defini questo tipo di presentazione del testo co¬
me «inattendibile, perché mette insieme in modo sconnesso do-
mande e risposte tratte dai verbali di tre giorni diversi e montate
trascurando informazioni importanti»3. II libro di Kempner - per-
lomeno l’interrogatorio di Schmitt - è un tentativo di pedagogia
popolare, nella migliore delle ipotesi, di medio livello. Schmitt ha
ignorato il libro.
1 Comunicazione contenuta in una lettera del collega Bendersky a chi scri-
ve, del 12.7.1995.
2 R.M.W. Kempner, Das Dritte Reich im Kreuzverhör. Aus den unveröffen¬
tlichten Vernehmungsprotokollen des Anklägers, München 1969, pp. 293-299. II
titolo è fuorviante: il libro contiene solo rari esempi di «interrogatori incrociati».
L’edizione francese, sebbene presentata come integrale, è priva dell’interrogato-
rio di Schmitt: cfr. R.M.W. Kempner, Le Troisième Reich en procès, Paris 1972.
J «Telos», n. 72, Washington (N.J.), estate 1987, p. 97, nota 1.
178
Risposte a Norimberga
Nel 1987 i protocolli sono stati pubblicati per la prima volta in
versione integrale. In Germania occidentale li pubblicò un auto-
re all’epoca sconosciuto su una rivista di sinistra, che sotto un no-
me singolare si occupava prevalentemente di temi riguardanti il
periodo nazionalsocialista4. Lo stesso anno i protocolli apparvero
an che in lingua inglese. La rivista «Telos» usd nell’estate del 1987
con un «Numero speciale su Carl Schmitt»5, curato da Paul Pic-
cone e Gary L. Ulmen, contenente dieci saggi su Schmitt, ma an-
che traduzioni di testi schmittiani. Bendersky tradusse i protocol¬
li corredandoli di note esplicative su fatti e persone e di una nota
introduttiva sul periodo di detenzione a Norimberga6.
2.1 quattro pareri
I quattro pareri che Schmitt scrisse, o su richiesta di Kempner
(primo, terzo e quarto) o di propria iniziativa (secondo), non pos-
sono essere qui riprodotti utilizzando gli originali consegnati a
Kempner. Stranamente Kempner non ha lasciato questi scritti al¬
ia pubblica accusa né li ha trasmessi al competente Archivio Mi-
litare statunitense. Già nel 1973 in un’intervista a Joseph Bender¬
sky7 egli raccontava di avere conservato importanti documenti dei
processi di Norimberga cui aveva partecipato, con l’intenzione di
utilizzarli nelle sue memorie che doveva ancora scrivere8. Ben¬
dersky ebbe la netta impressione che vi fossero compresi anche
materiali di e su Schmitt9. Kempner promise a Bendersky di far-
4 C.-D. Wieland, Carl Schmitt in Nürnberg (1947), in «‘1999’. Zeitschrift für
Sozialgeschichte des 20. und 21. Jahrhunderts», 11(1987), pp. 99-122. II proto¬
cols si trova alle pp. 109-122. L’autore dedicò il libro a R. Kempner per il suo
ottantasettesimo compleanno (17.10.1986). La rivista «1999» era pubblicata
dalla Fondazione per la Storia sociale del XX secolo di Amburgo (Jan Reemt-
sma). Su attività e storia della Fondazione riferisce sobriamente ed esauriente-
mente Ernsthelmut Maasch, in «Criticón», n. 157 (1997), pp. 72-74.
5 «Telos», n. 72, Washington (N.J.), estate 1987.
6 Ivi, pp. 91-96.
7J.W. Bendersky, CarlSchmitt. Theorist for the Reich, Princeton (N.J.) 1983.
K R.M.W. Kempner, Ankläger einer Epoche, Frankfurt a.M. 1983, pp. 474
sgg.; nel 1986 usci nei tascabili della Ullstein. La recensione estremamente pru-
dente di R. Morsey è una lettura ancora consigliata: «Historisches Jahrbuch»,
CV(1985), pp. 320 sg.
9 Comunicazione scritta del collega Bendersky a chi scrive, datata 12.7.1995.
4. La trasmissione dei testi
179
gli avere qualcuno di questi materiali, ma successivamente gli in-
viò solo due pagine dattiloscritte del parere di Schmitt sui Segre-
tari di Stato10. Ma fall! anche il nuovo tentativo di prendere visio-
ne degli originali intrapreso su mia richiesta da Gary L. Ulmen nel
1995 a Washington. Ulmen venne però a sapere da Robert Wolf,
il direttore appena andato in pensione dell’Archivio Militare, che
il suo amico Kempner aveva lasciato o era intenzionato a lasciare
i suoi documenti non all’Archivio di Washington ma più volen-
tieri all’Archivio Militare di Friburgo1 *. In seguito alle mie richie-
ste avanzate presso l’Archivio Federale-Archivio Militare di Fri¬
burgo, l’Archivio Federale di Coblenza e l’Ufficio di Ricerca sul-
la Storia Militare, trasferitosi nel frattempo a Potsdam, venni però
a sapere nel 1995 che in queste sedi o non vi era nulla o vi erano
custoditi soltanto i protocolli degli interrogatori di Kempner a
Schmitt (in microfilm). Si rivelò pertanto impossibile trovare i do¬
cumenti che stavamo cercando e che facevano parte del Nachlass
di Kempner, il quale era morto nel 1993. Nel 1995 non era stata
ancora presa una decisione sulla destinazione del Nachlass12.
Quando nel 1998 il Nachlass fu infine reso disponibile presso l’Ar¬
chivio Federale di Coblenza, la parte catalogata in via prowisoria
con i documenti di Schmitt conteneva - oltre ai tre protocolli fo-
tocopiati - soltanto le trascrizioni dattiloscritte del primo e del se-
condo parere13. Ma parti del Nachlass sono rimaste a Lansdale,
10 Nella lettera d’accompagnamento del 28 maggio 1973 indirizzata a Ben¬
dersky (copia in possesso di chi scrive), Kempner acconsentiva all’utilizzazione
del testo solo se corredato della seguente sua annotazione: «In un interrogato¬
rs del professore Karl [sic] Schmitt durante il ‘processo Wilhelmstrasse’ il dr.
Robert M.W. Kempner, principale accusatore in quel processo, ha rivolto al
professor Schmitt la seguente domanda: vedi allegati». Principale accusatore nel
«processo Wilhelmstrasse» era in realtà Telford Taylor; Kempner era soltanto
uno dei quattro «rappresentanti degli accusatori principali»: cfr. la sentenza in
Das Urteil im Wilh elmst ras sen - Prozess, a cura di R. Kempner e C. Haensel,
Schwäbisch-Gmünd 1950, p. XVIII.
11 Lettera a chi scrive del collega Ulmen, datata 11.7.1995.
12 Lettera a chi scrive di Lucian Kempner, figlio di Robert Kempner, data¬
ta 13.3.1995.
” Bundesarchiv N 1470/353; il materiale ulteriore N 1470/354, 355 consi-
ste di numerosi ritagli di giornale che riguardano Schmitt. Interessanti sono due
lettere del sociologo Helmut Schelsky (1912-1984), il quale nel 1983 rifiutava
con fermezza numerose richieste di rettifica da parte di Kempner; quest’ultimo
non si era infatti trovato d’accordo con la prefazione alia ristampa (1981) del li-
180
Risposte a Norimberga
negli Stati Uniti, ed è verosimile che l’Archivio Federale di Co-
blenza si sia attivato per riunire tutto il materiale14. I manoscritti
(«belle copie») di Schmitt potrebbero quindi ancora saltare fuori.
Da questi manoscritti non ci sono da attendersi grandi novità.
Schmitt aveva sempre proweduto a raccogliere i propri testi. Così
i quattro pareri ci sono stati trasmessi in versione manoscritta, ec-
cetto i primi progetti stenografati con il vecchio sistema-Gabels-
berger che oggi gli esperti possono decifrare solo con grandi dif-
ficoltà; com’è normale per stenografi esperti, Schmitt aveva perso-
nalizzato la propria scrittura stenografica. Ma a Norimberga egli
trascrisse anche per esteso su un quaderno i progetti stenografi¬
er5. Questa prima versione manoscritta costituisce il testo «origi¬
nale» da noi utilizzato per la riproduzione a stampa. Da queste
prime versioni manoscritte che egli conservò Schmitt trasse pro-
babilmente le «belle copie» da trasmettere a Kempner.
bro di Schelsky su Hobbes, la cui prima edizione era del 1941. Schelsky aveva
fatto riferimento in quell’occasione a «due aspetti di questo studioso molto di-
scusso», «che finora non sono stati quasi notati: mentre di fronte alle accredi-
date autorità scientifiche del suo tempo poteva risultare addirittura di un’arro-
ganza disprezzabile, ciò di cui sono stato testimone in alcune scene indimenti-
cabili, dall’altro egli ha sostenuto intellettualmente e personalmente giovani Stu¬
diosi anche se erano in disaccordo con le sue tesi scientifiche e io non sono cer-
to l’unico esempio di questo atteggiamento. Mi sembra però più importante no-
tare che Hobbes non soltanto era l’autore prediletto di Schmitt dal punto di vi¬
sta scientifico-accademico, ma che quest’ultimo aveva anche condiviso con il
primo lo stesso destino intellettuale e personale in rapporto al potere dello Sta¬
to: sostenendo l’assolutezza del sovrano di turno, e volendo però nello stesso
tempo sottoporlo alle norme giuridiche e filosofiche proprie dell’esercizio del
potere, divenne, al pari di una sorta di Winkelried scientifico, l’awersario ma¬
nifesto dell’opposizione intellettuale e nello stesso tempo con la sua conse-
quenzialità normativa attirò su di sé le antipatie del sovrano che si presumeva
egli avesse sostenuto. Il che gli procurò persecuzioni e critiche da ambo le par¬
ti, ma verosimilmente gli procurò anche il posto che occupa nella storia cultu¬
ral e politica del nostro tempo. [...] Che come giovane studioso io mi sia potu-
to misurare con lui è uno dei molti casi fortunati della mia vita, documentato in
questa vecchia ricerca su Hobbes» (p. 5).
14 Informazione ricevuta dal signor Wolf Buchmann, direttore dell’Archivio
di Coblenza, in data 15.9.1998 e confermata il 2.8.1999.
15 II 12 aprile 1947 Schmitt scrisse alia moglie da Norimberga, Palazzo di
Giustizia: «Ho ancora una richiesta, cara Duska. Da qualche parte dovrebbe an¬
cora esserci un vecchio quaderno con della buona carta. Mi farebbe piacere po-
terlo avere, anche due, st ce ne sono. Qui infatti ricevo si carta per scrivere, ma
non quaderni, come sono abituato».
4. La trasmissione dei testi
181
In due casi gli «originali» trasmessi a Kempner sono differenti
dalle «prime versioni» manoscritte in quanto contengono annota-
zioni aggiuntive. In occasione della trasmissione del primo pare-
re («grande spazio») il 21 aprile 1947, Kempner chiese a Schmitt
di siglare le pagine con le iniziali C.S. Doveva inoltre aggiungere
- forse alia fine del testo - la seguente fräse: «della verità delle af-
fermazioni di cui sopra si fa fede come sotto giuramento». Al ter-
zo parere («Lammers») Schmitt aggiunse la seguente dichiarazio-
ne: «Dichiaro di avere reso il qui presente parere secondo scien-
za e coscienza». Su esplicita richiesta di Schmitt, invece, Kempner
fece protocollare la seguente dichiarazione: «La nota sulla posi-
zione di diritto pubblico del Ministro del Reich e Capo della Can-
celleria del Reich è stata redatta dal professor Carl Schmitt su ri¬
chiesta delTinterrogante». Schmitt regolò in questo modo anche
la questione dei diritti d’autore. Non si trattava in ogni caso di un
parere di favore scritto personalmente per Kempner. Di fronte al¬
ia posizione dell’accusatore di Norimberga sempre in uniforme
questa ipotesi è da escludere.
I progetti e le prime versioni manoscritte sono stati, per quan¬
to visibili, trasmessi integralmente. NelTHauptstaatsarchiv di
Düsseldorf dove è conservato il Nachlass di Schmitt (RW 265) si
trova un fascicolo (RW 265-92, M 9-18) il cui contenuto è stato
così indicato da Schmitt stesso sul frontespizio:
Notizie e progetti per i quattro testi:
18 aprile: politica del «grande spazio»
28 aprile: preparazione della guerra mondiale [sic]
29 aprile: Capo della Cancelleria di Stato (Lammers)
13 maggio: Segretari di Stato
(Il testo n. 4 solo stenografato; contenuto essenziale: «I miei Ver¬
fassungsrechtliche Aufsätze (1958), pp. 440-451, Il problema della le-
galità)».
Queste «notizie e progetti» sono in parte stenografati, in par¬
te scritti per esteso a matita; si tratta evidentemente di primi pro¬
getti.
Lavori preparatori e progetti esclusivamente stenografati per
il primo parere si trovano in RW 265-92, M 15 su tre fogli forma-
to Din A4. Schmitt contrassegnò il contenuto di queste pagine a
182
Risposte a Norimberga
penna e poi in un secondo momento con l’espressione «politica
del grande spazio». Un testo completo del primo parere si trova
in RW 265-92, M 10. Sono 24 pagine manoscritte a matita indi-
rizzate
«al Prof. Robert M.W. Kempner.
Risposta alia sua domanda:
in che misura ha promosso la fondazione teorica della politica hi-
tleriana del ‘grande spazio’?»
Chiuso il 18 aprile 1947, trasmesso il 21 aprile 1947.
Questa prima versione era pur sempre un progetto; le parole
vi appaiono spesso cancellate e sostituite con altre, ogni tanto ven-
gono aggiunte intere frasi. Schmitt scrisse quest’ultima versione
con l’inchiostro su un quaderno (formato Din A5); questo testo
raggiungeva ora le 29 pagine - la pagina 29 era di sole 4 righe. Non
si trova nell’Hauptstaatsarchiv di Düsseldorf ma a Monaco pres-
so l’Institut für Zeitgeschichte (ED 179/1). A Plettenberg Schmitt
ne trasse una versione dattiloscritta: undici pagine a spazio uno;
una copia si trova nell’Hauptstaatsarchiv (RW 265-92, M 12). Sul¬
la copia Schmitt scrisse a mano la data del 18 aprile 1947 e la sot-
tolineò due volte.
Delle copie dattiloscritte l’Hauptstaatsarchiv di Düsseldorf
conserva il primo parere catalogato RW 265-92, M 12 (undici pa¬
gine a spazio uno). Anche in questo caso la data del 18 aprile 1947
è stata aggiunta da Schmitt a mano.
Secondo parere («guerra di aggressione»): progetti stenografici
ed estratti dalla sentenza del Tribunale Militare Internazionale
contro i principali criminali di guerra del 30 settembre-l° ottobre
1946 sono conservati nell’Hauptstaatsarchiv di Düsseldorf catalo-
gati RW 265-92, M 14. Questi testi sono stati scritti a matita. Un te¬
sto scritto per esteso del secondo parere sulla questione della guer¬
ra di aggressione si trova nel quaderno citato sopra presso l’Insti¬
tut für Zeitgeschichte di Monaco (ED 179/1). Le 18 pagine del te¬
sto sono riportate sulle due ultime pagine - che sono anche le ulti¬
me pagine del quaderno - scritte fitte e in piccolo. Le altre pagine
del quaderno, circa 12, sono estratte.
Il testo dattiloscritto del secondo parere («guerra di aggressio¬
ne») è conservato a Düsseldorf in otto pagine a spazio uno cata¬
logato RW 265-92, M 13.
4. La trasmissione dei testi
183
I progetti stenografici del terzo parere («Lammers») si trovano
presso l’Hauptstaatsarchiv di Düsseldorf con la catalogazione
RW 265-92, M 16 (quattro fogli formato Din A5 stenografati fit-
ti) e M 17 (tre fogli formato Din A4 stenografati fitti); questo te-
sto ha un contrassegno scritto da Schmitt per esteso a inchiostro:
«copia Lammers RMCK (28-29.4.47) Ministro del Reich e Capo
della Cancelleria del Reich (Lammers)» [sic].
II testo per esteso del parere su Lammers è stato scritto da
Schmitt su un quaderno, molto fitto e senza rispettare le righe pre-
stampate a causa della limitata disponibilità di quaderni con buo-
na carta16. II quaderno è conservato nell’Hauptstaatsarchiv di
Düsseldorf, non però insieme all’altro materiale sotto RW 265-92,
M 9-18, ma a parte, con la catalogazione RW 265-61/Mat. 15. II
testo è lungo nove pagine. Sul verso, a volte anche a margine del
foglio, si trovano annotazioni aggiunte evidentemente in un se-
condo momento, prevalentemente stenografate. Non sono state
qui prese in considerazione: non sono da decifrare.
U testo dattiloscritto del terzo parere si trova presso l’Haupt-
staatsarchiv (RW 265-92, M 11). Si tratta di dieci pagine a spazio
1,5. Identico a questa copia è il terzo parere dattiloscritto archi-
viato presso PInstitut für Zeitgeschichte (Akz. 7856/90, coll. ED
179/2).
Il progetto stenografico del quarto parere («Segretari di Stato»)
si trova, come già detto, nel fascicolo in cui Schmitt ha raccolto i
documenti di Norimberga rimasti in suo possesso (RW 265-92, M
18), stenografato a inchiostro (quattro fogli Din A5). Il testo ste¬
nografico reca l’annotazione scritta da Schmitt per esteso e con in¬
chiostro: «Norimberga, 13 maggio 1947 Segretari di Stato. No¬
rimberga 13.5.47» (RW 265-92, M 18).
Il testo per esteso del quarto parere («Segretari di Stato») si
trova - come il terzo parere - nel quaderno conservato presso
PHauptstaatsarchiv di Düsseldorf (RW 265-61/Mat. 15). A causa
della limitata disponibilità di carta, Schmitt scrisse molto fitto e
senza rispettare la suddivisione prestampata delle righe (dodici
pagine). Anche qui si trovano sul retro, qualche volta anche a mar¬
gine, annotazioni evidentemente aggiunte in un secondo momen¬
to prevalentemente stenografate.
16 Cfr. supra, nota 15.
184
Risposte a Norimberga
Oltre al terzo e al quarto parere il quaderno contiene (RW 265-
61/Mat. 15) ritagli di giornale incollati sulla denazificazione in
generale e sui «casi» Globke, Schlüter, Harlan, Schlegelberger,
Ziesel e altri degli anni cinquanta e sessanta in particolare. Contie¬
ne inoltre brevi estratti di testi, in parte scritti per esteso in parte
stenografati. L’etichetta del quaderno è stata perciò scritta chiara-
mente in tempi diversi: il nome «Prof. Carl Schmitt» è stato scritto
da Schmitt in caratteri gotici; evidentemente ha aggiunto in un se-
condo momento le date « 1947-1957» sopra il proprio nome. La de-
stinazione originaria di questo quaderno è scritta in caratteri goti¬
ci sotto il nome: «conto dei libri», ma è stato cancellato e sostituito
con due parole in caratteri latini: «Nürnberg Re-Education».
La versione dattiloscritta del quarto parere («Segretari di Sta¬
to») non si trova né a Düsseldorf né a Monaco. L’esemplare che ho
consultato è stato corredato a mano da Schmitt sulla prima pagina
con il suo nome e con la data 13.5.47. La copia (undici pagine, sen-
za margine, a spazio 1,5) ricevuta dal collega Piet Tommissen,
Bruxelles, non è stata però scritta con la stessa macchina per scri-
vere utilizzata per i primi tre pareri; Tommissen ha ricevuto questa
copia da Hans Franzen, che si era abilitato con Schmitt nel 193917.
Le prime versioni manoscritte dei quattro pareri qui pubbli-
cate sono quindi così ripartite: la prima («grande spazio») e la se-
conda («guerra di aggressione») si trovano presso l’Institut für
Zeitgeschichte (ED 179/1-2). Il terzo («Lammers») e il quarto («Se¬
gretari di Stato») parere manoscritti si trovano presso l’Haupt-
staatsarchiv di Düsseldorf con la catalogazione RW 265-61/Mat.
15.1 progetti stenografici e le altre versioni per il primo, secondo
e quarto parere sono conservati presso l’Hauptstaatsarchiv di
Düsseldorf (RW 265-92, M 9-18).
La conservazione dei progetti e delle versioni possedute dal-
l’Hauptstaatsarchiv di Düsseldorf e dallTnstitut für Zeitgeschich¬
te di Monaco, che al curatore appare alquanto confusa, è ricon-
17 Lo scritto di abilitazione si intitolava Irland und Grossbritannien seit
1919. Ein Beitrag zur Verfassungslehre, in «Jahrbuch für Öffentliches Recht»,
XXVU939), pp. 280-375; su Franzen e sulla procedura della sua abilitazione si
veda Christian Tilitzki, Carl Schmitt, Staatsrechtslehrer in Berlin, in Id., Siebte
Etappe, Bonn 1991, pp. 74 sg.; si vedano inoltre i ricordi di Hans Franzen, Im
Wandel des Zeitgeistes 1931-1991. Euphorien, Ängste, Herausforderungen, Mün¬
chen 1992, pp. 65-71 e 77-80.
4. La trasmissione dei testi
185
ducibile a una circostanza del tutto fortuita: lo storico Hans
Buchheim, che negli anni cinquanta lavorava all’Istituto di Mona¬
co, si era messo in contatto con Schmitt con una lettera dell’8 giu-
gno 1955 per avere delle informazioni sulle SS ed evidentemente
è stato in seguito invitato da Schmitt a Plettenberg18. Nella sua let¬
tera del 10 luglio 1955, infatti, Buchheim ringraziava per l’invito,
per il colloquio, per un libro con dedica e per le «annotazioni, che
lei mi ha dato in parte come regalo in parte a prestito. [...] Le in-
vierò le sue annotazioni non appena qui a Monaco [sic] ne avrò
fatto delle copie»19. Nel 1995 non si ricordava più se e quali an¬
notazioni avesse restituito a Schmitt. Parlando di «regali» non si
deve pensare che siano stati per lui personalmente, ma che siano
stati piuttosto trasmessi all’Institut für Zeitgeschichte20. Nel 1990
Buchheim consegnò all’Institut für Zeitgeschichte documenti
schmittiani ancora in suo possesso; qui vennero catalogati con la
collocazione già citata (ED 179/1-2). Tra questi documenti si tro-
va anche il testo dattiloscritto del terzo parere21.
3. Versioni a stampa
Il terzo parere («Lammers») è stato pubblicato per la prima volta
da Schmitt nel 1958 nei Verfassungsrechtliche Aufsätze aus den Jah¬
ren 1924-1934. Materialien zu einer Verfassungslehrei22. Alia versio-
ne del suo scritto con il nuovo titolo Der Zugang zum Machthaber,
ein zentrales verfassungsrechtliches Problem (1947) egli ha aggiun-
to - oltre a un lungo commento di spiegazione sul tema - una nota
editoriale:
Le considerazioni qui pubblicate sono la trascrizione testuale del¬
la risposta scritta da me resa il 29 aprile 1947 nel carcere di Norim¬
18 Le lettere di Buchheim si trovano in RW 265-92, K 2136-2140.
19 L’ultima lettera di Buchheim a Schmitt conservata presso l’Hauptstaats-
archiv è una lettera di auguri per il settantesimo compleanno di Schmitt, datata
19.7.1958.
20 Lettera del collega Buchheim a chi scrive, datata 28.1.1995.
21 Si trova anche una lettera scritta da Schmitt a Buchheim la prima dome-
nica dell’Awento del 1955 (due pagine formato A4 scritte a mano) con un pa¬
rere sul saggio di Buchheim Die Chiffren des Todes.
22 Berlin 1958; 3a ed., 1985, pp. 430-437.
186
Risposte a Norimberga
berga al dottor Robert W. Kempner. La domanda che mi era stata po-
sta era: la posizione del Ministro del Reich e Capo della Cancelleria del
Reich. Le idee di questo saggio sono anche espresse nel mio Gespräch
über die Macht und den Zugang zum Machthaber (pubblicato dalTedi-
tore Günther Neske, Pfullingen, Württemberg 1954). II colloquio fu
trasmesso dalla radio di Francoforte il 22 giugno 195 423.
Un riscontro tra l’edizione a stampa e le versioni stenografiche
e dattiloscritte mostra una coincidenza testuale fino nei titoli; so¬
lo i riferimenti ai saggi di Koellreutter e di Gerhard Wacke sono
precisati nell’edizione a stampa. Ma l’edizione a stampa è priva
dei primi due capoversi dei pareri resi a Norimberga, nei quali
Schmitt delinea la sua posizione personale di «esperto di diritto
pubblico e di dottrina dello Stato» e sottolinea i limiti delle sue
analisi delle condizioni interne al regime hitleriano e alia cancel¬
leria di Stato. Perciò l’affermazione «trascrizione testuale» non è
in sé sbagliata. Si trattava infatti di una trascrizione testuale tratta
«dalla» risposta scritta e non della riproduzione integrale della sua
risposta scritta. Nella traduzione inglese pubblicata su «Telos»
questi primi due capoversi sono riprodotti, ma non il «sommario»
che Schmitt vi aveva preposto.
Il quarto parere («Segretari di Stato») fu pubblicato da Schmitt
per la prima volta nel 1950, anch’esso con un nuovo titolo, Das Pro¬
blem der Legalität, nella rivista «Die neue Ordnung»24. Egli aveva
buoni rapporti con questa rivista, che era l’organo di stampa del-
l’Ordine dei Domenicani, e con il suo direttore, padre Eberhard
Welty; questi aveva seguito le lezioni di Schmitt a Colonia25.
Schmitt aveva aggiunto all’inizio e alia fine due brevi capoversi,
che insieme raggiungevano circa una pagina a stampa, su alcune
riflessioni dell’oratoriano Laberthonnière, morto nel 1932, sulla
«critica della sovranità della legge», pubblicate per la prima volta
a Parigi nel 1947. Alia seconda edizione di questo testo così am-
25 Ivi, p. 437.
2-1 «Die neue Ordnung», IVU950), pp. 270-275 (trad. it. lì problema della
legalità, in C. Schmitt, Le categorie del «politico», a cura di G. Miglio e P. Schie-
ra, Bologna 1972, pp. 277-292).
25 La rivista era pubblicata dall’Accademia «Albertus Magnus» di Walber¬
berg. Notizie sulle altre pubblicazioni di Schmitt su questa rivista in P. Tom¬
missen (a cura di), Schmittiana, vol. II, Bruxelles 1989, pp. 128 sg. e 156 sg.
4. La t ras miss ion e dei testi
187
pliato fece precedere nei suoi Verfassungsrechtliche Aufsätze26 del
1958 una nota editoriale posta alTinizio del lungo commento che
aveva parimenti aggiunto:
ad eccezione dei richiami a Laberthonnière all’inizio e alia fine, esso è
in sostanza la ripetizione testuale di una risposta scritta da me resa il
13 maggio 1947, al Tribunale di Norimberga, al dottor Robert W.
Kempner. La domanda ehe mi era stata posta era: perché i Segretari di
Stato hanno seguito Hitler?
L’indicazione dell’anno accanto ai titoli di tutti i saggi di que-
sta raccolta non è priva d’importanza. Essa indica infatti ehe la
versione definitiva del testo risale al 1950 e quindi coincide con
quella pubblicata su «Die neue Ordnung». La novità di questa
versione non è data solo dagli accenni all’opera dell’oratoriano
Laberthonnière. lì saggio è notevolmente più ampio del testo del
13 maggio 1947. L’indicazione dell’anno 1950 spiega proprio
questa circostanza, anche se la nota introduttiva di Schmitt nella
sua aggiunta, qui particolarmente importante, annuncia una mag-
giore concordanza. Si può dire che l’andamento del ragionamen-
to non è stato da Schmitt modificato nella sostanza, ma ehe nel te¬
sto del 1950 è stato soltanto perfezionato.
lì primo e il terzo parere sono stati poi pubblicati in inglese nel
1987; Capers Rubin ha tradotto i testi e Joseph Bendersky li ha
commentati27. Come originali sono state utilizzate le copie-car-
bone o le copie delle versioni dattiloscritte del primo e del terzo
parere, di cui abbiamo già riferito, ehe alia fine degli anni cin-
quanta Schmitt aveva consegnato allo studioso statunitense
George Schwab28. Nel 1995 il collega Schwab mi ha confermato
26 Schmitt, Das Problem der Legalität (1950), in Id., Verfassungsrechtliche
Aufsätze, Berlin 1958, pp. 440-448 [trad. it. Ilproblema della legalità, cit. La tra-
duzione italiana di questo saggio in Le categorie del «politico» è stata condotta
sull’edizione ampliata del 1958, N.d.T.].
27 In «Telos», n. 72, estate 1987, Special Issue. Carl Schmitt: Enemy or Foe?,
pp. 107-129.
28 «Telos», n. 72, p. 107, nota 1. George Schwab, The Challenge of the Ex¬
ception. An Introduction to the Political Ideas of Carl Schmit between 1921 and
1936, Berlin 1970. Lo studio fu presentato nel 1962 come dissertazione di dot-
torato alia Columbia University, ma fu rifiutato su sollecitazione di Otto Kirch-
188
Risposte a Norimberga
la concordanza nei caratteri utilizzati e nell’aspetto tipografico tra
i testi dattiloscritti consegnatigli e i testi conservati a Düsseldorf e
a Monaco29. Non si sa perché Schmitt non gli abbia consegnato
anche il quarto parere («Segretari di Stato»).
II primo parere («grande spazio») è stato pubblicato nel 1995
da Günter Maschke nella raccolta da lui curata Staat, Grossraum,
Nomos. II curatore ha corredato il testo, riprodotto anch’esso sul-
la base della copia dattiloscritta, di dettagliate note esplicative e
di commento30.
heimer; Schwab dovette scrivere un’altra dissertazione di dottorato su un tema
meno insidioso. Sui suoi rapporti con Schmitt e sui problemi che ne derivarono
per la sua carriera accademica riferì più tardi lo stesso Schwab in H. Quaritsch
(a cura di), Complexio Oppositorum. Über Carl Schmitt, Berlin 1988, p. 449, e
ampiamente P. Tommissen (a cura di), Schmittiana, vol. I: Carl Schmitt through
a Glass Darkly, Bruxelles 1988, pp. 70-87, con importanti informazioni sulla ri-
cezione di Schmitt negli Stati Uniti.
29 Lettera del 13.1.1995.
30 C. Schmitt, Staat, Grossraum, Nomos. Arbeiten aus den Jahren 1916-1969,
a cura di G. Maschke, Berlin 1995, pp. 453-463, 463-477 (note).
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1 Sono qui riportate solo le opere citate più frequentemente.
190
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pp. 277-292; la traduzione italiana è stata condotta sull’edizione del
1958, apparsa, con sei glosse aggiuntive, negli schmittiani Verfas¬
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191
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Indice dei nomi
Adamo di San Vittore, 174.
Adams (pubblica accusa america-
na), 68, 75.
Adenauer, Konrad, 40, 102n.
Alba, duca d\ 161.
Anschütz, Gerhard, 112n, 127n.
Anspacher (pubblica accusa ameri-
cana), 62, 68.
Anter, Andreas, 135n, 138n.
Bästlein, Klaus, 164n.
Bayer, Heinz Dieter, 150n.
Bayer, Ulrich, 155n.
Bellarmino, Roberto, 7.
Bendersky, Joseph W., 12n, 120n,
177 en, 178 e n, 179n, 187.
Benn, Gottfried, 168.
Bentin, Lutz-Arwed, 70n.
Berber, Fritz, 89 e n.
Bereszowski, Cezary, 88n.
Berger, Gottlob, 22 e n, 76 e n.
Berning, Wilhelm, 101 e n, 102n.
Berthold, Lutz, 175n.
Best, Werner, 92 e n, 93, 94 e n, 95,
157n.
Bilfinger, Carl, 81n, 91n.
Bismarck, Otto von, 51, 73, 114 e n,
161.
Blaschke, detenuto a Norimberga,
34n.
Blischke, Werner, 50 e n, 5In.
Bodin, Jean, 7-8, 108-109, 151.
Bohle, Ernst Wilhelm, 80 e n.
Böhm, Max Hildebert, 76 e n.
Bolaffi, Angelo, 6In.
Bonald, Louis de, 151.
Bonaventura da Bagnoregio, 174.
Bond, maggiore statunitense, 3n.
Borchard, Edwin, 89n.
Borchardt, Rudolf, 173n.
Bormann, Martin, 73 e n, 99, 117 e
n, 163.
Botzenhart, Erich, 114n.
Bourdrel, Philippe, 169n.
Boveri, Margret, 57 e n.
Bremer, Karl-Heinz, 69 e n, 145.
Briand, Aristide, 3 In, 57, 92n.
Brinckmann, Carl, 71 e n.
Brüning, Heinrich, 54n, 126n, 127n,
166.
Bruns, Victor, 65n, 82 e n, 84, 89,
91n, 144.
Bucher, Peter, 128n.
Buchheim, Hans, 185 e n.
Buchmann, Wolf, 180n.
Butenandt, Adolf, 84 e n.
Calhoun, John Caldwell, 109.
Calker, Fritz van, 9.
Campi, Alessandro, 90n.
Caracciolo, Antonio, 126n.
Carstens, Karl, 4n.
Cesare, Gaio Giulio, 58.
Christianson, William C, 59n.
194
lndice dei nomi
Clay, Lucius D., 15-17, 59.
Conrad, Hermann, 157n.
Constant, Benjamin, 175.
Cornides, Wilhelm, 4n.
Dal Santo, Petra, 5n, 87n, 162n.
Däubler, Theodor, 10.
Debbs (pubblica accusa americana),
75.
De Gaulle, Charles, 69n.
Dersch, Hermann, 9In.
Dickmann, William (Wilhelm), 17 e
n.
Diels, Rudolf, 54n.
Dietrich, Otto, 100.
Domarus, Max, 153n.
Dönitz, Karl, 99.
Donoso Cortés, Juan, 23n, 151.
Dreyer (pubblica accusa americana),
74.
DuBois, Josiah, 62, 68, 74.
Ehlers, Hermann, 154.
Enrico il Leone, 142.
Epting, Karl, 30n, 69 e n.
Ernst, Karl, 102n.
Ervin, Thomas E., 62, 68, 74.
Eschenbach, Wolfram von, 174.
Eschweiler, Karl, 174.
Esiodo, 173.
Fabre-Luce, Alfred, 69 e n.
Federico II di Prussia, 58.
Filippo II di Spagna, 162n.
Flechtheim, Ossip K., 10, lì e n, 13
e n, 14n, 19, 71.
Flick, Friedrich, 3, 18, 19n, 154.
Forsthoff, Ernst, 142-143, 155.
Forsthoff, Heinrich, 142.
Frank, Hans, 81 e n, 83n, 99 e n,
100, 103, 106, 150.
Franzen, Hans, 184 e n.
Franz-Willing, Georg, 163n.
Freisler, Roland, 124 e n, 164.
Freytagh-Loringhoven, Axel von,
102n.
Frick, Wilhelm, 99, 103, 112n.
Fritzsche, Hans, 99 e n, 100, 107.
Fürstenau, Justus, 20n.
Furtwängler, Wilhelm, 101 en, 102n.
Gablentz, Otto Heinrich von der,
154.
Galli, Carlo, 152n.
Gamillscheg, Ernst, 84 e n.
Gaus, Friedrich Wilhelm, 40-41,44.
Geiler, Karl, 132 e n.
Gentili, Alberico, 7.
Gessler, Ernst, 165n.
Globke, Hans, 40, 44, 184.
Goebbels, Joseph, 30, 66, 80, 100,
112, 162n.
Golczewski, Frank, 29n.
Gördeler, Carl, 13 In.
Goring, Hermann, 81 e n, 102-103,
142-143, 162n.
Götz, Volkmar, 4n.
Greiser, Arthur, 14.
Grewe, Wilhelm, 40 e n.
Grimm, Friedrich, 34n, 39n.
Grozio, Ugo, 7.
Gründgens, Gustaf, 101 e n.
Guglielmo lì di Germania, 114 e n,
115.
Haecker, Theodor, 173n.
Haensel, Carl, 33n, 164n, 179n.
Hardenberg, Karl August von, 114,
123,161-162.
Harlan, Veit, 184.
Harnack, Arvid, 130, 13 In.
Harnack, Axel von, 13 In.
Harnack, Mildred, 13 In.
Hatschek, Julius, 143.
Hattenhauer, Hans, 143.
Hausmann, Frank-Rutger, 69n,
88n.
Heckel, Johannes, 122n, 157n.
Heines, Edmund, 102n.
Heller, Hermann, 147.
Henke, Klaus-Dietmar, 169n.
Hess, Rudolf, 80, 99, 136n.
Indice dei nomi
195
Heydrich, Reinhard, 102n, 106.
Heyer, Herbert, 142.
Himmler, Heinrich, 22n, 76n, 80,
83,95, 102n, 112, 142.
Hindenburg, Paul von, 129 e n.
Hirschfeld, Gerhard, 169n.
Hitler, Adolf, 27,30,32,41-43,54n,
58, 61, 65, 74, 77, 80, 81n, 83n,
85-89, 93n, 96-97, 100, 102, 106-
107,110-111,112n, 114-116,118,
119n, 120-127, 128 e n, 129 e n,
130-132,136n, 138,145-146,151,
153, 157, 161-164, 165 e n, 166,
168, 172, 175, 187.
Hobbes, Thomas, 7-8, 71, 108, 147,
151-152, 180n.
Hoffmann, Peter, 13 ln.
Hofmannsthal, Hugo von, 173n.
Höhn, Reinhard, 82n, 87n, 93 e n, 94
en,95en, 148-149,153 en, 157n.
Hohoff, Curt, 173n.
Hubatsch, Walter, 114n.
Huber, Ernst Rudolf, 114n, 120n,
121n,125n,128n.
Ildegarda di Bingen, 174.
Jackson, Robert, 172n.
Jahrreiss, Hermann, 3n, 163.
Jellinek, Georg, 147.
Jeserich, Kurt G.A., 157n.
Jodl, Alfred, 4n.
Jünger, Ernst, 80n.
Kaas, Ludwig, 175.
Kahr, Gustav von, 136n.
Kaiser, Joseph H., VII, 146n.
Kaltenbrunner, Ernst, 99 e n, 100.
Kaufman, J. (pubblica accusa ame-
ricana), 62, 68, 75.
Kaufmann, Erich, 30-31, 47, 48 e n,
49-50, 51 en, 52 e n, 54-58, 63 e
n, 132n, 168.
Kellogg, Frank B., 3 ln, 57, 92n.
Kelsen, Hans, 29n.
Kempner, Lucian, 179n.
Kempner, Robert W., VII, 5-6, 10,
lì e n, 12 e n, 13 e n, 14 e n, 15 e
n, 16, 17 en, 18-20, 21 e n, 22-25,
26 e n, 27n, 28 e n, 29 e n, 30 e n,
31 e n, 32, 33n, 34 e n, 35, 38n, 39
e n, 40-42, 43 e n, 44, 45 e n, 46 e
n, 47 e n, 48 e n, 49 e n, 50 e n, 51,
52 e n, 53, 54 e n, 55-56, 57 e n,
58-59, 61 e n, 62, 68-69, 73-75,
78-79, 98, 125n, 144, 149-151,
155-156, 162-163, 164 e n, 165,
168-172, 177 en, 178en, 179en,
180-182, 186-187.
Kirchheimer, Otto, 187n.
Kleist, Heinrich von, 10.
Klemm, Herbert, 124 e n, 164.
Knieriem, August von, 19n.
Koellreutter, Otto, 20 e n, 91n, 118n,
120en, 122n, 157 en, 161n, 186.
Kohler, Josef, 8.
Korman, von, generale, 34n, 38n.
Koselleck, Reinhart, 7n.
Kranzbühler, Otto, 19n, 172n.
Krauss, Günther, 66n.
Krawinkel, Hermann, 142-143.
Kritzinger, Friedrich Wilhelm, 112
e n.
Kronenberg, Kurt, 143.
Krupp von Bohlen und Haibach,
Alfried, 13, 18, 19n.
Kurz, Achim, 127n.
Laak, Dirk van, 46n.
Laband, Paul, 147.
Laberthonnière, Lucien, 186-187.
LaFollette, Charles M., 62, 68, 74.
Lammers, Hans Heinrich, 24,29,32,
42-43, 53, 68, 72-73, llln, U2n,
118n, 157 e n, 158-160, 161 e n,
162n,163-164,169,183.
Lemmel, Herbert, 87n, 95n, 148,
149n.
Lenin, Nikolaj (Vladimir Il’ic Ul’ja-
nov), 74, 77.
Lent, Friedrich, 91n.
196
Indice dei nomi
Lester, Jane, 45n, 62, 75.
Levy (pubblica accusa americana),
75.
Lewald, Walter, 154.
Liermann, Hans, 48n.
Liesecke, Rudolf, 165n.
Lilia, Mark, 9n.
Linn, Pierre, 69.
Loewenstein, Karl, 4, 5 e n, 14, 18 e
n, 19,21.
Lombroso, Cesare, 138.
Lübbe, Hermann, 152.
Lübbe, Weyma, 138n.
Ludin, Hanns, 128n.
Luigi XIV di Francia, 136n.
Lyon, Charles S., 62, 68, 75.
Maasch, Ernsthelmut, 178n.
Mackensen, Eberhard von, 102n.
Mahrenholz, Christhard, 143.
Maier, Reinhold, 18n.
Maistre, Joseph de, 151.
Maria Teresa d’Austria, 58.
Martens, Georg Friedrich, 58.
Martin, George S., 39n.
Maschke, Günter, 9n, 3 ln, 35n,
64n, 69n, 79n, 80n, 85n, 87n, 88n,
89n, 92n, 94n, 134n, 145n, 146n,
147n, 148n,152n,153n,188en.
Maser, Werner, 34n, 35n, 36n, 38n.
Maurer, Irmtrud, 62, 69, 73, 75, 78.
McCloy, John Jay, 59, 112n.
Mecklenburg, Frank, 5n, lln, 17n,
18n.
Medern, Eberhard von, 5n, 87n.
Mezger, Edmund, 9ln.
Michels, Eckhard, 22n, 30n, 3 ln,
69n.
Miglio, Gianfranco, 42n, 144n, 186n.
Milch, Erhard, 18.
Mitteis, Heinrich, 91n.
Mohl, Robert von, 9n.
Möhler, Armin, 155n.
Molotov (Vjaceslav Michajlovic
Skrjabin), 41.
Mommsen, Hans, 112n.
Monroe, James, 146, 153.
Montherland, Henri de, 69n.
Morrison, M.B. (pubblica accusa
americana), 74.
Morsey, Rudolf, 54n, 178n.
Müller, Carl Franz, 173n, 174n.
Müller, Hermann, 127n.
Müller, Ludwig, 102n.
Nagler, Johannes, 91n.
Napoleone I, 134n.
Napoleone III, 115.
Neef, Hermann, 128 e n.
Neuhaus, Helmut, 157n.
Neurath, Konstantin von, 8ln.
Niekisch, Ernst, 9n.
Niethammer, Lutz, 20n.
Noack, Paul, 9n, 3 ln, 46n.
Oetker, Friedrich, 91n.
Papen, Franz von, 54n, 99.
Pascal, Blaise, 35n.
Passionei, Domenico, 7.
Peschel-Gutzeit, Lore Maria, 164n.
Peters, Hans, 4n, 118, 157 e n.
Peterson, Erik, 174.
Piccone, Paul, 178.
Pichinot, Hans-Rainer, 91n.
Pieck, Wilhelm, 102n.
Piloty, Robert, 135n.
Popitz, Johannes, 52, 65n, 70 e n,
102n, 103, 130, 13 ln.
Powers, Leon W., 58n, 59n.
Purcell, D. (pubblica accusa ameri¬
cana), 61, 68.
Quaritsch, Helmut, 3n, 14n, 20n,
37n,41,59n,63n, 86n, 148n, 154n,
164n,168n,170n,172n, 188n.
Radbruch, Gustav, 71 e n.
Raiser, Ludwig, 154.
Rapp, Walter, 62, 68, 74.
Raugust (pubblica accusa america¬
na), 62, 68, 75.
Indice dei nomi
197
Rebentisch, Dieter, 112n, 113n,
117n, 157n, 162n.
Reemtsma, Jan, 178n.
Reinhardt, 124 e n.
Renteien (pubblica accusa america-
na), 69, 73, 75, 78.
Ribbentrop, Joachim von, 41, 81 e
n, 82, 162n.
Ritter, Joachim, 155.
Ritterbusch, Paul, 88 e n, 146.
Röchling, Hermann, 13n, 19n.
Rohm, Ernst, 102n.
Romijn, Petere, 169n.
Roosevelt, Franklin Delano, 89n.
Rosenbaum, Eduard, 154.
Rosenberg, Alfred, 80, 85, 86 e n,
88, 93n, 94, 146-148.
Rosskopf, Veit, 174.
Rothenberger, Curt, 142.
Rousseau, Jean-Jacques, 7, 71, 109.
Rubin, Capers, 187.
Riihlmann, Paul, 137n.
Rüthers, Bernd, 25n.
Salomon, Ernst von, 128n, 17In.
Sauckel, Fritz, 99 e n, 100.
Schacht, Hjalmar, 56 e n, 99.
Schelsky, Helmut, 179n, 180n.
Scheringer, Richard, 128 e n.
Scheuner, Ulrich, 122n.
Schiera, Pierangelo, 42n, 144n,
186n.
Schiller, Friedrich, 162n.
Schirach, Baldur von, 15, 99, 106-
107, 143, 150.
Schlegel, Friedrich, 174.
Schlegelberger, Franz, 164 e n,
165n, 184.
Schleicher, Kurt von, 54n, 70n, 151,
175.
Schlüter, Leonhard, 184.
Schmidt, Richard, 91n.
Schmitt, Anima Louise, 10, 36n.
Schmitt, Duska, 3n, 4 e n, 9, 26n,
36n, 54n, 180n.
Schmoeckel, Mathias, 12n, 153n.
Schneider, Hans, 4n.
Schöbener, Burkhard, 4n, 37n.
Schomerus, Hans, 154.
Schröter, Heinz, 13 In.
Schuller, Wolfgang, 20n.
Schulz, Gerhard, 70n.
Schulze-Boysen, Harro, 13 In.
Schumacher, Kurt, 40.
Schwab, George, 187 e n, 188n.
Schwartz, Thomas Alan, 164n.
Schwarz, Hans-Peter, 21n.
Schwerin von Krosigk, Johann L.,
164-165.
Sérant, Paul, 169n.
Seyss-Inquart, Arthur, 99.
Simon, Norbert, VII.
Simons, Walter, 112n, 118n.
Smend, Rudolf, 83n, 91n, 93, 137 e
n, 142.
Spee, Friedrich von, 174.
Speer, Albert, 99, 162n.
Spranger, Eduard 172 e n, 173-174.
Sprecher (pubblica accusa america-
na), 62, 68.
Stand, Anni, 5In.
Stauffenberg, Berthold Schenk von,
89.
Stauffenberg, Claus S. Schenk von,
89.
Stein, Karl Reichsfreiherr vom und
zum, 114 e n.
Stiefel, Ernst C, 5n, lln, 17n, 18n.
Strauss, Richard, 81 e n.
Strauss, Walter, 154-155.
Streicher, Julius, 15, 99 e n, 100.
Stresemann, Gustav, 41.
Strindberg, August, 7.
Stuckart, Wilhelm, 40 e n.
Stutterheim, Hermann von, 113 e n.
Taylor, Telford, 11-12, 62, 68, 74,
179n.
Teppe, Karl, 112n.
198
In dice dei nomi
Thayer (pubblica accusa america-
na), 62, 68, 75.
Thoma, Richard, 112n.
Tilitzki, Christian, 81n, 87n, 95n,
157n, 184n.
Tillessen, Kurt, 132n.
Tocqueville, Alexis de, 10, 175.
Tommissen, Piet, 8n, 12n, 22n, 23n,
25n, 35n, 47n, 50n, 52n, 64n,
152n, 154n,184,186n,188n.
Triepel, Heinrich, 81n, 89 e n.
Trotha, Thilo von, 102n.
Tüngel, Richard, 39n, 41.
Uiberall (pubblica accusa america-
na), 75.
Ule, Carl Hermann, 118n, 146,161n.
Ulmen, Gary L., 178, 179 e n.
Vitoria, Francisco de, 7, 23n.
Volle, Hermann, 4n.
Volpi, Franco, 23n.
Vosskamp, Wilhelm, 7n.
Vossler, Karl, 83 e n.
Wacke, Gerhard, 186.
Walz, Gustav Adolf, 90 e n.
Weber, Max, 135n, 137, 138 e n.
Weber, Werner, 4n, 116n, 120n,
121n.
Wehberg, Hans, 92 e n.
Weiss, Konrad, 173 e n, 174 e n.
Weizsäcker, Ernst Freiherr von, 48-
50, 55 en, 57-58, 59en,73, 164.
Weizsäcker, Richard Freiherr von,
55n.
Welty, Eberhard, 186.
Wendt, Hans Heinrich, 128n.
Werner, Karl August, 125 e n, 165.
Wieland, Claus-Dietrich, lln, 17n,
28n, 29n, 45n, 47n, 48n, 50n, 54n,
178n.
Wilamowitz-Moellendorff, Ulrich,
8.
Winkelried, Arnoldo di, 180n.
Wolf, Robert, 179.
Wolff, Hans Julius, 83n.
Wollenberg, Jörg, lln, 13n, 19n,
27n, 43n, 47n, 48n, 49n.
Woller, Hans, 169n.
Young, Owen D., 56.
Ziesel, Kurt, 184.
Indice del volume
Prefazione VII
1. Carl Schmitt nel penitenziario di Norimberga 3
1. La ricostruzione della permanenza a Norimberga, p. 3 - 2. Le mo-
tivazioni dell’arresto: preparazione intellettuale della guerra di ag-
gressione, p. 11 - 3. L’accusatore si ricorda, p. 26 - 4. L’esperto in
cella d’isolamento, p. 32 - 5. II rilascio, p. 44 - 6.1 racconti di Kemp-
ner, p. 47 - 7. Conclusioni, p. 54
2. Carl Schmitt: criminale di guerra o esperto? 61
1. II primo interrogatorio (3 aprile 1947), p. 61 - 2. II secondo in¬
terrogators (21 aprile 1947), p. 68 - 3. II terzo interrogatorio (29
aprile 1947), p. 74 - 4. Primo parere. La base teorica della politica
hitleriana del grande spazio, p. 79 - 5. Secondo parere. CoUabora-
zione ai preparativi della guerra di aggressione, p. 98 - 6. Terzo pa¬
rere. La posizione del Ministro del Reich e Capo della Cancelleria
del Reich, p. Ill - 7. Quarto parere. «Perché i Segretari di Stato
hanno seguito Hitler?», p. 124
3. Giustificazione e competenza 141
1. L’ordinamento dei «grandi spazi», p. 141 - 2. La guerra di ag¬
gressione, p. 149 - 3. II parere su Lammers, p. 156 - 4.1 Segretari di
Stato tedeschi sotto Hitler, p. 164
4. La trasmissione dei testi 177
1.1 protocolli degli interrogatori, p. 177 - 2.1 quattro pareri, p. 178
- 3. Versioni a stampa, p. 185
189
Bibliografia
Indice dei nomi
193
074786
Sagittari
CL 20-7478-8
Trattenuto e interrogato per tredici
mesi nel campo di internamento
di Berlino tra il 1945 e il 1946,
nuovamente arrestato nel 1947
e rinchiuso in una cella
del penitenziario
di Norimberga,
Carl Schmitt si dovette
difendere dall’accusa ^
infamante di crimini
di guerra. Gj
Questo volume
raccoglie ì testi,
inediti in Italia,
di quell’esperienza, i verbali
dei tre interrogatori condotti
da Robert Kempner, le autodifese
di Schmitt sul tema del grande spazio
e della guerra di aggressione
e i pareri resi all’autorità americana
sul Capo della Cancelleria
e sui Segretari di Stato nel Terzo Reich.
lì nodo teorico ehe queste pagine
sollevano è ancora irrisolto e non owio:
è possibile processare la storia e i nemici
sconfitti? La giustizia dei vincitori
può essere un tribunale morale?
Chi esegue gli ordini di un dittatore
è colpevole?